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Poche Chiacchiere: Paura da Palcoscenico 2- Minstrel In The Gallery

Paura da Palcoscenico 2- Minstrel In The Gallery

IL MENESTRELLO NELLA GALLERIA

Come promesso, continuo col tema del rapporto artista/pubblico con questa bella canzone in due tempi (acustico+elettrico) dei Jethro Tull, 1975.
Il testo è molto più ermetico di quello di Al Stewart, e ho anche consultato per confronti il sito Itullians, dove tali liriche sono commentate. La mia traduzione differisce in parte dalla loro, perché molti passaggi si prestano a interpretazioni differenti.
Ciò che è indubitabile è che il brano è diviso in tre parti; inizia con un “cappello”, in cui vediamo l’artista solo, nel loggione, al di sopra di un pubblico eterogeneo, mentre osserva i visi estranei, nel tentativo di decifrarli e ammaliarli con le sue canzoni. Ian Anderson all’epoca era ormai un artista acclamato, sottoposto alla pressione continua di mantenere il successo acquisito. Si dipinge come un menestrello medievale, e si chiede quale sia il suo ruolo; riporto l’interessante nota del sito Itullians: “Il termine minstrel, medievale, deriva dal latino ministerium ed indicava servi, buffoni, cantori o musicisti che recitavano su richiesta dei propri patroni. Oggi lo studio di registrazione ha sostituito le sale dei banchetti, ma i patrons rimangono. E Anderson si sente ridotto al ruolo di cavalier servente della musica, impossibilitato a uscire dal circolo vizioso e inebriante del luccicante mondo musicale”.
———
A questo punto si passa a una seconda parte in cui la descrizione del pubblico è ottenuta mediante una pirotecnica (e molto anglosassone) elencaazione di personaggi, piena di paradossi e assonanze assurde. Sono state tentate spiegazioni, ma secondo me è inutile scendere nel particolare, perché la logica del “pun”, del gioco di parole, è fine a se stessa. Che i “panel beaters” siano metallurgici, carrozzieri o istruttori di gruppi tecnici ha poca importanza, perché fa rima con “eaters” e “cheaters”... alla fine ciò che conta è il quadro descrittivo della grande commedia umana, in cui ognuno svolge un suo ruolo, ma in sostanza non si differenzia troppo dagli altri.
Questa parte centrale è indicativa della confusione in cui il performer si trova e degli interrogativi che si pone sul valore della comunicazione artistica.
————
Infine giungiamo alla chiusa in cui il musicista, in un modo o nell’altro, accetta il proprio ruolo con un moto di orgoglio e di fatalismo, chiama accanto a sé i compagni d’avventura (gli “arlecchini” di cui parla Stewart, ricordate?) e dona la sua musica al pubblico, tramutandola in un’estemporanea offerta di amicizia. Il riconoscersi nei volti della gente, lo scoprirsi niente affatto diverso da loro, è la conclusione logica del percorso.

Il menestrello nella galleria
guardò giù e vide i volti sorridenti.
Incontrò gli sguardi
osservò gli spazi
tra il chiacchiericcio dei vecchi.
Distillò una canzone d’amore e odio
subdoli suggerimenti
e a quel punto, attese.
——————
Attrasse l’attenzione dei mangiatori di zucche,
dei lavoratori del metallo
che ronzano elettricità.
Operai di fabbriche, ingannevoli,
freschi di tute fluorescenti
(salariati, che si sfregano il colletto)
Stimolò gli uomini d’azione
con la pancia al caldo,
le mani che massaggiano quelle parti del corpo
che non si nominano mai.
Mise tregua fra i comici dotati di battuta fulminante,
ancora col pannolino,
urlanti come dei neonati,
e i produttori di documentari per la Tv
(sovralimentati e intraprendenti).
Giocatori di backgammon della domenica,
misogini,
pieni di cicatrici inferte loro dalla famiglia.
——————
Quindi chiamò la band giù sul palco
e guardò tutti gli amici che si era fatto.
Il menestrello nella galleria gettò
un’occhiata sulla conigliera umana.
E buttò via il suo specchio,
perché poteva vedere in ognuno la propria faccia.

Inserito il 04/11/2008 da Glauco Cartocci | ci sono 19 commenti

A voi la parola

Credo che quel “look down”, come per altro anche itullians sostiene, significhi “guardare con disprezzo”: ciò spiegherebbe gli ultimi 2 versi: il percorso interiore che l’autore compie guardandoli e descrivendoli ( la seconda parte del testo, insomma ) lo porta a ritenersi finalmente sul loro stesso piano, dopo aver capito di essere loro amico, uguale a loro, e non -appunto-diverso…
Poi, come non sottolineare la tremenda, ma allo stesso tempo fantastica ironia nella descrizione del pubblico ( e magari dell’intera società ) inglese…

Marco

scritto da Marco · 4 novembre 2008, 21:21 · #

Sì, Marco, quella sfumatura ci potrebbe anche stare. Ma non l’ho voluta evidenziare perché è per l’appunto solo un’interpretazione. La Galleria (vedi copertina) e anche i palcoscenici sono sempre al di sopra del pubblico, quindi l’unica interpretazione assolutamente certa è quella relativa al posizionamento fisico.
C‘è da dire che Ian un po’ di “puzza sotto il naso” nei confronti del pubblico ce l’ha sempre avuta (e io non mi sento di dargli proprio torto). Ricordo che nel 1971 disse che il pubblico italiano faceva casino mentre lui accordava la chitarra, schiamazzava nelle pause più delicate dello show… gli sembrava di stare a una partita di calcio! ...e a ben vedere, in tanti anni è cambiato poco. Io sono un talebano, ma secondo me ai concerti si deve stare come al cinema, zitti mentre il gruppo suona (no al “canto corale” stonato e ai battiti di mani fuori tempo!!!!) e si applaude e si fischia e si urla felici solo nelle pause fra un pezzo e l’altro e ovviamente alla fine… abbatterei a fucilate anche quelli che si alzano in piedi a ballare incuranti del fatto che tu stia dietro a loro. :-))

scritto da glauco cartocci · 5 novembre 2008, 10:07 · #

Per urlare ci sono i concerti di Rossi ( il nome non lo ricordo :D )...


ADORO IL TUO SNOBISMO!!!!! (nota di Glauco)

Tra un’opera teatrale e un concerto decente, non ci vedo questa gran differenza…


GIUSTISSIMO: QUINDI CONFERMI QUANTO DICEVO IO, A TEATRO SI STA ZITTI DURANTE LA PERFORMANCE E SI SPENGONO I TELFONINI E NON SI RECITANO LE BATTUTE TUTTI INSIEME, E NON CI SI ALZA IN PIEDI PER BALLARE......... (nota di Glauco)

scritto da Marco · 5 novembre 2008, 14:45 · #

Non ci si alza per ballare neanche durante una scatenata tarantella della N.C.C.P.? Sarebbe un delitto…

------------- (Nota di Glauco: Mah, non lo so, io non sono tanto tarantelloso né tarantolato, a Taranto ci sono stato solo per mezz'ora e sono anche poco portato per Tarantino... quindi fai tu, basta che se mi stai davanti a un concerto di Peter Gabriel te ne resti buono seduto, anche durante Sledgehammer....)

scritto da maurizio · 5 novembre 2008, 15:54 · #

Ovviamente c‘è concerto e concerto…

Mettersi a ballare su “Atom heart mother” o “Thick as a brick” è stupido…

Ad un concerto degli Ska-p ci si può scatenare un pò come si vuole :)

Ma mi sembra naturale e quasi inutile da dire…

scritto da Marco · 5 novembre 2008, 20:53 · #

Per altro, mi scuso per aver nominato gli Ska-p in questo blog… :)

scritto da Marco · 6 novembre 2008, 18:07 · #

Beh certo, bella lirica, implicita ma nemmeno troppo. Ci vedo la fatica di sopportare un’adorazione indistinta che normalmente, da taluni, nel nostro piccolo privato, nemmeno vorremmo.

---------- nota di Glauco: beh, diciamo che TU forse non la vorresti, al sottoscritto mica farebbe proprio schifo essere Ian Anderson....:-))))

scritto da Armando · 11 novembre 2008, 08:19 · #

veramente complimenti per la disamina introduttiva che condivido appieno. Sopratutto in merito alle figure tirate in ballo nella fase centrale, che probabilmente significa che lì in mezzo c‘è di tutto e per ‘leggere’ la conclusione del brano..in ognuno c‘è un po’ di tutto.
In tema di doppi sensi, ti vorrei leggere in merito a quel brano che è l’inno alla camporella e cioè Velvet Green. Avevo letto da qualche parte che ‘I’m tight against the seam’ è la più arguta invenzione per definire l’eccitazione sessuale maschile. Io ho sempre creduto che fosse un’espressione per definire la contrarietà ai legami affettivi..
che ne pensi?
Forse ci sono due messaggi analoghi, ma il precedente non mi è parso di averlo inviato. Se si..sorry.

scritto da gianmario · 17 novembre 2008, 12:33 · #

Grazie Gianmario (un vero Tulliano…)
Velvet Green è uno dei miei brani favoriti in tutta la sterminata produzione Jethrica, e lo volevo tradurre già tempo fa, poi scelsi “moths” perché meno “spinta”... :-)))
Tutta la canzone VG è un inno alla felicità sessuale abbinata con la gioia del vivere all’aria aperta, un’atmosfera contadina e gioiosamente pagana.
Quella frase è più che evidente: “mi sento stringere all’allacciatura dei pantaloni e sto crescendo in su per incontrarti giù sul verde velluto”... più esplicito di così... altro che legami affettivi, mi sembrano sensazioni alquanto più carnali…
————
se a voi porcellotti ;-) la canzone interessa, posso tradurla e commentarla, ma sappiate che il passaggio più “hot” era questo…:)
Aho, è Ian Anderson, mica Tinto Brass…. :-))

scritto da glauco cartocci · 17 novembre 2008, 12:53 · #

si, dai però poteva mettere zip al posto di seam e ci sarei arrivato nel 1985 e non nel 2007.
Comunque nel brano in questione c‘è anche il gioco di parole ..if we live the lie, let’s lie in trust che conferma la promessa di kitchen prose e gutter rhymes.
Nel disco trasudante testosterone cìè anche Hunting Girl che non è esattamente pudica, ma..that’s how it goes..

-------AGGIUNTA DI GLAUCO: tutto vero; e che dire di "Kissing Willie" da Rock Island? Certo meno bella come canzone, ma parecchio sconcia... e sai perché, su Dot Com Ian, ha chiamato una canzone Hot Mango Flush? (che sembrerebbe "Frullato di mango bollente"... ma....)

scritto da gianmario · 17 novembre 2008, 14:44 · #

..perché? non è il rossore del mango caldo?

-----------risposta: eh, anima candida..... qualcuno, più smaliziato di noi, a suo tempo notò che suona come HOT MEN GO FLUSH (gli uomini arrapati diventano tutti rossi...)

scritto da gianmario · 17 novembre 2008, 16:33 · #

Caro Glauco, ci sono manghi con la buccia verde, gialla o rossa ma la polpa è sempre color arancione. Non so immaginare perché il frutto del mango dovrebbe essere consumato caldo, mentre la temperatura preferibile è ambiente o leggermente fresca. Un tempo solo gli amanti di Salgari conoscevano con l’immaginazione la squisita polpa del mango ( ben diversa dal fetido durium!) ed ora qualsiasi supermercato può soddisfare queste curiosità, peccato che la frutta esotica non sia quasi mai al punto giusto di maturazione, salvo che in certe canzoni mi pare. Ti prego, ci delizia vedere te così british misurarti con i testi un po’ hard, siam tutti qui che aspettiamo.

scritto da Leila Mascano · 17 novembre 2008, 20:32 · #

Il fetido durium? Non l’avevo mai sentito. Ma “durium” non era una sigla dei 45 giri di una volta? Il discomane Glauco deve saperlo…

----------COMMENTO DI GLAUCO: sì, certo, la Durium era una casa discografica e molto probabilmente ho ancora qualche vecchio 45 giri così labellato. vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Durium ------ ma come variante di mango lo conosce soltanto leila...........

scritto da maurizio · 17 novembre 2008, 22:25 · #

Ricordo infine una ‘like a tall thin girl’ che conteneva riferimenti di proporzionalità tra dimensione e ‘dimensione’ in entrambi i sessi. Sembra che Ian si esprima più facilmente in modo pecoreccio quando ha a che fare con brani folk, termine di cui in un’intervista ne marcava la somiglianza anche fonetica ad un’altra parola di 4 lettere di tutt’altro significato..

--------- nota di GLAUCO: Beh, Ian in "010=nothing at all" fa notare come anche "LOVE" sia una four letter word...Per quanto riguarda "Like a tall thin girl" mi sembrava più innocua, ma io sono un ingenuo. Mi pare parlasse solo di come Ian avesse avuto un appuntamento con una ragazza, che poi si rivelò una cristona; a quel punto le chiese se poteva portarle Doane il suo batterista (Big Boy Doane) e se lei poteva presentare a lui un'amica un po' più maneggiabile... La rileggerò. Farotti sapere.

scritto da gianmario · 18 novembre 2008, 09:36 · #

A me ‘ste storie me le leggeva mio cugino…mi ricordo il fedele Kammammuri, Janez che si accendeva l’ennesima sigaretta, il cingalese che si “cacciava” in bocca una pallottola di betel,il Bangalore che virava con eleganza, i legni leggeri, i perfidi Thugs, la feroce dea Kalì,lo squisito frutto del mango e se non ricordo male il putrido Durium. A pensarci bene più che un’etichetta discografica sembra una marca di …non so, lascio continuare a Glauco, che si è lanciato in questi sentieri ben più perigliosi della giungla della Malesia.

-------NOTA DI GLAUCO: ah, bene, qui si provoca.... uno mi invita a commentare i passaggi più scabrosi di Anderson, l'altra fa allusioni a etichette discografiche ritardanti per lei e stimolanti per lui.... ma dove volete arrivare? :-)))

scritto da Leila Mascano · 18 novembre 2008, 21:10 · #

Ma non è un peccato che questo blog non possa contenere immagini? Oppure richiami a video, articoli (cliccabili) ecc.? Per la musica, ad esempio, sarebbe l’ideale… Firmato:
L’Incontentabile

------NOTA di GLAUCO: giriamo il tuo spunto al Calderale che tutto può? (oddìo, non esageriamo! :-)))

scritto da maurizio · 19 novembre 2008, 09:14 · #

Il mio inglese non è al pari del tuo, ma mi riferivo infatti al passaggio sul batterista: Stands six foot three in his underwear;
Going to get him down here and see
If this good ladys got a little sister `bout the same size as me.
Mi fece abbozzare un sorriso avvertendo una sottile invidia di Ian verso Doane..poi nel ’91, introducendo il brano in concerto, mi sembra di ricordare che ribadisse le qualità recondite di Doane. Diciamoci poi che l’uso del perizoma di inizio rinascimento che nella fattispecie direi ‘worn to emphasize rather than to conceal’, il ‘fallace’ uso del flauto nei concerti indicano, senza addentrarmi oltre, una certa disponibilità ad un tema di ‘sottocultura’.

-------- NOTA DI GLAUCO: hai perfettamente ragione. Mi piace il tuo "fallace" che usi invece di "fallico" per sorriderci insieme! NB: Paolo Zaccagnini (il mitico Infilatore di Castonerie) diceva che Ian faceva un uso "fallocratico" del flauto, perché all'epoca le femministe usavano tale termine (ovviamente diverso come significato) ma il buon Zac non è dotatissimo nella nostra lingua, quindi smarronava prendendo i due termini "fallico" e "fallocratico" come equivalenti. In uno scontro epistolare che ebbi con lui glielo feci notare e lui si grattò il capoccione, evidentemente non capendo proprio cosa io intendessi.... Un giorno ve lo racconterò, l'epico scontro Glauco contro Zac!

scritto da gianmario · 19 novembre 2008, 10:19 · #

Comunque il buon Ian era sempre uno che “guardava le ragazzette con cattive intenzioni…” (Aqualung)... (e qui ci vorrebbe una faccina sogghignante).

scritto da maurizio · 19 novembre 2008, 21:36 · #

Se avessi argomenti del genere di cui parla Glauco nella sua risposta a Gianmario, m’inquieterebbe parlarne con uno che si chiama Zac.

-------- NOTA DI GLAUCO: INFATTI SE LEGGI LA MIA NOTA DI POCO SOPRA, NOTERAI CHE UN LAPSUS, CERTAMENTE FREUDIANO, HA FATTO SI' CHE IO, PARLANDO DI ZAC, SBAGLIASSI NEL DIGITARE "CASTONERIE" invece che "CASTRONERIE".... come vedi torna tutto!

scritto da Leila Mascano · 20 novembre 2008, 22:19 · #

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