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Poche Chiacchiere: WHO? Problemi di identità

WHO? Problemi di identità

Con colpevole ritardo, mantengo la promessa di riparlare degli Who.
Le tre canzoni che tradurrò oggi sono legate da un unico tema, che torna spesso nei brani di Townshend. Nomen omen, sarebbe da dire, perché un gruppo chiamato “CHI” non può non essere sensibile alla cruciale domanda che ogni uomo si fa. Chi siamo?
Procedo cronologicamente.
Nel primo pezzo, Substitute, la voce narrante sembra essere solo un “rimpiazzo” per qualcun altro, ma forse è solo una metafora dello stare scomodi nei propri panni.
(Mi corre l’obbligo, dati i miei trascorsi relativi all’analisi del mistero “Paul Is Dead” di rilevare che questa canzone sembrerebbe descrivere per molti versi quel contesto… la sostituzione di McCartney. Molti infatti, anche all’estero, notarono la strana eco di quella “diceria” nelle parole di Substitute, ma cronologicamente la cosa non torna: il brano degli Who è di qualche mese precedente la supposta data della morte di Paul….)

SOSTITUTO
Tu puoi pensare che noi facciamo davvero
una bella figura insieme
pensi che le mie scarpe siano fatte di pelle
Ma io sono un sostituto di un altro tizio
sembro bello alto, ma ho le zeppe nelle scarpe.
Le cose tu le vedi semplici, ma credimi sono complicate,
posso apparire giovane ma sono abbastanza anzianotto.
Si, un sostituto, bugie al posto di fatti
sostituto…. posso vedere attraverso il tuo impermeabile di plastica
sostituto… sembro tutto bianco ma mio padre era nero
sostituto…. il mio bel vestito in realtà è ricavato da un sacco.
——-
Sono nato con un cucchiaino di plastica in bocca
la parte nord della città fronteggiava l’est
e l’est fronteggiava quella sud
e ora osi guardarmi negli occhi
ma stai solo spargendo lacrime di coccodrillo
se per te questo è un vero problema
perché non provi a risolverlo una volta per tutte?
Ti limiti a ignorarlo.
Un sostituto… io al suo posto
sostituto… la mia coca cola invece del gin
sostituto… come sei tu al posto di mia madre…
ma almeno ottengo i miei vestiti lavati.

Io trovo che questa canzone strappi l’applauso! Da uno spunto surreale di partenza, Townshend trova nelle divagazioni le immagini più efficaci, in un susseguirsi di inadeguatezze, fino alla travolgente battuta finale.
————
E ora Behind Blue Eyes:

DIETRO OCCHI BLU
Nessuno sa cosa vuol dire essere l’uomo cattivo
essere l’uomo triste
dietro occhi blu.
Nessuno sa cosa significhi essere odiato
essere destinato alla menzogna
Ma i miei sogni non sono così vuoti
come sembra essere la mia coscienza.
Le mie ore passano solitarie
il mio amore è vendetta che non sfoga mai.
——
Nessuno sa cosa vuol dire provare queste sensazioni
come le provo io, e vi biasimo.
Nessuno trattiene così duramente la propria rabbia
nessuno dei miei dolori, nessuna sofferenza sarà mostrata.
Ma i miei sogni non sono così vuoti
come sembra essere la mia coscienza.
Le mie ore passano solitarie
il mio amore è vendetta che non sfoga mai.
——-
Se il mio pugno si stringe, ti prego, aprilo
prima che io lo usi e perda la mia calma
quando sorrido, dammi qualche cattiva notizia
prima che io finisca per ridere e mi comporti come un pazzo.
E se inghiotto qualcosa di cattivo,
metti il tuo dito giù per la mia gola
e se tremo, ti prego, dammi una coperta
tienimi caldo, lasciami indossare il tuo cappotto.
———-
Nessuno sa cosa vuol dire essere l’uomo cattivo
essere l’uomo triste
dietro occhi blu.

Ancora una volta sento come siano “monchi” dei versi (se pure così intensi) senza l’altra metà, la musica che li completa….
Quale sarà la personalità dominante? il cattivo dietro la maschera da bello con lo sguardo penetrante o il bambino sperduto dentro l’uomo rude, che si strugge per una manifestazione d’affetto?
Chi sono io? chi siamo noi tutti? Who are You?

CHI SEI?
Mi sono svegliato dentro l’arco di una porta giù a Soho
un poliziotto conosceva il mio nome
Mi disse “Potresti andartene a casa, e continuare a dormire lì,
se solo ce la fai ad alzarti”
sono tornato alla metropolitana barcollando
mentre la brezza mi scompigliava i capelli,
Ricordo di aver tirato pugni nel vuoto, tutt’intorno
e avere predicato a qualcuno dalla mia sedia
Beh, chi sei?
Chi sei tu?
Chi sei tu?
Dimmi chi sei
voglio davvero saperlo
Chi sei tu?
Chi sei tu?
——-
Ho ripreso la metropolitana
per andare fuori città
di nuovo sotto il rullo
mi sentivo un po’ come un clown morente
ma con una vena di Rin Tin Tin.
Mi sono stiracchiato e ho singhiozzato
Ho ripensato alla mia giornata piena di impegni
Undici ore a Tin Pan
Dio, forse c‘è un modo migliore di vivere
Chi sei tu?
Chi sei tu?
Dimmi chi sei
voglio davvero saperlo
Chi sei tu?
Chi sei tu?
———
C‘è un posto dove io so che tu andavi a passeggiare
lì l’amore cade dagli alberi
il mio cuore è come una coppa spezzata
mi sento bene solo quando mi butto giù in ginoccchio.
Faccio acqua come uno scolo di fogna
eppure ricevo ancora i tuoi baci.
Come posso confrontarmi ancora con un’altra persona
dopo un amore come questo?

Qui la situazione dell’“uomo fuori posto” coinvolge Townshend in prima persona, al di là del “carattere” fittizio, del personaggio. La canzone inizia in modo ambiguo: il tizio nell’androne potrebbe essere anche un semplice mendicante, e magari il poliziotto “sa il suo nome” perché è il sorvegliante di quartiere… Invece, forse, lo conosce perché è un personaggio noto. Infatti, andando avanti nella lettura, si evince che il protagonista lavora nell’industria discografica (“Tin Pan Alley”). Townshend è sempre stato un inquieto – il successo non lo ha mai placato – e cantò i disturbi della personalità anche nel famoso “Quadrophenia” in cui la schizofrenia era addirittura raddoppiata.
Anche qui, noto come l’ultima strofa (com‘è tipico dei grandi) si libera dallo spunto iniziale per spingersi in riflessioni differenti, intime. Certamente sono ispirate dallo stesso sentimento di estraneazione, ma si compie un paso ulteriore. La ricerca dell’identità sembra affidata ad un solido amore: un amore cui ancorarsi, per credere ancora in se stessi.

Inserito il 14/05/2008 da Glauco Cartocci | ci sono 24 commenti

A voi la parola

Buongiorno signor Cartocci.
La prego di scusarmi se uso questo spazio non approppiato per farle i miei complimenti per il suo libro “Il caso dell doppio Beatle”.
Io ho 21 anni, ho scoperto i Beatles alle medie e parecchi miei coetanei storcono il naso a sentire parlare di “questi qui…”, manco sanno chi siano, a parte Lennon ma solo qualcosina, vagamente.
Della leggenda sull morte di Paul McCartney mi ero documentata da me proprio quando inizi ad ascoltarli e ad appassionarmi ad un gruppo che, a mio parere, non ha eguali. Ho comprato la Beatles Anthology, poster, libri, letto articoli, scaricato testi delle loro canzoni per impararli…insomma una Beatlemania ritardata, possiamo dire :-)
Lei con il suo libro mi ha molto affascinato, l’ho letto in due giorni e mi è piaicuto molto:minuzioso, a tratti divertente, preciso. Veramente bello.
I miei complimenti.
Jussin.

scritto da jussin · 18 giugno 2008, 11:51 · #

Ciao Jussin.
Innanzitutto ti dico che i complimenti fanno sempre piacere, e anche se come dici tu questo spazio si riferisce alle canzoni degli Who, hai fatto benisssimo. Così almeno questo articolo ha un commento: poràccio, era rimasto vuoto vuoto….;-)
Vietatissimo invece darmi del Lei…..cartellino giallo! :-)))))
Come ho già fatto per altri amici, ti invito a frequentare anche gli altri due forum su cui scrivo, relativi alla vicenda PID:
Un Forum italiano interessantissimo e pieno di gente simpatica e intelligente è questo:
http://www.leggendemetropolitane.net/
Qui troverai molte discussioni, di cui parecchie musicali, Beatlesiane e non; il thread PID c‘è ed è bello corposo, anche se ahimé è ripartito da zero sei mesi fa causa una perdita dei dati (altrimenti sarebbe stato enorme).
Ancor più specifico (dedicato solo a PID e diviso in varie sottosezioni) è questo:
http://ilras.proboards51.com/
Fondato da un membro di Leggende Metropolitane; ci sono meno utenti, ma tutti interessati ai Beatles e PID.
In entrambi, se ti vuoi iscrivere, puoi benissimo (anzi DEVI...;-) dire che ti ha presentato Mystery Tour che poi sarebbe sempre il sottoscritto…..
Per qualsiasi problemi di Log In, fammelo sapere… ma vedrai che è facilissimo: basta entrare creandosi un nick e una password.
Fammi sapere se l’idea ti aggrada.
————-
inutile dirti che se resti con noi qui e magari commenti qualche testo da me tradotto mi farà (ci farà a tutti) enorme piacere.

scritto da glauco cartocci · 18 giugno 2008, 12:32 · #

Caro Glauco, devo trovare il Tuo libro, stò andando fuori di testa con questa storia del doppio beatles

scritto da Fabio · 11 luglio 2008, 14:18 · #

grazie carissimo…
la cosa più semplice è prenderlo a Via silla dove la Robin ha la propria libreria… altrimenti Feltrinelli dovrebbe averlo, e anche (spero) la libreria del Warner Village Cinema… oppure acquisto On line… però se hai problemi di reperibilità fallo presente qui ai nostri amici … mi raccomando!!!
Le vostre segnalazioni sono sempre utili.

grazie ancora dell’attenzione !!!!!!

scritto da glauco cartocci · 11 luglio 2008, 14:58 · #

Questi testi che hai tradotto benissimo, Glauco, sono emblematici di una condizione di doloroso straniamento che si accompagna ad un senso di inadeguatezza spiazzante, di disamore di sé che va di pari passo all’incredulità di poter essere amati e accettati, anzi il messaggio è: “ Ti rendi conto di chi sono io? Uno str…che non vale niente” , quasi come se si pensasse che gli altri non possono che amare “un sostituto” e dunque si truffa anche l’amore.E si risponde col disprezzo, la ribellione.Anche tu non vali nulla, vice madre che come (quasi) tutte le madri non capisce un accidente, ma almeno mi stira i vestiti.C‘è davvero molta angoscia dietro lo sguardo azzurro: l’uomo di successo dorme negli androni come un barbone,sta bene solo in ginocchio: ma nonostante tutto una piccola parte di sé non cessa di sperare nell’amore salvifico, quello che tutto comprende e consola, che non ti fa mancare i baci, anche quando ci si sente come uno scolo di fogna. Forse l’ultimo dono nel vaso di Pandora, il solo che non svanisca al contatto della realtà, per quantoi straniati e disgraziati ci si senta, è proprio l’amore.

scritto da Leila Mascano · 14 luglio 2008, 07:18 · #

sono felice di commenti così, che dimostrano (se ce ne fosse bisogno) che la mia analisi del testo è solo uno spunto iniziale: con il vostro aiuto si può approfondire, rilanciare, capire meglio, collegarci ad altri argomenti….

scritto da glauco cartocci · 14 luglio 2008, 09:25 · #

secondo me, oltre lo smarrimento della personalità e il fatto di identificarsi a volte in una persona a volte in tutti, questi testi soìembrano essere l’autore, un pò come cit.Mdme de Bovary c’est moi..ci sono racconti ma c‘è un filo condduttore comune in tutto, cioè un inizio aggressivo, una perdita di forza e una morte sistematica in fine di canzone: piccole forme di vita cantate

scritto da franc-o-mas · 18 luglio 2008, 21:23 · #

è senz’altro vero. Pete Townshend è uno che si mette a nudo nei suoi testi.
Anche se (come tutti i grandi autori) sceglie delle forme, per i suoi sfoghi autobiografici, che non tutti riescono a capire.
Così che. rileggendo quello che lui stesso ha scritto, pssa dire “sono io, sono io…” ma in realtà è come guardarsi allo specchio in una stanza in cui non c‘è nessun altro.
Ogni tanto qualcuno di noi, dall’esterno, può entrare per pochi secondi nella stanza, cogliere un’immagine fugace di quanto riflette lo specchio, decifrarla solo in parte e portarla con sè perché serva (a sua volta) a capire qualcosa in più di noi stessi.

scritto da glauco cartocci · 19 luglio 2008, 10:39 · #

Scusate, lo so che non c’entra nulla.


Ciao Rick


_Breathe, breathe in the air
Don’t be afraid to care
Leave but don’t leave me
Look around,choose your own ground
For long you live and high you fly
And smiles you’ll give and tears you’ll cry
And all you touch and all you see
Is all your life will ever be
Run, rabbit run
Dig that hole, forget the sun,
And when at last the work is done
Don’t sit down it’s time to dig another one
For long you live and high you fly
But only if you ride the tide
And balanced on the biggest wave
You race toward an early grave_


Grazie Richard, di tutto.

scritto da Fabio · 16 settembre 2008, 13:50 · #

c’entra, c’entra sempre.
Io ho cominciato la giornata ascoltando Cluster One da “Division Bells”: Volevo sentire “See Saw” ma non ce l’ho fatta….

scritto da glauco cartocci · 16 settembre 2008, 15:11 · #

Caro Armando,
mi scuserai, come penso, dell’incidente “probatorio” ma la mia esperienza nel web è pari a quella di un troglodita catapultato su Internet e così, adesso, leggendo “aknowledgements” mi sono sentito inane al nuovo che avanza. Ho cercato nei dizionari cartacei, ho cliccato più volte ma Internet mi da risposte talmente tecniche che non sono venuto a capo di niente.
Se ne hai voglia mandami la traduzione, affinché io possa essere considerato un navigatore senza macchia e paura.


Grazie e ciaoooooo

scritto da Frator · 1 ottobre 2008, 11:54 · #

non so se mi hai dato dell’Armando volendomi dare del Glauco o se volevi rispondere al dubbio di Armando in un’altra sezione… comunque vai alla pagina “http://blog.robinedizioni.it/laltalena” e troverai la risposta all’angosciante quesito…;-)
In ogni caso, non c‘è problema, perché il mio secondo nome guarda caso è per l’appunto Armando…

scritto da glauco cartocci · 1 ottobre 2008, 14:47 · #

Caro Glauco,
mi sa che a questo punto mi devo ridurre lo stipendio da pensionato!
I miei errori
cominciano ad essere orrori di fattura
è una fase
molto oscura
che m’impone
attenzione
per non finire nel pallone.
Sul secondo nome
ci ho azzeccato
ma è dovuto al fato
che qualche volta gioca
a mio favore,
anche lui sa che sono
un vecchio signore
per di più piemontardo
e adesso assai tardo.

Coprendomi il capo,
ciaooo e grazie.

scritto da Frator · 1 ottobre 2008, 15:24 · #

Ah, ah! Lo spirito non ti manca, vedi! Tutto ha congiurato perché tu ci potessi elargire un piccolo sonetto autoironico.
Quanto al “vecchio signore”, se sei più grande di me dimmelo, perché spesso quando dico l’età la gente si stupisce, pensando che i “Born in the Fifties” siano tutti estinti!

scritto da glauco cartocci · 1 ottobre 2008, 15:29 · #

Non c’entra nulla, ma il SEE SAW citato da Glauco mi ha fatto tornare alla mente e al cuore questa vera e propria icona degli anni 60…


RIDE MY SEE SAW
(MOODY BLUES)


Ride, ride my see-saw,
Take this place
On this trip
Just for me.
Ride, take a free ride,
Take my place
Have my seat
It’s for free.


I worked like a slave for years,
Sweat so hard just to end my fears.
Not to end my life a poor man,
But by now, I know I should have run.


Run, run my last race,
Take my place
Have this number
Of mine.


Run, run like a fire,
Don’t you run in
In the lanes
Run for time.


Left school with a first class pass,
Started work but as second class.
School taught one and one is two.
But, by now, that answer just ain’t true.


My world is spinning around,
Everything is lost that I found.
People run, come ride with me,
Let’s find another place that’s free.


Ride, ride my see-saw,
Take this place
On this trip
Just for me.


Ride, take a free ride,
Take my place
Have my seat
It’s for free.


Ride, my see-saw.
Ride, ride,
Ride, my see-saw.
[etc]

scritto da maurizio · 1 ottobre 2008, 19:06 · #

Dovrei cazzìarti perché sei indisciplinato e avresti fatto meglio a postare l’intervento sotto See Saw, ma visto che io sono un MoodyBluesiano della prima ora ti perdono!!!!
Ho amato questo gruppo fin dal disco Days Of Future Passed, il primo della seconda fase della band, che conteneva la mitica Nights in White Satin.
“Ride my See Saw” sta sul successivo “In Search Of The Lost Chord”, il capolavoro dei MB.
Invito chi non li conoscesse a procurarsi la versione remastered. Purtroppo dal punto di vista “testi” i Moodies non brillano per lirismo, sono quasi tutte canzoni peace and love and meditation… tuttavia se a qualcuno interessa una puntata ce la facciamo.

scritto da glauco cartocci · 2 ottobre 2008, 09:24 · #

A me interesserebbe molto, “Days of future passed” rappresenta…come chiamarlo? Un prototipo di concept album, sinfonia pop, opera unitaria più di “Pet sounds” e dello stesso “Sergent”. Cosa ne pensi, Glauco? E potranno pure riprendermi sul mio vieto romanticismo, vabbè, non lo posso negare, ma quel disco mi crea uno struggimento interiore che è difficile spiegare…

scritto da maurizio · 2 ottobre 2008, 10:32 · #

Sono d’accordo al 100% con te.
Pet Sounds secondo me non è assolutamente un concept e tanto meno un’opera unitaria.
Sgt.Pepper’s è IL capolavoro del rock, ma non è un concept, per la stessa ammissione degli autori.
I Moodies invece fecero il loro LP come fosse un “le quattro stagioni” o un “La danza delle Ore” del pop.
Va puntualizzato che DOFP ha una peculiarità rispetto a tutti i dischi con l’orchestra che vennero dopo (ad es. “Concert for a Group and Orchestra” Dei Deep Purple o “Gemini Suite” di Jon Lord); e cioè che le parti orchestrali e quelle della band sono rigidamente separate; quando si sentono i violini nei brani cantati in realtà è il mellotron di Pinder, e i fiati (oboe, flauto) sono suonati da Thomas. Forse l’unico punto dove orchestra e gruppo appaiono insieme è nel finale di Nights in White Satin, oltre che nei due “parlati” di Graeme Edge all’inizio e alla fine. Però l’orchestra riprende moltissimi temi dei brani cantati e composti dal gruppo, e crea dei collegamenti fra un brano e l’altro davvero sensazionali, talora richiamano Gershwin…
Il lavoro appare paradossalmente molto unitario rispetto all’alternarsi di cui parlo, tent‘è vero che i brani furono accreditati tutti a Redwave (pseudonimo sotto cui si nascondevano i MB) e Knight che era il direttore d’orchestra.
Quanto al bieco romanticismo, quando ce vò ce vò... e quel disco è una favola, niente affatto mieloso, molto Debussiano, direi.
Per i testi, vedrò che si può fare, forse un paio per dare l’idea li rimediamo…

scritto da glauco cartocci · 2 ottobre 2008, 15:54 · #

Caro Glaco,
oggi, spolverando la libreria del mio studio, ove tra i libri prendono posto molti cd e qualche vinile d’antan, mi è venuto tra le mani Tunnel of Love di Bruce Sprinstein. E’ un disco che mi aveva portato da New York una mia cara amica, oggi scomparsa, ed è in suo ricordo che l’ho ascoltato. Bruce, in verità, non mi ha mai entusiasmato troppo, pur riconoscendogli una grande capacità strumentale e vocale. Era sull’autore che nutrivo qualche dubbio, qualche perplessità, certo derivata dal limitato uso della lingua inglese parlata e soprattutto dello slang yankee che lui accentua con toni profondi. I brani scorrevano senza tregua fino ad arrivare al mitico “One step up” e qui mi sono fermato per ascoltarlo e leggere il testo più volte. Alla bellezza in se del brano, c’è una profondità “leggera” (è un ossimoro voluto) che pervade tutto il testo e soprattutto questa parte che trovo sia la più riuscita e significativa di tutto il brano:
Bird on a wire outside my motel room
But he ain’t singin’
Giri in white outside a church in June
But the church bells they ain’.t ringin’
I’m sittin’ bere in this bar tonight
But ali I’m thinkin’ is
I’m the same old story same old act
One step up and two steps back…


Ecco cosa sono riuscito a trarne:


C‘è un uccello sul filo della luce
fuori dalla mia stanza di un motel ma
non sta cantando
una ragazza vestita di bianco
fuori da un chiesa in giugno
ma le campane della chiesa non suonano
sto seduto in questo bar stanotte
ma tutto quello che penso è che
sono sempre le stesse storie,
le stesse vecchie azioni….
un passo avanti e due indietro.


Un passo avanti e due indietro è un po’ la storia delle nostre azioni quotidiane, quelle che ci fanno spesso desistere dai nostri propositi battaglieri.
E’ tutto grazie dell’ospitalità.
A proposito ti metto sul piatto la mia età: 62 anni!
Ciao Glauco.

scritto da Frator · 3 ottobre 2008, 00:12 · #

...E come possono gli amanti del buon vecchio rock invecchiare a loro volta, Frator?

scritto da maurizio · 3 ottobre 2008, 09:52 · #

Ciao Frator. La tua età mi rincuora e dimostra che noi vecchiardi non ci rincoglioniamo e continuiamo a rockeggiare ad oltranza! Bene così fino ai 90…. Chuck Berry insegna! :-)
Quanto a Springsteen, io non l’ho mai seguito perché ahimé non mi entusiasmano le sue musiche, che trovo un po’ troppo lineari e, a differenza ad esempio di Dylan, non vengo nemmeno catturato dalla sua voce. Però lo rispetto e so che ha scritto dei testi notevoli.
La tua traduzione è perfetta.
Sul “passo avanti e due indietro” non posso essere che d’accordo con te, anzi ti dirò che è una delle metafore che hanno da sempre accompagnato la mia vita: La Corsa della Regina Rossa (di “Alice attraverso lo specchio”). La situazione in cui tutti corrono come matti per restare dove sono (il che sembra già un bel traguardo). Ne parla anche il vecchio Isaac Asimov in un suo micidiale racconto.

scritto da glauco cartocci · 3 ottobre 2008, 10:07 · #

Glauco, scendi molto in profondità, ma quando sento parlare degli Who, così come capita per i Tull, il cuore ha il sopravvento.
“Substitute” è la prima canzone degli Who che ho ascoltato, avevo 8 anni ed era contenuta nel mio registratore “Geloso”, che ancora ho.
“Behind Blue Eyes” è la prima canzone che mi viene da suonare quando imbraccio la chitarra…e poi fa parte di un album incredibile, “Who’s Next”.
“Who are you” è la prima canzone che mi viene in mente se penso al concerto dello scorso anno a Verona, quando il mio bambino di 10 anni, sotto la pioggia cantava” who ariu u u u u u”.
Athos

scritto da Athos · 5 novembre 2008, 15:52 · #

“Who are you”, paragonata ai capolavori Who mi sembra un po’ lagnosetta…
Ho comprato il doppio dvd Who con “Quadrophenia” e “Amazing Journey, the story of the Who”, ad un prezzo veramente speciale…
WHO FOREVER!!!

---------- ma il triplo con Tommy dal vivo e Quadrophenia dal vivo e varie sparse qua e là ce l'hai? (N.d.G.)

scritto da maurizio · 5 novembre 2008, 20:56 · #

Athos: grazie della presenza qui… ricambierò presto!
Il registratore Geloso ce l’avevo anch’io, e riuscivo ad ascoltare anche gli indizi dei Beatles alla rovescia!
————
A Maurizio diamogli tempo, vedrai che prima o poi “Who Are You” lo catturerà....

scritto da glauco cartocci · 6 novembre 2008, 09:35 · #

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