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Poche Chiacchiere: Primo Manifesto del Comitato Maldoror

Primo Manifesto del Comitato Maldoror

PRIMO MANIFESTO del “COMITATO MALDOROR”

Il COMITATO MALDOROR è un movimento di pensiero critico e di confronto.

1) Il COMITATO MALDOROR si propone di riaccendere un vero dibattito intorno alla letteratura, oggetto ormai misterioso, e di cui le ultime generazioni di scrittori e con loro una critica compiacente, di stampo puramente promozionale, hanno smarrito il ricordo.

2) Il COMITATO MALDOROR non intende mettere all’indice un autore piuttosto che un altro, reo di aver sguazzato nel facile cortile della “letteratura d’allevamento”. Il suo proposito è invece quello di: a) dare risalto all’opera come prodotto finale di un processo creativo, unico e originale, al di là dell’esclusivo protagonismo dell’autore; e b) di criticare quei “cortili di allevamento letterario” che silenziosamente dilagano.

3) Con il termine: “cortili di allevamento letterario”, il COMITATO MALDOROR intende indicare le scuole di scrittura creativa; e per polli d’allevamento tutti gli scrittori che vengono promossi puntualmente quali “fenomeni letterari” e/o “promesse della letteratura” soltanto dopo aver frequentato tali corsi di scrittura creativa orchestrati da scrittori già di fama e da case editrici di tendenza, anteponendo a questo meccanismo la rivendicazione del “testo unico e originale”: un prodotto creativo scevro da ogni intenzione presenzialista da parte dell’autore, unico perché al di là di ogni norma stilistico-letteraria pre-definita, e originale in quanto dettato esclusivamente da stimoli disinteressati e puramente artistici.

4) Il COMITATO MALDOROR ritiene indispensabile anche l’assalto a una critica letteraria asservita a una logica di merchandising, di lancio di autori più letterario-genici (cioè portatori di una telegenia letteraria) di altri, di recensioni prestate agli editori per portare avanti una logica di scambio di favori, e che non intraprende una ricerca autonoma e competente tesa a individuare dove si trovi la vera scrittura nella forma e nei contenuti.

4 a) Il COMITATO MALDOROR vuole attirare l’attenzione sulla singolare convergenza di argomenti e forme che attraversano la gran parte della produzione “letteraria” degli scrittori venti-trentenni, e sulla necessità da parte dell’editoria e della critica di sfornare esclusivamente scrittori venti-trentenni come marchio distintivo e di garanzia della loro qualità di talent-scouting.

4 b) Il COMITATO MALDOROR vuole accendere un dibattito anche intorno ai collettivi di scrittura, nel sospetto che d’altro non si tratti che di strumenti promozionali volti ad amplificare l’appeal mediatico dei singoli componenti nella dubbia convinzione che in un’opera letteraria l’unione di più autori aumenti la forza di un’opera.

5) Il COMITATO MALDOROR si propone di indagare su “Dove e come nasce la scrittura”, al fine di ‘riunificare eticamente’ testo e autore, due entità attualmente staccate e autonome.

6) Il COMITATO MALDOROR spera di stimolare nel lettore che acquista un certo libro la domanda: sul “PERCHÈ” quell’autore ha scritto quel testo o “PERCHÈ” ha avuto successo, o ancora “PERCHÈ” quel critico lo saluta con tanto clamore, o ancora “PERCHÈ” è finalista in qualche importante premio letterario.

7) Il COMITATO MALDOROR in breve, al di là delle provocazioni, intende diffondere uno spirito critico e analitico al fine di suscitare nell’uditore ancora pensante l’urgenza di una risposta intorno a un importante quesito: “CHE COS’È OGGI LA LETTERATURA?”

8) Il COMITATO MALDOROR ponendosi questa domanda vuole ridare dignità al testo, all’autore e al lettore sommerso da un carico superfluo ed eccessivo di testi sul mercato,

9) Il COMITATO MALDOROR agisce mosso da un obiettivo: preservare il libero pensiero creativo in un mondo che vorrebbe controllarlo per manipolarlo.

10) (AMMENDA) Il COMITATO si dichiara composto da un certo numero di autori, traduttori ed editor che si sono riuniti spontaneamente sperando di accendere un dibattito serio intorno alla letteratura, i cui nomi non verranno resi noti solo per non contravvenire al punto numero 3, in cui si fa riferimento al troppo presenzialismo degli operatori del settore letterario.

Dichiara che quanto verrà pubblicato non ha nessuno scopo strumentale o altro e che verranno cestinati gli insulti o qualsiasi altro argomento che esula dalla pura discussione intorno a queste tematiche.

Ringrazia infine la Robin per la gentile ospitalità sul suo blog.

Inserito il 23/02/2007 da Comitato Maldoror | ci sono 5 commenti

A voi la parola

Avete ragione!
voglio solo ricordare uno scrittore, forse poco noto, che non amava esibirsi… A me gli autori che parlano troppo di loro mi insospettiscono… Quando parlano troppo di ciò che scrivono, voglio dire… Lasciate che i libri galoppino senza di voi… Riporto quanto disse tal José Jimenez Lozano, un galiziano con la faccia rosa dal vento della sua terra arida, ribelle e chiusa:
“Io vorrei che si leggessero e amassero i miei libri, ma che si dimenticasse il nome di chi li ha scritti”. quanti problemi si risolverebbero… ma chi sacrifica l’ego alla verità della parola?

scritto da paride · 12 marzo 2007, 17:55 · #

Per scrivere bisognerebbe immaginarsi morti, solo così si riesce a perdere la vanità. Brendan O’Connel.
Condivido in pieno, esibirmi, per me, è contro natura. C‘è solo un problema. I libri degli scrittori “anonimi” non circolano, non arrivano, non vengono notati, nonostante abbiano ottenuto buone recensioni ecc.
E assistere all’emarginazione della propria “creatura” è alquanto sconfortante.

scritto da Laura · 27 settembre 2007, 11:12 · #

I più bei libri che ho letto ultimamente sono di autori stranieri che provengono da paesi in cui ancora non dilagano “cortili di allevamento letterario”,ed in cui c‘è ancora spazio per i sentimenti, la passione, per un modo di scrivere le proprie emozioni autentico e non filtrato da mode o dalla sindrome del libro che imita lo sceneggiato cinematografico e che diventa solo una pellicola mal riuscita, senza lasciare spazio all’introspezione, che è la parte più bella del leggere. Purtroppo anche gli editori italiani, ahinoi, ormai sembrano prestare ascolto solo agli autori che, già noti per i più svariati motivi, gli garantiscono per questo motivo un’entrata sicura anche se il libro è una porcheria. Tempi duri per scrittori (veri) e lettori.

scritto da trishia · 22 dicembre 2007, 10:17 · #

Personalmente penso che l’opera letteraria, dal momento in cui è conclusa, non appartenga in un certo senso più all’autore,se non in senso genetico, nello stesso modo in cui i figli più fortunati non appartengono ai genitori.Ci sono libri già scritti, che s’imbattono nel proprio autore come la disperata volontà di esistere si è imbattuta nella corazza dando vita al cavaliere inesistente,altrimenti non si spiega come una persona come me, che non ha mai pensato di scrivere, sia pure in circostanze particolari, si siede e butta giù quelle che sarebbero state le 429 pagine del suo libro senza un’esitazione, nè un ripensamento, né una cancellatura, in preda alla più perfetta forma di felicità che si prova quando si è innamorati alla follia, ma qui con la certezza che questa perfezione non te la può togliere l’altro, perché è solo tua, dipende solo da te.Certo, ci vuole fortuna ad essere pubblicati, e a quel punto il libro è il manoscritto nella bottiglia, affidato alle onde e alla sorte perché con tutta la buona volontà se l’editore non è uno di quei “mostri” che conosciamo tutti, che hanno venduto già tutte le copie prima di pubblicarle, può per quello che riesce a sostenerti,ma certo non riesce a importi come un “caso”, il che comporta un’operazione di marketing che solo i “mostri” possono sostenere. Quanto a me, quando da Feltrinelli non mi sono più dovuta inginocchiare come una penitente spazzando il pavimento per vedere la mia creatura nello scaffale livello scarpe ma l’ho vista promossa ad altezza occhi mi sono…commossa!E qui confesso il mio peccato: guardando i tanti bruttissimi libri pubblicizzati a suon di grancassa,mentre io sto qui a sperare nel primitivo suono del tam-tam, io, dopo tanti bei discorsi,dichiaro pubblicamente di essere invidiosa,anzi terribilmente invidiosa, ed è la prima volta nella mia vita.Non ne vado orgogliosa, ma è così.

scritto da leila mascano · 3 gennaio 2008, 09:19 · #

Segnalo al Comitato che ci sono ancora, accorti o pazzi, Editori che ci provano. Io ne conosco uno che si chiama Mr. Mex, cui auguro successo e fortune, sopratutto editoriali, unitamente al suo staff.

scritto da frank spada · 5 maggio 2009, 10:21 · #

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