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Poche Chiacchiere: Oscuri modi di comunicare

Oscuri modi di comunicare

Stavolta parlerò poco e tradurrò molto. Questi tre brani di Simon e Garfunkel risalgono alla prima metà degli anni ’60, epoca in cui probabilmente si cominciava a riflettere sul valore del benessere che la società (americana) stava raggiungendo, e si iniziava a capire quanto fosse esile e precaria la felicità che esso apportava. Se ricordate o conoscete quei primi dibattiti sulla cosiddetta alienazione, o l’incomunicabilità, beh, questo è l’inizio di quella parabola, almeno per quanto riguarda il rock.
Questi tre “affreschi” urbani e suburbani sono il corrispondente in musica di quelle nevrosi che poi canterà (in modo non tanto distante) Woody Allen, e più in là Paul Auster e molti altri. Comincio con un vero classico.

Il Suono del Silenzio
———————
Salve oscurità, mia vecchia amica
mi trovo qui di nuovo a parlarti
perché una visione che mi dà un brivido leggero
ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo
e la visione che è stata piantata nel mio cervello
ancora persiste
nel suono del silenzio
In sogni irrequieti io camminavo solo
attraverso strade strette e ciottolose
sotto all’alone della luce dei lampioni
sollevavo il bavero, per ripararmi dal il freddo e dall’umidità
quando i miei occhi furono pugnalati dal flash di una luce al neon
che divise in due la notte… e toccò il suono del silenzio
E in quella luce nuda io vidi
diecimila persone, o forse più
persone che discutevano senza parlare
persone che udivano senza ascoltare
persone che scrivevano canzoni
che nessuna voce avrebbe mai cantato
nessuno osava disturbare il suono del silenzio.
“Sciocchi” io dissi, “non sapete
che il silenzio cresce come un cancro?
ascoltate le mie parole cosicché che io possa insegnarvi,
aggrappatevi alle mie braccia cosicché che io possa raggiungervi”
Ma le mie parole come mute gocce di pioggia ricaddero giù,
e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio
E la gente si inchinava e pregava
al Dio Neon che avevano creato.
e l’insegna proiettò il suo avvertimento,
formando delle parole.
L’insegna disse “Le parole dei profeti
sono scritte sui muri delle metropolitane
e negli ingressi dei condomini”
E sussurrò
nel suono del silenzio
————

Questa Sound of Silence è talmente nota che risulta quasi impossibile commentarla. Da un verso sembrano passati cent’anni, dall’altro risulta terribilmente attuale, forse perché anche la nostra società, nel frattempo, si è andata muovendo sulle orme di quella statunitense. Un incubo, molto realistico, più coerente e tangibile di analoghe visioni Dylaniane.
Segue “Dangling Conversation”, che Paul Simon qualche anno dopo “rigettò” giudicandola infantile e pretenziosa, ma che a me piace ancora. Non riesco a non vedere, nella coppia di questo quadretto, Woody Allen e Diane Keaton… ovviamente col senno di poi…

Conversazione ciondolante
———
E’ una natura morta, dipinta ad acquerello
un pomeriggio sul tardi
col sole che attraversa le tende
e le ombre lavano la stanza
Noi sediamo e beviamo il nostro caffé
adagiati nell’indifferenza
come conchiglie sulla spiaggia
sentiamo l’oceano che ruggisce
in una sterile conversazione ciondolante
e questi punti di vista superficiali
costituiscono i confini delle nostre vite.
———-
Così tu leggi la tua Emily Dickinson,
E io il mio Robert Frost,
e marchiamo il nostro posto con dei segnalibri
che misurano le nostre perdite
come una poesia di scarso valore letterario
siamo versi dal ritmo incerto,
distici che non fanno bene la rima
un tempo sincopato
persi in una sterile conversazione ciondolante
e questi punti di vista superficiali
costituiscono i confini delle nostre vite.
—————
Sappiamo parlare di cose molto importanti
con parole pesanti
“Può l’analisi essere proficua?”
“E’ davvero morto il teatro?”
e mentre la stanza pian piano svanisce
io riesco solo a baciare la tua ombra
non riesco a sentire la tua mano
sei un’estranea ormai
persi in una sterile conversazione ciondolante
nei punti di vista superficiali
i confini delle nostre vite

Se questi due brani precedenti sono a loro modo un bel macigno sullo stomaco, la conclusiva “Poem on the Underground Wall” mi suona fresca, beffarda e tutto sommato luminosa nel suo humor grottesco.

Poesia sul muro della Metro
————
L’ultimo treno sta per arrivare
la Metro chiuderà quanto prima
e nella stazione oscura, deserta,
ansioso, pregustando,
un uomo attende nell’ombra.
I suoi occhi senza pace balzano qua e là
e grattano tutto ciò su cui si posano
mentre nascosto in tasca
protetto da una bustina, silenzioso,
lui tiene un pastello colorato.
—————
Ora dal pietroso ventre del tunnel
la carrozza si avanza per incontrare il suo sposo
e spalanca delle accoglienti grandi porte…
ma lui esita e si ritrae ancor più indietro nel buio.
Il treno in breve scompare via
su ruote che cricchiano piano
come una litania dolcemente tamburellante.
Lui tiene il suo pastello stretto in pugno come un rosario.
Adesso: esso emerge dalla tasca, in un lampo,
sfreccia sul muro
sopra al cartello pubblicitario.
Una poesia di sole quattro lettere
consistente in una singola parolaccia.
Il suo cuore ride, grida, pulsa,
la poesia rimbalza lungo le rotaie.
La luce dell’uscita lo inquadra e proietta una lunga ombra
le sue gambe prendono le scale, di corsa su verso l’esterno
dove cercherà il seno dell’oscurità
e verrà allattato dalla notte.

Parla da sola. Faccio notare solamente che la scelta di un pastello invece che di un pennarello o uno spray suggerisce, fin dall’inizio, che il protagonista sia un letterato, forse un bohemien o un artista in cerca di una qualche espressione, un modo di comunicare ciò che alberga nel suo animo.
I richiami poetici che assimilano il treno la galleria, la notte ad anfratti materni accrescono via via la sensazione di essere di fronte a un individuo sensibile e timido… fino allo sberleffo finale e alla sgangherata corsa da folle incontro all’oscurità e alla protezione dell’anonimato.

Inserito il 10/01/2008 da Glauco Cartocci | ci sono 10 commenti

A voi la parola

Anche io posso dire: Ti sei fatto aspettare, ma ne valeva la pena! Bellissima scelta, bellissime traduzioni, grazie. Molto divertente l’ultima, la Poesia sul muro della metropolitana, direi irresistibile. La più bella per me però è la seconda,( benché mi piaccia molto anche la prima ) e poiché sono un poeta ( ma una scrittrice )ti mando il testo della sua “gemella” nella poesia, sempre che questo gioco dei richiami sia pertinente e non ti annoi, in tal caso non tenere presente questa mia, non te ne vorrò. Le sirene hanno un ottimo carattere!E’ di un poeta tedesco, Erich Kastner (dieresi sulla a )ed è tradotta da Elena Croce. Si chiama Sachliche Romance, romanza oggettiva.
Dopo otto anni che si conoscevano/ ( e possiamo dire: si conoscevano bene )/ il loro amore improvvisamente mancò./ Così come ad altri un bastone o un cappello./ Erano tristi, e si atteggiavano a gai,/provavano a baciarsi, come se nulla fosse,/e si guardavano senza saperne di più./Poi lei alla fine pianse. E lui stette lì./ Dalla finestra si poteva fare segno alle navi./Lui disse che erano già le quattro e un quarto,/tempo d’andare a prendere un caffè./ Nelle vicinanze qualcuno si esercitava al piano./Andarono nel più piccolo caffè del luogo,/ e girarono i cucchiaini nelle tazze./La sera erano ancora seduti lì./Erano i soli a sedere, non dicevano una parola. /Non riuscivano, semplicemente, a capire. Ciao, Glauco, complimenti.

scritto da Leila Mascano · 11 gennaio 2008, 10:17 · #

scherzi, leila? perché il gioco dei richiami “non dovrebbe essere pertinente”? Se io cito Woody Allen, direi che ci sta benissimo anche il signore con la dieresi… ;-) e anche la sua Sacher… (ah, no, sbaglio, quella era un’altra cosa).
A parte il caxxeggio, molto molto bella. Direi che ci si attaglia benissimo.
(E ti dovessi dire, la trovo abbastanza "pop", non ha quell'aurea eterea e superiore della Poesiona con la grande P....sei sicura che non sia una canzone? :-) A costo di apparie monocorde, direi che prossimamente su questi schermi butterò là “Still crazy after all these years” sempre di Simon, che prosegue il discorso… pura Manhattan in bianco e nero…. (NB: vietato anticiparmi con sirenesche traduzioni, eh…. ;-))))

scritto da glauco cartocci · 11 gennaio 2008, 11:41 · #

Ok, I’ll be there.

scritto da Leila Mascano · 11 gennaio 2008, 13:33 · #

Bellissima l’immagine della “sterile conversazione ciondolante”, con osservazioni degne dello stupidario di Flaubert…ma è perché in tanti momenti tutti siamo stupidi. E dalla stupidità può nascere l’estraneità, quel senso di soffocamento delle cose usuali, delle solite cose che ripetendosi rendono vicina la morte…
E fra i tanti grandi morti ho appena scoperto tramite youtube Tiny Tim, perché una sua bellissima canzone, “Fill your hearth”, fu ripresa da David Bowie. Se l’istrionico Timy fu anche di tuo gradimento, puoi dirci qualcosa? Lo so che c’entra come i cavoli a merenda, ma negli altri topic entrava ancora di meno…

scritto da maurizio · 10 giugno 2008, 21:33 · #

Sorry, Maurizio. ‘Sto “Tim il minuto” non so davvero chi sia. Ma, come ho detto spesso, io non mi ritengo uno di quegli esperti a tutto tondo che sanno dirti pure chi era il secondo chitarrista nella prima formazione degli Zombies. Io seguo solo ciò che (per caso o per scelta) mi è capitato di ascoltare e di amare. Per cui, conosco molto bene brani “oscuri” ad esempio dei Family o degli Strawbs, ma (sempre ad esempio) non seguo Bruce Springsteen perché la “scintilla” con lui non mi è scattata. Al di là di valutazioni di valore, ci mancherebbe…
Se tu sai qualcosa di più su Tiny Tim, posta senza timore: osservazioni, traduzioni… sei il benvenuto.

scritto da glauco cartocci · 11 giugno 2008, 08:48 · #

L’ho scoperto solo adesso ed è uno di quei rarissimi cantanti che bisogna assolutamente vedere più che leggere. Ora comunque, per il momento, vado a vedere se ritrovo il testo di “Fill your heart”, che come sai è un pezzo contenuto in “Hunky Dory” capolavoro di Bowie…

FILL YOUR HEART

Fill your heart with love today
Don’t play the game of time
Things that happened in the past
Only happened in your Mind
Only in your Mind-Forget your Mind
And you’ll be free-yea’
The writing’s on the wall
Free-yea’. And you can know it all
If you choose. Just remember
Lovers never lose
‘Cause they are Free of thoughts unpure (sic)
And of thoughts unkind
Gentleness clears the soul
Love cleans the mind
And makes it Free.

Happiness is happening
The dragons have been bled
Gentleness is everywhere
Fear’s just in your Head
Only in your Head
Fear is in your Head
Only in your Head
So Forget your Head
And you’ll be free
The writing’s on the wall
Free-yea’. And you can know it all
If you choose. Just remember
Lovers never lose
‘Cause they are free of thoughts unpure
And of thoughts unkind
Gentleness clears the soul
Love cleans the mind
And makes it Free!!

Free-yea’. Yeah-yeah-yeah, yeah-yeah-yeah (repeat)

Ora, ricordo benissimo di aver letto che questo pezzo fu se non altro cantato in origine da Tiny Tim, del resto l’impostazione in falsetto che ne fa anche Bowie è simile al “suo” tipico falsetto…(Sì ,ora ho trovato la conferma).
http://www.youtube.com/watch?v=skU-jBFzXl0
E questa è una citazione d’onore…

Scusa se insisto, ma dopo aver visto vari video mi sono convinto che un personaggio del genere era un genio per inventiva, capacità vocali e mimiche, un vero attore! Non trovo qualcuno che possa somigliargli…E’ un vero peccato, per me, che sia stato dimenticato…che forza!

scritto da maurizio · 11 giugno 2008, 14:06 · #

La canzone “Fill your heart” di Rose-Williams fu in effetti cantata all’inizio da Tiny Tim. E’ un apologhetto buddista assai semplice e carino. E poi, pensandoci bene, il mio Tim rientra bene nel titolo del topic “Oscuri modi di comunicare”, non si può dire che non sia originale…

Titolo: Living In The Sunlight, Loving In The Moonlight

Hello my dear friends!
Well, here I am on record at last.
And it feels so wonderful to be here with you on my first album.

(sung)
I’m so happy!
AhA! Happy go lucky me!
I just go my way,
living everyday!

I don’t worry!
Worrying don’t agree,
Things that bother you,
never bother me!

Things that bother you,
never bother me
I feel happy and fine!
Aha!
Living in the sunlight,
loving in the moonlight
Having a wonderful time!

Haven’t got a lot,
I don’t need a lot
Coffee’s only a dime
Living in the sunlight,
loving in the moonlight,
having a wonderful time!

Just take it from me,
I’m just as free as any daughter.
I do what I like,
just what I like,
and how I love it!

I’m right here to stay
When I’m old and gray,
I’ll be right in my prime!
Living in the sunlight,
loving in the moonlight,
having a wonderful time!

(humming)

Just take it from me,
I’m just as free as any daughter.
I do what I like,
just what I like,
and how I love it!

I’m right here to stay,
When I’m old and gray,
I’ll be right in my prime,
Living in the sunlight,
loving in the moonlight,
Having a wonderful time!

(spoken)
Oh! Isn’t this a lovely band!
And what a thrill it is to have them play for me.

Testi Tiny Tim

Ma è uno di quei casi, secondo me, dove il testo conta relativamente, di fronte alla PRESENZA SCENICA. E per ora basta…Un caro saluto

scritto da maurizio · 11 giugno 2008, 14:24 · #

se ti dico che anche Bowie l’ho sempre “cagato” poco mi togli il saluto?.... no, dai, non me lo togliere….;-) magari, che so, a te non piace Peter Gabriel….

scritto da glauco cartocci · 11 giugno 2008, 15:44 · #

Toglierti il saluto? Mmmmmm….sto riflettendoci (scherzo). Ricordo una vecchia diatriba su Bowie: se Renato Zero non l’avesse preceduto in certi “travestimenti”...
Per il resto, ti lascio uno dei miei pezzi preferiti, appena avrò tempo proverò a tradurlo col mio inglese scolastico, ci faremo parecchie risate. Che ne dici degli…AUDIENCE?

I HAD A DREAM

Bright the light through my window pane
Shield my eyes from the beam
Keep the day from my aching brain
I had a Dream

Walked me down to the town last night
Sat me down by the stream
As I dozed in the fading light
I had a Dream

Saw a man and I saw you there
Swear you looked like a Queen
In your eyes as he touched your hair
You had a Dream
I had a Dream
I had a Dream

Who could care, who would sympathise
Should someone come in between
It could be that I’ll realise
I had a Dream

Would I dare ask the truth of you
If t’were real what I’ve seen
Were you there? If I only knew
That I had a Dream
I had a Dream
I had a Dream

Forse rimaniamo in tema, anche loro “comunicavano” musicalmente in modo un po’ diverso (forse riprendendo qualcosina dai Chicago?). Fammi pure del male, dimmi che trovi anche loro un “lassativo”...ahahah
Un caro saluto da Maurizio

scritto da maurizio · 11 giugno 2008, 18:05 · #

No, Maurizio, gli Audience mi sembra non fossero niente male, li ricordo vagamente, ma mi sembra li preferissi ai Chicago e ai Sanguesudoreelacrime…
Però se non me li citavi tu, ne avrei perso del tutto la memoria. Per quanto riguarda Bowie, come attore non è male.... mentre scommetto che RZ è una pippa pure come attore...;-))))

scritto da glauco cartocci · 11 giugno 2008, 18:47 · #

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