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Poche Chiacchiere: Una più bianca sfumatura di pallore

Una più bianca sfumatura di pallore

Lo sapevo che prima o poi ci sarei cascato. Avevo pensato di non tradurre “A Whiter shade Of Pale”, il famosissimo hit dei Procol Harum del 1967, per vari motivi. E’ un testo totalmente surreale e onirico, quindi estremamente soggettivo da commentare; inoltre la traduzione è difficoltosa (a cominciare dal titolo) e incapace di rendere interamente le bellezze del testo.
Poi, però, ho trovato in rete un interessantissimo commento di un certo Mike Butler e ho deciso di presentare la canzone.
il testo è opera di Keith Reid, il “sesto membro” del gruppo, paroliere, non musicista. Già il fatto stesso che i Procol Harum avessero un tizio addetto solo a creare le parole la dice lunga… (tale situazione si ritrova in parte nei Cream, che collaboravano con Pete Brown e successivamente nei King Crimson + Pete Sinfield e poi con Palmer-James).

Mr. Butler ci informa che la genesi del titolo fu una battuta fatta in un gruppo di amici, fra cui si trovavano Gary Brooker (il leader dei PH) e Keith Reid.
Un tizio disse a una ragazza (evidentemente un bel po’ diafana) che era diventata “ancora più bianca del pallido”. Reid vide in questa frase una sorta di potere evocativo degno di Shakespeare, e il resto del testo seguì l’impronta iniziale. Il testo, nella versione nota, consiste solo di due strofe + ritornelli, ma la versione completa (che qui presentiamo!!!!) è praticamente doppia, fu accorciata per farne un singolo di successo.

Noi ci muovemmo scattanti nel leggero fandango
vorticammo sul pavimento come ruote di carro
io provavo un leggero senso di mal di mare
ma la folla chiedeva di più.
Un ronzio nella stanza si fece più forte
nel momento in cui il soffitto volò via
e quando chiedemmo un altro drink
il cameriere portò un vassoio.

E fu allora, più tardi
allorché il mugnaio raccontò la sua storia
che la faccia di lei che all’inizio era appena un po’ spettrale
acquistò una più bianca sfumatura di pallore
——
Lei disse “Non c‘è motivo,
e la verità è evidente”
Ma io vagavo fra le mie carte da gioco
e non desideravo che lei divenisse
una delle sedici vergini vestali
che stavano partendo per la costa.
E benchè i miei occhi fossero belli aperti
avrebbero potuto anche essere chiusi

E fu allora, più tardi
allorché il mugnaio raccontò la sua storia
che la faccia di lei che all’inizio era appena un po’ spettrale
acquistò una più bianca sfumatura di pallore.
—————————————————————————-
Lei disse “Sono in licenza a casa,
ho avuto il permesso di scendere a terra”
ma, a dire il vero, eravamo ancora per mare…
così l’ho portata a forza davanti allo specchio
e l’ho obbligata ad ammettere
di essere quella sirena che prese in giro Nettuno.
Ma lei sorrise così triste
che la mia ira si spense immediatamente.
——————
Se la musica fosse il nutrimento dell’amore
la risata sarebbe la sua regina
e (come se dicessimo che ciò che è dietro si porta davanti)
possiamo dire che lo sporco diviene pulito nella verità.
La mia bocca a quel punto, come cartone
sembrò scivolare attraverso la mia testa
e così ci schiantammo, inabissandoci rapidamente
e ci unimmo al fondo dell’Oceano.

Mi appoggio ancora al significativo commento di Mr. Butler (stavolta faccio un po’ lo scansafatiche, però ci aggiungo anche del mio…)
La canzone esplora una sorta di naufragio metaforico.
Un seduttore insicuro si dà coraggio con l’alcool, ma mentre egli diventa alticcio, le impressioni della donna sconosciuta si confondono in lui con ricordi di letture fatte nell’infanzia, pensieri randagi… il protagonista è certamente più a suo agio con i libri che con le schermaglie amorose, e le allusioni ai capogiri e alle nausee sottolineano questo suo disagio.
Il riferimento letterario a Chaucer, autore della “Storia del Mugnaio” fu negato da Reid, così come echi di Lewis Carroll; per ragioni analoghe, probabilmente, fu eliminata l’ultima strofa pesantemente derivata da Shakespeare.

Leggere il testo intero da una parte chiarifica i temi della prima sezione; dall’altra conduce l’atmosfera del brano in maniera forse troppo decisa verso i motivi marinareschi (che torneranno due anni dopo, con maggiore lucidità, in “A Salty Dog”).
Certamente togliere alcuni versi un po’ pesanti ha reso il tutto più incisivo, eppure il frammento de “la sirena” e il conclusivo crollo nell’abisso sono essenziali per capire appieno la vicenda di questo improbabile seduttore. La sua baldanza di facciata si trasforma (complice l’alcool ingerito) in paura dell’inganno, forse repulsione per l’altro sesso.
Il gelido finale toglie alla canzone quel poco di piacevole che ci poteva essere nella vertigine dell’avventura sessuale; il pallore cadaverico contagia, inevitabilmente, il narratore. Se fino alla seconda strofa la visione onirica ondeggiava ubriaca, inspirando pesantemente, alla fine ci ritroviamo con la testa completamente immersa nell’acqua.

Inserito il 26/10/2007 da Glauco Cartocci | ci sono 18 commenti

A voi la parola

Ci sono cose che non si spiegano, ma suscitano emozioni. La musica è bellissima, una delle più struggenti che sia possibile immaginare, l’atmosfera è quella di un sogno a cui ci si deve abbandonare.Tu non sei più una ragazza sola in uno squallido bar ed io non sono a caccia di una avvilente avventura Sei fuggita dal fondo dell’oceano, mia meravigliosa sirena, ma il tempo passa e stai per svanire senza che nulla accada. Lascia, lascia che ti abbracci in un nostalgico fandango, tu che come le fanciulle vergini vai verso Creta e il il buio in cui Minosse o Nettuno questa volta ti distruggeranno, perché la morte ti attende sia che la nave tocchi terra che tu torni a naufragare nel mare da cui tentasti di fuggire finendo prigioniera, mio amore, quali tristi ricordi ti rendono sempre più evanescende e pallida…mia amata amata amata, conosco il tuo segreto e te lo dico con rabbia, ammettimi nel tuo cuore, fin nel buio profondo dell’oceano più profondo ti seguirò e faremo l’amore, e la tua pallida luce rischiarerà il buio…così abbracciati nulla ci accadrà mai più...

scritto da leilamascano · 21 novembre 2007, 14:12 · #

accidenti…il commento si è fatto attendere, ma ne valeva la pena !!!!!!
non credo si possa aggiungere nulla…
soltanto “grazie”.

scritto da glauco cartocci · 21 novembre 2007, 15:26 · #

Ho trovato la mia traduzione, che rassomiglia molto alla tua…perfino nel “per mare…” con i puntini di sospensione. Mi sono presa molte licenze, ed era solo per me…eccola.
Ci muovevamo veloci nel fandango leggero / come ruote d’un carro che volteggiano sul pavimento./Avvertivo qualcosa, come un maldimare/ma ancora e ancora incitava la folla./ Sentivo la stanza vibrare sempre più/ e il soffitto volare via/e quando chiedemmo un altro bicchiere/il cameriere venne portando un vassoio.E fu così che più tardi,/quando il mugnaio narrò la sua storia,/ il viso di lei, dapprima etereo come sono i fantasmi/prese una sfumatura più candida di pallore./ Lei disse che non c’era un motivo/ e che la verità era lì, chiara,ma io mi aggiravo tra le carte da gioco e non volevo che lei diventasse una/ delle sedici vergini vestali che partivano per la costa/ e benché i miei occhi fossero del tutto aperti/ avrebbero potuto anche essere chiusi.
Ripetizione c.s
Lei disse sono a casa per un permesso,/ un permesso per scendere a terra/ ma, a dire il vero, eravamo per mare…/Così la trascinai davanti allo specchio e la costrinsi ad ammettere: /“Sei tu quella sirena che si prese gioco di Nettuno. “/ Ma era così triste il sorriso che mi fece,/che tutta la mia rabbia svanì in un istante./ Se si nutrisse di musica l’amore/ la risata sarebbe la sua regina/ e tutto sarebbe il contrario di tutto/ e allora davvero quel che è sporco sarebbe lindo. /Sentii la mia bocca come se fosse di cartone, e e dalla mia testa scivolare via/ e veloci ci tuffammo/ per raggiungere il fondo dell’oceano.
Ho pensato che il marinaio aggirandosi fra le carte leggesse il futuro, e dunque non era importante avere gli occhi aperti o chiusi.Spero che tu non sia troppo severo.

scritto da leilamascano · 21 novembre 2007, 20:05 · #

Hai avuto la mia versione di a Wither shade of pale?

scritto da leilamascano · 21 novembre 2007, 23:25 · #

Sì, l’ho avuta stamattina (di notte dormo…;-)
Bellissima. Perché dovrei “essere severo”? La tua traduzione vale quanto la mia, anzi le libertà che ti prendi sono tutte molto valide e strumentali a ottenere l’effetto poetico. Il passaggio (ostico!) dell’ultima strofa (...come se dicessimo… verità) per me è stato molto ostico da rendere, e ho preferito un approccio più letterale, ma il tuo è più poetico senza dubbio.
Se ci riuscirò in futuro cercherò di essere meno “rigido”... Grazie ancora!

scritto da glauco cartocci · 22 novembre 2007, 09:43 · #

Ultima annotazione, prima di rituffarmi nel buio,come la Sirena, ma il tema mi ha appassionato davvero straordinariamente, mi sono scervellata quest’estate su quel racconto del mugnaio…ho una mia teoria : non Chaucer, ma Schubert, che forse era più possibile che l’autore del testo, da musicista, conoscesse.In Die schone Mullerin (ci vorrebbero le dieresi) si racconta l’esperienza di vita e d’amore del mugnaio, esperienza tragica che si conclude con un suicidio. Ecco perché lei impallidisce: perché la storia del mugnaio le ricorda i suoi, di fantasmi, e il suo percorso di depressione e di morte, tanto se fosse la sciagurata che va sola a bere nei bar, che la sirena che cerca di dimenticare che la sua vita sta per finire…

scritto da leilamascano · 22 novembre 2007, 10:07 · #

Niente male la connessione! La vedo molto probabile e darebbe al tutto una luce molto significativa.
Brava, “Sirena”, ma evita di rituffarti nel buio, please….

scritto da glauco cartocci · 22 novembre 2007, 11:10 · #

O.K., Boss, non sparisco. Sono un detective dell’anima,e cerco finché non trovo.

------------- instant reply by GC: "Then we are decided..." ;-)

scritto da leilamascano · 22 novembre 2007, 13:51 · #

If we are to last at all, we cannot be divided.

scritto da leilamascano · 22 novembre 2007, 18:10 · #

Io vorrei semplicemente parlare di un mio vissuto personale da sedicenne, quando uscì la canzone, al tempo della mia prima “festa da ballo”, naturalmente in una casa, come usava allora.
Aspettavo quel pezzo con ansia, quando arrivò mi sentii veramente il “mal di mare”, non ebbi il coraggio di invitare una ragazza a ballare. E quella dei miei sogni ballava stringendosi al suo orrendo fidanzato. Era la sirena dei miei sogni, 40 anni fa.
Così quella canzone si ricollega ad una sensazione di struggente malinconia per “cose che potevano essere e non sono state”. La Sirena di allora litigò col ragazzo proprio durante quella festa, scappò via di casa…senza lasciare la scarpetta. Ma a me non restava ugualmente alcuna speranza.

scritto da maurizio · 29 marzo 2008, 10:20 · #

Davvero interessante il tuo racconto, Maurizio (dovresti essere più o meno un mio coetaneo!).
Molti brani mitici del Rock come questo si intrecciano perdutamente, irrimediabilmente, a ricordi personali per chi quell’epoca l’ha vissuta. Voi direte “ma questo avviene anche per le generazioni successive”. Indubbio, ma volete mettere il fascino di un ricordo costruito su A Whiter Shade of Pale rispetto che so, a uno basato sulle Spice Girls?
(oddìo, adesso lo so che i più giovani mi lapideranno…..;-)
—————
la tua osservazione mi fa balzare alla mente molti discorsi che si potrebbero fare sul “might-have-been” di quella generazione, ciò che poteva essere e non è stato, a livello personale o epocale.
Però su questo ho scritto un racconto, appena uscito, quindi in questa sede non mi ci posso addentrare, almeno per ora…

scritto da glauco cartocci · 30 marzo 2008, 15:05 · #

grazie, almeno adesso ho una idea del senso di questa canzone. L’amavo per la sua melodia ma a parte il titolo, non ci capivo niente

scritto da marina · 18 luglio 2008, 10:34 · #

grazie marina… come vedi è una canzone “marina” ora puoi amarla anche di più...
stay with us….....

scritto da glauco cartocci · 18 luglio 2008, 10:55 · #

Le sedici vergini potrebbero essere le fanciulle destinate a Creta, a placare col loro sacrificio il Minotauro, che partono insieme ai loro coetanei quale dono scarificale sulla grande nave che ha sulla polena l’effigie di un toro. Il grande toro nero che vive sotto il palazzo di Minosse, il cui scalpitare degli zoccoli è simile al rombo del tuono, e che costringe le fanciulle e i ragzzi ad una macabra danza prima di ucciderli.

scritto da Leila Mascano · 18 luglio 2008, 19:21 · #

Mary Renault ha scritto un bellissimo libro sul mito di Teseo e Arianna, che si chiama Il re deve morire.Io ne ho un’edizione della Tea del 99, se lo trovate leggetelo, ne vale davvero la pena.

scritto da Leila Mascano · 10 gennaio 2009, 22:08 · #

If we are to last at all…ehi, avete riconosciuto la citazione?

------- Nota di Glauco: veramente no... se me la fischi........:-))

scritto da Leila Mascano · 14 gennaio 2009, 18:39 · #

Jesus Christ Superstar…non mi senti, ma te la sto cantando. Sirena Melusina doc. Non tuffarti tutto vestito.

NdGlauco-QUESTA LA CAPISCI SOLO TU..........ce la spieghi?

scritto da Leila Mascano · 15 gennaio 2009, 19:46 · #

Beh, essendo il canto di noi sirene irresistibile, magari non ci pensi due volte e ti tuffi, sperando solo di vederti il film su dvd, senza sapere che nel galeone c‘è solo l’accesso segreto alla biblioteca d’Atlantide…una scala immensa di marmo bianco, semisepolta dai detriti e dalla sabbia, , che porta verso il fondo più profondo degli abissi, tra colone spezzate, statue gigantesche, e il labirinti infiniti dei suoi diversi livelli…La illumina la luminescenza tenue di sconosciute colonie marine di madrepore, che danno all’acqua un torbido colore verdastro, e quasi offuscano il monito scolpito sull’ingresso del tempio della conoscenza: Disillusione e Inganno

scritto da Leila Mascano · 19 gennaio 2009, 17:21 · #

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