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Poche Chiacchiere: Istantanea di Famiglia

Istantanea di Famiglia

Vi vedo molto presi dai fatti di cronaca. Pertanto può risultare un po’ snob, o qualunquista, o disimpegnato, o semplicemente stupido proseguire imperterriti con il commento a “semplici” testi rock.
Ma lo faccio ugualmente, convinto che ogni cosa abbia il suo posto e (perché no) ogni cosa si riallacci a tutte le altre.

Per non restare ancorato agli anni ’60 (altrimenti posso sembrare Gianni Minà), oggi ho scelto una lirica del 1980 (beh, non proprio fresca fresca, ma è già un passo avanti!)
Va detto che essa è comunque ispirata da alcuni fatti di cronaca sempre appartenenti ai Sixties, ma l’autore agisce in un’epoca già più conscia dell’onnipresente “occhio” televisivo (lo vedete, in fondo ogni cosa si riallaccia alle altre…)

Ladies and gentlemen… Peter Gabriel, Family Snapshot:

Le strade sono piene di troupe televisive… dovunque lui vada, fa notizia
Oggi è diverso Oggi non è come sempre Oggi entro IO in azione
Scatto istantanee nella luce
Sparo in mezzo alla luce

Quattro miglia più giù la carovana si muove, guida dritta verso il sole
Se ho calcolato bene, non vedranno me, nè la pistola
Ancora due miglia, stanno sgombrando la strada
Si può sentire l’esultanza della gente crescere
Ho la mia radio, seguo ogni cosa che accade

Ho aspettato questo momento
Ho aspettato questo momento
Voi, gente delle Contrade televisive
Sveglierò le vostre vuote conchiglie
Lo sguardo puntato sul momento cruciale in prima serata
svanirà in un lampo non appena irromperò
bruciando le vostre celle della memoria
Perché IO, IO sono vivo

Stanno arrivando da dietro l’angolo,
con i motociclisti in testa al corteo
asciugo il sudore dagli occhi
E’ una questione di tempo, è una questione di volontà
La macchina del Governatore non è lontana,
ma non è lui che io ho in mente
Soltanto LUI, l’uomo del momento, in piedi nella limousine

(Non ti odio in realtà, non mi interessa ciò che fai…
eravamo fatti l’uno per l’altro, io e te
Voglio esssere qualcuno… anche tu prima eri come me
Quello che non ti viene dato, impari a prendertelo
e IO prenderò TE)

Trattenendo il respiro
tolgo la sicura
e lascio il proiettile volare

————————————-

Ora è tutto tranquillo.
Sono stato qui in precedenza.
Un ragazzo solitario nascosto dietro la porta d’ingresso
Gli amici sono tornati a casa
la mia pistola giocattolo è sul pavimento.

Torna, mamma… torna, papà
Voi vi state allontanando e io cresco nella tristezza
Ho bisogno di un po’ di attenzione

Sparo nella luce.

——————————————————————————————————-

(Mi tocca dapprima aggiungere alcune note informative, ma nel farlo mi sembra di rompere l’emozione… )

Innanzitutto va spiegato il gioco di parole, intraducibile in italiano: la parola snapshot istantanea fotografica, contiene in sé il rimando a shot, sparo; “sparare nella luce” è quindi sinonimo di “scattare una foto”, oltre al primario significato relativo all’arma mortale.

Peter Gabriel disse che questa lirica gli era stata ispirata dalla lettura di un libro scritto dall’assassino del Governatore Wallace, ma chiaramente il suo riferimento cardine è l’omicidio di Kennedy, episodio che ha scosso l’infanzia di ogni bravo bambino nato negli anni ’50.
Andando indietro con la memoria (Gabriel ha esattamente un anno più di me) posso dire che quell’evento fu il primo dell’età adulta per molti di noi. Eravamo troppo piccoli per accorgerci del rischio nucleare corso dal mondo poco tempo prima, ma la limousine di Dallas entrò di prepotenza nelle nostre vite.
Anche perché la TV ci porse le immagini, impietose, avide, ieri come oggi.
Nella canzone tutto l’attentato è progettato con la lucida certezza della presenza dei media, e c‘è la consapevolezza di acquistare la fama “rubandola”, mangiando l’energia della vittima.
E’ una trasposizione, in un certo senso, delle credenze dei popoli primitivi, che ritenevano di acquisire la forza del nemico divorandolo o facendo propri i suoi oggetti.

Drammaticamente efficace nella tempistica, Family Snapshot presenta un continuo rimbalzo fra l’io narrante appostato sul tetto e i movimenti degli ignari, della massa, che lui segue alla radio.
La musica (purtroppo qui non la possiamo sentire!) segue con un incalzante crescendo l’innalzarsi della tensione, man mano che le ultime miglia vengono percorse incontro al destino.
L’ultima riflessione del killer prima che venga rilasciato il colpo ci predispone alla meravigliosa parte finale, in cui come un flashback ci viene svelato il retroscena psicologico in cui la tragedia è maturata.
Solo alla fine è chiaro il titolo, quel “family” che era attaccato allo sparo-istantaneo.

Ma voglio sottolineare come l’ultima parte non sia trattata da Gabriel con prosopopea psicanalitica. L’approccio è piuttosto quello Hitchcockiano, quel flashback rimanda (più che a polverosi trattati sui disturbi mentali) a “Io ti salverò” o a “Vertigine”.
La musica si fa man mano più rada, resta il solo pianoforte, sempre più scarno, a sottolineare il lamento del bambino che crescerà per uccidere: sembra quasi di sentire, tangibile, il passaggio dal colore al bianco e nero.

(Infine, fra parentesi, una nota privata. Un paio di anni prima, 1978, anche io avevo scritto una canzone con un tema analogo, in cui l’omicidio di un Presidente veniva vissuto come una rappresentazione teatrale e quasi rituale. La canzone terminava con un colpo di scena in cui si notava la somiglianza del killer con la sua vittima, e la frase conclusiva era “I figli mangiano i padri”.
Ovviamente la canzone era molto meno bella di quella di Peter Gabriel, ed è rimasta confinata all’uso strettamente personale = modica quantità! Tuttavia mi resta la soddisfazione di aver condiviso un’idea con un grande interprete… vi pare poco?)

Inserito il 28/03/2007 da Glauco Cartocci | ci sono 22 commenti

A voi la parola

Ho sempre trovato bellissima questa canzone. Adoro da sempre Peter Gabriel e trovo di condividere in pieno l’analisi che fai di questo testo, perfetta, complimenti. E’ vero, è un pecato che contemporaneamente non se ne possa ascoltare la musica. Se la traduzione è tua, complimenti anche per quella. Attendo fiduciosa una prossima puntata…

scritto da Carla · 28 marzo 2007, 15:28 · #

Grazie Carla! Hai risposto a tempo di record, non so se la Robin metterà in palio per il “mouse più veloce” un sacchetto di patatine o un pupazzetto di pelouche… :-))
Sì, la traduzione è mia; ho un libretto su PG con le traduzioni di un certo Nico Bilotto, ma io sono un gran rompi… e non mi soddisfano mai appieno le versioni degli altri, quindi preferisco fare di testa mia. Spesso poi ci trovo pure degli errori grossolani: famoso un libricino degli Who in cui la parola “mice” era tradotta con “gattini” invece che topi…

Comunque Family Snapshot non la “rileggevo” da anni, e mi ha estasiato.
Ce ne sarebbero tante di Peter, ma almeno queste prime volte vorrei spaziare un po’.

Prossimamente: Fragile di Sting e (una tantum) una canzone d’amore (chi meglio di Joni Mitchell?)
Stay tuned o, come dicono in TV, “restate con noi, non cambiate canale”...

scritto da glauco cartocci · 28 marzo 2007, 16:43 · #

Questo tema è diventato col tempo un’ossessione per la cultura americana, penso soprattutto al cinema.
E allora preferisco avere del brano una comprensione all’inverso: l’attentato è solo la fantasia (un flashforward) del bambino lasciato solo, e disperatamente bisognoso di attenzione.
Forse, quando torneranno, i genitori saranno capaci di accorgersene, salvandolo. E quella pistola giocattolo, veicolo della fantasia insieme alla televisione, abbandonata al suolo diverrà un gioco desueto.
Concediamoci perfino un happy end!

scritto da Armando · 28 marzo 2007, 20:03 · #

Mio caro Glauco, sono una blogger compulsiva!! In realtà faccio spesso una visitina qui perchè fra i tuoi sodali di blog c‘è il mio carissimo collega e amico Paolo Mattana. Mi sembra che le prossime puntate preannunciate promettano benissimo. Normalmente anch’io amo tradurre da sola testi di canzoni e poesie (con tutto il rispetto per i traduttori), ma capita sovnete di vedere in giro delle porcate al cui confronto “mice”/“gattini” è una meraviglia… Resterò sintonizata.

scritto da Carla · 29 marzo 2007, 07:16 · #

Beh, i punti di vista di Armando sono sempre “rivoluzionari”... riesce a scompigliare le carte!
Stavolta arriva pure a fornirci un “happy ending”...
Continua così, è la dimostrazione di come “Loperadarte” sia uno spunto iniziale, uno stimolo… poi quello che conta sono le infinite risposte personali.
————————-
Carla: mi va benissimo anche l’attenzione di riflesso (prima x Paolo, poi, se ti capita, continua a buttare l’occhio!)
Ho pensato che sarebbe carino anche un thread sulle “cappellate” di traduzione tipo “mice = gattini” ma temo che ci occuperebbe parecchio!

(comunque non escludo che prima o poi, traducendo queste canzoni, qualche svarione lo possa prendere anche io stesso… com’era la battuta finale di “a qualcuno piace caldo”?)

scritto da glauco cartocci · 29 marzo 2007, 10:24 · #

Com’era la battuta finale di “A qualcuno piace caldo”?

scritto da Armando · 30 marzo 2007, 07:46 · #

“Beh, nessuno è perfetto”...

Ma in quel contesto aveva un effetto parecchio divertente!

scritto da glauco cartocci · 30 marzo 2007, 08:40 · #

Cavolo, ragazzi… nel mio articolo c’era scritto “apostato” invece di “appostato”!
altro che “nessuno è perfetto”! ... ;-))))

scritto da glauco cartocci · 30 marzo 2007, 09:16 · #

E’ buffo. Anch’io, a una prima lettura, avevo dato un’interpretazione simile a quella di Armando, con la sensazione che la pistola giocattolo incarnasse l’idea di una proiezione mentale del protagonista. Non lo vedevo però come bambino infelice, ma piuttosto come post-adolescente o giovane adulto che si gingilla con un desiderio e si avvicina pericolosamente alla sua realizzazione. E noi rimanevamo in sospeso,senza sapere se poi si è salvato davvero oppure quei genitori non sono mai arrivati.
Dopo aver letto la tua analisi, però, visualizzo la scena finale come se fosse ambientata nella cella di un Dipartimento di Polizia, e lui, seduto in terra, che vorrebbe che quella pistola fosse un giocattolo, ma ormai è tardi.
Comunque, quell’ultima immagine è una fotografia triste, con il protagonista che, dopo l’esplosione adrenalica (vera o immaginata) riscivola nel silenzio immobile. Canzone davvero bella, dovrò cercare di procurarmela.
Domanda per te Glauco: prevedi prossimamente una puntata sui Doors?

scritto da SaraS · 30 marzo 2007, 11:40 · #

per saraS: i Doors sono uno dei miei gruppi preferiti, senza dubbio fra i primi 5…
C‘è davvero l’imbarazzo della scelta fra i testi di Jim. Vorrei cercarne uno non tanto noto…
con l’avvertenza che non mi rifarò alle traduzioni “canoniche” (ne esistono di stupende) ma tradurrò a modo mio… sennò che gusto c‘è?

scritto da glauco cartocci · 30 marzo 2007, 11:59 · #

PG e il TV set.

In realtà la problematica della pervasività della TV nel cerebro umano è da sempre uno dei temi di PG.

Non è facile tradurre l’inglese di PG perchè ricco di doppi sensi e giochi di parole (uno per tutti Firth of Fifth che anche il povero Armando Gallo ebbe da tribolare nel 1975).

PG in realtà teme, come il sottoscritto, la debolezza umana dinanzi alla TV e quindi si allontana da essa avvertendo i pericoli che ne possono derivare. (il suo ultimo spettacolo era incentrato su questo tema di sovraesposizione mediatica televisiva)

Ma la TV è vista anche, in termini allargati, come l’appiattimento dei sentimenti o meglio un unico sentimento giusto per tutti: un fast food cerebrale.

Infatti PG cantava (avvertiva?) già nel 1972 il pericolo “Mac Donald’s” indicando nei londinesi “Wimpies” la tristezza delle persone che mangiavano cose uguali e drammaticamente in silenzio. Digerendo l’Inghilterra al Pound.

...da Selling England by the Pound (come sterlina ma anche come unità di misura/peso)

Il grande mondo confuso e chiarissimo di PG.

Aspettiamo tutti una nuova Gerusalemme? ;-)

scritto da marco rovatti · 30 marzo 2007, 15:07 · #

Sui DOORS: posso suggerirne un paio, magari tre?
Probabilmente sono troppo conosciute, ma a mio avviso sono semplicemente straordinarie: Riders on the Storm, Strange Days e Moonligh Drive.
Sarei davvero curiosa di sentire la tua chiave di lettura di Riders :-)

scritto da SaraS · 30 marzo 2007, 15:35 · #

Ottimo, Marco: rincaro la dose con queste 4 righe da “mother of violence”.
Mouth all dry, eyes bloodshot
Data stored on a microdot.
Kicking the cloud with my moccasin shoes,
TV dinner, TV news.

scritto da glauco cartocci · 30 marzo 2007, 15:39 · #

Per SaraS: ero quasi deciso per The Crystal Ship, ma “a gentile richiesta” sarà (Sara, sarà) Riders.
Lasciamo decantare ancora un minimo Snapshot e poi si va…

scritto da glauco cartocci · 30 marzo 2007, 15:42 · #

Solo una nota di servizio, che forse potrebbe poi essere utile per rilanciare un altro tema legato a PG.

Family snapshot racchiude in se il primo percorso musicale di PG come solista. In realtà è la summa dei suoi primi tre album, una piccola suite contenente le influenze di PG1, PG2 e appunto PG3.
Dal quarto PG ha iniziato ad esplorare il mondo delle colonne sonore unitamente all’impegno sociale, che proprio con PG3 affrontava direttamente con Biko.

Questo per dire che oggi troviamo un PG decisamente maturo nel mondo interculturale musicale (Real World), un uomo (premiato con il Nobel) seriamente impegnato nella difesa dei diritti civili, un’artista capace di far riflettere, senza ipocrisia, sul futuro del nostro pianeta e della nostra razza.

Ecco perchè Family snapshot rappresenta per i “cultori della materia gabrielliana” la svolta epocale di un uomo che è stato capace di rinnovarsi continuamente a livello artistico ma di scendere anche sempre più in profondità verso una coscienza umana che valga la pena di essere vissuta.

... all change!

scritto da marco rovatti · 31 marzo 2007, 14:32 · #

Continua così Marco. Dacci il tuo contributo, anche se per un po’ non tornerò su Gabriel, per dare una panoramica più vasta possibile…
ma forse anche altri artisti possono interessarti.

scritto da glauco cartocci · 2 aprile 2007, 09:09 · #

Bellissima traduzione-recensione!
... trovata su google dopo aver ascoltato la altrettanto notevole interpretazione dei “Nursery Cryme” di Firenze, date un’occhiata al loro spazio, son bravi!

http://www.myspace.com/nurserycrimegenesistributeband

scritto da Marco75 · 17 settembre 2007, 12:40 · #

Bene Marco, grazie del commento… abbiamo fatto bene allora a lasciare “aperto” lo spazio alle risposte anche di “articoli” vecchiotti…
speriamo di averti con noi anche in futuro, fra qualche giorno riprenderò a tradurre…

scritto da glauco cartocci · 17 settembre 2007, 14:54 · #

Bellissima traduzione davvero di un testo quasi irriproducibile, felicemente resa l’atmosfera rarefatta e alienata di un solitario pomeriggio di giochi e la maniacale precisione del killer che si prepara al rallentatore in diluitissime immagini fino all’accelerazione e al colpo conclusivo…il tuo testo è all’altezza della musica, più bello addirittura dell’originale…cosa dire ancora?

scritto da leilamascano · 22 novembre 2007, 00:45 · #

Trovato per caso in un sempre più raro momento di navigazione cazzeggiante!! Ottima traduzione,letta immaginando il connubio tra le immagini trasmesse dai versi e dal susseguirsi di note della canzone in questione…canzone molto gabriellana nel senso più puro del termine.
Ottimo lavoro…notevole…davvero!!!

Ciao
N.Bilotto

scritto da Nico Bilotto · 20 febbraio 2008, 10:48 · #

Mi sono accorto ora che Nico Bilotto è la persona che ha scritto il libro di traduzioni su PG cui facevo riferimento, quindi dopo anni ci siamo “incontrati” in Rete.

La sua traduzione di Family Snapshot mi piaceva molto, ma ho preferito fare di testa mia, unicamente perché trovo più giusto commentare senza “appoggiarsi” a traduzioni di altri.
Il suo libro di traduzioni è L’UNICO ad oggi nel quale non ho trovato errori o forzature.
Ne ho uno molto bello su Joni Mitchell in cui qua e là c‘è comunque qualche “toppa”, uno dei Pink Floyd totalmente sbagliato o addirittura basato su del testo inventato… Un famosissimo libro su Dylan, con tanto di introduzione della Pivano, contiene traduzioni spesso discutibili anche se blasonate (il traduttore sembra abbia vissuto in USA per anni…)

Bravo Nico per il tuo libro e grazie dell’autorevole commento, spero di averti ancora qui fra noi!

scritto da glauco cartocci · 20 febbraio 2008, 18:18 · #

complimenti per la tua davvero notevole recensione, oltre che per la traduzione. anche io adoro questa canzone. il testo e la musica così compenetrati, Gabriel è davvero grande. mi hai aggiunto però il particolare del gioco di parole (snapshot e shot) al quale non avevo pensato prima. d’altronde Gabriel ha sempre amato i giochi di parole fin dall’epoca dei genesis!

scritto da silvio · 26 agosto 2012, 08:13 · #

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