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Poche Chiacchiere: Prigionieri di serie A e di serie B

Prigionieri di serie A e di serie B

Permesso…

...ecco… io…
sono al mio primo blog…

...scusate l’intrusione… spero di non far danni…

i bene informati mi suggeriscono che si dice POST, quando uno scrive qualcosa, e la invia…
allora, è il mio primo post, che non sarà certo come il primo bacio, o la prima coca-cola, ma insomma…

credo di avere il panico da schermo bianco, variabile postmoderna (ah, che bello poter usare ogni tanto questo termine… mi fa sentire come in un’intervista sul Magazine del Corriere…) della pagina bianca

ma, in questo palco di lettere, letterati e amanti della letteratura (e del calcio, del rock e del tango, degli uomini e delle donne, delle auto e della politica, e…), spero che qualcuno mi suggerisca il perché, da qualche giorno, c‘è come questo senso di fastidio, di “troppo”, che mi insegue, ogni volta che ripenso alla vicenda di uno che di lettere vive, come Daniele Mastrogiacomo…

l’altro giorno vi erano 6 (seiiii!!!!!) tivù collegate in diretta per il suo rientro a Roma
Per tre (treeeeee!!!!!!) mesi, due tecnici dell’Eni sono rimasti nelle mani dei ribellli del Mend, nel delta del Niger.

Felice, come tutti spero, della fine dell’incubo per il giornalista di Repubblica, ma… dove sta l’errore?
Dov‘è (quand‘è) che si diventa prigionieri di serie A e prigionieri di serie B?

che sia, anche questo, un potere della letteratura, o comunque, della parola scritta?

Inserito il 22/03/2007 da Davide Tessari | ci sono 29 commenti

A voi la parola

Mi ritrovo perfettamente nel tuo stato d’animo. Vedere tutti i telegiornali cominciare con Mastrogiacomo, vedere tutti i titoloni dei quotidiani per lui (dopo qualche giorno non era più “Mastrogiacomo” ma soltanto “Daniele”) aveva già saturato il livello della nausea da un po’.

Credo che il problema sia che non ci si può più nemmeno incazzare per tutti questi abusi mediatici, perché in qualche modo si è sempre nel torto.

Ti diranno:
va beh, ma la situazione era delicata e portava con sé molte implicazioni.

oppure

va beh, ma ma senza il diritto di cronaca di chi va a vedere cosa succede davvero cosa ne sapremmo?

poi uno si ferma un attimo a pensare e si rende conto che i giornalisti non ci raccontano un bel niente, in questo paese, di quello che succede davvero quando le questioni sono complesse, segrete e ciò che si vuole far trapelare manipolato e distorto.

La cecità dei giornalisti italiani è ormai proverbiale.
Futili, coniglieschi, intrallazzatori, venduti o tenuti allo scuro.
Pavidi, ignoranti, concussi.

Perché è così.

Poi si pongono da soli a martiri ed eroi, usando i loro stessi mezzi di diffusione, che proprio mi par ridicolo.

La raccolta di firme poi mi sembra roba da matti.
Una raccolta di firme? E allora? A chi dovrebbe importare?
Chiaro che la gente italiana non vorrebbe veder decapitato un essere umano, italiano, rapito mentre lavorava.

Ma il giornalismo, anche lì, è accessorio. Poteva anche essere un cavolo di mercenario che guidava camion, come è già successo, tanto la gente è sempre pronta a commuoversi, come tutti i rincoglioniti.

E poi: quale soglia di prudenza dovrebbero rispettare, questi inviati? ci si chiede.

Come possiamo NOI capirlo? Come possiamo distinguere quanto sia stato ingenuo, improvvido, o quanto invece sia inevitabile rispetto a un certo numero di giornalisti che affollano un luogo di guerra?

Troppe domande, ecco il perché dello spaesamento.

Troppi avvenimenti che ci coinvolgono ogni giorno, che crediamo ci vengano spiegati al telegiornale o sui giornali sono in verità inaccessibili.

La verità è sempre diversa, o parzialmente occultata.

Forse fa rabbia che una cosa piccola rispetto a tutto quanto sta accadendo possa d’un tratto, per giorni e giorni, diventare L’UNICA.

Eddai, certo che è troppo.

scritto da smemo · 22 marzo 2007, 20:47 · #

Beh, ragazzi, vista dall’alto la terra sembra rotonda e in perfetto equilibrio.
Vista dal basso è sbilanciata e pende clamorosamente da una parte.
Ora che il caso Mastrogiacomo è risolto e (quasi) archiviato, restano veline, vip, politici, fotografi e rampanti ad occupare le cronache.
L’informazione, oggi, è una deriva dilagante e noi stiamo ormai con l’acqua al collo.
Lo era anche ieri forse, lo è sempre stata, in realtà.
Ma i minori mezzi ti facevano sentire meno l’invadenza.
Oggi, è chiaro, ti portano dove vogliono, ti distraggono, ti impongono la notizia (quando non la creano di proposito).
E tutto è polemica, tutto è contrasto, tutto è lite.
Si è perso il buon senso, purtroppo, e la logica.
Ma non per caso, perchè niente in questo mondo succede per caso.
La bussola ha smesso di puntare a nord e l’ago gira impazzito sul quadrante, corrotto da un magnete artificiale.
Perchè, è chiaro, è molto più comodo catalizzare l’attenzione su chi ha fotografato chi, o rivelare dov’era la tale signorina alla tale ora, invece che (per esempio) capire come e perchè in Italia ci sono 4 morti sul lavoro al giorno, o se è vero che abolendo il costo di ricarica sui telefonini si sono colpite le grandi lobby che governano questo paese o se esiste giustizia ed equità sociale.
A volte mi viene da pensare che tutto non sia altro che un grande inganno.

scritto da Luigi Combariati · 23 marzo 2007, 10:28 · #

L’idea che uno dei tuoi scrittori preferiti commenti il quotidiano con quel tocco poetico che riconosci… mi rende la giornata più lieve, mi fa riflettere senza abbattermi totalmente. Capisco che le prospettive sono importanti e che il senso critico deve essere costantemente allenato! Grazie e… continua ;-)

scritto da Memi · 23 marzo 2007, 10:41 · #

Ciò che si sta discutendo non è la prigionia di un nome tra i tanti, tra i tanti servi del potere (perché il giornalismo è questo) ma di ciò che si chiama comunemente IMPUNITA’. Perchè, ad esempio, si è dichiarato che il giornalista valga più di due o tre capi tribù mentre un altro ha dichiarato che ne valeva meno? Chi o cosa decide l’impunità di una persona? Esiste o non esiste la legge? oppure come tante cose umane è solo un’opinione, o una regola fatta per essere evasa? Il potere poi della comunicazione è talemente enorme da superare la dittatura. Anzi è una tirannia dolce quella della carta stampata, come il panem et circenses dei romani, come il Berlusca che ci ha ammaliato di calciatori e veline. Siamo in pieno regime di impunità, (ce lo ricordano il legittimo sospetto e i continui rinvii del processi al re del biscione) ma non ce ne siamo ancora accorti.

scritto da carlo · 23 marzo 2007, 14:06 · #

Non bisogna mica vivere per le lettere. e nemmeno vivere di lettere o per le lettere, che non valgono niente alla fin fine. E poi questa voglia di leggere… perché basta leggerne uno solo di classici, disse Stendhal, ma almeno cinque volte per cominciare a capire qualcosa di scrittura. molti autori poi sono braccia rubate all’agricoltura e altri ancora lo fanno per snobismo. la letteratura poi cos‘è? una raccolta di libri? la vita non si insegna né si apprende sui libri. serve solo agli scrittori, quando va bene, o ai giornalisti perché fa fico. Perché è un modello vincente. ma lasciate libera questa bistrattata leteratura, queste lettere stracciate… lasciate libera di esprimersi. è lei che è in prigione non quel giornalista che se stava ancora un po’ con i talebani faceva bene! è l’opinione che è legata non i gionalisti. Liberiamo l’opinione!

scritto da gianluca · 23 marzo 2007, 17:01 · #

Caro Davide, mi chiedo se tu scriva il blog prima su carta e poi lo ricopi, con le labbra semiaperte, su questo schermo bianco di epoca postmoderna. Eppure dovresti essere pratico dei blog no? Per quanto riguarda la vicenda Mastrogiacomo beh, alla fine tutto potrebbe essere riconducibile a quella che è la mia ossessione (ancora?? Ancora…): il Significato. Serie A o serie B alla fine sempre di prigionieri si tratta. E per lo stesso principio per il quale non possiamo bere la parola “acqua” non possiamo sapere la differenza fra le due tipologie di prigionieri. O, forse, l’abbiamo sempre saputa e, forse, la nostra presuntuosità ci fa credere di esserne sempre un po’ al di sopra, tanto sopra da poterne parlare sentendoci estranei. Prigionieri di classe Z…

scritto da Patah · 23 marzo 2007, 19:59 · #

Ma vi rendete conto che quel poveraccio che hanno decapitato davanti a Mastrogiacomo è diventato “famoso” perché è stato decapitato “davanti a Mastrogiacomo”.
Scioccandolo, poverino.
E adesso che l’interprete è ancora prigioniero, com‘è che non importa più niente a nessuno di quella vita?
Manipolazione.
Trovatemi una parola migliore.
L’informazione pretende di essere il pensiero collettivo.
Da quant‘è che il singolo ha smesso di pensare, di essere parte creativa e autonoma del proprio pensiero?

scritto da smemo · 23 marzo 2007, 22:16 · #

Una citazione per rispondere a Gianluca, il cui parere, beninteso, rispetto.

di Michail Bulgakov:

Seguimi, lettore! Chi ti ha detto che non esiste a questo mondo l’amore vero, fedele ed eterno! Al mentitore sia tagliata la malefica lingua. Seguimi, lettore. Solo me, segui. E io ti mostrerò un tale amore.

scritto da Brikabrak · 23 marzo 2007, 22:55 · #

No, tanto pe’ capì... Ma il bianco è postmoderno?

scritto da gianluca · 23 marzo 2007, 22:56 · #

Tu m’hai stuzzicato brik e io me te risponno:
‘Al lettore’ di Baudelaire:
‘La stoltezza, l’errore, il peccato, l’avarizia/occupano gli spiriti tormentando i corpi… (etc etc etc)/
Ma tra gli sciacalli, le cagne, le pantere,/le scimmmie,gli scorpioni, i serpenti, gli avvoltoi/
i mostri guaiolanti, urlanti, grugnenti e striscianti/nell’infame serraglio dei nostri vizi,/eccolo là il più brutto, il più immondo, il più maligno: la Noia!... (etc etc etc)/ quel leggendario mostro tu, lettore, lo conosci, – ipocrita lettore, – mio simile – fratello! (da i Fleur du mal)

scritto da gianluca · 23 marzo 2007, 23:08 · #

Rispondo s SMEMO, 23/03. Citando Nietzsche (dato che, pare, qui dentro le citazioni siano la necessaria tovaglia sulla quale poggiare i gomiti): “Il pubblico scambia facilmente chi pesca nel torbido con uno che pesca nel profondo.” Ti chiedi da quanto il singolo abbia smesso di essere parte creativa del pensare: da sempre. O, approssimativamente, da sempre. Non è infatti vero che noi pensiamo solamente le parole che abbiamo in testa? Ciò va oltre la scrittura, che altro non è che una conseguenza del pensiero. Se si pensa solo con l’aiuto delle parole che conosciamo, va da sè che pensiamo ciò che riceviamo dall’esterno. Certo, possiamo elaborarlo, chi più chi meno, con un po’ di coraggio. Ma la massa, costituita da singoli individui, si livella sopra le parole ricevute con ridondanza: Mastrogiacomo… Mastrogiacomo…Mastrogiacomo… Evidentemente i propri investimenti vanno protetti e fatti fruttare: chi di noi abbandonerebbe un investimento con incuria? (Perchè ve ne stupite tanto???) P.S: ai realizzatori del blog. Manca la funzione rispondi ai commenti.

scritto da Patah · 24 marzo 2007, 09:57 · #

Commento a Patah:
ma non fa mica bon ton mettere i gomiti sulla tovaglia! A te poi così attenta (perché sei una donna, non c‘è dubbio)al rapporto significato/significante. fai come Schopenauer che discettava amabilmente del suicidio davanti a una tavola imbandita.

scritto da gianluca · 24 marzo 2007, 10:13 · #

Commento a gianluca. Ma non l’ho mica messa io la tovaglia! Ho pure dovuto alzare i gomiti perché la stendessero… Ah.. Stavo così comoda prima! Adesso mi si accartoccia sotto ad ogni movimento (ed il tuo commento ne è la prova). Avrei voluto esserci alla tavola di Schopenhauer… Maaa… a proposito di significato e significante: questo blog si intitola “poche chiacchiere”. Povero Shopenhauer…

scritto da Patah · 24 marzo 2007, 10:30 · #

rispondo a Gianluca e a smemo.
Sono d’accordo con voi ragazzi. Le cose stanno proprio così. la libertà d’opinione è imbavagliata e non la smetto di stupirmi di quanto la gente cada sempre nello stesso tranello… Anzi credo che lo stupore deve esserci sempre altrimenti, riprendendo Kierkieegard, non ci sarebbe tremore.
Commento a Patah.
scusa ma non ti capisco, i tuoi discorsi saranno anche profondi ma sono un po’ fumosi.

scritto da carlo · 24 marzo 2007, 11:00 · #

Cos‘è che non comprendi carlo? I miei commenti sono cinici ed insolenti, però sinceri. Quanto alla loro profondità, beh, forse ci sarebbe da discutere. Se mi dici cosa non comprendi ti rispondo volentieri: ho detto più cose.

scritto da Patah · 24 marzo 2007, 11:32 · #

Senti un po’ Patabrikabrak, non sei né insolente né cinica, tu come tante intellettualoidi annoiate che bazzicano i blog usi solo le parole perché fai la snob. invece di usare il corpo come seduzione usi impropriamente ciò che viene comunemente chiamato intelletto. Hai detto solo le stesse cose degli altri, sperando che qualcuno le trovi interessanti e per quanto riguarda la sincerità trovo i tuoi interventi così banali che onestamente preferisco le veline che forse saranno anche più stupide ma almeno sono più allegre. E sempre per il significato/significnate cosa significa Patah, patatina o patatrak? Anzi no, non me lo dire non me ne può fregà de meno!

scritto da gianluca · 24 marzo 2007, 13:10 · #

Commento a gianluca (riprendendo da ciò che ha scritto Davide): Per quanto riguarda l’opinione vicolata allargandola alla carta stampata e alla letteratura… Ad esempio,
sono usciti in edicola i fascicoli della scuola di scrittura creativa di Baricco. Tempo fa ne uscirono a dispense più generaliste intitolate “scrivere” (ve le ricordate?) adesso invece c‘è il nome di Baricco. Ora dico io: ma questa non è appropriazione indebita della letteratura? Non è indirizzare la creatività nell’orizzonte creativo di Baricco? Non è vincolo legalizzato? Certo i fascicoli si comprano e se non si vuole non si comprano ma questo se non vi fossero i 18/20 enni affascinati dal prestigio delle lettere, perchè per invogliarli a comprare si dice che potrebbero venire publicati… Ma questa non è manipolazione del pensiero creativo usando l’arma più potente: l’ambizione?

scritto da carlo · 24 marzo 2007, 14:23 · #

Mercificazione ancor più che manipolazione. o meglio prima l’una e poi la’ltra, o ancora l’una non esiste senza l’altra. Tutto è mercificato. Anche la notizia stessa che un tempo svolazzava come una colomba bianca, simbolo di pace e della circolazione delle idee. Adesso non solo il semplice SMS ha un costo ma persino le suonerie per ricevere i messagi sono mercificate. Anche la prigionia è mercificata: Un Mastrogiacono contro tre capi tribù e l’autista? Quanto vale l’autista? Qaunte suonerie di messaggini vale un autista di una scorta? E se facessimo tutti insieme (si usa, no? la SOLIDARIETA’!) un unico squillo nelle ambasciate italiane di tutti i paesi del mondo a ricordare ai diplomatici che c‘è ancora un altro sequestrato nelle mani dei talebani? Succederebbe qualcosa? c‘è troppa demagogia in giro…

scritto da gianluca · 24 marzo 2007, 14:57 · #

Commento a gianluca: ahahahhaahhahahahaahahahahhahahahahahahahahahahahaha!!! Accompagnato da applausi scroscianti. Riaprono le iscrizioni ai provini di Zelig… Provaci..avrai un futuro. In quanto a psicologo beh, credo moriresti di fame… (Difficile però usare il corpo qui dentro…). Per il resto, mio caro, tu hai fatto le mie stesse cose, e le cose che fanno tutti coloro che lasciano commenti: sperare che qualcuno li trovi interessanti. Alcuni li leggono, altri no. Alcuni pretendono di dire qualcosa, altri cercano solo di comunicare. La differenza fra le persone sta nel modo di percepire e di rispondere. Vedo che qui, almeno per quanto ti riguarda, la cortesia ed il rispetto non sono di casa. Nonriesco proprio a comprendere cosa di ciò che ho scritto possa averti infastidito a tal punto da attaccare in quel modo… Avrei preferito un: Patah togliti dalle palle. Per il mio nick pregasi di non offendere: è ebraico. Io gianluca l’ho scritto come lo scrivi tu. Nè più nè meno. Tanti saluti.

scritto da Patah · 24 marzo 2007, 15:01 · #

Davide Tessari si chiedeva:
“Che sia, anche questo, un potere della letteratura, o comunque, della parola scritta?”
Il potere di Mastrogiacomo doveva consistere nel suo essere portatore di parola scritta? Di essere, in qualche modo, un letterato? Un uomo di lettere?
Questo lo rendeva in qualche modo “sacro”. Oltre il suo autista, oltre il suo interprete (che era un semplice filtro, della parola)?
Verrebbe da chiedersi: cos‘è, oggi, la parola scritta?
desacralizzata dalla sovrabbondanza di produzione letteraria, desacralizzata dal ruolo marginale degli scrittori rispetto alla cultura di massa, desacralizzata dalle scuole di scrittura, che l’hanno ridotta a vuoto esercizio.
Ridicolizzata dalla tv, che non perde occasione per sancirne la vanagloria e la noiosità, in molti modi subliminali. Resa demodè da un mondo informatizzato in cui la conoscenza non è più verticale, ma solo orizzontale, veloce, episodica.
La parola scritta dei giornalisti che tipo di parola scritta è? Serve a informare, riflettere, insinuare, manovrare, destabilizzare, smuovere?
A che serve? A chi serve?
Ha il diritto di autogiudicarsi? Di pretendere un rispetto specifico?
Chi scrive la colonna di cronaca su chi scrive la colonna di cronaca?

scritto da GlobeTrotter · 25 marzo 2007, 13:03 · #

Commento a globe trotter:
dal meta racconto, che ci ha proiettati all’interno della parola (dentro cioè al rapporto significato/significnate), siamo giunti al fine all’interno del rapporto autore/lettore (ossia pubblico). dal testo siamo passati ad addentrarci nella selva oscura tra emittente e ricevente… ben venga. Ci si sta davvero chiedendo cioè dove sia davvero l’autoreferenzialità e dove il VERO messaggio. ma dovrebbe scomparire il lettore (il pubblico) o l’autore? Insomma, scrivere è comunicare QUALCOSA... ma questo QUALCOSA fino a che punto può essere manipolato sia dall’autore (o giornalista o il potere) o dal lettore (il gusto, l’opinione corrente)? Il testo così è solo un veicolo, un mezzo, uno straccio, un megafono… Dal minimalismo letterario, l’ultima frontiera delle parole e dello stile, in quale zona oscura siamo entrati? Potrebbe esistere un’etica della parola e riproporre un testi senza macchia, e sopratutto senza autori?
Cosa succederebbe se si pubblicassero opinioni senza firme? Non succede così anche sui forum, sui blog? Chi sa cosa l’uno dell’altro? conterebbe davvero solo la parola? Oppure… Oppure cosa? Aiutatemi a vedere…

scritto da carlo · 26 marzo 2007, 16:20 · #

Il problema, come spesso accade, è l’arroganza. L’arrogarsi qualcosa: diritti, privilegi, meriti.
Il giornalismo potrebbe non avere firma, qualsiasi cosa scritta potrebbe. Qui si parla anche di chi possiede il mezzo: come può l’informazione elevarsi da sé, con i suoi organi interni, a meritevole?
Questa dittatura mediatica in cui (per dirla come Patah) una sovrabbondanza di input esterni paralizza l’elaborazione, a cosa dovrebbe giovare?
Riflettere si può, ma occorre uno sforzo, una continua fuga in disparte.
Ricevi – fuggi, rielabora – torna.
Mi associo a Davide Tessari. La base è un senso di “troppo”.
Provare a definirlo è difficile, perché vi si è immersi così tanto da smarrirne i contorni.
Solo che le orecchie continuano a fischiare.

scritto da GlobeTrotter · 26 marzo 2007, 21:04 · #

Caro Davide, condivido il tuo disagio e penso che in questo caso le “lettere” centrino poco.
Piuttosto credo, come già ampiamente scritto nei vari interventi che mi hanno preceduto, che centrino i “media” ( la televisione in primis) e il loro rapporto spesso connivente con il potere, fatto di sostegno a vicenda, l’uno funzionale all’altro.
La situazione è complessa, così come la sua soluzione. Tanto complessa che alla fine anche un giornalista inviato di guerra, che vuole raccontare realtà e verità scomode, si può trovare suo malgrado ad essere ingranaggio di un meccanismo che magari non condivide. Certo è che una volta si parlava di “controinformazione”, di “stampa alternativa” o di Radio libere, adesso che siamo nell’era dell’Information Technology (a portata di quasi di tutti), paradossalmente abbiamo globalizzato solo l’omogeneità del pensiero e c’è sempre più difficile capire cosa realmente sta accadendo attorno a noi.
Per il resto, a proposito di “cittadini di serie A o serie B”, penso che siamo ahimé da tempo classificati principalmente solo in base al nostro “valore” in termini di ritorno economico…per cui per sapere a che “serie” appartieni, basta chiedersi non chi sei, ma .. “Quanto vali?”… fai un pò tu!

scritto da paolo mattana · 27 marzo 2007, 12:58 · #

..ti sei scordato di me…

scritto da biancaneve · 4 maggio 2007, 15:39 · #

Capito dopo un anno sulle tracce di un di battito che ha visto toni accesi come poche volte su questo blog… concordo con Paolo che è veramente difficile capire quello che accade intorno a noi, soprattutto davanti alla televisione, che per sua natura ci mette in uno stato d’animo di passività. Non so se capita anche a voi che mentre la parola scritta viene immediatamente filtrata dalla nostra ragione e dalla nostra critica, queste facoltà “si addormentano” più facilmente davanti allo schermo, come se un pendolino ipnotico ci mettesse, appunto, in un limbo passivo: A me gli occhi,please.
Seconda osservazione. Perché certe parole sono ambigue, ambivalenti, e col tempo assumono un significato dispregiativo, negativo? In questo senso è stata usata qui la parola “intellettuale”. Dipende dal fatto che una classe di persone che privilegia, o dovrebbe, il pensiero, ha poi così poco reso questo proficuo, così ha disatteso i fatti,o la raltà, o peggio si è talmente scollegata da esso, da far sì che questo termine si svilisse, oscillasse in un significato che sempre più spesso è dispregiativo o quanto meno ambiguo?
Vado a ruota libera:un film d’impatto, di cui si parla molto, metti l’Esorcista,a suo tempo, e a ben altro livelllo Apocalypse now, fa molto più effetto nel clou del dibattito o dell’impressione che suscita, sicché rivisto ad acque calme si scollega dal pathos da cui è stato circondato, e lo si “affronta” con freddezza maggiore, anzi vaccinati da un distacco che ci fa “sopportare” a freddo quel che ci siamo rifiutati ( parlo di persone che non amano sconvolgersi al cinema ) a freddo. Così io prendo un po’ di distanza dal dibattito che è “decantato” dopo un anno, e chissà se si scrisse si riaffaccerà, per fare delle osservazioni forse da donna intellettuale, che nel mio caso significano proprio leggere, senza consistenza e probabilmente stupide.Non hanno “dietro” chissà che. Nascono e muoiono lì.Una è che mi sembra appropriato che Shopenauer discettasse a tavola di suicidio. Primo, è perché era il luogo privilegiato di molti per tagliarsi le vene o bere il veleno,e poi si dice che sia lì che si combatte contro la morte. Dove meglio discutere del nostro arrenderci se non nel luogo deputato alla lotta? Volete mettere la solitudine della vasca mentre l’acqua si arrossa al conviviale piacere di sentirsi svuotare, magari in compagnia d’amici i cui volti dolcemente si annebbiano e le cui parole ci giungono sempre più distanti nel loro viaggio verso il nulla?
Poi, so che la nostra “cultura” attuale preferisce la rissa, e meglio è se l’altro ha qualche handicap, così da poterlo più icasticamente svillanegggiare: Che ne so, storpio,monco, qualcosa del genere. E’ dunque sempre la donna quell’animale malato, quell’eunuco che è giusto colpire nel sesso, e quindi ricondurla alla sua essenza di femmina, taci donna, insulto di per sè,surgelata patatina che manco sa far la patatina, che è l’unica cosa che potrebbe…e qui le mie riflessioni si fermano, se no scadrei anche io, e non voglio…vorrei proseguire sul filo di quel filo (scusate il gioco diparole )di fumo, labile come si addice ad una donna,osservando che sempre ho pensato che il corpo fosse un potente strumento di seduzione in quanto proiezione materiale e concreta di un potere, d’un fascino che viene soprattutto dal cervello. Il kamasutra è ginnastica, senza la curiosità,l’invenzione, lo spirito di gioco e d’attrazione che parte dall’intelletto. Ecco allora i gesti, gli accadimenti scatenare emozioni, rinnovarsi,anelare al possesso che si concede e si nega, avere il potere di sconvolgere entrando in gioco meccanismi complessi che molto hanno a che vedere con l’eccitazione e il piacere e pochissimo col le patatine e il fast food.Certo che ci vuole un po’ d’intelletto da tutte e due le parti, altrimenti si può affittare un filmino e sbrigarsela da soli. Sono andata troppo oltre?

scritto da Leila Mascano · 18 aprile 2008, 08:05 · #

Piccola correzione: finito il dibattito intorno a un film, lo si affronta più volentieri a freddo,per quelli che non amano sconvolgersi al cinema, che a caldo, naturalmente. Mi scuso, dovrei rileggere quel che scrivo, ma allora finirei per cancellare tutto.E poi c‘è il“nostro” viaggio verso il nulla,e non quello delle parole, il “loro” come ho scritto io, e questo lapsus è davvero da manuale, perché vedete com‘è forte il nostro desiderio di non affrontare la dissolvenza anche parlando di suicidio, sicché qualcosa spinge a scrivere che sono le parole, e dunque la realtà che ci circonda, a dissolversi con la morte nel nulla, e non viceversa noi, ed è una sfumatura molto bella, molto importante, come tutte le illusioni. Mi credevo aliena da questi bizantinismi, e invece, nonostante sia solo una donna, probabilmente intellettuale ecc.,per non dir di altri frigidi e surgelati orrori, ne soffro anch’io.

scritto da Leila Mascano · 18 aprile 2008, 14:18 · #

Troppo spesso gli “intellettuali” pontificano dalla torre d’avorio di un successo che sembra dar loro il diritto di tuttologogizzare su argomenti al di fuori della loro portata. Se lo fanno perfino comici e calciatori, del resto, perché non potrebbero farlo loro?
Non hanno comunque la statura morale e la potenza intuitiva di un Pasolini, perché di uomini come lui, nel corso del XX° secolo, ne sono nati rarissimi, in Italia.
Io penso che viviamo in un mare di me..a nel quale è impossibile restare puliti, per cui personaggi sporchi concionano contro altri personaggi imbrattati a loro volta. Accusandoli di “imbrattamento”.Resta il fatto che questo mare abbiamo contribuito tutti a crearlo, ma, per non tornare al solito, banale “siamo tutti colpevoli”, diciamo che c‘è chi lo è in maggior misura.

scritto da maurizio · 20 aprile 2008, 19:50 · #

Tornando all’iniziale “Serie A o B”, ormai la disussione (accesa) lascia il posto solo alla TV, dove tutto si confonde, si rinnega, si dibatte e si stravolge all’ombra di un imperatore, o no?

scritto da frank spada · 7 maggio 2009, 10:50 · #

Gentile Leila, un salto indietro, avevo un amico che mi diceva (spesso) che lui sapeva dov’era la sua fine: acqua bollente e una bottiglia in mano, un taglio secco e via, una morte igienica, insomma, rispettosa per il personale delle pulizie al piano. Lo fece all’Albergo Italia, lasciando un lungo conto da pagare, bontà sua.

scritto da frank spada · 8 maggio 2009, 09:19 · #

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