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Poche Chiacchiere: Una serata speciale in concerto con Guccini

Una serata speciale in concerto con Guccini

A mia memoria, avrò visto quattro, forse cinque, concerti di Francesco Guccini.
Ma quello a cui ho assistito ieri sera a Catanzaro ha avuto un sapore diverso rispetto agli altri e mi ha regalato emozioni del tutto particolari.
Non per l’audio, pessimo, del Palasport.
E nemmeno per la mostra di arti visive abbinata allo spettacolo canoro, con l’esposizione di dipinti e fotografie realizzati da tre artisti locali che, a modo loro, hanno interpretato i testi del Maestro.
La serata si è rivelata speciale per altri motivi.
Un pò per l’umanità variegata che, attenta e rapita, scandiva le parole delle canzoni assieme all’autore partecipe e carismatico.
Parecchio per la presenza dei ragazzi di Locri, a cui bestie senz’anima hanno tolto gli affetti più cari, precipitandoli in un incubo orrendo che quegli stessi giovani hanno avuto la forza di trasformare in un sogno di riscatto.
Tanto per quei pugni chiusi che a miglialia si sono levati sulle note del pezzo di chiusura (come sempre, La locomotiva), e che hanno il significato semplice (ma per qualcuno rivoluzionario) di bisogno di giustizia.
Molto per le canzoni ascoltate innumerevoli volte, che più invecchiano più (caso inquietante) diventano attuali.
Moltissimo per la presenza con me delle mie figlie, che mi hanno sorpreso e fatto felice chiedendomi che le accompagnassi al concerto.
Sono anni, praticamente da quando sono nate 17 e 14 anni fa, che in casa gira quella (e anche altra) musica.
Ovviamente non ho mai imposto loro quale genere ascoltare (nè cosa leggere, nè cosa vedere al cinema o in televisione), limitandomi a suggerire questo e quello fornendo la corrispondente motivazione.
Ma ad un certo punto della loro crescita avevo disperato che i miei gusti e i loro un giorno potessero incrociarsi.
Loro andavano dietro a meteore che consumavano tutto il “talento” artistico nel giro di un paio d’anni e poi esplodevano come una supernova in un firmamento incerto e vago.
Io mi tenevo le mie inestinguibili stelle polari.
Poi, inaspettatamente, la svolta.
Le melodie provenienti dalle loro camere iniziarono a farsi pian piano più orecchiabili. Poi divennero decisamente più familiari. E dopo un pò di tempo necessario per la maturazione, la richiesta: – Hai qualcosa di Guccini? – Se ho qualcosa di Guccini? Cosa preferisci? Vinile, nastri, cd, mp3? – Sai che farà un concerto? Magari potremmo vederlo dal vivo… – Sì, magari…
E tre mesi prima della data, son corso a comprare i biglietti.

Inserito il 01/04/2007 da Luigi Combariati | ci sono 8 commenti

A voi la parola

Ciao Luigi.
Vedere un concerto di un proprio antico eroe con un figlio al fianco è davvero un’esperienza fantastica. Specialmente se non ce lo trascini, ma è lui stesso a chiederlo… (ovviamente dopo anni di sottile e subdolo indottrinamento ;-)).
Io seguo poco la musica italiana (anche se Guccini è un grande!), e tale esperienza l’ho fatta portando mio figlio a sentire i Jethro Tull quando lui aveva solo 9 anni (ma conosceva già a memoria tutti i loro dischi)...
Per me era la sesta o settima volta che assistevo a un loro show, e provavo una sorta di pudore nel vederli invecchiati (uno specchio?), sentirli cantare con voce molto più malferma che nel 1971 (epoca in cui li vidi per la prima volta). Tuttavia quella sorta di “vergogna” si dissolse dopo il primo brano; a quel punto, più che i cali di voce, si notò farsi largo la maturità strumentale e la comunicatività, che solo anni e anni di palcoscenico possono dare… e il condividere tale piacere con un “nuovo” appassionato fu il fattore che rese quella serata infinitamente diversa da tutte le precedenti.

scritto da glauco cartocci · 2 aprile 2007, 12:32 · #

Non ho mai ben capito quali fossero i contorni della cosa, quali i motivi, quali le cause, le concause, il senso profondo o superficiale del discrimine, ma il mondo si divide in chi ascolta (o ha ascoltato) Guccini e chi invece non lo fa. Chi lo ascolta ne è innamorato, ma non può abusarne (di Guccini non si può abusare), chi lo detesta solitamente ne parla come un vampiro nomina la luce del giorno (ma l’hanno ascoltato?).
Personalmente lo trovo necessario, se tutto ciò che emoziona profondamente può essere considerato tale. Se chi assembla le parole oltre una certa soglia di poesia debba essere ritenuto tale. Ho anche sempre pensato che l’associazione Guccini-area politica fosse esagerata, perché sono talmente tanti i suoi pezzi che nulla vi hanno a che vedere, che davvero penso sia stato infilato in uno scaffale troppo specifico senza alcun motivo.

scritto da Armando · 5 aprile 2007, 07:53 · #

Appunto, Guccini è necessario. Qui nell’ex mitico nord-est passa ogni tre o quattro anni, una boccata d’aria, palaspor sempre pieni anzi strapieni. L’unico dubbio è: ma dove siete tutti voi tra un concerto e l’altro? Appuntamento al 2 aprile!

scritto da luciaorsola · 24 febbraio 2009, 21:42 · #

Guccini, come i Nomadi, come il grande “Faber” de Andrè e Giorgio Gaber…
Loro ed Altri, italiani o stranieri che siano…
Tutti coloro i quali, attraverso la musica, esprimono concetti che vanno al di là della mera politica abbracciando VERI ideali (quindi mai associabili alla politica in quanto falsa per eccellenza), sono per me un mito.
Un guru portatore di messaggi che vanno prima al cuore e poi alla mente.

scritto da Roberto Ziviani · 17 giugno 2009, 02:19 · #

“mera politica”, “Veri ideali”? Confesso di essere un anziano, che i tasti scarseggiano.

scritto da frank spada · 17 giugno 2009, 15:18 · #

Allora, Mr. Spada, dotiamoci di una tastiera abbastanza capiente di caratteri!... Giacchè non intendo se ho scritto pleonastici contenuti.
:-)

scritto da Roberto Ziviani · 17 giugno 2009, 22:56 · #

Glauco sa che la musica è uscita dalla mia vita, ma voglio pensare stasera a Imagine, di John Lennon, la voglio sentire con l’anima. I am a dreamer.

scritto da Leila Mascano · 17 giugno 2009, 23:13 · #

Leila, credo che la musica sia una forza che non dovrebbe mai uscire dalla propria vita. Ne parlo come forza in quanto ci da la possibilità di emozionarsi, di soffrire, di gioire, di riflettere, di rilassarsi di innamorarsi, di lasciarsi, di distrarsi…
———-
“You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one”
————
Siccome l’ unico vero Dio in cui credo si chiama Equilibrio, ti propongo questo testo dei Supertramp:
“When I was young, it seemed that life was so wonderful,
a miracle, oh it was beautiful, magical.
And all the birds in the trees, well they’d be singing so happily,
joyfully, playfully watching me.
But then they send me away to teach me how to be sensible,
logical, responsible, practical.
And they showed me a world where I could be so dependable,
clinical, intellectual, cynical.

There are times when all the world’s asleep,
the questions run too deep
for such a simple man.
Won’t you please, please tell me what we’ve learned
I know it sounds absurd
but please tell me who I am.

Now watch what you say or they’ll be calling you a radical,
liberal, fanatical, criminal.
Won’t you sign up your name, we’d like to feel you’re
acceptable, respecable, presentable, a vegtable!

At night, when all the world’s asleep,
the questions run so deep
for such a simple man.
Won’t you please, please tell me what we’ve learned
I know it sounds absurd
but please tell me who I am”.
E’ la famosa “The Logical Song” del 1979 (dal mitico album “Breakfast in America”)
———-
Sogno anch’io, ora come sognavo a vent’ anni. La differenza è che allora avevo più speranze in alcuni cambiamenti della mia vita.
Ma la musica non uscirà mai dalla mia vita, almeno finchè la mia vita non uscirà dal mio corpo.

scritto da Roberto Ziviani · 18 giugno 2009, 00:27 · #

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