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Poche Chiacchiere: Quei libri che non abbiamo saputo finire...

Quei libri che non abbiamo saputo finire...

La passione per la lettura, parrebbe di capire confrontandosi con chi ne è portatore, germina in giovane età, più raro che ce la si scopra addosso maturi. Per questo le nostre letture crescono con noi, e una certa trafila di classici costituisce un felice obbligo, normalmente è lo zoccolo duro, quasi sempre l’abbrivio necessario per appassionarsi a questo mistero che in fondo restano i libri che ci passano per le mani. Sono vita, sono non vita, servono, non servono, li amiamo, li odiamo, speriamo che non finiscano mai, contiamo le pagine che faticosamente non sono mai l’ultima? Chi sa?

Lungo questa strada di parole con cui vogliamo lastricarci gli anni che passano, aleggiano molti titoli che vorremmo leggere, perché il lettore che è in noi è convinto che manchino al suo curriculum (tutto ad uso interno e destinato al solo piacere).
Altri ci pare di averli letti senza averli mai toccati, altri ancora vorremmo provare a rileggere qualche decennio dopo, per vedere di nascosto l’effetto che ci fanno.
Poi ci sono quelli che in effetti abbiamo riletto, quelli che sospettiamo di avere riletto troppo presto, o troppo tardi, e quelli mai terminati, alcune volte con un senso di sconfitta latente, altre con trionfante soddisfazione, altre col dubbio che la “colpa” fosse nostra.

Ci piacerebbe parlare un po’ di tutte queste categorie, per gioco, e per allenare anche un po’ la mente alla memoria, a indagare come siamo cambiati noi in relazione a questi minuscoli ma indimenticabili compagni di viaggio.

Per cominciare vogliamo parlare dei libri considerati importanti che non abbiamo saputo portare a termine, spiegando sinteticamente quale sensazione ci abbia spinti a lasciare (decisione spesso sofferta, soprattutto in età più giovane, prima che la nostra libreria si popoli di libri che, cominciamo a realizzare, non ci basterebbero tre vite d’ozio per leggerli tutti).

Abbiamo registrato un po’ di pareri qui in redazione, un piccolo campione.
Chi ha da rilanciare, rilanci. La curiosità, un po’ morbosa, è quella di essere feriti sentendo nominare qualcosa che per noi è quasi sacro, o di accanirsi in compagnia su qualche libro che anche noi, con feroce compiacimento, snobbiamo nel sancta sanctorum della letteratura.

 

Anna Karenina

(noioso)

 

La cognizione del dolore

(pesante)

 

Il pendolo di Foucault

(pesante, troppe digressioni, troppo sfoggio di cultura)

 

Il nome della rosa

(non avvincente) 3 voti

 

Cent’anni di solitudine

(non avvincente)

 

Il Barone rampante

(descrizioni troppo prolisse)

 

Gulag

(pesante)

 

Viaggio al termine della notte

(non capito)

 

Il Circolo Pickwick

(troppo lungo!)

 

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

(troppo strampalato)

 

Orfeo in paradiso

(incomprensibile)

 

Guerra e pace

(confusione sui nomi)

 

Delitto e castigo

(pesante)

 

La montagna incantata

(pesante)

 

Addio alle armi

(noioso)

 

Il giardino dei ciliegi

(pesantezza cosmica)

 

Un uomo

(forzato)

 

Il Capitale

(troppo impegnativo)

 

Urlo

(superato)

 

Cane mangia cane

(recitatamente violento)

di Sergio Calderale

Inserito il 13/06/2007 da La redazione | ci sono 8 commenti

A voi la parola

per testardaggine e perchè mi dicevo che non era possibile fosse così, ho letto fino in fondo “L’IDIOTA”..... alla fine mi sono sentita un’idiota….

Non ho mai riletto un libro, specialmente se mi era piaciuto molto, per paura di non ritrovare le atmosfere che mi avevano affascinato….

Uno dei libri più belli che ho letto è stato “AL DIO SCONOSCIUTO” di Steinbeck (spero si scriva così)

scritto da niky · 19 giugno 2007, 23:51 · #

“Al dio sconosciuto” è anche per me uno dei libri più belli mai letti, ed è una delle poche volte che lo sento citare da qualcun altro (non mi sembra che Steinbeck sia amatissimo…)
Anche io, come niky, non ho avuto mai il coraggio di rileggerlo, per le sue stesse identiche ragioni.

scritto da glauco cartocci · 20 giugno 2007, 09:29 · #

I QUINDICI
(ovvero un’accozzaglia poco ragionata)

1) Libro che ho abbandonato a (molto meno di) metà: “Ulisse” di Joyce (per finirlo ci avrei messo quanto l’autore aveva impiegato a scriverlo: dal 1914 al 1922, anni 8).
2) Libro in fondo al quale sono arrivato grazie a un cieco sforzo di volontà: “L’uomo senza qualità” di Musil (ricordo giorni di lettura tormentati: oggi come oggi lascerei perdere, ma me ne pentirei).
3) Libro che mi ha affascinato durante gli anni giovanili: “Siddharta” di Hesse (l’ho anche consigliato a mia figlia, ma in quest’epoca pare non possedere la stessa magia di un tempo).
4) Libro rivalutato: “I promessi sposi” di Manzoni (riletto con sorprendente piacere, dopo la fine del liceo)
5) Libro che mi ha condizionato: “L’uomo dado” di Luke Rhinehart (per un giorno – solo uno, però – ho deciso del mio destino tirando i dadi: un disastro).
6) Libro più divertente: “Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla (si tratta di due brevi saggi di cui il secondo “Le leggi fondamentali della stupidità umana” è gustosissimo oltre che istruttivo).
7) Libro che mi ha recentemente appassionato: “L’ombra del vento” di Zafòn (non è un capolavoro, d’accordo, ma è stato urgente finirlo subito).
8) Libro poliziesco: si tratta, in effetti, di una quadrilogia (Le quattro stagioni) di Leonardo Padura, il cui protagonista è il tenente cubano Mario Conde. I romanzi sono: “Maschere”, “Paesaggio d’autunno”, “Passato remoto” e “Venti di Quaresima”.
9) Libro più brutto mai letto: “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro (semplicemente stucchevole, anche se in verità ho letto di peggio… – per esempio Melissa P.- Ma non tentate di convincermi che i fenomeni editoriali non si costruiscono a tavolino).
10) Libro che mi ha provocato un fastidio fisico: “Il male oscuro” di Berto (c’è mancato poco che la depressione del protagonista mi contagiasse).
11) Libro più crudo: “Everyman” di Roth (non un libro sulla morte, magari…, ma sui terribili momenti che la precedono, sulla vecchiaia, sulla malattia).
12) Libro di più alto contenuto erotico: “Le età di Lulù”, di Almuena Grandes (non sono un cultore del genere, ma questo è anche un romanzo di formazione nella Spagna post-franchista e merita d’essere ricordato).
13) Libro d’amore per eccellenza: “Le affinità elettive” di Goethe (c’è un po’ di tutto: un legame pragmatico e uno infantile, il gioco delle coppie, la passione, il dolore, il senso di colpa. E la morte, naturalmente…)
14) Libro al quale mi sono affezionato: “Porci con le ali” di Ravera e Lombardi Radice (se non altro perché siamo nel 1976).
15) Libro da portare su un’isola deserta: ovviamente uno che non ho ancora letto e che in questo momento non ho in animo di leggere. Forse “Paradiso” di Lezama Lima.

scritto da Luigi Combariati · 24 giugno 2007, 22:22 · #

Dei libri citati dalla redazione ho letto Guerra e Pace e Anna Karenina che mi sono piaciuti moltissimo. Secondo me, Anna Karenina non solo non è noioso, ma trovo che sia un “romanzo scuola” che dovrebbe essere letto da tutti coloro che si cimentano con la scrittura.
Quanto alla Montagna Incantata sono d’accordo, è un po’ pesante e non ho alcuna voglia di tornarci sopra. Con Dostoiewsky ho un conto in sospeso, mi sono piaciuti Il Giocatore e Memorie del sottosuolo, ma non sono riuscita a leggere l’Idiota. Ero già a un quarto di libro e ancora non era passata una giornata. Questo scorrere così lento del tempo mi ha creato qualche problema (non poteva essere tanto lento, nemmeno nell’ottocento).
Intendo colmare la lacuna, non tanto con l’Idiota ma almeno con gli altri romanzi.
Lancio una provocazione. Qualcuno, credo Claudio Magris, ha detto che se uno scrittore al giorno d’oggi proponesse a un editore un Guerra e Pace moderno (con lo stesso pregio lettarario) sarebbe rifiutato. Siamo proprio sicuri che in questi tempi così frenetici, un romanzo lungo non abbia ragione di esistere? E il piacere della lettura?
Ps: Tolstoj è tanto solare quanto Dostojewsy è cupo. Entrambi però sono dei maestri di psicologia.

scritto da Laura · 23 luglio 2007, 20:46 · #

Un libro che ho amato moltissimo è “Il dono di Humboldt” di Saul Bellow. L’ho anche riletto, a distanza di una decina d’anni, non ritrovando però le emozioni che avevo provato alla prima lettura (ricordo che la prima volta alcuni passaggi mi avevano commosso fino alle lacrime).
Concordo con la redazione nel giudizio dato al “Pendolo di Foucault”, uno dei pochi libri che ho iniziato diverse volte senza mai superare la pagina dieci.
Per il libro più brutto sono daccordo con Luigi Combariati: “Va dove ti porta il cuore” è un inno alla banalità. Insopportabile, anche se ricordo di averlo stoicamente letto fino alla fine.
Per me il più divertente in assoluto è stato invece “La zia Julia e lo scribacchino” di Mario Vargas Llosa. Forse è uno di quei libri che potrei anche rileggere, senza temere di restare delusa.

scritto da roberta · 24 luglio 2007, 23:57 · #

Quelli che no.
Mi consola e mi toglie dai sensi di colpa di non essere andato oltre le prime pagine del Pendolo di Foucault il fatto di sentirmi in compagnia, e con la compagnia condivido il giudizio di assoluta inconsistenza di un fenomeno editoriale come Va dove ti porta il cuore. Mi sento invece ancora in colpa di non essere riuscito andare avanti con la lettura dell’osannato Moby Dick di Melville: ero io ad aspettarmi altra cosa o qualcuno mi illumina su quel che mi sfugge? Non mi sfugge invece che gli sceneggiatori del Signore degli anelli sono stati bravi a trascendere la noiosa prolissità di Tolkien, e non riesco a capire cosa abbia di fantastico quall’altro piccolo mito che è Il piccolo principe di Saint-Exupéry.

Quelli che non so.
Mi avete messo in crisi con Anna Karenina (che ho lì nella mia libreria ma dato il volume del volume non mi sono ancora deciso ad affrontare, pur sentendo che “devo”), avendolo definito la redazione noioso e Laura invece addirittura “romanzo scuola”. A proposito di grossi tomi, di monumenti che tutti citano e che ti senti un verme a non conoscerli (ma poi quando li soppesi tra le mani in libreria ti dici vabbé, per un po’ continuo a sentirmi ancora verme), che mi suggerite, ci provo o non ci provo con l’Ulisse di Joyce e La ricerca del tempo perduto di Proust? A proposito di riletture mi sono obbligato a rileggere I promessi sposi di liceale memoria; non dico che mi abbia proprio deluso ma la sensazione è stata che Manzoni non regga con la vivacità di un Dickens (David Copperfield) e l’introspezione di un Hawthorne (La lettera scarlatta).

Quelli che sì.
Questo Steinbeck così poco amato sembra invece trovare qui più di un estimatore; condivido il giudizio positivo su Al Dio sconosciuto, anche se Furore e La valle dell’Eden, per me che sono innamorato di Steinbeck sono imperdibili; leggere solo la prima pagina di furore sembra di vedere un film, di più, essere lì e sentire l’odore della polvere che il vento solleva. Ho scoperto Hesse con molti anni di ritardo, ma Siddharta mi è entrato nell’anima in modo sconvolgente, e non è da meno Narciso e Boccadoro. Per questo mi ha stupito non riuscire andare avanti nella lettura del noioso Il lupo della steppa. Remarque è da leggere tutto. Infine l’ultimo libro che pur riempiendomi d’angoscia mi è piaciuto molto è stato Mille splendidi soli, di Hosseini.
Ciao
(mi piace questo blog che non è un blog)

scritto da ettore · 17 settembre 2007, 10:56 · #

Ciao Ettore,
fidati, Anna Karenina è un piacere dalla prima all’ultima pagina.
L’Ulisse di Joyce, beh, l’ho letto con molta fatica. Una fatica ricompensata a tratti con passi divertenti e irriverenti, ma in tutta onestà non posso dire di averlo compreso nella sua interezza. Mi riproponevo di tornarci su aiutandomi con una guida (esistono guide per la lettura dell’Ulisse) ma non l’ho ancora fatto.
Quanto a Steinbeck, ho ordinato Al Dio sconosciuto quasi due mesi fa, pagando anticipatamente e non è ancora arrivato. Stendiamo un velo pietoso sulle librerie, sui grossi editori e sulla distribuzione.
Nell’attesa ho letto La Corriera Stravagante e i Pascoli del Cielo. Il primo, contrariamente allo stile di Steinbeck è umoristico, il secondo sembra uno Spoon River in prosa. Godibili entrambi.
Furore è sul mio comodino e mi appresto a leggerlo.
Lancio un sassolino: conoscete Ann Tyler? E’ una scrittrice americana (laureata in letteratura russa) piuttosto prolifica che ogni anno all’incirca sforna un romanzo. Sono storie molto particolari, quasi minimaliste nel senso che le vicende passano in secondo piano rispetto ai personaggi, tratteggiati con rara maestria e molta ironia.
Fra i suoi romanzi: Turista per caso da cui è stato tratto l’omonimo film, La moglie dell’attore, Per puro caso e l’ultimo, secondo me molto bello: La figlia perfetta. E’ pubblicata da Guanda ma potete trovare i suoi libri anche nelle edizioni Tea.

scritto da Laura · 27 settembre 2007, 11:01 · #

Horcynus orca:un libro che pochi conoscono e che pochissimi hanno letto.A mio parere un Capolavoro assoluto.Di grande mole,1000 pagine circa ma alla fine la sensazione di avere letto un libro mondo.Difficile all’inizio per via di un linguaggio straordinario.Leggetelo

scritto da fabio · 23 novembre 2007, 11:42 · #

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