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Poche Chiacchiere: Pace all'anima sua

Pace all'anima sua

Con Veltroni segretario
un successo leggendario
in un anno o giù di lì
conseguì questo Pd

che ha perduto proprio tutto:
il governo al suo debutto,
Roma, santa capitale
e la sfida regionale

nell’Abruzzo, nel Friuli
e in Sardegna. Cinque culi
ci hanno fatto in cinque volte
e son veramente molte.

Del Pd la grave bua
non è solo colpa sua.
La creatura è nata male,
da un’unione innaturale

di una coppia agonizzante
e dal passo tremolante,
mix di vecchie ideologie
e muffite sacrestie.

In comun nessun valore,
senza il giovanil ardore
che una sintesi permetta,
ciascun con la sua ricetta

e con gusti assai diversi.
In un anno sono emersi
sol litigi furibondi,
non soltanto fra i due mondi

molto incautamente uniti,
ma all’interno dei partiti
di Ds e genuflessi.
Non han fatto gli interessi

di color che li han votati,
ma si sono preoccupati
solo degli affari loro.
Sol solisti, non un coro.

Mai comune un’opinione,
mai nessuna decisione
per il rischio di spaccarsi,
un continuo controllarsi,

dire: “Questo non si fa.”
Un addio alla laicità
per voler della Binetti
e dei tanti chierichetti,

un addio al Pse
per voler di quelli che
son rimasti democristi,
un migrar verso i centristi

di Casini ed Udc.
Col Berlusca sempre lì
che fa balenar l’inciucio,
ma poi dice: “Te lo brucio”

e con tutta la congrega
fa ciò che vuole la Lega
più, ovviamente, i fatti suoi.
Via Veltroni, gli avvoltoi

stanno in cielo volteggiando
e fra loro litigando.
Il partito è lì che muore
ed ognuno fa il dottore

per guarirlo dalla bua,
sempre, ahimé, pro domo sua.
Un congresso, le primarie,
date come necessarie

a tutela del vincente,
pur se non tutelan niente,
un reggente, un direttorio,
l’assemblea che, è ben notorio,

non ha mai contato nulla.
Ciascheduno si trastulla
con la rava e con la fava,
mentre, ahimé, il Pd si aggrava.

Noi che fummo gli elettori
suggeriamo: “Tutti fuori,
ed in fretta, dai coglioni,
tutti con Walter Veltroni!

E ricominciamo ab ovo,
da un partito tutto nuovo,
poiché, nel frattempo, è andato
il Pd. L’hanno ammazzato.”

Inserito il 22/02/2009 da Carlo Cornaglia | ci sono 3 commenti

A voi la parola

“Quando finisce un amore” /di/ D’Alema – Rutelli- Veltroni


Amòr ch’a nullo amàto amar perdona
un giorno fulminò Piero Fassino
vedendo Margherita a lui vicino.
Le disse: “Tu mi piaci, porcellona!”.


Ma lei con un fraseggio alla Rutelli
gli disse: “Aò, sta’ bbono co’ ‘ste mani!
Se vuoi che tra noi due ci sia un domani,
al massimo possiam esser fratelli.”


Il Piero non la prese tanto bene
perché l’ipertiroide lo infiammava;
ma lei, fanciulla casta, non la dava.
In cassaforte avea messo l’imene.


Però dopo l’inverno è primavera
e un giorno Margherita si concesse:
lui era il Segretario dei DS,
però senza più vento né bufera.


Furòno baci e furono sorrisi
che videro cogli occhi delle stelle
fremere al vento Silvio e il PdL
perché quei due parevano decisi.


Lei era donna di fertilità
e lui c’aveva sotto certi ormoni;
così misero al mondo Walt Veltroni
che appena nato disse: “Se pò ffa!”


Ma in casa non regnava l’armonia
perché la mamma e tutti i suoi parenti
eràn laziali e pure assai ferventi;
per Walt invece fu Roma-mania.


Scoppiavano le liti furibonde
tra padre, madre, figlio e parentele.
Finivano assai spesso anche alla tele
e si tiravan puzze nauseabonde.


Per dire, eran più amici cane e gatto,
però che bella cosa la famiglia:
facevan su ogni cosa un parapiglia,
comé nemmeno il cappellaio matto.


La bega fra di loro prediletta,
sull’acqua: frizzantina oppure liscia?
A Walt la naturale parea piscia,
per mamma invece liscia è benedetta.


Un giorno il nonno fece testamento
per dir come voleva il funerale.
La prese Margherita molto male,
citando non so qual comandamento.


Purtroppo, Walt aveva un brutto vizio:
giocava a poker ma perdeva assai;
le perdite, si sa, procuran guai
e là famiglia andò sul precipizio.


Allora Walt lanciò un grande proclama:
“Vi térro insieme a scotch e vinavil,
sarò per voi novello Pecos Bill.
E presto sarò nero come Obama.”


Poi perse il biberon e il bavaglino;
più non trovò l’aggiunta del “ma anche”.
Ma scàrico la colpa sull’anànke,*
poi su D’Alema, Crozza e Jervolino.


Ma quando perse la verginità
la mamma ci rimase molto male:
lei era di matrice clericale
e Walt mangiava pane e laicità.


Un giorno tornò a casa e disse: “Ho perso,
però non lo so dove, la Sardegna.”
Fassino occhion di gufo disse: “Fregna!”
celando il suo dolore in questo verso.


Ci fu uno scazzo; furon paroloni.
Poi, i génitori con un coito ardito
un fratellino a Walt han partorito.
Ma lui s’è tolto lesto dai coglioni.


Mammà Francesco copula e l’ossario
la ingravida di tanti Franceschini.
Adesso nel PD son tutti chini,
contenti perché almeno vanno d’ario.


Intanto il matrimonio s’è usurato
e presto rientreranno in quelle stalle
da dove son fuggiti nella valle.
Dirànno: rato mà non consumato.


* Destino, Fato per i greci antichi.

scritto da Gregna Pola · 24 febbraio 2009, 20:37 · #

Sembra di assistere alla riscrittura di “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana”.


Un cadavaere e le indagini che brancolano nel buio per scoprire l’identità dell’assassino.
Il PD fallisce? Perde ovunque? E di chi è la colpa? Quali sono le cause, i moventi dell’assassinio? Boh, mica lo sanno i supposti e soprattutto le supposte dirigenti di partito! Sono troppo presi a farsi l’opposizione fra di loro, mica ad un altro schieramento politico (quest’ultimo, d’altra parte, intercambiabile col primo).


Alle europee Di Pietro ad oltranza e liste civiche di Camilleri.
E che qualcuno questa volta ce la mandi buona.

scritto da Dario · 24 febbraio 2009, 21:00 · #

Piano, piano con le rime e precisiamo che in Friuli, l’altra sera, in un paesello di collina, si è perpetuato il rito di una cena venatoria a base di gatto e che un ospite importante, un politico locale, raffreddato e con il fazzoletto verde in mano, ha apprezzato tronfio la lepre in salmì, a voce alta.

scritto da frank spada · 3 marzo 2009, 12:31 · #

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