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Poche Chiacchiere: Non sono io, piccola.

Non sono io, piccola.

Prima o poi Dylan doveva essere inserito in questa piccola galleria.
Ho voluto però evitare i grandi temi pacifisti, forse troppo noti, come “Masters of War” o le canzoni “sociali” come “Like a Rolling Stone”. Vedremo più avanti, magari.
Invece ho scelto questa canzone d’amore, che potrebbe un po’ riallacciarsi al “50 Ways to Leave Your Lover”, che abbiamo già visto. Nel senso che anche questo è l’addio ad una donna, ma i toni sono decisamente più realistici e amari rispetto al brano di Simon.

Allontanati dalla mia finestra,
veloce o lentamente, basta che vai via.
Non sono quello che vuoi, piccola,
non sono quello di cui hai bisogno.
Tu hai detto che stai cercando qualcuno
che non si stanca mai, sempre forte,
pronto a proteggerti e difenderti
sia che tu abbia ragione che torto.
Qualcuno che ti apra tutte le porte.
Ma non sono io, piccola,
non sono io quello che cerchi.
——-
Scendi leggera dal davanzale
atterra leggera al suolo…
io potrò solo farti male.
Tu cerchi qualcuno che ti prometta
di non lasciarti mai
che chiuda per te occhi e cuore,
qualcuno che morirebbe per te, questo e anche di più.
Ma non sono io, piccola,
non sono io quello che cerchi.
———
Sparisci nella notte, bimba
ogni cosa qui è fatta di pietra
non c‘è nulla che si muove
e oltre a tutto, non sono neanche solo.
Tu hai detto che stai cercando qualcuno
che ti prenda e ti tiri su
ogni qual volta tu cada
che raccolga costantemente fiori per te
e che accorra, ogni volta che chiami.
Un amante per la vita, null’altro.
Ma non sono io, piccola,
non sono io quello che cerchi.

Dylan non usa mezzi termini, non dice “ti amo, ma sono costretto…” per edulcorare la pillola.
La sua versione del proverbiale “Tu meriti di meglio, io non sono abbastanza per te” non difetta davvero di onestà.
Il brano, va considerato, è del 1964, quindi precede molta iconografia, anche filmica, relativa alla fine di una relazione; voglio dire che alcuni atteggiamenti, che oggi potrebbero apparirci scontati, in quel momento erano relativamente nuovi.
Compare il tema dell’uomo non forte, non-tutto-d’un-pezzo, che rifiuta di rivestire i panni del Cavaliere senza macchia. Fino ad allora, avevamo avuto dei bravi ragazzi romantici o, sull’altro versante, dei seduttori incalliti e pieni di boria; o ancora dei “cattivi soggetti”, alla Bogart, che scaricavano le donne, ma uscendone trionfanti nella loro virilità.
Questa canzone si situa in un periodo ben precedente a Woody Allen o a Tom Hanks, e anticipa la crisi del maschio occidentale, le sue incertezze.
Nel mezzo, “Conoscenza Carnale” di Nichols, in cui il baratro fra uomo e donna si delinea, col suo portato di angoscia.
——
Un leggero compiacimento affiora nell’ultima strofa (“e oltre a tutto, non sono neanche solo”, che mi ricorda – alla rovescio – il “signore chiedo scusa anche a lei” di Battisti).
Ma è un compiacimento triste: Dylan non dipinge un uomo che passa fiero da una conquista all’altra, piuttosto un tizio incapace di amare, che cerca antidoti estemporanei alla solitudine.
Se vogliamo, possiamo associare questo personaggio di “It Ain’t me babe” a quel “Richard” di Joni Mitchell, che, pochi anni più tardi, diverrà un frustrato disilluso.
Ogni cosa, qui, è fatta di pietra.

Inserito il 28/06/2007 da Glauco Cartocci | ci sono 4 commenti

A voi la parola

Bella canzone e lettura come al solito interessante.
Io più che l’onestà ante litteram dell’Uomo che si arrende alla sua non-machitudine, ci vedo il solito “Tu meriti di meglio…”, soltanto portato a estremi di furbizia. In fondo denunciare la propria meschinità è un bell’espediente per mantenersi inaffidabile.

In verità più che a una donna mi è balenata la sensazione che Dylan si riferisca alla vita stessa, nel momento in cui, sul davanzale di una finestra, sta cercando di congedarsi da essa, di scusarsi se sta per tradirla, abbandonarla, reciderla.
“Scendi leggera dal davanzale
atterra leggera al suolo…”
Questa lettura, sarà cretina, ma mi emoziona di più.

scritto da Armando · 28 giugno 2007, 11:06 · #

Credo tu vinca il premio (forse ex aequo con Carla in precedenza) per la risposta più veloce!
La lettura “secondaria” che dici tu la vedo poco concreta, ma il bello è proprio qui, nella possibilità di ognuno di adattare i versi alla propria sensibilità.
In fin dei conti, proseguire o “modificare” un testo come lettura o significato, è compiere un passo ulteriore sul cammino tracciato dall’autore, no?
Chi era quel tizio che parlava di “opera aperta”? ;-)

(secondo me tutte le opere sono aperte, ma “questa è un’altra storia” come diceva Jack Lemmon…)

scritto da glauco cartocci · 28 giugno 2007, 11:38 · #

Leggendo questo testo, mi sono venuti in mente i versi di Juan Ramon Jimènez.
Le parole-parole!-si sono esaurite/che fare ormai?/Che strada prendere?/ e per cosa?...la sera muore, alla pioggia, in un tramonto/ dischiuso, trsparente, appassionato/come fosse la fine…di che? Muto/ti guardo/ senza vederti/ Tu, nell’ombra, ti guardi tra i singhiozzi…( Lloro porque no eres mi sueno). Trovo una singolare analogia nei testi.

scritto da leilamascano · 24 novembre 2007, 22:22 · #

salve ..se vi và guardate i miei video ..fatti da me! soprattutto il videoclip COME ORA x il gruppo- da’namaste

scritto da antonello novellino · 8 giugno 2008, 17:25 · #

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