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Poche Chiacchiere: Il Diario del “Che” in Bolivia

Il Diario del “Che” in Bolivia

Non è facile parlare di un mito. Specie se con questo ci sei nato e cresciuto sin da ragazzo, ammirandone ideali e passione. Non è facile, soprattutto se la “leggenda” è realmente vissuta e si chiama Ernesto Che Guevara. Lo si potrebbe fare, una volta tanto, partendo dall’ultimo capitolo della sua vita.

7 Novembre 1966
“Oggi comincia una nuova fase. Siamo arrivati alla tenuta di notte. Il viaggio è stato abbastanza buono. Dopo essere entrati, convenientemente travestiti, da Cochabamba, Pachugo ed io abbiamo preso i contatti e viaggiato per due giorni in jeep, con due macchine.”

Così inizia “Il diario in Bolivia” di Ernesto Che Guevara (Feltrinelli, 1968). Uno di quei testi che se non fossero tristemente la cronaca di avvenimenti realmente accaduti, sarebbe certamente un meraviglioso romanzo d’avventura.
Siamo nel 1966 ed Ernesto Guevara, a 38 anni, lascia Cuba e parte per quello che già all’epoca era uno dei paesi più poveri di tutto il Sudamerica. Parte, in completo anonimato, travestito ed irriconoscibile, con una nuova identità (passaporto uruguaiano). Se ne va con un pugno di amici fraterni, per una nuova azione di guerriglia, con lo scopo di sollevare una rivolta popolare contro la dittatura di Barrientos, sperando sia l’origine di un fuoco rivoluzionario che possa poi espandersi come un incendio per il resto dell’America latina.
Ernesto Guevara lascia Cuba, quell’isola caraibica di cui ora è cittadino e membro del governo, che ha contribuito a liberare dalla dittatura di Fulgencio Batista, con la rivoluzione del 1957 capeggiata da Fidel Castro e che lo ha reso oramai famoso in tutto il mondo e di cui è diventato il più importante messaggero mediatico e culturale.
Come suo costume ed indole, il Che è un uomo inquieto e non riesce a vivere una vita tranquilla e ordinaria. Lascerà per quella sua ultima iniziativa, comodità e un posto di prestigio, per mettersi di nuovo in gioco, spinto dal suo senso di avventura e dalla sua forte motivazione ideologica di “socialista rivoluzionario”. Perché è un uomo che non accetta lo status quo e non ama aspettare i tempi della politica.

La lettura di quel suo ultimo “diario” ci porta attraverso estenuanti camminate e rifugi di fortuna, in mezzo a combattimenti, imboscate e fughe interminabili per la selva boliviana, in un paese che neanche il Che conosce. Un diario che ci farà scoprire un Guevara che lotta con incedibile forza di volontà, non solo contro il suo “nemico”, ma anche contro se stesso, con i suoi pensieri e le sue malattie, come l’asma che lo tormenterà sino alla fine dei suoi giorni, denotando una forza di volontà ed una coerenza impressionanti. Partito per la Bolivia cercando di esportare la rivoluzione cubana e unire un continente, vi troverà invece la tomba, tra “campesinos” impreparati al suo richiamo, lotte interne di partito e un paese geograficamente impossibile da dominare.
A quarant’ anni di distanza da quelle vicende, la rilettura del Diario, ci riporta indietro in un tempo che sembra lontanissimo. Il tempo della guerra fredda , dove l’utopia romantica di un rivoluzionario naufraga di fronte la real politik di due blocchi che si contendono il potere. Equidistante da Stati Uniti e Unione Sovietica, Guevara cerca una terza via che a quel tempo non esiste ed è assolutamente precoce. Chi ci provò in Sudamerica, solo pochi anni più tardi, come Salvador Allende, con la sua “via (democratica) cilena al socialismo”, venne poi barbaramente ucciso.

Certo non è facile parlare del Che oggi. Non è facile farlo senza retorica. E’ passato molto tempo da allora e il sentimento potrebbe far facile presa su foto sbiadite e vecchie canzoni rivoluzionarie che inneggiano ad uomo che ha dato la vita per ideali di giustizia e uguaglianza. Non è facile parlare del Che oggi. Soprattutto quest’anno, dove come ogni decennale dalla sua morte, è difficile sfuggire ad operazioni di semplice marketing (poster, libri, cartoline, magliette, giti turistici, ecc…) e ricostruzioni storiche che sanno più di un percorso di beatificazione che una vera e propria analisi sull’uomo e su ciò che ha significato per un’intera generazione degli anni sessanta e settanta.
Non so cosa pensino i ragazzi quando sventolano le bandiere o portano indosso le magliette con quella foto di Guevara che Alberto Korda scattò nel 1960.
Tra le tante anime del Che, seppur intrinsecamente legate tra loro, chissà se pensano di più a quella dell’ideologo o a quella del guerrigliero eroico. Per dirla in modo banale, preferiscono il Che dell’ “hombre nuevo” o quello di “o vita o muerte”?
O forse non sanno neanche chi sia stato veramente e lo “vestono” semplicemente come simbolo oramai acquisito di ribellione e libertà, magari con la stessa disinvoltura con cui portano indosso anche magliette con l’effige della Coca-Cola.

Non è facile parlare del Che oggi. Ma è anche un modo per riflettere su come a quarant’anni di distanza dalla sua scomparsa, siamo ancora ben lontani da quella splendida utopia “guevariana dell’uomo nuovo”. Ma non c’è da stupirsi. Gli interessi economici e l’egoismo sono sempre lì a dettare legge.
In molte zone del mondo, la forchetta tra Nord e Sud si è allargata pericolosamente, e sorgono nuove schiavitù e nuove povertà. Un mondo che avrebbe bisogno di pace, è ancora teatro di guerre e guerriglie, terrore e terrorismo. Sarebbe bello che proprio in nome del guerrigliero più famoso del XX secolo, si ricercasse un nuovo modo di appianare i conflitti. Utilizzando la ragione invece delle armi e seminando parole al posto delle mine.

“La liberazione dell’uomo non significa solo realizzare la giustizia sociale, non significa solo sconfiggere l’ignoranza, non significa solo sopprimere la disoccupazione… Questo è solo un aspetto della liberazione dell’uomo, ma fino a che non sarà sconfitto l’egoismo, non avremo ancora compiuto la liberazione dell’uomo; e fino a che non avremo compiuto la liberazione dell’uomo, non avremo realizzato i nostri sogni rivoluzionari… Contemporaneamente alla base materiale bisogna fare l’uomo nuovo…” Ernesto Che Guevara

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Tra la miriade di libri di e sul Che, questi i miei preferiti che consiglio:

Paco Ignacio Taibo II, “Senza perdere la tenerezza”.(Il Saggiatore)
Roberto Massari “ Che Guevara: pensiero e politica dell’utopia” ( Erre Emme)
Roberto Massari, Martinez F. “Guevara para hoy” ( Erre Emme)
Ernesto Che Guevara, “Scritti scelti” ( Erre Emme)
Ernesto Che Guevara Diario in Bolivia (Feltrinelli)
Ernesto Che Guevara Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta (Feltrinelli)
Ernesto Che Guevara America Latina. Il risveglio di un continente (Feltrinelli)
Meri Lao , “Al Che, poesie e canzoni dal mondo” ( Erre Emme)

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Ernesto Guevara Lynch de la Serna, detto il “Che”, per le sue origini argentine, nasce il 14 giugno 1928 a Rosario. A due anni si ammala di asma in forma cronica e la famiglia è costretta a trasferirsi vicino Còrdoba. Dopo un infanzia felice, si trasferisce a Buenos Aires, dove si iscrive alla facoltà di Medicina. Nel 1951, con l’amico Alberto Granado percorre un viaggio in motocicletta lungo tutta l’America latina, che inciderà profondamente nella sua formazione personale e politica. Laureatosi in Medicina va prima in Guatemala, dove nel 1954 conosce la peruviana Hilda Gadea, che sposerà due anni dopo in Messico e che come lui partecipa al movimento sorto sotto il governo di Jacobo Arbenz. Nel 1956 in Messico conosce Fidel Castro che assieme ad un gruppo di esiliati, prepara una spedizione militare a Cuba per rovesciare il governo di Batista. Guevara, oramai ideologicamente schierato nelle file comuniste, si arruola come medico al gruppo di Fidel e sbarca con loro il 2 dicembre sulle coste dell’isola caraibica. Nei due anni successivi parteciperà alla rivoluzione cubana sulla Sierra Maestra, arrivando da vincitore a Santa Clara, alla guida di una sua colonna di uomini. Nel 1959, diventa cittadino cubano e a giugno sposa Aleida March, dalla quale avrà quattro figli. Dal 1959 al 1964 parteciperà attivamente al governo di Castro, con vari incarichi diplomatici ed economici, tra cui quello di presidente della Banca Nazionale e Ministro dell’Industria. In quegli anni farà praticamente il giro del mondo, soprattutto nei paesi socialisti e comunisti, alla ricerca di alleanze e nel tentativo di esportare il modello della rivoluzione cubana. Nel 1965, scompare dalla vita pubblica, quell’anno sarà con un gruppo di cubani a combattere in Congo a fianco dei rivoluzionari africani. L’anno seguente, dopo una lunga preparazione, parte per la Bolivia. L’8 ottobre del 1967, il gruppo del Che è accerchiato alla Quebrada de Yuro e Guevara ferito alle gambe, viene catturato dalle truppe di Barrientos. Trasferito nella scuola del villaggio de La Higuera, viene interrogato e poi lasciato per una notte senza cure. Al mattino del 9 ottobre viene ucciso a sangue freddo, per decisione ufficiale del governo boliviano. Qualche giorno dopo, il suo amico Fidel Castro, darà al mondo intero la notizia ufficiale della morte del “Comandante”.

Paolo Mattana, 3 Luglio 2007

Inserito il 03/07/2007 da Paolo Mattana | ci sono 11 commenti

A voi la parola

Caro Paolo,
è vero, non è facile parlare di un mito, tanto più quando la sua grandezza è stata sciaguratamente asservita ai più bassi interessi mercantili.
Io posso dirti che avevo un sogno: visitare il Mausoleo di Santa Clara do riposa assieme ad altri protagonisti della rivoluzione cubana e i luoghi che furono teatro delle sue gesta eroiche.
Bene, l’ho realizzato e credo di aver vissuto una delle mie emozioni più forti.
Quasi pari a quella vissuta conversando con Gino Donè Paro, l’italiano che prese parte alla spedizione del Granma.
Anime belle, ormai estinte.

scritto da Luigi Combariati · 4 luglio 2007, 15:08 · #

Bisogna credere ai sogni. Io personalmente e la mia ong stiamo realizzando un progetto di solidarietà con gli abitanti de La Higuera dove fu ucciso il Che.

scritto da giuliano · 28 settembre 2007, 13:37 · #

Ho letto il diario del Che in Bolivia, e l’ho trovato sconvolgente. Il tempo, la retorica cristallizzano i grandi personaggi nel mito, e in qualche modo ci allontanano dalla loro verità. Ho trovato un uomo coraggioso, combattivo, che lotta contro una natura avversa, contro la propria paura di cedere, contro tutte le miserie del corpo, e mano a mano che m’inoltravo nella lettura, ero commossa, turbata, coinvolta, sicché devo dire che il mito è grande, grandissimo, ma l’uomo è stato anche più grande, considerando che io, lettrice, conosco la fine dell’avventura, con quelle del suo corpo straziato che fanno male al cuore e ricordano una deposizione.

scritto da Leila Mascano · 6 aprile 2008, 13:20 · #

Perdonatemi, la mia tastiera ha cancellato la parola foto, quindi la frase va corretta così: con quelle foto del suo corpo straziato…

scritto da Leila Mascano · 7 aprile 2008, 19:19 · #

Ad onor del vero, e per evitare che si pepetuino falsi miti, ricordiamo alcuni fatti precisi nella vita del Che:

http://bolognasicura.blogspot.com/2007/10/che-guevara-il-rivoluzionario-ipocrita.html.
Purtroppo lo stordimento solo in parte colpevole del quale fummo un po’ tutti vittime in giovane età ci impedì di vedere che i nostri sogni di giustizia ed emancipazione sociale veleggiavano in direzioni opposte rispetto ai bestiali regimi ai quali li avevamo incredibilmente affidati. Il bestiale regime comunista cinese che affamava e affama il suo stesso popolo, opera genocidi nazisti come quello contro i tibetani, l’infamità castrista che tortura ed imprigiona gli omosessuali oltre ad ogni sincero libertario…no, la storia non è come ce l’hanno voluta incul©are alcuni ducetti sedicenti “di sinistra”...Ed è ora di gridare alto e forte contro ogni dittatura che ancora opprime il mondo!

scritto da maurizio · 7 aprile 2008, 22:34 · #

Caro Maurizio, perdonami se ripeto qui le cose che ti ho già scritto. Credo che il mondo abbia bisogno di miti, e il Che è meglio di Maradona. Occorre sempre ricordare che non sempre i risultati premiano le intenzioni perché questo non è un mondo ideale, e riguardo alle ombre, alle accuse, è lo scotto che pagano tutti i grandi. Quanta verità? Quante menzogne? Resta comunque un uomo che ha combattuto tutta la vita per una causa che riteneva giusta e per quella causa è morto. Amo Nazim Hikmet che conoscevo in anni in cui certamente Costanzo non lo nominava in televisione, quanto a Fidel, Cuba purtroppo si commenta da sé. A destra e a sinistra vittime e morti non se li ricorda più nessuno, nemmeno quei tragici ragazzi come Alibrandi e gli altri…tutti nel dimenticatoio, qualcuno ancora a Londra, tragici come i loro coetanei di sinistra e gl’infelici inconpevoli sulla loro strada, quelli tragici più di tutti, e degni del nostro rispetto e del nostro dolore, anche se la pietà alla fine riguarda tutti, in un certo senso, e spero che non me ne voglia nessuno…Quante belle intelligenze, quanti ideali sviati, quanto sangue, quante vite troncate dall’illusione di un mondo migliore, quante famiglie distrutte, quanto dolore…per arrivare qua. Tutto uguale, tutto omologato, e quel che non lo è è uguale o peggio di prima. Non più il Vietnam, l’Afghanistan. Non esiste più destra o sinistra, tutto si è appiattito e confuso, neppure sappiamo più per chi votare. Chi metteranno i nostri ragazzi nelle loro camere? Ronaldo? Vasco Rossi? Gigi d’Alessio?
Io continuo a preferire il Che.

scritto da Leila Mascano · 8 aprile 2008, 18:25 · #

Caro Maurizio, prima di tutto grazie per il tuo contributo, che apprezzo, ma che condivido solo in piccola parte.

Brevemente.

Aderisco in generale al tuo richiamo a stare attenti all’uso che l’uomo fa delle idee quando le mette in pratica, (quando cioè si passa dalla teoria alla realpolitik), soprattutto se lo fa nel disprezzo della vita altrui. Ciò fa ancora più rabbia, quando proprio ideologie di libertà ed uguaglianza ( per questo sono nati il socialismo e il comunismo) vennero strumentalizzate in modo demagogico a fini repressivi e dittatoriali. Questo però, vorrei sottolineare, non vale solo per i regimi totalitari di ispirazione marxista, ma vale anche, per esempio, per le moderne ideologie neoliberali capitalistiche che invece di esportare la democrazia, mi sembra abbiano esportato spesso solo altro dolore.

Per quanto riguarda poi il tuo giudizio sul Che, sono in completo disaccordo. Le teorie che citi nel tuo link e che si riferiscono ad Alvaro Vargas Llosa (“Il mito Che Guevara e il futuro della libertà”, Lindau 2007), francamente non mi convincono. Troppe le rivelazioni dell’ultima ora. Il libro del giovane giornalista peruviano, (figlio se non erro tra l’altro del grande scrittore Mario Vargas Llosa), più che una indagine storica, mi sembra sinceramente parte di un tentativo strumentale di revisionismo storico, atto principalmente a delegittimare il nuovo corso che sta prendendo piede in America latina (per la prima volta in forte contrapposizione alle politiche economiche statunitensi, di cui lui Alvaro è un ben noto paladino), utilizzando il Che come bersaglio e cassa di risonanza.

Del resto su Ernesto Guevara, un ampissima bibliografia (in piccola parte citata a fine del mio post) dice, ad esempio, l’esatto contrario di quanto affermato da Vargas Llosa.

La Storia è una materia complessa e non andrebbe usata in maniera demagogica, ma utilizzata per cercare di capire e trarne lezioni utili per meglio costruire il futuro. E a tale riguardo la figura del Che, a mio giudizio, meriterebbe un analisi più approfondita e meno sbrigativa, iniziando dallo studio delle fonti, che non possono prescindere, intanto, dalla lettura dei suoi stessi testi.

scritto da paolo mattana · 9 aprile 2008, 12:53 · #

Certamente il fatto grave è che ancora oggi non ci sia la necessaria chiarezza storica su certi avvenimenti, per cui le passioni di parte assurdamente prendono il sopravvento, oggi, nel terzo millennio, come quando milioni di ragazzi (me compreso)sventolavano festosi il libretto rosso del più noto macellaio mondiale. Non ho mai avuto simpatia per Maradona. Neanche per Gianni Minà...Questo articolo può comunque risultare interessante:

http://www.editorialeilgiglio.it/articles.php?lng=it&pg=179

scritto da maurizio · 9 aprile 2008, 20:33 · #

Sono in possesso di una copia della Prima edizione del diario del Che in bolivia, in versione originale. Vorrei la traduzione integrale italiana, come posso averla?

scritto da Mario Cicatiello · 15 marzo 2009, 16:25 · #

sono dalla parte di Gesù.sono dalla parte di Guevara.sono un anarchico senza speranza,perchè l’uomo è egoista ed ignorante di natura

scritto da Francesco · 13 maggio 2009, 20:57 · #

Chi si dichiara anarchico forse lo fa perché si sente “libero” e vive, soffre, s’impegna per mantenersi in questo stato di grazia. Se è cosi: Bravo! D’altronde, Gesù da una parte e il Che dall’altra, appare chiaro che lei, Francesco, vive nel giusto. Due volte bravo, allora!

scritto da frank spada · 14 maggio 2009, 11:37 · #

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