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Poche Chiacchiere: L’eredità della Resistenza

L’eredità della Resistenza

Oggi al “Violeta Parra” abbiamo ricordato gli anni bui del fascismo, il conflitto Mondiale, la nascita della “Resistenza”, gli episodi eroici della guerra partigiana. Insomma abbiamo commemorato il 25 Aprile.
Per chi lo avesse dimenticato, a Roma il 10 giugno 1940, Benito Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia annunciava agli italiani l’entrata dell’Italia in guerra al fianco della Germania di Hitler, contro Francia e Inghilterra. La politica del ventennio fascista, che si era già macchiata di politiche dittatoriali, guerre coloniali e di leggi razziali, giungeva al punto di non ritorno trascinandoci in un incubo che ci avrebbe portato in poco tempo solo morte e distruzione.
A seguito della caduta del regime di Mussolini del luglio del 1943 e l’Armistizio dell’8 settembre, nasce ufficialmente la guerra di Resistenza in Italia.
Il 25 Aprile del 1945, i partigiani e le truppe Alleate Angloamericane riprendevano possesso delle principali città del Nord Italia, decretando di fatto la liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Conosco bene le storie di quegli anni e le lotte partigiane. Le conosco così come me le hanno raccontate molte persone che ho avuto il privilegio di conoscere ed ascoltare e che quelle vicende le hanno vissute in prima persona. Storie che ho udito fin da piccolo da mio nonno, nato e cresciuto nelle montagne del Novarese, drammatico teatro della Resistenza partigiana come tutta la Val d’Ossola. Le stesse storie, le ho poi riascoltate da adulto, a Bologna, dove, se sai guardare, strade e sassi ti ricordano quei tragici anni. Come la folle avanzata del maggiore Walter Reder nei pressi di Marzabotto, che a capo del 16° battaglione delle SS, nel tentativo di stanare la Brigata Stella Rossa, distrusse tutto quello che trovò, arrivando ad uccidere a sangue freddo, dal 29 settembre al 5 ottobre 1944, quasi duemila persone, in buona parte donne e bambini. O come la battaglia di Porta Lame a Bologna del 7 novembre del 1944. I partigiani della 7° GAP (Gruppi d’Azione Patriottica) che stavano preparando l’insurrezione della città, vennero scoperti dalle truppe tedesche. Asserragliati in un edificio, nonostante la disparità di mezzi e uomini, prima resistettero agli attacchi dei tedeschi e delle brigate nere, e poi contrattaccarono e misero in fuga le truppe nazifasciste.

Sono racconti di armistizi, editti, divieti, rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni sommarie. Sono storie di confini, assalti, staffette, nascondigli negli scantinati delle città e spostamenti in montagne liberate. Sono rumori di bombe a mano, fucili e carri armati. Sono dolori di soprusi e violenze. Sono storie partigiane e patriottiche vissute da uomini comuni. Storie di anarchici, repubblicani, comunisti, socialisti e cattolici. Racconti di silenzi, paure, fughe, coraggio ed eroismo. Sono famiglie sterminate, amori interrotti, vite spezzate. Sono storie di fame e di povertà. Storie di sangue, di vendette, di guerra e di resistenza.

Se incontrate un ex partigiano chiedetegli una testimonianza di quegli anni. Il più delle volte vi capiterà di sentirete dalla viva voce delle sue parole un orgoglio, una forza vitale ed un senso civico oramai rari. Sono uomini e donne che odiano la guerra e che sanno qual è il valore ed il prezzo della libertà. Persone ancora capaci di indignarsi e protestare per difendere i propri diritti e quelli dei più deboli.
Ad oltre 60 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, assieme alla nostra Costituzione, che rifiuta la guerra, sancisce uguaglianza, pari opportunità e diritto al lavoro, è per me la passione per l’impegno civile la principale eredità che ci lascia l’esperienza della Resistenza.
Il 25 aprile è lì a ricordarci che la “democrazia” e la “libertà” sono beni preziosi che vanno conquistati e mantenuti ogni giorno, assumendosi, come fecero i nostri nonni, la responsabilità di scegliere da che parte stare. E in un periodo di continuo revisionismo storico, dove innumerevoli si susseguono, attraverso singoli esempi, i tentativi di riscrittura del “senso” di quella stagione, non è male ogni tanto, rimettere le cose al loro giusto posto.

dal sito dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ( www.anpi.it)

“Quando i primi partigiani scelsero la via della lotta e salirono sulle montagne per combattere il nazifascismo, rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i princìpi stessi sui quali costruire la convivenza civile: la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la democrazia. Il prezzo pagato fu altissimo: decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di Liberazione,oltre 40 mila, tra cittadini, lavoratori, deportati nei campi di concentramento,eccidi, come a Cefalonia, di soldati che rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, 600 mila militari internati in Germania, 87 mila militari caduti nella guerra di Liberazione. Da quella lotta, che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa,nacque la nostra Costituzione”

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Sette classici della letteratura italiana, tra i miei preferiti, su quel pezzo di Storia che non va dimenticato.

“Inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma nello stesso tempo ne rendesse il colore, l’aspro sapore, il ritmo…” Calvino su “Il sentiero dei nidi di ragno”

Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio (Einaudi)
La ragazza di Bube di Carlo Cassola (Rizzoli)
La casa in collina, di Cesare Pavese (Einaudi)
Uomini e no di Elio Vittorini (Mondatori )
Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani (Einaudi)
Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino (Einaudi)
Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern (Einaudi)

Paolo Mattana 24 aprile 2007

Inserito il 24/04/2007 da Paolo Mattana | ci sono 4 commenti

A voi la parola

Caro Paolo,
mi permetto di aggiungere alla tua lista anche le “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” (ed. Einaudi). Mio padre mi diede da leggere quel libro quando ero ancora una ragazzina e per me fu un’esperienza profonda e toccante che non mi consente nemmeno per un attimo alcuna “revisione” sul significato profondo della Resistenza.
Alcune delle lettere sono rintracciabili a questo link http://www.romacivica.net/anpiroma/documenti/documenti7.html
Ci sono libri che possono cambiarti la vita, sia che tu li scriva o che ne sia solo lettore. Chi ha scritto queste lettere ha sacrificato la propria vita per permetterci un futuro in cui il primo dovere è non dimenticare.

scritto da Carla · 26 aprile 2007, 12:47 · #

Carissimo Paolo, mi scuso per averti contattato qui ( luogo non adatto,)ma non trovo il modo per farlo altrimenti.
Ci siamo rivisti nei giorni scorsi con molti di Noi del 5b Nomentano e ci farebbe piacere poter ricontattarti.
In tanto complimenti vivissimi…uno scrittore ( lo sapesse la Fersini..che gioa per Lei).
Spero di avere tue notizie e condividerle con gli Altri ragazzi.
ciao
Domenico

scritto da domenico · 27 aprile 2007, 12:49 · #

Caro Domenico,
per ritrovarsi (specie dopo vent’anni..) ogni luogo, anche virtuale come un blog.. è più che adatto.
Ti ho appena scritto al tuo e-mail, perciò, contatto ristabilito!
.. a presto

scritto da Paolo Mattana · 27 aprile 2007, 13:44 · #

Sono figlio di un partigiano. Sono capitato per caso in questo sito e ho letto l’articolo L’eredità della resistenza. Trattasi di eredità pesante, soprattutto in questo periodo di pieno revisionismo. Voglio dire solo una cosa: mio padre era un uomo buono…amava la pace sopra ogni cosa; ricordo che alla fiera del mio paese, quando mi vide imbracciare la carabina del tiro a segno ebbe un moto di disappunto che non dimenticherò mai.
Mi sono sempre chiesto…ma cosa avrà mai fatto con quel mitra…

scritto da Riccardo · 19 giugno 2007, 02:41 · #

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