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Poche Chiacchiere: Lezioni

Lezioni

Roma, aprile 2007. Stesso giorno.

Scena 1 – Ore 16,00 circa.

Sono sul tram che da Via Prenestina conduce alla Stazione Termini. Contrariamente al solito, si sta comodi. C‘è poca folla, è un giorno festivo.
A Porta Maggiore sale un uomo. E’ giovanissimo, alto, magro, di colore. Probabilmente senegalese. Si porta dietro con difficoltà un borsone di plastica, gonfio e sformato, di dimensioni spropositate. Immagino che all’interno conservi la sua merce, che offrirà per strada a residenti e turisti.
Il ragazzo poggia a terra la voluminosa sacca, si fruga nelle tasche, estrae un biglietto e lo inserisce nell’apposita macchinetta per la vidimazione.
La cosa, mi provoca un qualche stupore, perché – lì per lì considero – non è usuale vedere un extracomunitario utilizzare un mezzo pubblico in possesso del titolo di viaggio.
Dopo pochi minuti il ragazzo scende a Piazza Vittorio.
E’ la mia fermata, scendo anch’io immediatamente dietro di lui.
Mi precede nel tunnel della metro, dove, fra l’indifferenza della gente, staziona un mendicante afflitto da un’evidente deformità fisica.
Il ragazzo di colore gli si avvicina, si china verso di lui e lascia cadere qualche moneta nella piccola scodella in cui il questuante raccoglie le elemosine.
Questa volta resto letteralmente basito, ma avverto per quel ragazzo extracomunitario uno strano sentimento che potrebbe confondersi con la gratitudine.
O, forse, proprio di quella si trattava.

Scena 2 – Ore 17,00 circa.

Attraverso Piazza del Popolo e imbocco Via del Corso. Una moltitudine di persone passeggia tranquillamente per strada, approfittando della temperatura mite e dei negozi – per una volta – chiusi.
Improvvisamente, più o meno all’altezza di Via Condotti, il motore di una macchina a pieni giri copre il brusio sommesso dei pedoni. Poi sento uno stridio di freni, di nuovo il motore che urla, il fischio dei pneumatici.
Mi volto istintivamente a guardare e vedo tre o quattro extracomunitari correre all’impazzata con la loro mercanzia avvolta in un lenzuolo. La vettura della polizia municipale che li insegue zigzagando tra la gente, all’impazzata.
Uno degli ambulanti rimane indietro e la macchina con le sirene ululanti gli è addosso in un momento. Non so cosa succede nella via laterale.
Quando arrivo, tutta la merce del ragazzo è disseminata per la stradina e lui è saldamente trattenuto per un braccio da uno dei suoi inseguitori. Ha gli occhi sgranati e l’espressione terrorizzata. Viene scaraventato all’interno della vettura, gli oggetti per strada sono raccolti e buttati alla rinfusa nella stessa macchina, che riparte a sirene spiegate.
Gli agenti, penso, hanno solo fatto il loro dovere. Nient’altro che il loro dovere. E me lo ripeto più vote, per scacciare la pena che provo.

Inserito il 12/04/2007 da Luigi Combariati | ci sono 21 commenti

A voi la parola

Tutti parlano degli immigrati, di quanto sono strani, della paura che fanno.
La maggior parte delle persone che esprimono questi concetti non hai mai avuto nessun problema con gli stranieri, però il loro timore è auntentico, como un terrore originario e ancestrale.
All’ombra di questa inquietudine, ingrassano i partiti neofascisti…
L’immigrazione è uno dei problemi del secolo XXI. Il nostro futuro dipende dalla nostra capacità di saper risolvere o meno questo conflitto. Perchè di un conflitto si tratta.
Un arrivo massiccio di immigrati rischia di far scoppiare una società, cosicchè malgrado la libertà di movimento sia un diritto fondamentale di ogni essere umano, la realtà ci obbliga a frapporre frontiere, barriere alle frontiere, quote di ammissione.
Tutte misure sommamente indegne.
D’altra parte è evidente que non si può lasciare entrare tutti o finiremo per accapigliarci gli uni con gli altri. Gli immigrati sono un autentico lusso per una società. Nel 99% dei casi, questi stranieri sono i migliori del ogni Paese: persone che posseggono iniziativa e coraggio, che arrivano disposti a lavorare senza risparmio, individui responsabili que affronano situazioni difficilissime per mandare avanti le loro famiglie. Gente stupenda che arricchiranno la terra che li accoglie. Il brutto è ciò che noi facciamo con loro: li emarginiamo, li disumanizziamo, e non di rado li criminalizziamo.
Sì, è evidende che esiste una relazione numerica fra delitti e immigrati, così come esiste fra delitti e povertà. Li confiniamo in un ghetto sociale, li precipitiamo nella frustrazione e poi ci meravigliamo che commettano atti illeciti. Però, nel momento in cui sono arrivati nel nostro Paese, aspiravano solo ad essere felici. Così come lo aspiriamo noi.

scritto da Stella · 16 aprile 2007, 20:06 · #

Per scoprire che tutti gli uomini sono uguali occorre viverci insieme, o perlomeno osservarli. É buffo con quanta facilità gli Italiana abbiano scordato di essere un popolo di emigranti. Senza pensare a questi stranieri, che lo sono due volte: per la patria, ormai lontana, e per quest’altra, che li guarda con diffidenza o pregiudizio. Quando invece, come ha fatto lei, sig. Combariati, basterebbe guardare un po’ di più.

scritto da Susanito · 17 aprile 2007, 19:50 · #

La lettera del signor Claudio Poverini, pubblicata su Repubblica in prima pagina, ha aperto a sinistra (e dove sennò..?) un dibattito su immigrazione e illegatità.
In sintesi, l’autore della lettera dice di essere di sinistra ma di stare diventando razzista a causa dell’illegalità dilagante spesso dovuta agli immigrati.
E’ bastata questa riflessione per dare la stura alle polemiche, alle accuse, ai soliti dubbi. La legalità è di destra o di sinistra? Non bisogna confondere i delinquenti con i clandestini, l’invasione delle città deve essere fermata, rompiamo i tabù buonisti, e via dicendo…
Una babele di opinioni, proteste, suggerimenti rinfocolotati di nuovo dal signor Poverini (intanto definito “l’uomo qualunque di sinistra”)e di nuovo sulle colonne di Repubblica, il quale lamenta che va bene tutto quando si parla di immigrazione, ma che intanto il fratello non avrà la pensione pur essendo cittadino italiano.
Il tutto, naturalmente, è servito ad alimentare le polemiche fra i due schieramenti politici, perchè ormai in Italia nemmeno si tenta più di costruire le migliori leggi per il bene comune. In Italia si polemizza e sulla polemica campano per settimane giornali, tlevisioni e gli stessi politici.
Le rivendicazioni del principio di legalità (di destra o di sinistra) è un’evidente idiozia.
La legalità non ha colore politico perchè rappresenta le fondamenta su cui poggia lo stato di diritto, la garanzia delle libertà democratiche, l’ordine che contrasta il caos.
La legalità, in definitiva, tiene lontana la voglia del governo dell’uomo forte che si affaccia sempre quando la società è dominata dal disordine.
E’, quindi, un’esigenza irrinunciabile dei moderni stati democratici.
Il problema, semmai, è come garantirla.
E in questo, con riferimento all’immigrazione, credo stia tutta la differenza tra destra e sinistra, ossia tra repressione e integrazione.
La prima produce risultati forse rassicuranti nell’immediato ma certamente volatili.
L’altra è un’operazione lungo termine ma con effetti definitivi.
Detto questo, chi sostiene di essere diventato razzista a causa dei reati commessi dagli immigrati, dovrebbe coerentemente ammettere di essere da un pezzo anti italiano…

scritto da Luigi Combariati · 20 maggio 2007, 19:34 · #

..Caro Luis, il racconto della tua giornata a Roma mi ha divertito e piacevolmente stupito per un verso,ma inquietato dall’altro.Ovviamente mi riferisco differentemente alle situazioni da te descritte.La mia piccola opinione in merito a quest’argomento?Per mia immensa fortuna sono cresciuta in un ambiente liberale, molto democratico che con una punta di presunzione oso definire “civile”!Il massimo spazio di questa educazione è stato dato al “rispetto” inteso nella sua accezzione più ampia.Rispetto delle persone in primis; rispetto della vita (in qualsiasi sua forma); rispetto delle differenze intese come forma di crescita e arricchimento personale che ognuno di noi può ricavare dagli altri o da altro.Grazie a tutto questo il mio approccio con la vita è sempre stato molto positivo e questo mi ha dato la grande possibilità di conoscere (in stretto riferimento al tema trattato)persone di paesi diversi dal nostro,culture lontane….un’esperienza meravigliosa per tanti motivi,ma mi soffermerò solo su due di questi.Se avete avuto la fortuna di fermarvi a parlare con qualcuno di questi “extracomunitari”,anche solo cinque minuti,e per un attimo siete riusciti a distrarvi dal vostro ego e dalla quotidianità,incuriositi dalla persona che avete davanti provate a porgli qualche domanda personale:vi ritroverete catapultati in un mondo,in delle storie che pur non appartenendovi riuscite chiaramente a scorgere dietro le parole..e diventano vostre come se le aveste vissute in prima persona.L’effetto è lo stesso di un viaggio:si arricchisce il proprio io con esperinze diverse da quell fin’ora vissute.Pensandoci bene il risultato finale (anche se in piccolo)è lo stesso che si ottiene leggendo un libro,anche il binomio resta uguale,ovvero la memoria di un uomo messa a disposizione di altri e la semplice curiosità,da sempre motore dell’animo umano.Quindi potrebbe essere intesa come una forma di arricchimento di tipo ludico.Il secondo motivo rigurda una forma di arricchimento più profonda,un arricchimento dello spirito.Tante di queste persone sono segnate nell’anima e nel corpo da terribili situazioni vissute e che continuano a vivere proprio per la loro condizione di extracomunitari,situazioni lavorative,situazioni relazionali con quelli che extracomunitari non sono….!si potrebbe obiettare che anche gli italiani non se la passano bene in questo momento..ed anche questo sarà vero.Ma la cosa che contesto e che a queste persone riconosco più che ad altre è la dignità che portano sempre dentro di se.La dignità nell’ affrontare a testa alta un lavoro massacrante,nell’avere dei rapporti umani con il mondo circostante molto scarni e non per questo essersi induriti,ma saper fare un sorriso quando un sorriso gli si porge,la dignità che non gli fa dimenticare chi sono e da dove vengono tale da saper riconoscere chi sta peggio di loro e pur se con poco poterlo aiutare (mi riferisco alla scena 1)...come dovremmo fare noi,tra di noi, perchè anche se con differenze siamo e rimaniamo “simili ma della stessa specie”!!!!

scritto da Valentina F · 31 maggio 2007, 16:47 · #

Ecco fatto, ci siamo. Le lezioni non le danno, le prendono.
Il clima di terrore che è montato (che hanno montato) nei confronti degli immigrati è figlio di una strategia mirata e comincia a dare i primi preoccupanti risultati. Qualche anno fa, tutti noi, tolleranti per natura, ci meravigliavamo se qualche straniero, magari di colore, era fatto oggetto di un sia pur modesto episodio di discriminazione.
Tutti noi, accoglienti per natura, gridavamo al razzismo.
Ora c‘è chi assalta gli esercizi commerciali gestiti da extracomunitari (non irregolari, ovviamente, ma con tanto di licenze e permessi) e nessuno s’indigna. Anzi, ci vengono a dire che quei tizi che hanno sfasciato le vetrine e picchiato lo straniero non avevano alcun movente politico.
Che fa se travisavano il viso con sciarpe dalle croci uncinate? Che fa se il raid ha avuto tipiche modalità di stampo squadristico?
E che fa se una volta il reato e la pena dipendevano dall’allarme sociale di un comportamento, mentre oggi è la semplice condizione personale che fa di un soggetto un delinquente.
E’ un clandestino e tanto basta per rinchiuderlo nelle patrie galere. Non più provvedimenti di natura amministrativa (che tanto non sappiamo come eseguirli): privazione della libertà, pane e acqua, ora d’aria è il giusto compenso per chi fugge da un’esistenza miserevole e da una vita di stenti per la quale abbiamo più di una responsabilità e da cui non sappiamo (non vogliamo?) tirarli fuori.
Salvo per le badanti, s’intende. Che quelle ci servono…
Si preparano tempi amari velati da burro e marmellata: ma non distriamoci, per favore, alziamo la guardia.

scritto da Luigi Combariati · 26 maggio 2008, 20:43 · #

Risulta, ora, che il raid sia stato effettuato per motivi che esulano da motivazioni politiche e, addirittura,che autore dell’insano gesto sia stato un tipo di sinistra (?) con tanto di CHE tatuato sul braccio.
Ovviamente, qualcuno, con zampillante soddisfazione e gaiezza, ha chiesto che gli strumentalizzatori chiedano scusa.
Il mio precedente commento, però, conserva la sua validità, credo.
Non mi lascio andare a considerazioni dietrologiche, ma temo che l’aggressione, da qualunque parte sia arrivata, è figlia del clima che si respira.
E tanto basta per esprimere una ferma condanna, perchè anche in questo caso c’entra la politica.
O no?

scritto da Luigi Combariati · 30 maggio 2008, 19:15 · #

Beh, la confessione al giornalista che ha preceduto di un giorno il consegnarsi alla polizia è pura letteratura, e pure ben pensata. Parlo della dichiarazione rilasciata dal tizio col famoso tatuaggio del Che.
Lei, che è scrittore, che ne pensa?

scritto da Armando · 31 maggio 2008, 06:14 · #

Caro Armando, che devo pensare? Mantengo un atteggiamento di sospetto.
Vada pure per il signore che si dice di sinistra (la qual cosa non gli ha impedito di farsi giustizia da se’), ma gli altri della squadraccia? Che ci facevano là con lui? Avevano o no i volti coperti da sciarpe con insegne politiche?
E’ tutto molto poco chiaro.
E comunque gli episodi che si stanno susseguendo (Verona, Pigneto, La Sapienza, Ponticelli) mi preoccupano.
Si respira un’aria avvelenata.
Pochi giorni fa ho letto che i bambini di una scuola elementare di Ponticelli, nei loro temi in classe, hanno sostenuto che è giusto bruciare i campi rom.
Com'è possibile che un bambino di 8-9 anni pensi una cosa del genere? Ovviamente l’ha ascoltata in famiglia. E la famiglia, come ha potuto concepire una siffatta convinzione?
Evidentemente, il rumore e il furore mediatico che si è orchestrato senza scrupoli a fini elettorali (cavalcando, certo, un senso d’insicurezza) è penetrato nelle menti di qualcuno. Il quale, non va dimenticato, non disdegna di razziare i campi nomadi che ha dato alle fiamme.
Vedremo gli sviluppi, sul caso Pigneto,ma non ci sono motivi per stare allegri.

scritto da Luigi Combariati · 31 maggio 2008, 12:24 · #

Ci vuole una giustizia vera ed eguale per tutti, ed è inutile inoltre fare arrivare immigrati in maniera cieca e indiscriminata, condannandoli poi alla schiavitù o a vivere di espedienti, ammassati in 15 entro un appartamento.
Questa è la realtà, inutile chiudere gli occhi per ipocrisia o falso buonismo, come fa la sinistra.

scritto da maurizio · 21 febbraio 2009, 11:23 · #

Quanto alla “giustizia”, che in Italia cambia a piè sospinto, con emendamemti, nuovi proclami, disposti e proroghe, rendendo la Costituzione sempre ‘in fieri’, alla ricerca di essere interpretata, anzichè stabile pilastro di un “fabbricato” che scricchiola senza implodere, ora, dopo l’off-limits di Malta, perchè l’Europa non parla? Ah, dimenticavo, c‘è il rinnovo delle sedie a Strasburgo, e quindi tutto uguale, a chiappe distese.
Caro Combariati, mi raccomando, occhi aperti e scrivere, ché l’estate è in arrivo e (purtroppo) è facile anticipare che lei avrà un gran daffare. Complimenti.

scritto da frank spada · 30 aprile 2009, 17:15 · #

Caro Frank, credo che tutti avremo un gran daffare.
L’occupazione principale dovrebbe essere quella di resistere alla tentazione, insidiosa quanto seducente, di cedere alla passività, smettere di ragionare, cessare ogni approccio critico, lasciarsi conquistare da veline, nani (mi riferisco allo spessore e non alla statura…), distrazioni gossipare.
Altrimenti, davvero e fra poco, ci ritroveremo con un tale che ostenterà orgoglioso un 51% dei suffragi che un popolo che si è rincitrullito gli avrà omaggiato.
Perchè, alla fine, chi se ne frega: è troppo bello che qualcuno pensi e faccia per noi, mentre noi, sciattamente sprofondati in un sofà, birra in mano, ci diamo da fare col telecomando.

scritto da Luigi Combariati · 30 aprile 2009, 21:12 · #

Allora, per fortuna, io sono tagliato fuori, ché ho cessato con alcoolici e affinità spirituali ad inizi anni ’80. Quanto al “nostrocaro”, ci pensa Lei, la fattrice ancora in forma, a fargli salivare la bile dalla rabbia, picchiandogli le reni per noi. Poi si vedrà, senza telecomando.

scritto da frank spada · 1 maggio 2009, 16:24 · #

Dici bene Luigi, ma penso che oltre che resistere oggi si renda necessario, da parte di chi gli occhi li tiene ancora e per fortuna ben aperti,un passo ulteriore, quello di fare opera di sensibilizzazione sui tanti, molti purtroppo giovanissimi, che in tempi ancora più tragici di quelli che Orwell profetizzava nel suo 1984, si aggirano come anastetizzati e senza alcun senso apparente, vittime più facili di propagande di annientamento di originalità e personalità, propagande che purtroppo non richiedono oggi neanche grandi strategie.

scritto da amalia · 3 maggio 2009, 19:39 · #

Credo che sarebbe necessario andare più in profondità per quanto concerne l’ immigrazione. Cambierei obbiettivo alla fotocamera e monterei un bel “Fish Eye” a 180° per vedere ciò che il comodo di TUTTI i politici non gradisce che noi si veda.
Io sono estremamente razzista, ma solo verso chi mi nuoce a prescindere dal colore della pelle e dalla sua provenienza.
Dal momento che la politica italiana tutta è a me nociva, potete ben immaginare che opinione di essa io possa avere.
Ritengo che la delinquenziale inettitudine di chi è stato scelto per governare e per fare opposizione risieda nel combattere gli uni contro gli altri senza addivenire, infine, ad una concreta soluzione al problema. E questo non riguarda soltanto lo spinoso fardello dell’ immigrazione, ma anche tutto ciò che richiede urgente intervento risolutivo.
Abbiamo due quadretti: il primo rappresenta gli immigrati clandestini che hanno diritto ad essere integrati. Quindi avranno il diritto al lavoro, ad una vita decorosa, ad un futuro. E questo è nobile.
Il secondo quadretto rappresenta i nativi che non trovano lavoro e che si vedono superare in volata dagli immigrati i quali, grazie alle facilitazioni contributive di cui godono i datori di lavoro, faticano meno a trovare fonte di sostentamento non curanti dei nativi spesso costretti a ricorrere alla Caritas e a dormire negli aereoporti.
Ai partiti la cosa che più interessa è il voto: da qui le aspre battaglie per far leva su quelle che ancora oggi certi nostalgici chiamano “ideologie”.
Così le nostalgie ideologiche fanno riaffiorare nelle menti italiane un rivoluzionario Vladimir Ulyanov (Lenin), un Che che liberava gli oppressi, un Mussolini che garantiva ordine, un Hitler che garantiva la pura razza ariana vedendo tanti, tanti illusi che pregano ognuno a proprio modo affinchè in virtù delle ideologie qualcosa ancora cambi in questo Paese.
Agli inizi del XX secolo ci furono grandi masse di italiani che emigrarono in America. Ma non ci si può aggrappare a questo per giustificare un abnorme flusso di immigrati nel nostro Paese, se non altro per le ridotte dimensioni del nostro territorio in confronto a quello americano oltre che per periodi storici aventi differenti economie.
In tutta Europa siamo gli unici, per motivi geografici, ad avere questo problema in così grande misura.
Malta, nonostante gli accordi sottoscritti, rifiuta i migranti in barba ai patti presi e la nobile, umanitaria Italia secondo l’ Europa dovrebbe sempre aprire le sue braccia e fare un bel sorriso.
Se in questo teatro tutti i politici accordassero un piano europeo nel quale tutti gli stati membri si impegnano a considerare l’ Italia quale punto di transito per i migranti, accogliendo poi loro stessi, proporzionalmente, una parte di questa gente dopo un breve periodo prestabilito allora, e solo allora, credo si potrebbe parlare seriamente di integrazione. Integrazione degli extracomunitari in EUROPA, e non solo in ITALIA.
Ma l’ Europa dice no e l’ Italia, grazie alla determinazione ed alla capacità di farsi valere per voce di chi governa e di chi si oppone, regolarmente si volta, si china e si abbassa remissivamente i pantaloni.
Agli italiani, che seguono lo spettacolo dal loro palco fatto di mass-madia, i politici si mostrano discordanti per tenere vive quelle beate, nostalgiche ideologie. Poi, dietro le quinte negli intervalli tra un tempo e l’ altro di questo interminabile spettacolo noir, mangiano e bevono insieme parlando di tutt’ altro. Tocca al popolo, adesso, integrare i migranti.
Non dimentichiamo un altro dettaglio. Parlando di extracomunitari si tende a pensare ad Albanesi, Ucraini, Marocchini, Cinesi senza considerare che anche un australiano od un Canadese sono extracomunitari. Chissà perchè loro, però, vengono generalmente vestiti di perbenismo.
Concludendo, credo che si stia dando dei “razzisti” un pò troppo facilmente, così come molti troppo facilmente lo stiano diventando, facendo proprio ciò che i nostri politici vogliono.
Negli anni ’90 i leghisti venivano tacciati di razzismo dalle sinistre perchè volevano il federalismo. Oggi le sinistre osannano al federalismo perchè sanno che per loro e per tutti gli altri politici c‘è da fare soldi a palate con questo sistema.
Anche gli svizzeri sono extracomunitari, e credo siano molto più razzisti degli italiani. Basta ad un italiano provare a chiedere di vivere in Svizzera per rendersene conto.
—————
Larga è la foglia; stretta, la via: dite la vostre ch’ io ho detto la mia…
:-)

scritto da Roberto Ziviani · 17 giugno 2009, 01:53 · #

Non serve dilungarsi, basta poco: tre immigrati da Guantanamo! Le basta?

scritto da frank spada · 17 giugno 2009, 15:09 · #

Non è vero che un australiano o un canadese vengono rivestiti di perbenismo. Un australiano o un canadese non hanno le caratteristiche dell’“altro” che si percepisce come una minaccia. Vengono da paesi progrediti, dove il livello di benessere è alto ( dove tra l’altro è difficilissimo rimanere se non come turisti, e non oltre un certo limite di tempo. ) Non ho mai visto un canadese al mercato delle braccia o un australiano vendere tappeti. Il problema non è semplice, perché noi lottiamo con la punta dell’iceberg, quell’iceberg sommerso contro il quale tutta la nostra economia anzi l’intera nostra sopravvivenza andrà a sbattere. Ragazzi, il palazzo va a fuoco e noi ci stiamo lamentando perché i vicini attraversando il nostro appartamento ci rovinano il salotto buono. Come si fa a non vedere che siamo tutti nella polveriera, e se non andremo tutti nella direzione di un mondo solidale, con meno sperequazioni, senza una logica selvaggia del profitto, presto non ci saranno salotti buoni, ma neppure palazzi, case o capanne da lasciare alle generazioni future?

scritto da Leila Mascano · 17 giugno 2009, 23:25 · #

Per me andrebbero benissimo: li ospiterei in casa, fosse necessario. Sono sicuro che a me nuocerebbero meno loro di quanto mi possano nuocere Berlusconi, Franceschini, Maroni, Di Pietro e tutti glia altri attori di questa farsa teatrale chiamata politica italiana.
Ovvero, peraltro sarebbero meno subdoli e forse più facile affrontarli… In fondo sono uomini come tutti gli altri. Forse sarebbe meno difficile spiegare loro cosa significa fanatismo o delinquenza, che spiegare ai suddetti politici cosa siano l’ onestà, la lealtà e soprattutto il bene di un popolo.
Ma da ora preferisco astenermi da discorsi politici, che preferisco non mi appartengano.
Caro Mr. Spada, Le posso dire solo che Guantanamo aggiungerebbe in proporzione tre o quattro elementi al pari dei molti, italiani e non, che già abbiamo nelle nostre classifiche di casa. La violenza, la delinquenza, il fanatismo non credo che con i nuovi “Guantanamensi” assumano l’ atmosfera di “The day after”.
Oramai ho imparato una cosa: vivo e lavoro in una casetta molto piccola, con un fazzoletto (piccolissimo) di giardino, tre cani ed una volpe. Quando devo fare la spesa, necessariamente mi devo scontrare con la civiltà.
Quando entro in essa mi considero un ospite e cerco di non disturbare.
Ma se qualcuno entra da quel portoncino che è il mio confine mordo. E le assicuro che non mi curo di sapere se chi entra viene da Guantanamo oppure in servizio da una caserma di carabinieri. Per me non fa differenza.
Dipende dallo spirito che dimostrano: o birra e salatini, o… “difesa personale”.

scritto da Roberto Ziviani · 17 giugno 2009, 23:42 · #

Dunque, io credo che il problema si ponga in questi termini.
Termini, peraltro, semplici semplici, ma che non vogliono entrare nella testa di chi ha in mano le leve delpotere e negli anni ha combinato distrastri per disinteresse, miopia, ignoranza, insensibilità.
Il problema dell’immigrazione è certamente delicato, ma bisogna partire da un presupposto: chi è quel folle che lascerebbe la propria terra, i propri affetti, le proprie radici se non per bisogno, un disperato bisogno di vivere (leggi mangiare)?
Noi italiani (noi italiani del sud, intendo) lo sappiamo bene.
Ora, nel corso dei passati decenni, tutte le nazioni così dette industrializzate, quelle del ricco occidente, per mantenere i propri elevati standard di benessere hanno, fra l’altro, prelevato ricchezza dai popoli del così detto terzo mondo e l’hanno trasferita a casa loro senza apportare a quelle popolazioni nessun beneficio.
Se avessero creato opportunità di lavoro o avessero favorito condizioni di benessere in Africa o in America Latina gli africani o i latinoamericani sarebbero stati ben felici di rimanere dove sono nati.
Invece noi occidentali abbiamo inaridito le loro terre e abbeverato le nostre.
Questo è il vero problema.
Anzi è il primo problema, perchè quando l’immigrazione (clandestina o non e che spesso fa comodo sia per orientare il consenso, ma anche per ragioni economiche) è divenuto un fenomeno incontrollabile (come fai a fermare uno che ammette la possibilità di morire per evitare la certezza di morire?) non si dice (non conviene) che il solo modo per arginare i flussi incontrollati è creare le condizioni minime di sopravvivenza per quei poveri popoli.
Mi irrita sentire che le colpe sono degli immigrati e non nostre.
Ma trovare ottimi alibi per autoassolversi è il più facile degli esercizi.

scritto da Luigi Combariati · 19 giugno 2009, 21:29 · #

Tre cani, in un fazzolettino verde, immagino, e una volpe: la differenza tra un salatino e l’altro, tra essere e capire!

scritto da frank spada · 20 giugno 2009, 08:00 · #

Tre cani trovati per strada ed una volpe salvata da un investimento non propriamente bancario. Il fazzoletto è di circa trenta metri quadrati: ci si sta un pò stretti, ma il naso lo si soffia comodamente.
Questo, Mr. Spada, per dettagliare maggiormente il Suo immaginare.
Per quanto concerne i salatini, l’ essere ed il capire, mi trovo dolente nel non saper interpretare la profondità delle Sue parole.
Forse perchè, alla base del capire, vi è lì essere e lì mi trovo: per capire dovrò ancora, evidentemente, camminare molto a lungo onde giungere all’adeguata preparazione intellettuale.
:-)

scritto da Roberto Ziviani · 22 giugno 2009, 00:49 · #

Rispondendo al post dell’ avv. Combariati, onde non precipitare in OT, credo che il problema si ponga all’ interno di un sol verbo: ipocrisia.
Siamo tutti razzisti, nessuno escluso.
Chiunque ci nuoce fa scattare in noi l’ istinto di espulsione dai nostri spazi e dalla nostra vita.
Siamo animali.
Anzi, tra gli animali, l’ essere umano è la bestia: l’ unica che conosce la mera cattiveria.
Se invece di migliaia di immigrati clandestini che mettono a repentaglio le nostre economie e la nostra sicurezza ci fossero migliaia di immigrati clandestini, ciascuno dei quali offre montagne di denaro e serenità ad ogni famiglia ogni volta che sbarca, allora la nostra considerazione nei loro confronti sarebbe ben diversa a prescindere dal colore della pelle, della razza e della religione.
... A parte i soliti invasati da idee di “razza pura” i quali mai capiranno che sotto il bianco, il giallo, il rosso ed il nero c‘è solo qualche chilo di ossa tutte dello stesso colore…
Chi, in coscienza, se la sente di asserire il contrario?

scritto da Roberto Ziviani · 23 giugno 2009, 01:50 · #

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