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Poche Chiacchiere: Tra cinema e letteratura

Tra cinema e letteratura

Il rapporto cinema-letteratura è quanto mai stretto, non fosse altro perchè la maggior parte dei film girati per il grande schermo o la televisione, si ispirano o sono direttamente tratti da libri. Le connessioni, le contaminazioni e gli esempi si sprecano. Tanto è che pur trattandosi di due arti assolutamente distinte, il legame è spesso così forte che il “rischio” del confronto è sempre in agguato. Io sono tra quei tanti, a cui ad esempio, è capitato di vedere pessimi film tratti da bellissimi romanzi o di scoprire bellissimi libri, proprio attraverso capolavori del cinema.
Ovviamente non è che tutti i testi letterari possano essere trasposti sul grande schermo, basti pensare al capolavoro di Marcel Proust “Alla ricerca del tempo perduto” (1913-1927), che a quanto mi risulta, solo il prolifico ed eclettico regista cileno Raul Ruiz, poteva avere il coraggio di girare, concentrandosi tra l’altro solo sull’ultimo volume (“Il tempo ritrovato”, 1999).
Altre volte poi il paragone è praticamente impossibile, perché il film si ispira ad un testo, riproducendone l’essenza ed il percorso, ma si svolge in luoghi e contesti completamente differenti, come il caso dello splendido “Apocalypse Now” (1979) diretto a Francis Ford Coppola e ispirato al romanzo di Joseph Conrad, “Cuore di Tenebra” (1906).
D’altra parte abbiamo avuto grandissimi scrittori che sono stati fonte inesauribile per le trame dei film, come lo scrittore americano di fantascienza Philip Dick e contemporaneamente, mitici registi, come il francese Francois Truffaut, che ha preso ispirazione a piene mani dalla letteratura per i suoi film.
Ad ogni modo, sono molti i casi felici in cui film e libri, registi e scrittori, personaggi immaginati e memorabili attori, hanno contribuito allo stesso modo a rendere quell’opera indimenticabile. Pensando a degli esempi, me ne vengono in mente subito un paio, lontani tra loro nel tempo e nel genere, come “Il grande sonno” di Howard Hawks, tratto dall’omonimo romanzo di Raimond Chandler, dove, al di là della trasposizione cinematografica un po’ annacquata per la censura anni ’40, Humphrey Bogart è quasi meglio del Philippe Marlow di penna e “Sostiene Pereira” di Roberto Faenza, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Tabucchi dove Marcello Mastroianni è semplicemente sontuoso.

Parlando di Cinema e letteratura, come si vede, si potrebbe andare avanti all’infinito, per cui io mi fermo qui. Ma non prima di citare il mio connubio cinema-letteratura preferito.
E cioè l’interpretazione del grande Gino Cervi nel Commissario Maigret.

Per quei pochi che non lo sanno, il grande attore bolognese, interpretò per la RAI dal 1964 al 1972, quattro serie de “Le inchieste del commissario Maigret”, ispirata ai romanzi dello scrittore belga Georges Simenon, per la regia di Gino Landi e con la partecipazione nel cast di produzione tra gli altri, di Andrea Camilleri. Qui Gino Cervi, al fianco della bravissima Andreina Pagnani nella parte della premurosa Signora Maigret, sempre in attesa del marito, è semplicemente perfetto. Lo è nel fisico, grosso ed imponente, e nel carattere, umano e al tempo stesso severo e bonario.
Così ancora adesso, se prendo in mano un giallo di Simenon, mi si materializza immediatamente l’immagine di Gino Cervi vestito con il cappotto di velluto, con la sua andatura pesante, mentre fuma la pipa, mentre cammina per Parigi dirigendosi all’ufficio al 36 di Quai des Orfèvres o magari alla brasserie Dauphine, a mangiare qualche panino o sorseggiare il suo calvados, con la canzone di Luigi Tenco “Un giorno dopo l’altro”, sigla di una della serie tv.

da “Maigret”, Georges Simenon (Adelphi, 1998):

“Maigret accese la pipa, lasciò che il fiammifero bruciasse fino in fondo e poi si alzò chiamando: “Cameriere!”. Ritto in mezzo alla sala con la sua mole imponente, aspettava il resto guardandosi tranquillamente attorno. “Dove andiamo?” gli chiese Philippe quando furono usciti. Maigret si voltò a guardarlo come se fosse stupito di trovarselo davanti. “Tu vai a dormire” rispose. “E tu zio?’”. Il commissario alzò le spalle, si ficcò le mani in tasca e si allontanò senza rispondere. Aveva trascorso una delle peggiori giornate della sua vita. Per tutte quelle ore, seduto nel suo angolo, si era sentito vecchio e rammollito, privo di risorse e di idee. Ma adesso dentro di lui era scattato qualcosa, si era accesa una fiammella. Doveva approfittarne subito.

“La vedremo, perdio, eccome se la vedremo!” borbottò per farsi coraggio.”

Paolo Mattana 27 Maggio 2007

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Alcuni dei racconti più famosi di Philip Dick portati al cinema.

“Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” (1968) – “Blade Runner” di R. Scott (1982)
“Modello due” (Second variety) (1953) – “Screemers-Urla dallo spazio”di C. Duguay (1995)
“The minority report” (1954) – “ Rapporto di Minoranza” di S. Spielberg (2002)
“Ricordiamo per voi” (1965) – “Atto di forza” (Total Recall) di P. Verhoeven (1990)

Alcuni dei film di Francois Truffaut tratti dalla letteratura.

“Jules e Jim”(1962) dall’omonimo romanzo di Henri Pierre Rochè
“Fahrenheit 451” (1966) dall’omonimo romanzo di Ray Bradbury
“La sposa in nero” (1968) dall’omonimo romanzo di William Irish
“La mia droga si chiama Julie” (1969) da “Vertigine senza fine” di William Irish
“Le due inglesi” (1971) da “Le due inglesi e il continente” di Henri Pierre Rochè
“Finalmente domenica!” (1983) da “The long Saturday night” di Charles Williams

Il Commissario Maigret

Nasce dalla penna di Simenon ufficialmente nel 1930 quando viene pubblicato il romanzo “Pietro il Lettone”. Il grande romanziere belga, costruisce un personaggio unico che conduce inchieste dove più che l’intreccio o i tipici meccanismi del classico giallo anglosassone, viene data rilevanza all’aspetto psicologico della vicenda. Così il “metodo-Maigret”, altro non è che un lento e progressivo percorso alla scoperta della vita delle vittime e degli assassini, spesso ambientato in una Parigi popolare dai toni grigi e cupi. Nelle sue inchieste, a volte condotte in contrasto con i suoi superiori e tra una domanda alla portinaia dello stabile ed una sosta in qualche bistrot, Maigret va avanti seguendo il suo intuito, senza tralasciare i particolari, immedesimandosi nei protagonisti delle sue storie, cercando di capire e quasi mai giudicando vittime o colpevoli. Ciò che interessa a Maigret è il “perché” del dramma e non tanto “chi” ha commesso il fatto, tant’è che a volte, la cattura del colpevole è solo un dettaglio.

Il commissario Maigret è stato interpretato da tantissimi attori sia al cinema che in televisione, ( tra gli altri Pierre Renoir, Charles Laughton, Michel Simon, Jean Richard, Bruno Cremer ) anche se il più leggendario rimane certamente il grande Jean Gabin che lo rappresentò sul grande schermo negli anni ’50.

Le “Inchieste del commissario Maigret”, interpretate da Gino Cervi

Un’ombra su Maigret L’affare Picpus (1965)
Un Natale di Maigret (1965)
Una vita in gioco(1965)
Non si uccidono così i poveri diavoli (1966)
L’ombra cinese (1966)
La vecchia signora di Bayeux (1966)
L’innamorato della signora Maigret (1966)
Maigret e i diamanti (1968)
Il cadavere scomparso (1968)
Maigret e l’ispettore sfortunato (1968)
La chiusa (1968)
Maigret sotto inchiesta(1968)
Il pazzo di Bergerac (1972)
Il ladro solitario(1972)
Maigret in pensione (1972)

Inserito il 27/05/2007 da Paolo Mattana | ci sono 9 commenti

A voi la parola

Un esempio secondo me felice del connubio tra cinema e letteratura è costituito da Colazione da Tiffany, diretto da Blake Edwards nel 1961, liberamente tratto dal lieve, spumeggiante romanzo di Truman Capote del 58. Quello che è stato felicemente reso dal regista è l’atmosfera del romanzo,che si svolge in un’America ancora impacciata da una forma di puritanesimo contro il quale si scontra la stravagante Holly, una magica Audrey Hepburn, che tuttavia non soccomberà, volando altrove con la sua carica di sogni. Pare che che Truman Capote, che conosciamo imbolsito e pochissimo attraente dalle foto che lo ritraggono già celebre, fosse in anni giovanili un bel ragazzo, e che la scelta come protagonista di George Peppard fosse soprattutto dettata da una certa somiglianza con Capote, cui s’ispira il personaggio di Paul, protagonista maschile del film, ma francamente è una cosa che mi è stata raccontata, e non so quanto vi sia di vero.

scritto da Leila Mascano · 11 aprile 2008, 22:03 · #

Uno dei miei libri preferiti è Peter Pan. Non credvo che fosse possibile farne una versione con attori in carne ed ossa.Mi sbagliavo. Il Peter Pan di Paul J. Hogan ( 2003 ) sotto questo profilo mi ha turbata addirittura, perché ha dato corpo e vita fin nei più minuti particolari alla storia che avevo immaginato leggendo il libro da bambina, e negli anni successivi( è una specie di Bibbia per me ).Io che amo il cinema e di più non mi ero mai imbattuta in una così perfetta identità tra la storia narrata e quella mostrata dalle imagini. C’era perfino il “mio” Peter, inquietante e bellissimo, per metà fauno o creatura mitologica nei lineamenti, e via via tutti gli altri…“Loro.” Fantastico, almeno per me.

scritto da Leila Mascano · 12 aprile 2008, 07:56 · #

Vorrei ora citare un delizioso film tratto da un delizioso romanzo, interpretato da quel mostro di bravura che è Alec Guinness, ed è un film di Carol Reed tratto da un romanzo di Graham Green, in felicissima vena di presa in giro di quei mirabolanti agenti segreti di cui,in piena guerra fredda, letteratura e cinema pullulavano. Mai fu visto più scalcagnato agente segreto, che oberato dai guai si ricicla come tale, ispirandosi per le sue rivelazioni di armi segrete all’aspirapolvere di casa. e tutto per sbarcare un incertissimo lunario. Graham Green è stato amatissimo dal cinema, di un suo romanzo fu fatta con ben altra drammaticità la versione cinematografica, e fu I commedianti, dove temi come quello della finzione, dell’inganno, dello spionaggio e del gioco delle parti sono affrontati in una chiave estremamente delusa e drammatica, in un film di Glenville del 67, che si svolge nella brutale Haiti di Duvalier, e c‘è un pezzo in cui Richard Burton, mi pare, arringa le sue scalcinate truppe, da antologia. Il film, visto per la prima volta pochi anni fa, mi piacque anche se i soliti amici intellettuali stigmatizzavano la presenza di due star come protagonisti…per me, chapeau. Può essere interesante confrontare le due facce di Green, tanto nel riscoprire questi due romanzi ( e chi non avesse letto I commedianti proprio “deve”, e i due film che ne furono tratti.

scritto da Leila Mascano · 12 aprile 2008, 10:26 · #

Donna Flor e i suoi due mariti, di Jorge Amado (1966) è uno di quei libri che ti entrano dentro e non ti lasciano più. Poche volte ho incontrato un racconto così magico, pieno di sensualità, di sortilegi, di amori, umori e sapori, dove la parete che separa la realtà dal sogno è di sottilissima carta velina, e basta il richiamo potente, viscerale del nudo desiderio ad infrangerla e a dare vita e carne allo spirito dell’amatissimo e mascalzone Vadinho, giocatore e traditore,nonché meraviglioso amante, col suo alito ardente che sa di cipolla e di spezie e le sue mani che si moltiplicano arpeggiando il corpo e i sensi della sua vedova Flor, maestra di cucina e titolare d’una scuola, Arte e sapore, che evidentemente ispirava anche Vadinho per i suoi giochi d’amore. E’ lui che con la sua presenza turba le notti della risposata Flor, ma ancora di più la turba con la sua assenza, finché con un rimescolio delle carte ( cosa di cui il giocatore Vadinho è maestro )si ricompone un misterioso equilibrio, e bilanciata tra sesso e virtù, tragressione e tranquillità, Flor trova la sua felicità. E tutto questo in un linguaggio ricchissimo, pirotecnico,pieno d’invenzioni, colori, sapori e intorno la gente di Bahia, e i vicoli, e le strade, e i profumi…
Straordinario. Straordinario ritrovare tutto questo in un film del 1976 di Bruno Barreto, con Sonja Braga ed altri bravi attori di cui non ricordo il nome.
Ecco, ho controllato: José Wilken, Mario Mendoca. Un Brasile straordinario, un’atmosfera che è quella magicamente evocata da Amado, una Sonja Braga che “è” Flor, e non poteva essere che lei, casta e sfrenata, una scena d’amore di una prorompente sensualità e la magia che la fa da padrona. Nostalgia, desiderio e sortilegio…cosa chiedere di più, quando cinema e letteratura si danno la mano?

scritto da Leila Mascano · 13 aprile 2008, 08:06 · #

Ancora Sonja Braga in un film di Hector Babenco ( 1985 )con William Hurt e il troppo presto scomparso Raul Julia, bravissimi tutti e tre. Un filo ideale lo riallaccia a quel filone d’inganni e tradimenti che amore e morte riscattano, de I commedianti. Negli anni 70 sono compagni di prigione in Argentina l’omosessuale Molina (W.Hurt ) condannato per corruzione di minore, condanna che ha straziato la madre, cosa di cui lui è disperato. Per questo vuole uscire dal carcere, e accetta di estorcere confidenze al compagno di cella, Valentin, (R.Julia )dissidente e detenuto politico, fautore della lotta armata, e che disprezza gli omosessuali.Ne conquista la confidenza con i racconti degli amori d’una ragazza con un ufficiale nazista, storie inventate da lui con ricchezza di particolari, in ambienti fastosi e i cui protagonisti sono affascinanti e bellissimi. Poi sarà la volta del racconto d’una creatura fantastica, mostro e meraviglia, la Donna Ragno, che attira un naufrago nella sua casa-trappola. Dapprima irritato e aggressivo, Valentin finirà per affezionarsi a Molina, che scopre fanciullesco e ingenuo nonostante tutto, pieno di sogni e d’ideali, al punto che accetterà di fare l’amore con lui, benché eterosessuale e fidanzato con Leni, che lo aspetta. Molina s’innamora, e a quel punto smette di fare la spia al direttore del carcere, anzi, una volta liberato, nel tentativo di aiutare Valentin contattando un compagno di lotta e per salvare Leni, troverà la morte, e certo a un destino di morte sembra avviato anche Valentin. Il finale è da sogno, coi due amici-amanti e Leni liberi, felici e innamorati, che si allontanano su una barca.Il film s’ispira ad un romanzo di Manuel Puig.Bellissimo il libro, bellissimo,pur con le sue differenze, il film.

scritto da Leila Mascano · 13 aprile 2008, 08:47 · #

Orfeo negro è un meraviglioso film del 1959 di Marcel Camus, tratto da una pièce scritta per il teatro da Vinicius de Moraes che si chiamava Orfeo de Conceicao ( cediglia sotto l’ultima c ).
Orfeo è un tramviere che suona la chitarra e canta. I bambini dicono che è la sua musica che sveglia il sole e lo fa alzare nel cielo.Arriva per il Carnelale Euridice, che dice d’essere venuta per rivedere la cugina, ma in effetti nella speranza di sfuggire ad un misterioso persecutore, che indossa la maschera della Morte. Nonostante sia fidanzato con la gelosisssima Mira, per Orfeo è l’amore. Bellissime le scene del Carnevale, sogno e incubo, con Euridice che fugge dalla Morte che la insegue e va a rifugiarsi nel deposito dei tram.Ma il suo destino si compie per mano di Orfeo, che per errore ne causa la morte innestando l’alta tensione. Sottratta la ragazza senza vita all’obitorio, Orfeo si dirige verso la sua capanna portandola in braccio, ma intercettato da Mira e dalle amiche che lo aggrediscono, precipita in un burrone e muore. Così i tragici amanti sono riunuti per sempre. Sarà un bambino a prendere in mano la chitarra e a far sorgere ancora il sole.
Nonostante una struggente malinconia, grazie anche alle musiche d’una splendida colonna sonora, il film è pervaso da una sensuale gioia di vivere e da una luce di speranza. E poi c‘è Rio,le favelas,il Carnevale…Molti critici espressero riserve su questo film che ebbe un’accoglienza trionfale a Cannes e un enorme successo dipubblico.Iol’ho scoperto da poco e mi commuove moltissimo…

scritto da Leila Mascano · 13 aprile 2008, 09:50 · #

Incanto e struggimento che difficilmente un film ha mai creato in me, è ciò che vissi con intensa commozione assistendo alla trasposizione scenografica di “Oblomov” di Mikhalkov. Difficilmente fu resa in modo così perfetto una vicenda di sentimenti delicati e profondi, amore, amicizia, sensibilità d’animo, nostalgia…
E poi, scusate…Oblomov sono io…lo scelsi pure come nick in un forum.

scritto da maurizio · 13 aprile 2008, 23:02 · #

Rieccolo! Un altro Marlowe, che sbarca a Hollywood e entra in un bar, uno scozzese liscio in mano e ascolta un dialogo tra uno scrittore in là con gli anni e un giovane editore, Lui, in una locandina a lato, feltro in testa e sigaretta tra le dita, la piega delle labbra in quel suo modo… on stage again!

scritto da frank spada · 5 giugno 2009, 19:42 · #

Gentile Paolo Mattana, mi riporto nell’attualità del tempo e spero di trovarla in buona salute – Marlowe ti amo (Una storia in sette giorni) – pubblicato da Robin Edizioni – è uscito a ferbbraio – qui link test la scheda e la rassegna stampa.
Il sequel Dimmi chi sei Marlowe (Cinque sensi e un’anima) – uscirà in ottobre – questo il comunicato editoriale link test
Confidando nella curiosità di un “detective” bolognese che indaga “Tra cinema e letteratura”, la ringrazio per l’ospitalità porgendole cordialissimi saluti.

scritto da frank spada · 20 luglio 2010, 10:01 · #

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