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Poche Chiacchiere: la provincia e la città scritture di centro e di confine

la provincia e la città scritture di centro e di confine

Eccolo il mitico Nordest…
Certo che le donne sono strane. Noi vorremmo che restassero identiche al primo giorno che le abbiamo conosciute, mentre loro non fanno che passare la vita a cercare di cambiarti. Marco Berengo lavora al petrolchimico di Porto Marghera ha l’occhio acuto di chi riesce a fare ipotesi sulle persone intorno guardando appena le scarpe, vive da solo e scribacchia. Non si prende sul serio e nemmeno si sottovaluta, fintamente scanzonato cammina, nella giusta misura dell’amore di sé, comodo nella camicia a quadri piccoli piccoli buona per ogni occasione. Juliette lo ha lasciato, Marco l’amava ma gli uomini non piangono e le donne che lo sanno vanno a cercarsi quelli che sembrano forti. E passati i trenta, anche quelli che possono garantir loro un futuro assai più di un operaio specializzato in un polo che se pure non sta cadendo a pezzi cerca almeno di rimanere a galla con prepensionamenti sottocutanei. Juliette non sembrava così, ridevano facevano l’amore e avevano cominciato a vivere insieme. Marco, che cammina immerso e talvolta stordito, quasi adolescenziale, dietro le canzoni che come mantra sembrano trattenere e diffondere il segreto il fine o una ragione per continuare testardamente in quella direzione, proprio in quella, si mette alla ricerca di una donna scomparsa. Chi? Deve trasformare presto, giacché il tempo sembra inclemente, gli uncini dei perché in ami e lasciare che lei abbocchi alla vita di sempre. Anche se l’esca è marcia. Perché la vita di sempre si tira dietro la geografia unta e arricchita del magnifico Nordest dove puoi mangiare a tutte le ore del giorno e della notte, trovare stupefacenti che rendano onore all’aggettivo con cui sono definiti e donne disposte a fare qualsiasi cosa anche per niente. Anche senza etichette. Anche. Dimena le anche, ho soldi e roba. Davide Tessari, nella sua prosa divertita, costruisce un romanzo che oscilla, con registri fluidi e mutanti quanto i personaggi di certi fumetti americani, dal thriller al racconto erotico passando per osservazioni ficcanti originali e spesso romantiche. Non ha voyeurismi perbenisti nella descrizione della provincia veneta espansa e florida, né nei cambiamenti che la ricchezza facilmente accumulabile o l‘inseguimento dei falsi miti della macchina a molti cavalli e un cavaliere inducono sull’animo delle persone con le quali tu stesso hai condiviso le canzoni- che adesso ascolti da solo- né tanto meno nelle storie di incontri sessuali veri immaginati o “parlati”. Descrive, quasi fosse un documentarista, la zoologia umana e sentimentale che si muove incerta, forse quanto Marco, ma di certo assai meno consapevole. È un romanzo italiano, la struttura tiene e la storia prende, leggetelo. Non so fino a che punto fossi consapevole di quello che stavo dicendo. Ero il solito millantatore di me stesso.
D. Tessari, Nordest Hotel, Robin BdV (2004), pp. 348

Col prurito del senso di inadeguatezza
Leggi, ti immagini e ti arrovelli, pensi di sognare e ti rammenti. Tana per la bambina con i capelli a ombrellone di Monica Viola è un lungo racconto matrioska da dimezzare, a ogni titolo corsivo, nel tentativo curioso di raggiungere la bambola di legno che non può essere aperta e della quale tutte le altre sono repliche. E sfoglie dipinte. La storia è uno spaccato di vita romana tra inizi settanta e fine ottanta. Il ventennio romano di Monica Viola è compatto, politicizzato e con fortissime connotazioni di analisi sociale. Ma non è dittatura, anzi, c’è tanta musica. La matrioska più piccola e integra di cui non si indovina neppure il nome è protagonista e io narrante. Se fossi meno presa dai miei problemi potrei rendermi conto che tanta durezza di scorza dovrà pure servire a custodire un cremino. Rabbiosa, politicamente scorretta e senz’aria, se ne sta immobile, nei propri intenti di liberazione, in mezzo a una famiglia rumorosa, ad amicizie disperanti, a compiti a casa inaffrontabili, a una madre amata e divisa, a un padre forse schiacciato dall’idea di sé, a fratelli bruti, a sorelle mute. A una nonna aristocratica che porta dentro di sé racconti, odori, matite colorate, confidenze e suoni che con l’andar delle pagine degenerano in fischi incontrollati. Monica Viola ha una scrittura spavalda. Le spavalderie della protagonista passano alla prosa che è liquida e senza vergogna e divertente. Certe volte è pure eccessiva e piena di schizzi. Ma coinvolge. Ecco Tana per la bambina con i capelli a ombrellone è un libro accattivante. In cui riconoscersi, perché non è buono, non è cattivo, non è rosso, non è ricco e non è povero e non è fascio o pariolo. È una storia libera nonostante le settanta etichette -ismi e gli ottanta spillini gadgets. Con una limitazione forte che forse però è strutturale, perché sta nell’idea della matrioska, le prime sono sfoglie e l’ultima non puoi guardarci dentro. Certe stanze sono sfondi acquerellati e Virginia e l’emiliano e la stessa Cecilia, che pure lascia pietruzze, fiorellini di smalto. Leggi, ti immagini e ti arrovelli, credi di guardare e stai affondando. Come un ragno costruisco una rete di cazzate che cerco di non dimenticare per non cadere in contraddizione.

M. Viola, Tana per la bambina coi capelli a ombrellone, Vibrisse (2007), pp. 115
http://www.vibrisselibri.net/wp-content/uploads/2007/03/tana_monica_viola.pdf

Inserito il 11/04/2007 da Chiara Valerio | ci sono 6 commenti

A voi la parola

tragico e farsesco NE italico! nonostante i fanghi del petrolchimico e le depressioni da troppo subìto isolamento (e sùbito usato per giustificare l’antica ignavia) – ecco! qualcuno nottetempo appone una lapide per Omar Kayamm in uno sconosciuto vigneto.
Che strane le rotte del tempo, diventare famosi per Pietro Maso o per un alcolizzato che apprezza la poesia dell’Antica e Lontana Persia.
“O cuore, fà conto d’avere
tutte le cose del mondo,
Fà conto che tutto ti sia
giardino delizioso di verde,
E tu su quell’erba verde
fà conto d’essere rugiada
Gocciata colà nella notte,
e al sorger dell’alba svanita.”

scritto da · 12 aprile 2007, 17:10 · #

cì ma il tuo nordest è popolato di fantasmi caparbi tanto da trasformare la geografia intorno in qualsiasi posto del mondo. anche in persia. bello il tuo nordest senza grazia (come direbbe la ortese)
chi

scritto da chi · 12 aprile 2007, 18:05 · #

Grazie, Chiara. E sottoscrivo il commento di Francesco al tuo primo post (28/2).
P.s. Sto giusto leggendo ora Tana per la Bambina… Le coincidenze, a volte…

scritto da davide · 13 aprile 2007, 11:06 · #

...e per chiudere il cerchio, ho terminato LA BAMBINA... Sottoscrivo tutto ciò che hai scritto sul romanzo, e ti rilancio solo un’ultima considerazione: qualcuno un giorno dovrà dire (e analizzare) perchè gran parte dei romanzi generazionali scritti in questi anni, romanzi che attraversano gli anni ’80, non possono prescindere dall’omaggiare un autore pur di nicchia e di culto come Morrissey. E’ come se, paradossalmente, il suo impatto si fosse sentito più sulla letteratura che sulla musica.

scritto da davide · 23 aprile 2007, 08:23 · #

sembra quasi impossibile ma è una frase fatta: un’ amica tua mi ha mostrato un libro e poi un’ amica mia me l’ha regalato ed è lo stesso ed è pure tuo.
oh meraviglia. se non fosse quasi banale ma lo è tirerei fuori i gradi di separazione, se non fosse che, in fondo, le lucciole che pulsano sincrone sono lampi nel buio (come dice il poeta).
ciau.

scritto da · 4 luglio 2007, 16:34 · #

Mannaggia a te, Chiare’... Insomma, devo sapere da Antonella quello che fai in giro in ambito letterario… Cmq credo che domani o al massimo per lunedì prossimo farò uscire un articolo su “Il Territorio” riguardo “Scritture Giovani 2007”. Magari mando in seguito il comunicato stampa alle altre testate locali. Quindi se ti va mandami due righe di commento così integro l’articolo. E fatti sentire quando ritorni in terra natìa… Joe

scritto da Joemallo · 12 luglio 2007, 18:09 · #

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