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Poche Chiacchiere: La ricerca di un contesto / Sgusciando la lumaca

La ricerca di un contesto / Sgusciando la lumaca

Prima di iniziare a commentare qualche lirica, devo adempiere un paio di obblighi: il primo, il più difficile, è rispondere a Ermanno.
I tuoi interessanti quesiti, temo, possono avere solo risposte parziali. Concordo con te sulla definizione in base alla quale è complesso “quello che non conosciamo”. Le distinzioni, che spesso vengono fatte, di “orecchiabile” o “complicato” sono alquanto discutibili; ad esempio, i bambini molto piccoli non provano maggiore difficoltà nel seguire una brano lungo, pieno di accidenti e tempi dispari, rispetto all’ascoltare una canzoncina in quattro quarti, dalla melodia tonale e lineare.
E’ l’adulto che (quasi subito) impone una sua idea di quale cibo musicale sia adatto all’infanzia, propinandogli elementari filastrocche, o tutt’al più brani stile Zecchino d’Oro (e questo mi ricorda il vecchio adagio secondo cui la scuola è quel meccanismo creato per far divenire “normali” individui che avrebbero grandi potenzialità).
Molto spesso i bambini, canterellando per conto loro, creano istintivamente melodie piene di cromatismi, tutt’altro che banali (un approccio “vergine” di questo tipo mostrò Syd Barrett nelle sue composizioni).
Quella musica “popolare” che negli anni ’50 si presentava accessibile, orecchiabile, spensierata, diretta, basata sui “giri” di quattro accordi, divenne in breve cosa molto differente.
Volendo essere pignoli, già alcune delle prime melodie dei Beatles sono di difficile assimilazione; non credo che chiunque, dopo aver ascoltato “Please Please Me” un paio di volte, riuscisse a cantarla (bene) facendosi la barba.
Ma il grosso salto avvenne a cavallo del 66-67, quando presero piede melodie (e suoni) ricercati e davvero innovativi. Chiudo qui questo discorso, perché – ahimé – ci sbilancerebbe sul versante musicale, mentre mi ero riproposto di parlare dei testi.

Gli altri interrogativi che Ermanno, mi sembra, più che rivolgere agli altri rivolgeva a se stesso, non hanno soluzione. Al di fuori di un contesto specifico, la “forza” di musica e testi diviene Storia e, come in tutta la Storia, sta a chi viene dopo, ai “posteri”, appropriarsi di alcuni elementi, scegliere, apprendere, riconoscersi o meno nelle cose del passato.
Da parte mia, ti posso solo dire che se nel 1967 qualcuno mi avesse predetto che, 40 anni dopo, ancora moltissimi giovani avrebbero guardato ai Beatles o ai Doors o ai Pink Floyd come “padri ideali”, lo avrei preso per matto. Il fatto che quella parabola (e quella successiva, del Progressive anni ’70) non sia caduta nel dimenticatoio, da una parte mi riempie di soddisfazione, dall’altra mi fa capire quanto sia difficile che si ripeta una tale concomitanza di idee e di energia, almeno nell’ambito rock. (Gli amanti del Rap diranno che c‘è nella loro musica, ma io non sono in grado di giudicare se sia vero, non avendo personalmente mai approfondito tale branca).

E infine: è evidente che, come dice Ermanno, “disciolte nella musica le parole divengono altro”, è esattamente quello che cercavo di chiarire nel commento iniziale! E sono ben conscio che riportarle in italiano, al di fuori di metrica, assonanza, sonorità, ritmo significa ridurle all’osso. Ma abbiamo altre possibilità per ripercorrerle, oltre quella di riascoltare i brani ognuno per conto nostro, col testo inglese davanti? Forse anche le traduzioni e i commenti in nota a Shakespeare, senza scenografie o voci di attori, al di fuori del contesto, “sgusciano una lumaca”, non pensate?

L’altro punto che mi rimaneva era spiegare il titolo del thread “The Jig-Saw Puzzle”.
E’ una definizione che fu coniata per descrivere le liriche dei Beatles (soprattutto post ’66).
Indica qualsiasi struttura componibile, la più nota è quella che noi chiamiamo semplicemente “puzzle”, ma volendo il termine potrebbe essere esteso al Tangram o… alle opere di M.C. Escher.
I Beatles dissero che c’era una grossa dose di casualità nelle loro liriche (usavano il termine “random”, prima che fosse requisito dall’Informatica).
Uno degli elementi caratteristici delle canzoni di quell’epoca è proprio l’allegra accettazione della casualità, l’ispirazione che viene ad esempio da un titolo di giornale ridigerito e modificato, o da un lapsus commesso cantando; un insieme di stimoli e di fattori che compongono il risultato finale, limitando il controllo cosciente dell’autore. (Lo stesso avveniva sul piano sonoro…)
Alla base di tutto c‘è il divertimento: quelli che ora per molti di noi sono monumenti (Lennon, Hendrix…) in fondo erano dei giovani uomini, per certi versi fortunati, che “cavalcavano” il loro momento magico con sublime incoscienza. L’idea di “far impazzire i critici e gli intellettuali”, per loro, rivestiva un fascino enorme.
Ovviamente la regola non vale per tutte le liriche composte in quegli anni, ci sono anche testi più pensati, più descrittivi, progettati per essere comprensibili. Non dimentichiamo però questo aspetto ludico, e soprattutto non cadiamo nel tranello di guardare a queste canzoni come Letteratura, faremmo loro un torto ponendole in un contesto, tutto sommato, a esse alieno.

Detto ciò, io avrei voluto iniziare con “I’m a boy” degli Who, che è un brano lineare e comprensibile, profondo e diretto nello stesso tempo. Ma per ribadire la faccenda dello “Jig-Saw Puzzle”, sarebbe meglio “I’m The Walrus” o “A day In the Life”...

Inserito il 28/02/2007 da Glauco Cartocci | ci sono 22 commenti

A voi la parola

Chissà perché oggi il talento nei bambini sembra quasi una malattia, invece che un’ovvietà. Mi pare, questa, una società fatta per reprimere certi slanci. Questo subliminale imperativo di omologazione è davvero così potente?
Eppure mai più la capacità ricettiva raggiunge i livelli che ha nell’infanzia.
Mi sembra la conseguenza di un impoverimento generale. Non parlo di soldi, naturalmente.
Certo non molto tempo fa c‘è stato un mondo che non poteva non avere in sottofondo quella musica di cui tu parli, e senz’altro quell’incrocio di mondi (società e musica) è ormai disallineato.
Per questo insisto nella domanda: ma rispetto all’oggi quale sottofondo resterà quello che era giusto per questi tempi?
Mi sembra che ci sia stato uno sbriciolamento, cominciato negli anni ’80. Quelli della grande impostura. La tranquillità sembrava un buon affare. Invece mi sembra che siano stati una carta abrasiva che ci ha grattati un po’ alla volta, fino a lasciare i nervi scoperti.
Solo da poco, da quando davvero c‘è posto per tutti i ritorni (quasi tutti patetici) hanno osato tornare anche loro.
Le cose peggiori arrivano in sordina, è sempre stato così.
Mettere un vecchio vinile adesso sarebbe solo nostalgia. Evocare ritorni.

scritto da Ermanno · 1 marzo 2007, 00:30 · #

Come non essere d’accordo con quanto dici, Ermanno?
Rispetto all’omologazione, posso solo aggiungere un’osservazione (sempre in ambito musicale) che può testimoniare quanto i tempi fossero differenti:
nella seconda metà dei Sixties, una volta che un gruppo “creativo” trovava un traguardo, di regola non vi si adagiava, ma tentava, immediatamente o quasi, di lasciarselo alle spalle. Penso, oltre ai soliti Beatles, ai Family, che fecero dell’eclettismo la loro bandiera. Per loro e quelli come loro l’imperativo era “questo l’abbiamo già fatto, proviamo qualcos’altro” e, già nel brano successivo, le voci erano trattate in modo differente, i suoni contraddicevano e modificavano quanto fatto in precedenza.
(Un primo “campanello d’allarme” fu la parabola degli Stones, i quali, dopo aver provato con evidente affanno a tenere il passo con band più creative, ottenendo anche risultati discreti, furono costretti a tornare al rock-blues delle origini e a riporporlo più o meno uguale per altri 40 anni, finendo per autocelebrarsi, pur di campare.)
Già negli anni 80, ma soprattutto nei due decenni successivi, si cercò subito il “marchio di fabbrica” per essere immediatamente riconoscibili alla radio o su MTV.
(Ma, anche lì, era questione di carattere: i Police, che si imposero per un sound riconoscibilissimo e originale, una volta divenuti qualcuno, non si limitarono a propinare sempre la stessa minestra…)
Negli anni 90 qualcuno, non mi ricordo chi, disse “una volta trovato un suono di rullante, bisogna tenerselo stretto e riproporre sempre lo stesso impatto sonoro”.
Oggi (per quanto ne so io – sono fuori dai meccanismi discografici) la musica deve essere studiata a tavolino, il punto di partenza è solo e unicamente la prospettiva di vendere.
Mi diceva un musicista anzianotto (mio coetaneo, che registrò con Battiato i primi dischi) che adesso, quando un nuovo cantante si presenta a una major del disco, gli spiegano che lui deve divenire un “progetto” a prescindere dalla sua intrinseca qualità.
“Progetto” significa trattare l’artista alla stregua di un prodotto di consumo, dal look, al sound, alla vita privata; tutto ciò che non rientra nel “progetto”, lo si butta al cesso…
Tiziano Ferro (può piacere o no, non è questo il punto) fu posto in lista d’attesa dalla casa discografica perchè doveva divenire un figo, era un ciccione foruncoloso, e finché non fu dimagrito e imbellito NON lo misero sotto contratto.
Capisci cosa significa questo? che oggi Syd Barrett e i Pink Floyd dell’inizio non li metterebbe sotto contratto nessuno, perchè troppo “sconvolgenti”, mentre i Jethro Tull sarebbero giudicati troppo brutti e stracciati, i Genesis sottonutriti e sfigati, i King Crimson troppo cerebrali.
Per non parlare di come sarebbe escluso chi presentasse problemi fisici (Robert Wyatt, Donovan, Pierangelo Bertoli, al limite anche Ray Charles o Stevie Wonder -anche se il non vedente, cinicamente e paradossalmente, può essere venduto meglio perché fa gioco…!!!!!!!!).
Per questo temo che la tua domanda “ma rispetto all’oggi quale sottofondo resterà quello che era giusto per questi tempi?” sia destinata a non avere risposta.
Quando dici “quell’incrocio di mondi (società e musica) è ormai disallineato” penso tu intenda che la società di oggi è molto diversa da quella di allora. Se vogliamo, oggi la musica è ALLINEATA sulla società, allora aveva un ruolo scardinante, faceva da apripista, mostrava continuamente sentieri nuovi.
Non vorrei comunque darti l’impressione di voler riportare tutto all’ambito socio-politico, perché non è assolutamente il mio campo. Ne faccio un discorso culturale, riguardante sì i testi, ma anche i suoni, la grafica delle copertine, il “messaggio” (parola abusatissima) artistico complessivo.
Sul discorso dei “ritorni” bisognerebbe perderci un po’ di tempo e distinguere band di anziani che si “riformano” giusto per svoltare un paio di super-ingaggi in cui riproporre solo musica d’annata, da quelli che hanno comunque continuato un percorso creativo negli anni anche se poco appariscente. Penso ai Jethro Tull, in parte a Townshend e Peter Gabriel, ma soprattutto ai King Crimson che non si sono mai fermati né adagiati…

scritto da glauco cartocci · 1 marzo 2007, 10:53 · #

Forse non è tanto la musica ad essere allineata alla società, ma la società che in tempi sempre più brevi divora e omologa tutto. Se a Manhattan un barbone infila dei guanti senza dita di colori diversi, non è escluso che li ritoveremo sfilare indossati da una modella di Dior. In questo senso c‘è forse un cinismo maggiore, ma fare scandalo è difficile, perfino un delitto orrendo e inutile può essere uno sciagurato modello di cosa “appetibile” da provare, come se fosse un passo di ballo…

scritto da leilamascano · 24 novembre 2007, 23:37 · #

Com‘è vero….
lo vediamo tutti i giorni, e quelli di noi che non riescono a trattenere un moto d’orrore sono da ritenersi ancora fortunati.

scritto da glauco cartocci · 26 novembre 2007, 10:06 · #

Oggi, mentre in palestra mi trascinavo sul tapis roulant, MTV, dopo i clip delle canzoni che oggi vanno per la maggiore, chissà perché all’improvviso se ne è uscita con “ruby tuesday” originale. Mi è venuta la pelle d’oca, non connettevo, ho rischiato di cadere…
E ho ricordato quando, 40 anni fa, ascoltando Beatles e Rolling in casa di amici o alla radio (non avevo soldi per i dischi) feci questo preciso pensiero:
“Non è possibile che questa un giorno diventi musica PER VECCHI, come lo è adesso ‘Torna a Surriento’. Non può che rimanere musica per giovani, è nata per questo e sarà così per sempre”. Pensai questo, e giurai a me stesso che non me ne sarei dimenticato negli anni futuri. In parte è stato così, noi (quasi) vecchi continuiamo ad amare quel clima musicale, ma esso ancora esercita un certo richiamo su molti ragazzi, almeno quelli che hanno una certa sensibilità. E sono riusciti a comprendere che c‘è stato un momento storico nel quale la musica stessa, la grande musica, ha iniziato ad agonizzare…

scritto da maurizio · 3 aprile 2008, 15:15 · #

Maurizio (...nuovo amico, direi….), il tuo pensiero in questi ultimi anni l’ho formulato in modo analogo cento volte. Mi sono chiesto sbalordito come sia possibile che i ragazzini di oggi ancora vadano a informarsi e a cercare le testimonianze di quell’epoca. Se potessi riferire ciò al mio “io” del 1967, direi: “Guarda, nel 2008 usciranno ancora film basati sui Beatles, i Pink Floyd, gli Who saranno ancora dei grandi miti. I giovani andranno in giro con la maglietta di Jim Morrison e quella di Jimi Hendrix. I padri “born in the fifties” andranno ai concerti con i figli e si abbracceranno vedendo un rugoso Mick Jagger comparire sul palco…” Penso che il mio “io” adolescente non ci crederebbe mai, e penserebbe che il se stesso cinquantenne lo stia illudendo.
Giusto un paio di anni fa, al concerto dei Deep Purple, vedendo tante teste bianche, grigie o calve ondeggiare sulle note di Speed King, ho pensato “ma questa è musica per vecchietti?”
Impossibile, no?

scritto da glauco cartocci · 3 aprile 2008, 15:36 · #

Bob seger: Rock’n roll will never die. Ragazzi, ma la musica è tutta musica, andiamo in delirio (io ) per Il flauto magico del divino Mozart e ci stupiamo se ci emozioniamo con la stessa violenza per Ruby Tuesday…per me sono sullo stesso piano, arte, come Raffaello e Kandinsky, e si scandalizzi chi vuole. Noi Sirene gli spruzziamo addosso un bel po’ d’acqua con un colpo di coda.

scritto da Leila Mascano · 5 aprile 2008, 22:16 · #

A parte l’acqua, che di certo gli serviva solo per lavarsi le mani, ricordo a tutti che c‘è stato uno che frantumò schemi, note, melodie; agganciò fraseggi a vertigini di tempo. S’innalzò in aria senza ali. Attorcigliò la vita al ritmo del be-bop. Beh, se vi pare poco, sappiate che oggi ci sono alcuni/e ragazze o giovani (fortunati)
che lo ascoltano tremando i polsi, come allora, nei ’50. Lui era Bird. Quanto al resto della sua vita va dimenticato (troppo umano).

scritto da frank spada · 10 aprile 2009, 12:00 · #

Umano troppo umano… stravagante libro di Nietzsche, dove si dice che la musica è il veleno dello spirito, nientemeno. Pensare che il ragazzo Nietzsche era nato a Rocken, sia pure con la dieresi che non trovo…

scritto da Leila Mascano · 10 aprile 2009, 21:22 · #

Ad Amsterdam ho rivisto la targhetta che ricorda Chet in volo, schiantosi sul marciapiede di un hotel vicino alla stazione ferroviaria e mi sono commosso ancora, come la prima volta; quando capitai lì per caso.

scritto da frank spada · 18 aprile 2009, 08:03 · #

Qualche volta il peso della vita è così insopportabile che il richiamo della libertà è quasi insostenibile. E’ forte allora la tentazione di librarsi in volo.

scritto da Leila Mascano · 18 aprile 2009, 10:29 · #

Contesto quasi standard e, fine anni ’50, il giovedì sera suonavamo al Club degli ufficiali U.S. Air Force di Aviano.
Tenore, sax baritono, Ferguson al contrabbasso e io, alla batteria, già allora mi perdevo in capogiri alcolici. Al pianoforte, Paolo B. – lasciato spesso senza aiuto quando ballavo con la figlia del capitano della base – s’ingegnava a fare anche la mia parte irrobustendosi sui tasti. Un giovedì mattina, una decina d’anni dopo, lo accompagnammo senza strumenti in un assolo. Ricordi tintinnanti gli esotici John Collins con le ciliegine in lingua inglese, e mi tenni qualche passo dietro agli altri che lo portavano di peso. “Dai, Paolo, fammi ancora Horace Silver”, chiesi senza voce lungo un viale. E lui spinse un’altra volta l’altalena avanti e indietro, ondeggiando il suo sorriso dalla bara.
Di quell’amico mi restò “Serenade to a soul sister”, il brivido di un Blue Note con lo squadrone nero al gran completo, un long-playing che frusciai tanto da smettere di bere, agli inizi degli ’80.

scritto da frank spada · 24 aprile 2009, 18:46 · #

Stava seduta sotto la finestra, la faccia appoggiata sulle braccia . La musica riempiva la stanza, e lei aveva gli occhi lucidi. Perché lo ascolti, se ti fa piangere, chiesi. E lei disse: Per quel piccolo slittamento, quel movimento impercettibile che riporta tutte le cose a come dovrebbero essere. E’ questo che ti fa piangere? chiesi ancora.Mi rispose E’ la nostalgia di quello che potrebbe accadere e non accadrà. La felicità a un passo, e perduta per sempre.
Lei era mia mamma ed io avrò avuto sei anni.
Forse è questo lo slittamento di Serenade to a soul sister. Non pensavo a quel che ho raccontato da anni, mi ci ha fatto pensare questo commento. Quanto alla musica, non riesco a sentirla più.

scritto da Leila Mascano · 26 aprile 2009, 08:15 · #

Questo rincorrersi di commenti, gentile Leila, dear soul sister, tra un luogo e un altro che sembrano lontani… non sarà che il “caso” vuole trattenerci in una rete? Pur confidando nella magrezza che mi divora le guance per il fumo, che contrassegna il mio esistere appeso in un vestito impolverato di forellini, bruciacchiato (qua e là) per il tremolio di una sigaretta costantemente accesa tra le dita, temo sempre di restare imprigionato, quando qualcuno mi allieta emozionandomi con le parole.

scritto da frank spada · 26 aprile 2009, 17:20 · #

Tranquillo, la rete è impalpabile, giusto una spirale di fumo che si stempera nel cielo come la scia dei reattori,e lei non teme il fumo. Quanto a me, non temo prigionie.Come Giovanna di Castiglia scelgo la torre.

scritto da Leila Mascano · 26 aprile 2009, 21:14 · #

La solitudine è darsi del lei, sopravvivere con eleganza. L’anonimato è incidentale.

scritto da Leila Mascano · 27 aprile 2009, 23:29 · #

Le ho risposto (in solitudine)riconoscendo la sua eleganza e standole vicino, accostandomi alla sua passione per la scrittura, che la vede in ‘gioco’ con la penna uscita da un taschino, pronta a lanciarsi nell’avventura, ancora. Ne avremo di tempo, tra un assolo e un duetto, scambiandoci le parti, per fare ‘nostra’ una solitudine non incidentale.

scritto da frank spada · 28 aprile 2009, 10:32 · #

bisogna proprio che ritorni a controllarvi… questi ragazzacci, come li lasci soli, scivolano giù per sentieri laterali, derivano in pericolosi Off Topic, scambiano segnali e provano passi a due… ma forse sono comunque “alla ricerca di un contesto”.
E chi di noi non lo è, in fondo?

scritto da glauco · 28 aprile 2009, 10:39 · #

Gentile Glauco Cartocci, non per rimarcare, ma gli Off Topic fanno parte del “contesto” musicale, in apparenza. In ogni caso, grazie per l’ospitalità sagace e per non averci mandato a quel paese. Cordialissimi saluti.

--------------------- NOTA DI GLAUCO: figurati... io adoro gli OT. E dammi del tu, non siamo così formali. Ciao!!!!!!

scritto da frank spada · 28 aprile 2009, 12:28 · #

Un doppio petto di lino bianco pedala su una bicicletta nera, con eleganza. Reclama l’attenzione di una città deserta, a ferragosto, come ogni anno – non sono io, ma mio fratello (cui auguro ancora tante pedalate). Se un giorno avremo l’occasione di incontrarci, di persona, vedrà che non sono proprio uno “formale”, tutt’altro. E’ che il “lei” mi ha sempre aiutato a vivere in “libertà”, rispettando me stesso (uno sciagurato) e permettendo agli altri di tenersi lontano dai guai (anche musicali), elegantemente. Quindi la ringrazio, Claudio, augurandole ogni bene.

scritto da frank spada · 28 aprile 2009, 19:10 · #

Glauco ci manchi. Fatti vivo su queste colonne. Quanto me, lo sai che sono off,la musica è sparita dalla mia vita.

scritto da Leila Mascano · 29 aprile 2009, 06:44 · #

In realtà aspettavo solo che qualcuno me lo chiedesse…:-)))

scherzo, la verità è che ogni tanto piomba sul capo una sensazione di inutilità delle cose, ma poi (si spera) passa…

Se devo dirla tutta avevo programmato il rientro per oggi, con “Prima e dopo la Distruzione”... fra poco mi applico, giuro.
E tu Leila non far sì che la musica scompaia dalla tua vita, ti prego…

scritto da glauco · 29 aprile 2009, 10:41 · #

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