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Poche Chiacchiere: Il Cannocchiale a rovescio 4 - di Frank Spada

Il Cannocchiale a rovescio 4 - di Frank Spada

 

Se i principi restano gli stessi – Liberté, Égalitè, Fraternité – le regole non cambiano. E non sarà l’immagine di un figurino con la testa fluttuante su una mano – omaggio graditissimo di Giorgio Camuffo – affiancato a una colonna aulica degna di un Maestro del design –, che ci allontanerà da Poche chiacchiere per sfarfallare altrove il panorama inquadrato dal ©annocchiale virtualmente rovesciato dall’autore con un’epigrafe iniziale: Non fu la morte che lo colse, bensì la vita facendogliela in barba.
Dunque, cari amici, da oggi si riparte affermando che se il gioco ingrossa, l’aldilà non vince.

Inserito il 16/01/2013 da Frank Spada | ci sono 239 commenti

A voi la parola

Pronti alla chiamata!:)

scritto da Nick Parisi · 16 gennaio 2013, 14:17 · #

L’aldilà non vince… “ma c’è il futuro. Quello vero e di cui sono a conoscenza senza averne mai fatto tesoro, quello che t’impone gratis le sue scelte ed è ricco di sorprese da accettare tuo malgrado e proprio quando pensi che ti basterebbe quel che hai.”

Brindiamo – lente agli occhi, cuore in mano – ad una quarta edizione che spiega le vele a ore tredici e ci porterà sempre lì, sull’isola che non c‘è e invece c‘è.
Bando alle ciance, caro Frank, dica al compare di scostarsi da quella colonna, che ne cela il figurino, e farsi avanti anche lui.

scritto da Valentina Contarino · 16 gennaio 2013, 14:50 · #

Ecco, op dpvrei dire una cosa, ma siccome il canocchiale é a rovescio ocid al non:-)
Mandi

scritto da Jaio Furlanâr · 16 gennaio 2013, 15:57 · #

Buon nuovo inizio dunque e armiamoci di parole per resistere ai rigori dell’inverno e alle sconsideratezze che immobilizzano il nostro paese più del ghiaccio!

scritto da Carla · 16 gennaio 2013, 16:45 · #

Con questa nuova immagine di un uomo che c’è, non c’è, è lui, il compare , ci apprestiamo a ripartire galvanizzati da future sorprese, perché detta da lui….il paradiso può attendere.

scritto da loretta fusco · 16 gennaio 2013, 18:22 · #

Mi complimento per l’elegante immagine di Giorgio Camuffo che ben interpreta il carattere di Frank Spada.
Buon proseguimento.

scritto da Germana · 16 gennaio 2013, 18:32 · #

Frank, c’est magnifique!

scritto da marta · 16 gennaio 2013, 19:00 · #

Bellissima epigrafe! È vero, la vita è sorprendente, per questo abbiamo dei pensieri che ritornano!

scritto da Alex · 16 gennaio 2013, 20:12 · #

Et voilà, al quarto appuntamento, Frank ci fa sognare ancora!

scritto da madi · 16 gennaio 2013, 21:22 · #

Per il varo, cercando di restare in argomento…

PROSPETTIVE

La vita è meglio vista da lontano
perché a guardarla troppo da vicino
inceppiamo il percorso e, andando piano,
ritardiamo l’arrivo del mattino.

Sdraiata mollemente sul divano,
con cautela rifletto sul destino.
Sono nata, vissuta, forse invano,
ma intanto mangio un bel cioccolatino.

Sotto una lente tutto appare enorme.
Un microbo diventa minaccioso,
un fiore si scompone in altre forme,

un ricordo fatale e faticoso.
Sull’anima s’imprimono le orme
d’un passato fin troppo giudizioso.

scritto da Gloria Gerecht · 17 gennaio 2013, 10:32 · #

Nick Parisi – per qualcuno il 17 è il giorno giusto, per lei il giorno giusto è sempre il quotidiano con la curiosità dei fatti unita alla serialità dei testi link text
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Valentina Contarino – non penserà di cavarsela con un brindisi senza Coca Cola per chiamare in causa un via di testa come correo, eh!
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Jaio Furlanar – il trop nol strope mai e nus clame a smiciàssi plui dispess sfrodànt ator salut e ironie.
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Carla Casazza – votare o non votare: questo il dilemma!
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loretta fusco – lei ricorda certamente che “ il paradiso non è altro che l’inferno inquadrato da un’altra angolazione”, soprattutto quando un morto se ne andrà senza chiederci il perché.
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Germana – condivido la sua lode a Giorgio Camuffo ma non l’accosto all’incertezza altalenante di uno pseudonimo da nulla.
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marta – il gioco vince sempre – merci.
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Alex – W l’editoria di qualità!

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madi – chissà se la sua Fame lo ingrasserà un poco.
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Gloria Gerecht – ecco chi ha capito che allontanare le abitudini malsane, e i preconcetti, mantiene in vita l’anima per mostrare i propri interni.
Mi rallegro per le sue rime in “Prospettive” e la ringrazio.
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Buona giornata a tutti.
E per tenerci in rotta al ritmo giusto ci affidiamo ai vecchi amici che collaboreranno con gli ottoni argentei link text

scritto da Frank Spada · 17 gennaio 2013, 12:32 · #

Peperepepe!!!! Si dia fiato alle trombe :-)
http://cartaecalamaio.com/2013/01/17/il-canocchiale-a-rovescio-frank-spada-apre-lanno-con-il-quarto-capitolo-del-blog/

scritto da Carla · 17 gennaio 2013, 16:16 · #

Talché pereppePE’: link text
Grazie Carla!

scritto da Frank Spada · 17 gennaio 2013, 17:28 · #

Quando si sa dove trovare Frank e il suo doppio, loro fuggono e li si deve cercare ancora. Per fortuna li si ritrova sempre :)

scritto da nadia · 17 gennaio 2013, 17:41 · #

Gloria Gerecht “Prospettive” multiformi come cristalli variopinti che si prestano a infinite e sorprendenti combinazioni caleidoscopiche.
Saluti

scritto da Valentina Contarino · 17 gennaio 2013, 17:47 · #

nadia – cerca che ti cerca, forse un nome spunterà in un’anagramma ;)

scritto da Frank Spada · 17 gennaio 2013, 18:02 · #

Confidando che questo blog aggreghi nuove amicizie e allarghi la visibilità di altri blog/siti/ecc., auguro alle penne in gioco in bocca all’aldilà.

scritto da paolo · 17 gennaio 2013, 20:19 · #

In Papua Nuova Guinea si parla un linguaggio che è un buffo insieme di parole inglesi e di grammatica melanesiana.
Da quelle parti, hanno bandito il diciassette.
Lo chiamano sedici e un pò.
Sono strambi,da quelle parti.
Il mio amico Boris mi spiegava che , con il termine ‘bokis’,gli svitati del posto indicano indifferentemente una valigia,un baule e il sesso della donna.
E’ una sorta di sarabanda mentale.
Boris chiariva che la cosa importante è l’idea precisa.
Nella valigia, nel baule e nel sesso della donna, ci si mette in genere dentro qualcosa.
Anche se nella valigia e nel baule, insisteva Boris,quel qualcosa si tende a piegarlo.
Vai a spiegare alla tua amica che è la stessa cosa.
Per farla breve,in Papua Nuova Guinea hanno dato il foglio di via a Boris. Troppo simile ,il suo nome, a quello di Bokis.
E sul biglietto dell’aereo, non hanno stampato il giorno diciassette.
Ci stava scritto sedici e un pò.
Quando l’aereo è decollato,Boris ha tirato un sospiro di sollievo.
Anche se laggiù, in Papua Nuova Guinea, il sospiro di sollievo non si chiama sospiro di sollievo.
Ma questa è un’altra storia.

scritto da Joe Perfiumi · 17 gennaio 2013, 21:54 · #

Caro Frank, le parole a volte non bastano ma se accompagnate da un felice ascolto, e lei sa cosa intendo, possono dare spinte notevoli all’immaginazione con dei salti spazio temporali che ci proiettano qui e altrove.

scritto da loretta fusco · 17 gennaio 2013, 22:48 · #

Bella la nuova pagina! :)

scritto da michela · 18 gennaio 2013, 02:34 · #

E siamo arrivati al quarto cannocchiale! Non potevo non lasciare almeno un salutino, umido e freddo ma spero cmq ben accetto. Un abbraccio.

scritto da Maria · 18 gennaio 2013, 10:03 · #

paolo – ferma l’intenzione sulla quale lei confida, la ringraziamo per gli auguri rivolti a tutti i giocatori.
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Joe Perfiumi – confesso l’ignoranza della geografia di un continente astrale, ma conto sui suoi pezzi vivacissimi per recuperare il tempo degli studi sottrattomi dal girospizio di un girello attualmente soggiornante in un’unità del servizio nazionale della sanità mentale.
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loretta fusco – le proiezioni che insonnorizzeranno i sogni si alterneranno, con acuti e assoli, dall’imbrunire del presente a un’alba tragicomica che, prima o poi, ahimé, ahivoi, ci sveglierà.
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michela – ristorarsi l’anima frequentando la tavola di un blog, che propone squisitezze e piatti da intenditori doc, è consigliabile per chi desidera ingrassare la curiosità mentale link text
Grazie.
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Maria Guidi – le relazioni s’infittiscono e questo non può che rallegrarci.
Grazie.

scritto da Frank Spada · 18 gennaio 2013, 10:40 · #

Previo assenso di un’attivista critica dell’elasticità mentale – esercitata frequentando Sette sorelle notoriamente celebri – riproduciamo il testo (illuminante i fatti e le intenzioni) da Lei scritto e pubblicato sul sito Carta e calamaio.
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Il Cannocchiale a rovescio passa di mano in mano, come un testimone, e trova il giusto riconoscimento anche qui su “Carta e Calamaio”, dove il purosangue Frank Spada è di casa, e a ragione.
Chissà cosa la quarta edizione riserverà ai numerosi e vivacissimi protagonisti del blog. L’assoluta libertà che si sviluppa tra le righe di questo caffè letterario virtuale consente a ciascuno d’interpretare la prima parte senza mai mettere in ombra gli altri, protagonisti anch’essi e sullo stesso piano. Tra assidui e meno assidui, il clima che si è creato è davvero quello che si respira tra vecchi amici, i quali più o meno puntualmente si ritrovano seduti ad un tavolo a raccontarsi pensieri, opinioni, storie di tutti i giorni. Il dialogo tra queste personalità, tutte ugualmente interessanti, si articola in rime, quartine, poche battute o sproloqui divertenti e, apparentemente, senza senso. Un fritto misto di letteratura, inventiva e curiosità, servito prima di un dessert che sa di Jazz. E lui, lo stimato Frank Spada, si tuffa ad angelo nella mischia dei suoi appassionati lettori “depredando” ancora, giorno dopo giorno, ammirazione e amicizia senza mai farne indigestione. Dopo tutto c’è il compare che lo aiuta (nevvero, Marlowe?) a mantenerne il figurino ben inquadrato da un designer che ha l’occhio decisamente lungo.
f.to Valentina Contarino
17 gennaio 2013

scritto da NdR · 18 gennaio 2013, 11:12 · #

Mi piace la definizione di caffè letterario che sa tanto di atmosfere un po’ retrò dove possono trovare spazio il vecchio e il nuovo senza interruzione di continuità. Un caffè virtuale non è poi diverso da quello che ha segnato un’epoca e che da Vienna a Roma a Parigi ha dato il via a fermenti culturali di ogni tipo. Come allora sorseggeremo idealmente un buon caffè discettando, intrecciando discussioni, approfondendo, sproloquiando, sempre sul filo di un nesso, talvolta da ricercare in territori un po’ lontani da stereotipi e logica comune.

scritto da loretta fusco · 18 gennaio 2013, 12:57 · #

Caro Frank, mancavo da molto… non si arrabbi. Ora sono qui e la vedo già in fuga con il vento in poppa e il Jazz che mi allargherà le orecchie. Strimpello ancora, sa, ma il tempo mi ha lasciato degli acciacchi.
Buone giornate e affettuosi complimenti.

scritto da candy's 50 · 18 gennaio 2013, 13:39 · #

Ottima partenza!
Seguirò la gara di un gioco letterario che mi piace e che apprezzo da tempo con partecipazione e stima nei confronti delle penne.
ps – questo blog davvero unico mostra ciò che si può fare, quando Frank… buone cose, sognatore.

scritto da anna · 18 gennaio 2013, 14:06 · #

Cara Loretta Fusco il suo dire entusiasma a tal punto che il caffè è diventato assenzio ed io lo mando giù – idealmente, chiaro! – alla sua salute.
_________________________

- paolo l’augurio, naturalmente, vale anche per lei.
Cordialità

scritto da Valentina Contarino · 18 gennaio 2013, 14:12 · #

Valentina Contarino , grazie per aver voluto vedere nelle mie volubili rime prospettive allargate dalla sua preziosa e sempre affascinante fantasia.

Un grazie anche a Joe Perfiumi che riesce a trasportarmi con allegria in luoghi remoti, ma che reputo possibili.

gloria

scritto da Gloria Gerecht · 18 gennaio 2013, 15:19 · #

Gentile Valentina Contarino, ci siamo permessi di eliminare il suo commento doppio delle ore 13:16.

scritto da NdR · 18 gennaio 2013, 17:26 · #

candy’s 50 – che piacere risentirla!
Di acciacchi ce ne sono tanti, e per chi li tratta come fossero gli accordi standard di settima maggiore disposti con la tonica al basso, che suona consonante, o con un bicordo dissonante eliminando le due note centrali, la vita invita a vivere e tirare avanti.
Quindi, cara amica, dedichiamoci all’ascolto e allarghiamoci le orecchie, entrambi e chi so che ama il Jazz che conta quanto vale link text
————————————-
Grazie anna, augurandole… il meglio di ogni sogno prossimo a
venire.
_________________________
Buon fine settimana a tutti.

scritto da Frank Spada · 19 gennaio 2013, 11:22 · #

Interssante il resoconto di Joe Perfiumi dalla Nuova Guinea, sulla quale meditavo di trasferirmi, comprando casa e moglie. Non vorreo che all’arrivo mi arrestassero per bigamia. Ho optato per le terre eskimesi dove al diciassette non arrivano perchè contano solo fino a dieci, usandole dita. Quelle delle mani perchè i piedi stanno al caldo. Là mi fiderò dell’anagrafe e rimarrò sempre bambino. Un bambino che beve questo caffè, però. Buona serata.

scritto da Andrea · 20 gennaio 2013, 22:48 · #

Arnanuk mi dice che la Ineffabile Terra dei Ghiacci scarseggia di donne quanto abbonda di orsi.
Il riflessivo Arnanuk aggiunge che fare naso contro naso con un orso è un pò come raschiare il fondo degli stivaloni.
Ci rimetti il naso.
Impara l’Artide e mettilo da parte.

scritto da Joe Perfiumi · 21 gennaio 2013, 11:02 · #

Quand‘è così... beccatevi questi!
Andrealink text

Joe Perfiumilink text

scritto da Frank Spada · 21 gennaio 2013, 11:34 · #

Ieri pomeriggio sono stato al Bar dei due cinesi – è il solo nei dintorni che tiene aperto sia di domenica che in tutti giorni festivi, si trova a pochi passi da dove abito ed è gestito da due fratelli appassionati del lavoro, simpatici e gentili, che ogni giorno provvedono ad acquistare e mettere a disposizione dei clienti il Chronicle locale e il Corriere della sera.
Bene, sull’inserto domenicale LA LETTURA del quotidiano nazionale, la pag.10 era tutta dedicata a questo link text – il che mi onora di essere presente nella scuderia di Casa – e, appena prima, a pag. 6: “La pace geriatrica” corredata dai diagrammi propulsivi verso il futuribile più certo. Tanto che dopo averli esaminati attentamente ho scoperto che il 17 è un numero speciale – nella loro madre lingua i due fratelli lo chiamano “Sì” – ed è bastato poco per capire che se supererò gli 85… arriverò a 102; poi, per l’aldilà, ci penserà Valentina Contarino.

scritto da Frank Spada · 21 gennaio 2013, 12:49 · #

Un augurio affettuoso a Frank e al Cannocchiale, nella sua quarta edizione! (Il numero 4, più che il 17, evoca attese…).

scritto da Leila Mascano · 21 gennaio 2013, 13:50 · #

Grazie Leila Mascano – doppiamente scrittrice e carissima amica fin da quando iniziammo a chiacchierare che non ricordo più quanti anni son passati. Su, allora, cosa aspetta per ri-sedersi a tavola e rallegrare quanti si son chiesti dove diavolo fosse finita dopo il suo bellissimo romanzo Fammi ridere catalogato Robin Edizioni.

scritto da Frank Spada · 21 gennaio 2013, 14:17 · #

I due fratelli, caro Frank, saranno ben lieti di scoprire l’affetto che nutre nei loro confronti e son convinta che il prossimo caffè (yi bei kafei) per lei sarà un omaggio della casa. Ma, adesso mi si punterà il dito contro accusandomi di puntiglio, il 17 in cinese (mandarino, eh) si pronuncia shìqi (ovvero, scitzi). Però... però, sul troviamo comunque l’accordo, sa!? Perché “sì” altro non è che 4…
E allora non può che essere sì, sì, sì, il Cannocchiale Sì!
Ma, per il suo bene e la nostra tranquillità, eviti di nominare il 4 in presenza dei due simpatici fratelli. Loro, e lo dico a bassa voce e aria circospetta (che qui anche i muri…), nel 4 non vedono nulla di buono, un po’ come noi col 17 (o il 13, se le piace di più).

Quanto al resto, aperta la porta e buttata la chiave, mi risolverò quanto prima ad attraversare la soglia. Da qui a 102 c‘è ancora tantissimo tempo.

Zaìjìan wo de pengyou,
un saluto al resto della compagnia.

scritto da Valentina Contarino · 21 gennaio 2013, 15:07 · #

Valentina Contarino – la linguistica di precisione o l’ottica orientale più orientale che la terrà costantemente lacrimante per la gioia di condividere un giaciglio in una giunca, che se non è cinese sarà... e via così, che penso a Rita e a Rain, e a quanto piansi di piacere.

scritto da Frank Spada · 21 gennaio 2013, 17:46 · #

Lo ritroviamo qui Frank, con un nuovo amico, disegnatore, in grado di rendere ancora più enigmaticamente meravigliosi i suoi racconti:
http://scrignoletterario.it/node/1296

scritto da nadia · 23 gennaio 2013, 11:26 · #

nadia – ovvero una cacciatrice come Diana link text
Grazie “mamma”!

scritto da Frank Spada · 23 gennaio 2013, 11:51 · #

Bello, divertente e delicato il racconto di Frank pubblicato su Scrigno che segnala la cacciatrice Nadia/Diana. Un racconto che dice tante cose e tante altre le svela a chi sa leggere tra le righe.
Bentornato Frank Spada!

scritto da Carla · 23 gennaio 2013, 16:14 · #

“Non fu la morte che lo colse, bensì la vita facendogliela in barba.”
E’ proprio vero, la vita ha il brutto vizio di coglierci impreparati… a volte fa male, a volte porta gradite sorprese, ma sempre è una crescita.
Un abbraccio Frank :)

scritto da Aurora · 23 gennaio 2013, 21:48 · #

Pianse di piacere scoprendo che era stata lei a sparare? Una cinese, grassa e volgare, gliela fece sotto al naso portandole via l’uomo e la serenità “pari al silenzio che cova all’interno di una bomba un minuto prima dell’esplosione.” E da pazza d’amore divenne assassina, il confine è labile e tale si dimostrò anche in quel caso. L’amico del marito la difese, l’avvocato. Alla fine fu proprio lui a rimanere scottato da un segreto rivelatogli in via confidenziale.
Filamenti atemporali di una serata lontana, i miei…
Venendo dunque all’attualità di una freccia scoccata in mattinata da un’anagramma di buona mira, prendo atto che un certo trapezista ha ricominciato a soffiare bolle e forse, in preda all’entusiasmo, lancerà anche un pugno di coloratissimi coriandoli per colorarci gli occhi ancora una volta. Chissà, chissà, noi siamo qua!

scritto da Valentina Contarino · 23 gennaio 2013, 22:54 · #

Pronto alla pugna! Lascio un saluto, è sempre un piacere. Bentrovato!

scritto da Salomon Xeno · 23 gennaio 2013, 23:44 · #

Molto tenero questo racconto sospeso, come il protagonista, tra sogno e realtà. Mi fa pensare a Cosimo Piovasco del “Barone rampante” che scelse di salire sull’albero per guardare dall’alto una realtà che non gli apparteneva. Rifiuto di regole impositive per Cosimo, aspirazione di solitudine per il trapezista, che da lassù, tra evoluzioni e bolle di sapone dipana il suo tempo a dispetto di una moltitudine rosa da invidie e malignità. E mentre Cosimo compie il suo ultimo viaggio solo, aggrappandosi a una mongolfiera di passaggio, il nostro acrobata potrà contare sulla trepidazione di una mamma generosa che nel suo pianto ha intuito la fine. Con Frank ci si emoziona sempre, da Marlowe ai tanti personaggi dei suoi racconti molti dei quali sono un regalo alla sua infanzia, a quel tempo che non ritorna.

scritto da loretta fusco · 24 gennaio 2013, 00:53 · #

Aurora A. – l’aspettiamo quando vuole a braccia spalancate.

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Confidavo in un dibattito penale – in relazione a Rita e Rain – ma non c‘è stato. Talché mi appello a Valentina Contarino.

Che divagando accenna ad altro (benché sia certo che così non è) per ricordarle che la colpevolezza lacrimante di The letter – da cui furono tratti ben cinque film, tra cui Ombre malesi di W.Wyler che nel 1941 ricevette sette candidature agli Oscar, e tra le altre quelle per il miglior film e la migliore attrice protagonista, Bette Davis -, va imputata a W. S. Maugham. Che, fermo dove sta nell’aldilà, l’attende senza pace dove sa.
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Salomon Xeno – benvenuto, oltre che complimentando WWW!
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loretta fusco – le sue parole, e la spericolatezza degli accostamenti letterari, mi deformano la vista. E sono così incerto che non riesco a collimare se lui sia quello in volo o l’altro in crescita.
Cordialità

scritto da Frank Spada · 24 gennaio 2013, 11:23 · #

carla – i favolosi neri dei ’40, prima dei mitici stellati dei ’50 – riavvolgiamo la pellicola e sgranelliamoci il filmato link text

(Dimmi chi sei, Marlowe – pag. 64 – Take ‘A’ Train e Duke in volo )

scritto da Frank Spada · 24 gennaio 2013, 13:39 · #

Bello il link text!

scritto da Gloria Gerecht · 24 gennaio 2013, 15:24 · #

Cara Gloria, la sveltezza del suo affaccio al finestrino, non può che rallegrare gli interni del vagone. Grazie.

scritto da Frank Spada · 24 gennaio 2013, 16:23 · #

Sottoscrivo Gloria: molto bello il brano del video! E vai col ritmo :-)

scritto da Carla · 24 gennaio 2013, 20:23 · #

Ho fatto un sogno: ero in treno, leggevo Il piccolo principe, ero arrivata al punto della storia che più mi commuove. Sapete quello della volpe? Ecco, proprio quello. Stringevo il fazzoletto tra le dita, facendone una massa stropicciata e informe. Il signore, distintissimo, che mi sedeva di fronte mi osservava silenziosamente. Non badai a lui finché non decise di parlarmi, la sua voce sonante di conforto mi informò che i libri per ragazzi avevano sempre commosso anche lui, per quello era direttamente passato ai noir. Disse proprio così: “meglio avere le mani sporche di sangue, che il viso rigato dalle lacrime”. Scoprii solo dopo, una volta a destinazione, che era un pericoloso serial killer che cercava di mettersi in salvo attraversando la frontiera come il più comune dei cittadini. Gettai il fazzoletto ridotto in poltiglia e consolai il mio languore scegliendo a caso una delle praline di nero fondente che il mio ragazzo mi aveva regalato prima di lasciarmi salire sul treno. Aveva la brillantina in testa quel giorno. Ogni volta che si pettinava i biondi capelli a quel modo mi veniva sempre voglia di marmellata di limoni, quella buona, col succo di mele dentro. Gli avrei morso la testa e, forse, se lo avessi davvero fatto mi sarei risparmiata tante seccature. Il treno correva veloce sotto di me, aiutando il dondolio della gamba accavallata con cui tenevo il ritmo di una canzone inesistente. Arrivammo a destinazione. Il mandato spiccato nei confronti del mio cordiale compagno di carrozza fu eseguito con discrezione. Guardai tutto standomene sui gradini del treno, come se scendendo da quel mezzo di viaggio potessi interrompere con la mia presenza la solennità del momento. Quando tutto terminò decisi di scendere e inciampai sull’ultimo gradino. La caduta rovinosa ha esteso i suoi effetti al risveglio tutt’altro che musicale. Ma non importa, “accada quel che accada, i giorni cattivi passano come tutti gli altri.”

scritto da Valentina Contarino · 25 gennaio 2013, 13:41 · #

Indicazione di regia: un rapido, illuminatissimo, passa rombando lo schermo di Jazz e Valentina Contarino, fingendo di inciampare quando lo abbandona (lo fa per invitarci a valutare l’essenziale – sempre invisibile agli occhi di chi non sa apprezzare la vera falsità vocale) ci suggerisce (bontà sua) il rimando di un magico “già visto” (v. Cannocchiale a rovescio 3 – 10/11/12) emblematico e immortale.
Pazientate meno di un minuto, poi la sua voce link text

scritto da Frank Spada · 25 gennaio 2013, 20:21 · #

Leggendo Valentina , nella imbarazzante bellezza del suo pezzo, mi balza all’occhio il particolare delle ‘praline di nero fondente’.
Nonna Victoria adorava le praline di nero fondente.
E ne conservava sempre una ragguardevole quantità dentro una scatola tonda di latta gialla.
Latta a lunga conservazione, perchè nell’offrirle agli altri le veniva spesso il braccio corto, mentre gridava “Con moderazione, per carità”.
Ma anche latta a lunga conversazione, perchè per ottenere una pralina dovevo sorbirmi le storie dei corteggiamenti dei suoi tempi andati.
E dopo una buona mezz’ora di racconti di sdolcinati pedinamenti, al massimo abortiti in una mortificata palpatina,scattava il greve rito della parola d’ordine.
Il coperchio della scatola di latta gialla si apriva solo dopo lo spelling del motto, a pochi noto :“Praline di nero fondente”.
Quando spiegavo a nonna Victoria che ,in genere , le sue parole d’ordine avrebbero dovuto ostentare una connotazione di originalità, una fattura lessicale un pò criptata e un pò improbabile, lei scuoteva le spalle.
E poi faceva boccacce.
Un’ultima cosa.
Nonna Victoria aveva una gatta, di nome Pralina di Nero Fondente.
La gatta era color bianco neve.
E si addormentava regolarmente nei pressi della scatola tonda di latta gialla.
Dimenticavo.
Per nonna Victoria, il giallo della scatola tonda di latta gialla tendeva,vagamente, al nero delle praline di nero fondente.
Io penso che tutte le praline di nero fondente dovrebbero avere, su questa nostra terra, una nonna guardiana.
Giusto per sfoggiare qualcosa da raccontare alle praline di nero fondente che verranno.
Se verranno.

scritto da Joe Perfiumi · 25 gennaio 2013, 20:38 · #

Tutto mi è chiaro, Joe Perfiumi, sono piacevolmente sorpresa che le praline di nero fondente piacciano anche lei.

scritto da Valentina Contarino · 26 gennaio 2013, 15:16 · #

Poiché di Valentina so le arti e di Perfiumi le sue parti, non mi restano che gli occhi per nascondere gli sguardi.

scritto da Frank Spada · 26 gennaio 2013, 18:02 · #

Sei milioni e oltre, di individui sterminati in ombre – per non dimenticare!

scritto da Frank Spada · 27 gennaio 2013, 08:39 · #

Sì, è impossibile dimenticarli. E, quando sei stata coinvolta, vorresti tanto poterlo fare.

scritto da Gloria Gerecht · 27 gennaio 2013, 10:03 · #

Gloria – è bello appartenere allo stesso mondo.
Un affettuoso abbraccio, cara amica.
————————————-
Da qualche giorno il sito della Robin è tempestato da centinaia di spammisti in lingua inglese – NO PROBLEM – ciò non crea alcun allarme, ma soltanto, a volte, allunga i tempi dei contatti.

scritto da Frank Spada · 27 gennaio 2013, 11:50 · #

Ho riletto “Una vita con la stella”, di Jiri Weil.
La maggiore opera cecoslovacca pubblicata tra il 1945 e il 1948, come rammenta Philip Roth, nella sua prefazione.
Quando giungi all’ultima pagina di questo libro, senti indolenzita tutta la tua normale attitudine alla comprensione.
Qualche riga di Weil, prima di lasciarvi.
“ Vogliono solo vivere, e un tempo non era poi neanche tutta questa gran pretesa. Eppure erano stati obbligati a essere delle vittime, a morire per qualcosa che non li riguardava. Ero uno di loro e non sapevo bene neanch’io per che cosa in realtà dovessi morire. Sarebbe stato più facile se l’avessi saputo. Sarei stato orgoglioso della mia morte, l’avrei rivestita di un manto purpureo, l’avrei accompagnata con un canto o almeno con un urlo d’addio”.

scritto da Joe Perfiumi. · 27 gennaio 2013, 12:12 · #

Mai dimenticare. E non stancarsi di raccontare a chi non c’era, a chi è troppo giovane per sapere, a chi dà retta ai negazionisti, a chi non conosce dove possono arrivare delirio, crudeltà e follia…

scritto da Carla · 28 gennaio 2013, 18:16 · #

... che figuri come “Adenoyd Hynkel – amico di Bonito Napoloni – un pazzoide con il baffetto a spazzolino, e la voce da farti venire il vomito alle orecchie”, non si sono meritati un posto su quel treno blueseggiante/pastorale che, buon per noi, ci inoltrerà al domani e oltre link text

scritto da Frank Spada · 28 gennaio 2013, 20:10 · #

E, giusto perché siamo in tema e per rafforzare il concetto di totale dissenso verso quell’abominevole pagina della nostra Storia, riporto dal WEB le 10 regole per suonare il jazz imposte sotto il regime nazista, come ricordate da Josef Skvorecky, musicista recentemente scomparso che ha vissuto (e suonato) in quei tempi.

1 I pezzi in ritmo di foxtrot (il cosiddetto swing) non devono superare il 20% del repertorio delle orchestre da accompagnamento e da ballo;
2 In questo cosiddetto repertorio jazz, deve essere data priorità a pezzi in tonalità maggiore e i cui testi esprimano gioia di vivere piuttosto che testi tristemente ebrei;
3 Per quanto riguarda il tempo, si dia preferenza a composizioni vivaci piuttosto che a quelle lente cosiddette blues; comunque, il ritmo non deve eccedere un certo grado di allegro, commisurato con il senso di disciplina e di moderazione Ariano. In nessun caso saranno tollerati eccessi nel tempo (cosiddetto jazz caldo) o in performance solistiche (cosiddetti assoli);
4 Le composizioni cosiddette jazz possono contenere al massimo il 10% di ritmo sincopato; il resto deve consistere di movimenti legati naturali e privi di caratteristiche di isterica ritmica inversa, caratteristica delle razze barbariche e portatrice di oscuri istinti alieni al popolo Germanico (i cosiddetti stacchi);
5 L’uso di strumenti alieni allo spirito Germanico (cosiddetti campanacci, flexatone, spazzole, ecc…) è strettamente vietato, e ugualmente lo sono tutte le sordine che trasformano il nobile suono dei legni e degli ottoni in un verso Ebreo-Massonico (il cosiddetto wa-wa, cappello, ecc…);

6 Sono inoltre proibiti gli assoli di batteria più lunghi di mezza battuta in un ritmo di quattro quarti (eccetto nelle marce di stile militare);

7 Il contrabbasso deve essere suonato solo con l’arco nelle composizioni di cosiddetto jazz;
8 il pizzicato degli archi è proibito, poiché danneggia gli strumenti e svilisce la musicalità Ariana; se il cosiddetto effetto pizzicato è assolutamente necessario per il carattere della composizione, saranno presi accorgimenti particolari perché la corda non tocchi la sordina, il che è conseguentemente vietato;
9 Ai musicisti è ugualmente vietato lanciarsi in improvvisazioni vocali (il cosiddetto scat);
10 A tutte le orchestrine e le orchestre da ballo è fatto avviso di evitare l’uso dei sassofoni di tutte le tonalità e sostituirle con il violoncello, la viola o comunque con un altro strumento popolare.
Penso che dopo questa lettura non ci sia altro da aggiungere.

scritto da loretta fusco · 28 gennaio 2013, 22:39 · #

Il treno, motivo questo che torna spesso ultimamente, quasi a voler smentire quel famoso detto che fa più o meno così: “il treno – nella vita – passa una sola volta e se non becchi la coincidenza… è meglio che ti ci butti sotto.”
Il treno torna e rimbomba, così come accadde nella testa di quei bluesmen afroamericani che cominciarono a suonarlo costruendo le loro Railroads. Cosa suonarono? Il treno e il blues, insieme. Mentre avvitavano bulloni e meditavano sulla possibilità di una vita migliore, elessero a idolo della loro ispirazione il treno. Il treno strumento di liberazione, il blues strumento di astrazione. Spiegava così un certo L. Federighi in un articolo bello e istruttivo per i perditempo senza tempo. Il treno rappresentò la fuga verso la gloria, la via verso il mondo, fino a quando non cadde anch’esso nella banalità della quotidianità.
Avvilito e deprezzato, velocizzato e super-tecnologico, il treno probabilmente oggi non ispira nient’altro che un buon sudoku (quello facile!). Ma allora, molto tempo fa… il treno creò una generazione di uomini straordinariamente creativi e un blues che non rispetta le coincidenze, in corsa da più di un secolo e non ancora giunto al capolinea. Ci inoltrerà domani e oltre, questo è sicuro! Però “farai meglio a guardare in faccia la realtà: il treno è quello giusto, è il binario che è sbagliato.”

scritto da Valentina Contarino · 29 gennaio 2013, 02:04 · #

Due binari corrono veloci, guardandosi l’un l’altro, lineari – attratti dalle direzioni vibrano i traversi, sbullonano i percorsi… urrà!
loretta fusco, valentina Contarino... non sarà che sommando 29 a 11, e altro a oltre... cordialità stimate.

scritto da Frank Spada · 29 gennaio 2013, 10:26 · #

Senza sensi di colpa per quanto accadrà in febbraio, All’ombra della Capitale, rilevo l’incoscienza anticipata di chi ha spinto Beatrix a rinunciare al ruolo di Regina, mentre un Professore delucida a un paziente musicale i dettagli di un intervento chirurgo-medicale, leggendogli per tempo il bugiardino di un Round Trip per ricordargli di farsi accompagnare e accordare lo strumento per interpretare al meglio Andata e ritorno di Piet Mondrian.

scritto da Frank Spada · 29 gennaio 2013, 13:06 · #

…Il treno rappresentò la fuga verso la gloria, la via verso il mondo afferma Valentina Contarino riprendendo le parole di L Federighi a proposito della simbologia del treno riferita a quei blusman afroamericani impegnati nella costruzione delle loro Railroads.
E aggiungo… anche per i leggendari Hobos, i vagabondi che saltando da un treno merci all’altro, laceri e affamati ma pieni di sogni hanno popolato l’immaginario collettivo ispirando numerosi musicisti come ad esempio Woody Guthrie con la sua struggente ballata “Hobo’s Lullabye” http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=NN_xvE79iXE

Quanto ai treni personali, quella è un’altra storia.

…Quanti treni presi, treni persi, treni in ritardo, treni visti sfumare in lontananza, treni mai passati… quel momento diventava una lettura della mia vita dove ora con nostalgia, ora con rimpianto vedevo passare il mio treno ed io ero sempre con la mano tesa nel tentativo di raggiungerlo. Un desiderio inafferrabile fatto probabilmente di sogni troppo ardui o non insistentemente rincorsi ma col tempo ho imparato a valutare altri aspetti del viaggio, non meno trascurabili e forse più significativi al fine di un’attenta valutazione del cammino percorso. Un viaggio costellato di incontri, separazioni, salite e discese dal treno per tappe più o meno lunghe che hanno dato succo e sostanza alla mia vita, un viaggio non ancora concluso.

scritto da loretta fusco · 29 gennaio 2013, 13:12 · #

Fò notare, con rispetto, che si forma un capannello che fa tanto di cappello, quindi suona una campana e la gente si allontana.

scritto da Frank Spada · 29 gennaio 2013, 13:28 · #

Louper le train, train de vie, j’entends siffler le train, le train bleu…
Tutti i treni che si allontanano nella notte.

scritto da Gloria Gerecht · 30 gennaio 2013, 09:35 · #

Il treno non si ferma se gli fischi, ma soltanto se ci sali e ammanigli il campanello allarmando i viaggiatori – evitate di farlo in galleria!

scritto da Frank Spada · 30 gennaio 2013, 10:09 · #

Frank, un po’ come quel tale che, discutendo sull’inutilità di certi segnali d’allarme, fermò una corsa diretta al 91° reggimento.

scritto da Valentina Contarino · 30 gennaio 2013, 15:41 · #

Valentina – poiché l’“ambiguità” mentale è un dono degli Dei, il suo allettamento non può che allietarci, allenarci il discorsivo in viaggio verso il fronte e stupirci.
Ah, la guerre in gare pour repiquer un chien qui aboye pour renvoyer la monarchie Luxor/imperial a Prague.

scritto da Frank Spada · 30 gennaio 2013, 17:46 · #

Questa sera, mi appresto a fumare un sigaro furtivo, qui fuori sul balcone, dentro il mio cappotto abitato da una vita.
E mi tiene compagnia Kees Popinga,il personaggio di Georges Simenon.
L’uomo che guardava passare i treni.
Dentro il convoglio di fumo che traccheggia verso l’alto,vagone dopo vagone,vapore dopo vapore, ritrovo il pensiero di Popinga :” Quella certa emozione furtiva, quasi vergognosa,che lo turbava vedendo passare un treno,un treno della notte soprattutto,dalle tendine calate sul mistero dei viaggiatori”.
Mentre il sigaro volge al termine,occhieggiando nella nostalgia di un tronco diventato rondella,mi sorprende mia moglie,inchiodandomi con lo scacco matto.
“Non si fuma!”,scandisce per bene.
E il lacerto di sigaro muore soffocato nella terra dei gerani morti.
Mi restano le ultime pagine del dodicesimo capitolo.
Dove si dimostra come non sia la stessa cosa mettere un alfiere nero in una tazza di tè piuttosto che in un boccale di birra.
“Era gelida la rotaia, e Popinga prese a piangere piano piano scrutando l’oscurità, il limite estremo dell’oscurità, dove di lì a poco avrebbe visto comparire una luce”.
Recupero il mozzicone e cerco di rianimarlo.
Intanto prego perchè la tenda della finestra rimanga calata sulla misteriosa intransigenza del mio controllore di casa.

scritto da Joe Perfiumi. · 30 gennaio 2013, 21:54 · #

Corsi, ricorsi e aspettative in forse
Nel becero mercato delle azioni post/datate, se un santo sbanca il banco e un giocatore sbarca in tempo, che farà l’ex-giudicante in preda onirica costante, solamente l’ambulante? Chissà!

scritto da Frank Spada · 31 gennaio 2013, 09:13 · #

Crogiolandomi nell’interessante idea di un diagonale nero alfiere fierissimo in un boccale di birra, proseguo col sorseggio e se passa sotto gamba quella di un aereo privato il cui viaggiatore è stato subito spedito all’ospedale di Busto Arsizio per adempiere, in salute, ad un contratto milionario (uno più, uno meno), il resto invece finisce sullo stomaco col caffè. L’ex (non) giudicante a mani legate giudicato ‘nfame già nella veglia, seguirà il suo destino anche nel sonno pesante delle coscienze senza Coscienza di chi parla – straparla – tanto per dare aria ai polmoni e mantenersi in vita impolverandosi le suole con le ceneri (mute!) di quello che una volta fu un uomo. Per provarsi che si ha qualcosa da dire, a volte, basta starsene in silenzio. Respirare lo si può fare comunque, anche a bocca chiusa.
E mal che vada, se si sente la necessità senza rimandi e molti ricorsi di dover aprire bocca, beh – non me ne vogliano – ma che lo si faccia per aspirare il fumo di una Lucky, di un sigaro di quelli buoni, sarò felicissima di offrire da accendere… anzi, sarò felicissima di accenderli io stessa. I falò mi hanno sempre affascinata.

Buone giornate.

scritto da Valentina Contarino · 31 gennaio 2013, 10:45 · #

Di Perfiumi l’intrigante puzzo di un sigaro toscano, di Valentina la complicità francese di una fiammella accesa da una griffe, e aspetto l’inquirente errando l’ex del precedente

scritto da Frank Spada · 31 gennaio 2013, 12:22 · #

Stare in silenzio , a volte, per compiacere chi ne ha fatto un vezzo o lo ritiene funzionale, non fa bene all’anima, nemmeno allo stomaco. Spesso invece ingigantisce le incomprensioni, creando inutili distacchi.

scritto da amelia · 31 gennaio 2013, 14:14 · #

Bentornata amelia
Era ora che qualcuno segnalasse l’ennesimo sproloquio su un giovane scomparso, ricordando che fu dato per disperso e che di lui si disse: nato, cresciuto e morto, giocò a rimpiattino con se stesso mostrandosi eroicomico.

scritto da Frank Spada · 31 gennaio 2013, 17:24 · #

So che qualcuno (tra di voi) li ha letti tutti tre: Il disperso/America, Il processo e il Castello (oltre alle opere “minori”).
Quindi vi segnalo con piacere un “fresco” stampa di Neri Pozza Editore: La meraviglia della vita di M. Kumpfmueller, un libro sull’ultimo amore di Franz Kafka.
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Domattina, invece, per dolcificarvi il gusto del fine settimana vi offrirò una chiccha noir!

scritto da Frank Spada · 1 febbraio 2013, 11:19 · #

Apprezziamo molto che Frank ci segnali buoni libri. Nei bazar della grande distribuzione e nelle librerie ormai prive di personale, non dico qualificato ma neppure “ scolasticamente informato”, è sempre più difficile scegliere. Grazie, quindi.

scritto da anna · 1 febbraio 2013, 11:46 · #

Sa caro Frank, citando Kafka mi ha indotto a un accostamento apparentemente casuale con Pessoa, tanto simili pur distanti geograficamente, accomunati entrambi da una solitudine cosmica e da un timoroso avvicinamento all’universo femminino fatto quasi esclusivamente di rapporti epistolari. Per Pessoa ebbero un unico oggetto amoroso, Ophèlia, mentre Kafka andò alla ricerca più e più volte di una stabilità sentimentale condizionata senz’altro anche dalle precarie condizioni di salute.

“Lettere a Milena” sono le ridicole lettere d’amore, parafrasando Pessoa, scritte da Kafka a una delle donne importanti della sua vita, tal Milena, con la quale ebbe un’intensa relazione epistolare. *Domenica saremo insieme, cinque, sei ore, troppo poche per parlare, abbastanza per tacere, per tenerci per mano, per guardarci negli occhi.
Franz Kafka; Praga 8-9 VIII .2o Domenica sera.*
L’ultima Dora, quella del libro che lei gentilmente ci consiglia è stato forse il suo più grande amore, senz’altro l’ultimo, quello che l’ha accompagnato sino alla fine.

scritto da loretta fusco · 2 febbraio 2013, 11:31 · #

loretta fusco – la “corrispondenza” della virtualità tra un via di testa e il suo blog che oggi mostra la sensibilità “femminia”, adulta, generosa e attenta nella continuità operativa di una professione che le fa onore, è quanto di meglio per suggerire a tutti il valore della parola scritta. Grazie.

scritto da Frank Spada · 2 febbraio 2013, 12:07 · #

Se un filo ti lega a una canzone…
I Can’t Believe That You’re in… Detour e la deviazione di un juke-box ti strangolerà la Fine rinviandoti all’inizio.
link text
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Nota: la “virtuosità” cinefila è importante, apre occhi che non vedi, strade che incrociano pensieri e riflessioni con se stessi, generando accostamenti anche per chi non mastica l’inglese, ma che può sopperire a un film “originale” usando l’immaginazione per identificarsi nei personaggi e guardando attentamente, e fino in fondo, un noir di classe girato nel 1945 con un budget irrisorio. Dove il protagonista, Tom Neal, si anticipò il fato uccidendo la moglie tempo dopo le magnifiche sequenze.

scritto da Frank Spada · 2 febbraio 2013, 13:21 · #

C‘è chi leggendo un romanzo s’identifica nei personaggi o in essi cerca di cogliere i tratti di questo o quel volto a lui conosciuto, forse anche caro.
Ma io che di cinema mi sono sempre nutrito, standomene ben stretto al cuore di una donna che mi istrui in tal senso (ah, le madri ed il loro buon gusto…), quando leggo un buon libro cerco di scorgere nei personaggi le movenze, gli atteggiamenti di attori rimasti impressi nella mia personalissima cineteca mnemonica. Per fare un esempio, e che l’Autore non me ne voglia per questo, io nella Sua Angela G. ho riconosciuto il tratto sensuale di un’altra G., che di nome faceva Ava e che… che donna!
Marlowe Ti amo: lo si capisce subito che è un libro scritto da un cinefilo. Ed è per questo che non mi dispiacerebbe affatto, intrattenendomi ancora con Marlowe – il whisky lo offro io, anche doppio! – d’incontrare una bionda arcigna in cui riconoscere il profilo di una splendida Bette Davis.
Intanto, cogliendo un’intrigante dritta su un noir d’annata, porgo i miei cordialissimi saluti a Frank Spada e a Chi (bontà sua) mi ha consigliato di dare una sbirciatina dentro a un Cannocchiale a rovescio.

scritto da Salvatore Pace · 2 febbraio 2013, 17:10 · #

Riscrivere il copione lasciando immutata la scenografia? Immaginandosi dietro la cinepresa, come burattinai senza fila da muovere o semplici osservatori fantasticanti che disegnano Piccoli Quadretti circoscrivendo l’inafferrabile di vite quanto mai reali?
Prima di sera capiremo come muoverci.

scritto da Valentina Contarino · 2 febbraio 2013, 17:11 · #

Sabato notte.
Non è stato facile prendere sonno, dopo aver letto “Perdere la maiuscola per non morire”.
E il tarlo di un viaggio tra gli abitanti di Lilliput ,l’isola immaginaria abitata da uomini alti (bassi) sei pollici,si è fatto gigante.
Mi chiedevo se sia poi veramente disonorevole passare come aggettivo ,dopo una vita da nome proprio.
Davanti all’interrogativo lillipuziano ,mi ha preso una fame stizzosa.
Dentro il frigo c’era una mezza torta margherita, mal lievitata.
La bisbetica si sbriciolava ma non ne è rimasta un’ombra, neanche un tocchetto per i viaggi di Gulliver.

scritto da Joe Perfiumi. · 3 febbraio 2013, 12:35 · #

Ci scusiamo per la malformazione delle accentuazioni. Provvederemo a ripristinare il formato HTML appena possibile.
Grazie per la vostra attenzione.

scritto da NdR · 3 febbraio 2013, 14:02 · #

L’educazione insegna a mantenere in atto, costi quel che costi, le buone maniere. Dunque, in attesa di quel fato demoniaco che tuttora incarna un filo ( Detour ), aggiriamo l’incombente e azzanniamolo alle gambe.
Interno dx, sx esterno, sx interno, dx esterno e mi sovvengo di quel tizio che girava chilometri di strade in bianco nero paesaggistico, poi le commercializzava a metrature a basso prezzo per soddisfare l’ingegnosit

scritto da Frank Spada · 3 febbraio 2013, 19:10 · #

... ci son cascato come un pero, dunque riprendo memorando quei registi di alta classe che riempirono i contorni delle inquadrature a ruote fisse, o al max ondulanti, delle vetture che se-certo-se G.Ulmer ( vedi sopra / ultimo avviso).
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Salvatore Palumbo – do il caloroso benvenuto a un cinefilo coi fiocchi, e non solo, e lo accolgo con amicizia (grande), liberamente e in attesa di ogni speculazione, anche altrove.
Buone giornate.
————————————-
Valentina conta Chi – ma lo sa che le sue gambe creano vertiginose… ( sovvengo che due le bastano).
——————————-
Ringrazio Joe Perfiumi per il racconto breve, incisivo e ironicamente informativo.

scritto da Frank Spada · 3 febbraio 2013, 19:55 · #

Salvatore Pacela prego di scusarmi per l’errore del cognome.
ps – il contrattempo relativo alle malformazioni tiene ancora banco, purtroppo.

scritto da Frank Spada · 4 febbraio 2013, 10:05 · #

Benvenuto sul Cannocchiale Salvatore Pace,
un nome il suo che… Nomen omen?

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Frank Spada ma lo sa che coniugare gli ausiliari rilassa, e non poco? Quanto al resto, ingrano la marcia. La carreggiata mi corre accanto, avvolta come un rullino, alla mia destra e poi a sinistra e poi… Sembra vicina (e anche vera), schiaccio il pedale (di plastica), me ne tengo ben lontana (per finta). Il colore (bianco-grigio-noir… il rosso c’ ma non si vede) sembra fresco, sebbene il film sia d’una altra epoca (la mia!). E ora ho come le vertigini, bastevolmente doppie.
————————————-
Mi perdoni una domanda, gentile Joe Perfiumi, originata dal titolo cui accennava e che davvero toglie il sonno: di recente ha avuto a che fare con la teologia? O, forse, con la filosofia?
Penso a quel tale che disse che quell’altro tale era morto. Quante cose ci saremmo evitati (a nostro svantaggio) se invece di una D quel tale – dando il triste annuncio riguardante l’altro tale – avesse usato una semplice d. Non crede? (Hai voluto la D. – grande – e allora muori!)
Maiuscola o minuscola (?): una querelle non da poco.

scritto da Valentina Contarino · 4 febbraio 2013, 11:34 · #

Valentina Contarino, sa che la querelle sarebbe un’altra, solo se potessi prendere (di nuovo) a calci sugli stinchi (senza dargli il tempo di appoggiare il piede a terra) il Maligno che non balla!

scritto da Frank Spada · 4 febbraio 2013, 13:05 · #

Una querelle o una Querelle?

scritto da Joe Perfiumi · 4 febbraio 2013, 13:44 · #

Caro mr. Joe, la domanda da lei posta con il sagace intuito che contraddistingue le sue riflessioni non anguste, appare Universale e mi porta a una sola conclusione: l’ambaradan di Google Chrome non mi funziona, nonostante abbia provveduto ad aggiornarlo con Downloud e Installer dell’ultima versione.
E allora?
Per il momento, e in attesa di novità certificate, controllerò quel che combina il mio compare con Internet Explorer.

scritto da Frank Spada · 4 febbraio 2013, 17:56 · #

Non pensavo che lei fosse così tecnologicamente consapevole, Frank!

scritto da anna · 4 febbraio 2013, 19:23 · #

anna – tutt’altro, come lei stessa mi dimostra.

scritto da Frank Spada · 4 febbraio 2013, 19:34 · #

Resta il fatto che grazie a questo blog ho visto Detour, un noir che non conoscevo: lei oltre che cinefilo… cineasta!

scritto da anna · 4 febbraio 2013, 19:52 · #

Acrobatici arpeggi visivi, mi alienano, su un confine et(n)ico tra un messicano idealista e un infernale gringo.Ad arricchire questo pentagramma barocco il miraggio di un diesis veggente a cui sono affidate le note di chiusura.
“ A modo suo era un grand’uomo… Ma che importa quello che si dice di un morto? “
————————————-
Un letterato “ anglosiculo “ diceva che un fiore profumerebbe ugualmente anche senza il suo nome originario, quindi non ha di che scusarsi Frank Spada. Ringrazio lei – e Chi con lei – per il benvenuto. Saluti.

scritto da Salvatore Pace · 4 febbraio 2013, 20:08 · #

E meno male anna, Salvatore Pace, considerato che mi aspettavo pensieri, riflessioni, impressioni e pareri a frotte e invece, complice il fine settimana… ah, Orson il magnifico zuccone e Lola con la sua pianola, e le citazioni che… vi ringrazio cinefili sul serio, carissimi amici.

scritto da Frank Spada · 4 febbraio 2013, 20:36 · #

Detour, che “chicca”, Frank!
L’infernale Quinlan lo conoscevo gi(senza accento) e mi congratulo con il cinefilo Salvatore Pace per aver riportato testualmente la “battuta” del finale.
Buon lavoro a tutti.

scritto da paolo · 5 febbraio 2013, 10:14 · #

paolo – se il suo commento ci gratifica, nel contempo ci innervosisce per l’ambaradan che… accidentaccio!
Buon lavoro anche a lei.

scritto da Frank Spada · 5 febbraio 2013, 10:22 · #

Retrodatiamo il musicale a orecchie aperte, al 27 gennaio scorso, al giorno dedicato alla Memoria e al commento pubblicato. E passiamo al richiamo coincidente con i campi di concentramento e l’Olocausto, e al film the Pawnbroker di Sidney Lumet con il superlativo ebreo interpretato da Rod Steiger e la colonna sonora di Quincy Jones con Rosolino, quel Frank che link text
ps – quando la musica accompagna le immagini, la Storia.

scritto da Frank Spada · 5 febbraio 2013, 11:43 · #

Anche se il tema è drammatico, la musica fa volare leggeri, e ci vuole in questo febbraio pesante per il freddo e per tante altre cose (che purtroppo non sono stagionali come il freddo che fra poco se ne andrà, anzi non vogliono proprio sapere di farsi da parte…)

scritto da Carla · 5 febbraio 2013, 16:48 · #

Grazie dell’ascolto, Carla.
ps – notato gli ultimi secondi a schermo acceso e musica in silenzio? – il caso o un’inferenza, e la ragione spiega.

scritto da Frank Spada · 5 febbraio 2013, 17:22 · #

Sol Nazerman.
Per lui, solo un orso d’argento a Berlino.
Un pò poco, per tutte le spallate del passato che ingombrano il suo presente.
Mostriciattoli dentro i singoli fotogrammi.
Il treno, diretto al campo di sterminio ,ricavato dalle geometrie di una metropolitana.
Le infinite reti metalliche del lager evocate – mai invocate- dai latrati dei cani.
Solo un orso d’argento per braccare gli sciacalli dentro la baracca del campo di concentramento.
E quella frase che orbita attorno al mio impacciato imbarazzo.
“La prego,stia fuori dalla mia vita”.

scritto da Joe Perfiumi. · 5 febbraio 2013, 22:09 · #

L’interferenza di un aPPunto e aggiorno il mio san-san a paolo e Paolo Franchini.

scritto da Frank Spada · 6 febbraio 2013, 10:00 · #

Avviso agli utenti che utilizzano Google Chrome:
A causa di una codifica prevista nell’attuale versione di Chrome, gli utenti del blog che lo navighino utilizzando questo browser sono penalizzati da un difetto nella visualizzazione di molte parole.

Il problema è risolvibile da parte di ogni singolo utente in tre semplici click: dal menu di Chrome selezionate la voce STRUMENTI; nel successivo sotto-menu cliccate su CODIFICA e quindi selezionate la voce: UTF8

scritto da NdR · 6 febbraio 2013, 13:00 · #

Prova ne è, che ora c‘è e che basterà un po’ di pazienza ogniqualvolta vorrete commentare; in attesa che Google Chrome faccia la sua parte.

scritto da Frank Spada · 6 febbraio 2013, 13:52 · #

“Voglio dimenticare chi sono, cancellare i ricordi dalla mente,
bloccarli almeno… E’ tutto inutile, non ci riesco!
Puoi cambiare ambiente, mutare radicalmente la tua esistenza, ma prima o poi una certa frase, un motivo canticchiato da qualcuno per la strada, ti riporta indietro… e, allora sei fregato!
Nella vita, qualunque strada un uomo decida di percorrere se il destino gli è contrario lo aspetta al varco e gli fa cambiare direzione.
Sì, il destino: questa forza misteriosa può puntare il dito contro di me, o contro di voi, senza una ragione apparente… The End
Una deviazione che fa eco ad un viaggio altrettanto lungo e travagliato (Odisseo, però, fu più fortunato … _alla fine _).

scritto da Valentina Contarino · 7 febbraio 2013, 02:12 · #

Versetto altalenante
Mai prendersi troppo sul serio / Amare gli altri come amiamo noi stessi.
————————————-
Rientro ora da una commissione appuntata su una skin nera, sotto il cielo azzurro e un poco velato, a Ovest, raggelato…

Valentina Contarino, ero certo che avrebbe visto Detour e lasciato i suoi pensieri citanti le battute del finale, oltre a una riflessione non deviante.
————————————-
Quanto a Edgar G. Ulmer, il regista, guarda caso, nacque a Olmutz (u con dierisi), che all’epoca faceva parte dell’impero austro-ungarico.

scritto da Frank Spada · 7 febbraio 2013, 11:15 · #

Il mio vecchio professore di latino.
Faceva colazione con Ovidio.
Pranzava con Ovidio.
Cenava con Ovidio.
E suppongo ci dormisse.
Così era scritto.
“Sic erat in fatis”.
L’ha voluto anche sulla sua lapide.
Poi il tempo, a poco a poco, si è divertito a sfoltire le lettere.
Oggi, leggi un’altra cosa.
“Si rat atis”.
Mi suggerisce il senso di una parola misteriosa, carica di magia.
Siratatis.
Era destino che uscisse questa parola.

scritto da Joe Perfiumi. · 7 febbraio 2013, 13:18 · #

Joe Perfiumi – in effetti le mancanti c e i n f mi rimandano al friulano e al mistero idiomatico nascosto in Siratatis, quasi a voler dire serenate, contratte in spasmi di virtuosismi allegri, e letterari, qui link text

scritto da Frank Spada · 7 febbraio 2013, 13:51 · #

“Le braci”, un libro questo che mi ha tenuto compagnia non troppo tempo addietro e che tanto mi incuriosì, tanto da tenermi appesa tra una lancetta che aveva smesso di segnare l’ora e una voce di molto alzata nel silenzio d’una notte foriera di cambiamenti. Un magnifico soliloquio in cui l’autore, per bocca del suo ufficiale di carta, tocca in più punti anche il tema del destino. Ora, probabilmente nulla ha a che vedere con un docente beffato dal tempo persino nella sua ultima dimora, o di un pianista sfortunato, ma vale la pena riportarne un breve tratto:
“L’uomo e il suo destino si realizzano reciprocamente modellandosi l’uno sull’altro. Non è vero che il destino si introduce alla cieca nella nostra vita: esso entra dalla porta che noi stessi gli abbiamo spalancato, facendoci da parte per invitarlo ad entrare. Non c’è infatti essere umano abbastanza forte e intelligente da saper allontanare, con le parole o con i fatti, il destino infausto che deriva, secondo una ferrea legge, dalla sua indole e dal suo carattere.”

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Frank Spada il sole è alto da queste parti, il cielo azzurro, il freddo: pungente! Ma… soffia, anche qui, piano. “Il vento del cambiamento viene sempre da Ovest” mi han detto qualche giorno fa; dopo mi è venuto un gran mal di testa.
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Buona sorte a tutti.

scritto da Valentina Contarino · 7 febbraio 2013, 15:38 · #

Sic erat satis…mò basta! Ex alunno collo scalpellino…anche se la perfetta costruzione latina sarebbe un’altra…

scritto da Leila Mascano · 7 febbraio 2013, 16:35 · #

Valentina Contarino
Dalle mie parti il tardo pomeriggio ha arrossato il cielo soffiandolo da Est; le previsioni dicono che presto il sole annerirà Roma.
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Leila Mascano
Bentornata, gaiamentegentilmente!

scritto da Frank Spada · 7 febbraio 2013, 20:24 · #

Il fatto che ieriesera, subito dopo due piatti di trippa fumante,riuscissi a pensare, costituiva un fatto importante.
Conservare una parvenza di lucidità era un luminoso segno di efficienza, fievolmente minata dal timballo di mascarpone.
E al caffè, corretto da due marcate dita di grappa di marca,mi è sbocciato il tema della serata.
Oddio, più che un tema, un refolo di riflessione inquieta.
Anche se, a dire il vero, la grappa non era poi di marca.
Ragionavo sulla maggioranza delle lingue nel mondo, destinata all’estinzione.
Ineluttabile crudele corso degli eventi.
E riacciuffavo con la memoria una fotografia di una vecchia signora, Marie Smith, così si chiamava,già traghettata oltre gli ottanta anni.
Marie era l’unico essere rimasto a parlare l’eyak, una lingua dell’Alaska.
A gridare la sua solitudine, in mezzo ai ghiacci.
E la sua unica frase volava alle orecchie dei lupi.
“E’ orribile essere rimasta sola”.
Un idioma che se ne va, trattato alla stregua di un idiota inascoltato.
Addio magico eyak.
Dissolto ,dentro le rughe di una felliniana Smith, come la grappa nel mio caffè,forse perchè non eri di marca.

scritto da Joe Perfiumi. · 8 febbraio 2013, 10:19 · #

Joe Perfiumi
Dal Joibe grasso il friulano, e da una Smith la rima dolce, la sua marcata riflessione non arresta il confluente che l’ascolta.
Se poi la mary-jane si affusola le dita, lo si deve all’abitudine di un corno alla francese che mi rivolle a ottobre pour l’arguer de l’arabesque tres formidable/ganesque que le galop… écoutez link text

scritto da Frank Spada · 8 febbraio 2013, 12:01 · #

Anche qui il sole ha arrossato il cielo in un tramonto magico. Le previsioni annunciano neve ma il cuore e il naso si illudono di un annucnio di primavera.

scritto da Carla · 8 febbraio 2013, 19:30 · #

La conoscenza rende visibili i curiosi
Se un uomo mette in gioco le parole e una donna lo precede affiancata da una Dama , certamente non mi chiedo chi impersona la nobildonna che ossessiona con un picche nero un Asso (anche in un film) settecentesco ed epocale.
Buona nottata.

scritto da Frank Spada · 8 febbraio 2013, 20:20 · #

Questa notte mi pedinava l’ombra di San Valentino.
Non saprei chi glielo avesse ordinato.
Presumibilmente, lo gnomo dei baci nelle tenebre.
Avevo molta sete.
Per fortuna, sono un previdente incallito.
Tengo sempre un bicchiere d’acqua sopra il comodino . E sotto,
un bicchiere di gin.
Le inversioni sono discretamente frequenti, anche perchè i comodini, se vi prendete la briga di osservarli bene, hanno un sopra molto ambiguo.
Un sopra che si atteggia spesso a sotto.
E mentre buttavo giù un sorso, mi domandavo chi ,nella infinita storia del cinema, avesse baciato meglio.
Ho eliminato Butler, per via delle segrete confessioni di Rossella che si lagnava del viziaccio di Rhett ,tendente a respingere le labbra con il nervoso mento (da qui l’abusata ma pertinente battuta di Via col mento).
Poi ho escluso il brodo di giuggiole di Ingrid con Cary,uno smack dietro l’altro, quasi tre minuti di lappate , interrotte oltretutto da una fottutissima telefonata.
Buttando giù un altro goccio, ho soppresso dalla lista, in una sorta di affrettato delirante lotto,
le effusioni di Stewart in Scaramouche , quelle di
Kirk in Spartacus e quelle di Gregory in Vacanze romane.
E siccome la notte porta consiglio, ho pure cancellato dall’elenco dei papabili il greve e passionale bacio che Burt ha inferto a Deborah ,su una spiaggia del 1953.
Con la sabbia che si fonderà in segatura degli angeli, Da qui all’eternità.
Poi mi ha preso un accenno di sonnolenza, perchè contare i baci è un pò come contare le pecore.
Intanto , accanto alle pecore , traccheggiava la cagnolina Lilli, pronta a stampare tutto il suo affetto sul naso di Biagio.
I pensieri mi si sono attorcigliati attorno a certi indisciplinati contropensieri,e il mezzo bicchiere d’acqua, forse di gin, si è rovesciato sul lenzuolo.
Ero d’improvviso sulla prua del Titanic , un pò imbarazzato davanti ai visi cuciti di Leo e di Kate.
Poi, appena dietro il sipario allestito da Luchino, dentro il suo Senso ispirato dalla immensità della tela di Hayez,ho scorto il bacio più bello della storia del cinema.
Era il mio, nello scantinato del condominio al civico numero 87.
Il mio, impacciato, ferito in partenza, ansante all’arrivo,sulle torride labbra di Ortensia.
Altro che Nuovo Cinema Paradiso.
E quando Ortensia mi rivelò che ci si baciava anche con la lingua, io ebbi l’ardire di uscirmene con una grassa risata.
“Questa è davvero buffa”, le dissi.
Lei se ne andò, scuotendo la testa come un cagnolino sulla Simca.
Che cinema, ragazzi, al civico numero 87.
Mentre Ortensia se la rideva con gli altri ragazzi del condominio.
Tutti insieme appassionatamente.
Tranne il sottoscritto.

scritto da Joe Perfiumi. · 9 febbraio 2013, 11:19 · #

Avrei voluto, ma stamattina il mio pc… se salto un fosso e fisso quell’abisso… pum! non vale la candela che ironizzando l’Io ne fa parafrasi di un tale che poi ti guarda pure Lui e Nietzche… Joe, che carellata splendida la sua giovinezza varesina!

scritto da Frank Spada · 9 febbraio 2013, 17:20 · #

Signor Joe Perfiumi non glielo ha ordinato nessuno ma l’ombra di San Valentino è incombente e non fa conti anagrafici. La sua carrellata così ricca e significativa mi ha permesso di ripassare un po’ la storia del cinema ma non posso essere che d’accordo con lei. Il mio primo bacio, sotto un banalissimo palo della luce, all’imbrunire di un dì di maggio, disurbato soltanto dalla presenza di un reggimoccolo sguinzagliato da mio padre, riesce ad oscurare persino quello immortalato da Robert Doisneau per intenderci. Tengo a precisare però che nel mio caso la più imbranata ero io.
E al Signor Spada mi viene da chiedergli se la storia del pc non sia solo un modo per eludere…

scritto da loretta fusco · 9 febbraio 2013, 19:30 · #

Gentile loretta fusco, non ho mai sviato l’attenzione che molti tra di voi… gioco senza imbrogli, scrivo senza falsare… amo e bacio chi mi pare e stento a credere che lei… suo padre, il suo ricordo, grazie.

scritto da Frank Spada · 9 febbraio 2013, 20:32 · #

È stata una giornata pesante:questa la premessa.

Gironzolavo per un supermarket in cui non ero mai stata e in cui, probabilmente, non ritornerò. Cercavo il mio tè: miscela classica, per carità! Ero confusa, la mia esistenza stipata in 8 scatole e una valigia di modeste dimensioni. Vagavo in cerca di teina: inglese, per cortesia! Che gran mal di testa. Da non molto avevo sperimentato la solitudine acre del “dove sbatto la testa adesso?” Rimuginavo a occhi bassi e sguardo oltre il pavimento bianco sudicio: diamine di un tè! Poi… la crisi, quella economica, mi sbatte in faccia (o meglio, mi cade sui piedi insieme ad innumerevoli occhiatacce). La crisi, già. Raccolgo bofonchiando quella mezza dozzina di scatolette di metallo blu finite sul pavimento per colpa dei miei pensieri e… Baci di Perugia, confezione da 20, con tanto di fiocco rosso alla san Valentino, alla modica cifra di euro 3.99. Persino loro – penso, sempre bofonchiando – sono stati costretti a calare i prezzi per non calare le saracinesche. San Valentino: scontato pure lui e i suoi baci. Adoro quei cioccolatini, a tal punto da tenermene a debita distanza per non morirne intossicata. Trovo quello che cerco, il tè con confezione rossa riconoscibilissima. Alle casse faccio presto, ma ormai è tardi: dopo lo scontro con le scattolette di metallo blu, ho aperto gli occhi dando il via alle mie sciocche speculazioni. Ma perché più si è squattrinati più si diventa melanconici? Chiudo Modigliani e Montparnasse lì da dov’erano usciti e mi allontano da Parigi. È tutto così rosso intorno a me e nelle vetrine, che temo di aver fatto un salto indietro e scoprire che domani sarà, di nuovo, Natale! “Per fortuna” si tratta solo di San Valentino… Divago come un pescecane che nuota attorno al suo bocconcino. Baci, dicevamo. Alla francese, quindi. Ma anche “a stampo”, tipo timbro. Al cinema se ne vedono di scoraggianti. Li guardi e pensi: io sarei già morto per mancanza d’ossigeno. Li guardi e dici all’amico sedutoti accanto: in questo ci deve per forza essere qualche effetto speciale. Li guardi e ricordi: il mio primo è stato tutt’altro che cinematografico, forse tragicomico. Un po’ come il ruolo di Mercuzio nella tragedia shakespeariana. E se ci penso… se ci penso… ricordo anch’io il mio primo bacio. “Il matrimonio: fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta”, ecco cosa c’era scritto!

scritto da Valentina Contarino · 9 febbraio 2013, 23:38 · #

No al superficiale / W l’approfondimento
bacio, baci, bacia, baciamo ci, baciate vi, ri baciano curiosi.

scritto da Frank Spada · 10 febbraio 2013, 08:48 · #

E dunque link text

scritto da Frank Spada · 10 febbraio 2013, 09:24 · #

Annette Schavan, ministro dell’istruzione,ha rassegnato le dimissioni, alzando le quotazioni della Germania, che mai è entrata nel mio cuore.
Con coerente rigore, si è accomiatata dal posto di potere ,per avere copiato, una vita fa, alcuni passi della sua tesi di dottorato, presso l’Università di Dusseldorf.
Una rapida considerazione.
Che avrebbe fatto, al suo posto,uno dei nostri capi di dicastero?
Non si sarebbe sognato di spostare le sue chiappe a ventosa di una molecola di centimetro.
Forte di un incontrovertibile postulato.
“Una tesi di laurea scopiazzata è semplicemente una ipotesi di reato”.
E plagiare ipotesi,ad oggi, non rappresenta elemento di infrazione di legge.
In sintesi.
L’ipotesi di una tesi scimmiottata è assimilabile alla tesi di una ipotesi non dimostrata.
Ergo.
Le dimissioni di Annette Schavan evocano un grave atto di disaffezione nei confronti del proprio Paese.
Còpia, fra l’altro,significa grande quantità d’amore nei confronti delle Istituzioni.
Copiando, si serve lo Stato.
Annette,perchè te ne sei andata Annette?
Chi sfamerà la tua famiglia, rimasta senza pan germanesimo?

scritto da Joe Perfiumi. · 10 febbraio 2013, 10:55 · #

Ho scritto No al superficiale / W l’approfondimento.
Tralascio ogni indifferenza sul presente del Baciare, ma non quella di un link text che se non basta lo ricopio tale e quale.

scritto da Frank Spada · 10 febbraio 2013, 11:08 · #

Caro Frank,
ho apprezzato molto il suo pezzo su Riaprire il fuoco.
Saluti… e baci!
Germana

scritto da Germana · 10 febbraio 2013, 19:14 · #

Lì per lì
fu così che mi istruii
su di un fatto che per tatto
non commento con sgomento.
Salta all’occhio un certo doppio
col baffetto a far duetto
e mi chiedo, non con tedio,
se è la lente che mi mente
o la bomba che mi affonda.
E la Storia è sempre spuria,
il nonnulla si rifrulla:
l’astrazione – è mia opinione –

non è altro che un’ Eccezione.

scritto da Valentina Contarino · 10 febbraio 2013, 23:38 · #

Questa splendida dissertazione sul perché del jazz risulta affascinante anche a chi come me non ne ha che una conoscenza superficiale perché non si limita raccontare ma stimola approfondimenti e riflessioni attraverso un atteggiamento di ricerca completo che include anche l’ascolto in una evocazione di immagini e atmosfere. Visto in questa nuova luce questo genere musicale acquista un significato ancora più profondo e Frank Spada nel caso di Django Reinhardt sembra aver trovato nel dramma dell’identità le ragioni che stanno alla base della sua insuperabile musica, tutt’uno con la sua vita. Chissà se l’incidente che lo portò a rinunciare forzatamente al banjo per la chitarra non fosse scritto nel suo destino consegnandolo alla Storia. Fu pura genialità? Ascoltarlo può fornire la risposta. Come nel caso di Boris Vian eclettico ingegnere, scrittore francese nonchè musicista jazz e altro ancora che con le sue canzoni e La java des bombes atomiques ne è un esempio, attualizza tematiche mai spente.

scritto da loretta fusco · 11 febbraio 2013, 01:00 · #

Commento: E proprio oggi il mio babbino…
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Grazie Germana!
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Grazie Valentina Contarino rinviante un bacio travestito da argentino snocciolante in capo una fragranza di gran lunga superiore.
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Grazie loretta fusco allettato non lo nego ma ficcante stimolato e umile lo affermo.
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... e a Roma Caput Mundi che vorrebbe rianimare le animelle a ore 20, e a fine mese, mentre invece s’era detto anticipando il viaggiatore in un soggetto a nuvolette bianche incatramate nere che il Sole nero...

scritto da Frank Spada · 11 febbraio 2013, 18:30 · #

Sono solo due le cose che contano: l’amore, in tutte le sue forme, con belle ragazze, e la musica di New Orleans e di Duke Ellington – questo Boris Vian.
Poi il Bebop; e vi dico che le tutte le ragazze sono belle, soprattutto quelle senza et… (*a* accentuata, eccome!) mentre ascoltano entusiaste Horace Silver che muove per tutti l’altalena e Fats Navarro che ripete a Miles le parole di Dizzy su come prendere le note: Pi… (*u* accentato pure questo) che nel bocchino quelle alte devi prima acchiapparle nella mente link text

scritto da Frank Spada · 11 febbraio 2013, 20:02 · #

Caro Spada, il susseguirsi dei suoi metaforici pensieri è affascinante e Riaprire il fuoco lo dimostra.
Un caro saluto a Carla Casazza che la segue attenta e puntuale.
Grazie per il bepop di un bocchino e un’ancia :)

scritto da anna · 12 febbraio 2013, 10:03 · #

Grazie annaa (accentuata) e appassionata ascoltatrice di u n (accentato pure lui) quintetto stratosferico.

scritto da Frank Spada · 12 febbraio 2013, 10:20 · #

Gliel’ho detto caro Frank che le sue lezioni, o meglio appunti musicali sono un invito irresistibile. Brani scelti, perfetti per potersi avvicinare al jazz affinando orecchio e sensibilità. Senza azzardare ipotesi interpretative basta l’ascolto a proiettarti in isole immaginative dove l’improvvisazione è arte.
Buona giornata e grazie!

scritto da loretta fusco · 13 febbraio 2013, 12:07 · #

Dunque il Bebop, dunque un romanzo, dunque… sono io che la RI-ringrazio, cara Loretta.

scritto da Frank Spada · 13 febbraio 2013, 13:19 · #

Vorrei parlare dei misteri…sì, quelli di quelli che ti sorridono, se li incontri vanno in estasi, chiamami, telefonami, dobbiamo vederci! Poi, il nulla. Ma davvero ho un brutto carattere io, che ‘ste manfrine non le posso fare, ché in faccia mi si legge tutto? Io non dico di tornare alla clava, per carità, ma un po’ di sincerità in più forse gioverebbe a capirsi meglio, e non si offenda l’amica che telefona a ogni morte ( o dimissione di papa) se subito le chiedo: Che ti serve?

scritto da Leila Mascano · 13 febbraio 2013, 16:41 · #

Il mistero del tascabile
Ovvvero quello tridimensionale di uno stato che nel presete afferma che un concordato capovolto basta.
Una novità assoluta sul potere temporale, tipo-marcato: tic-tac tic-tac tic-tac. Che un’istante dopo il futuribile sorprese pure me; tanto che vi dico che nulla va dato per scontato.

scritto da Frank Spada · 13 febbraio 2013, 17:53 · #

Neanche l’amicizia, tanto per intenderci. Perché se è facile, faccia a faccia, fingere ciò che non è, è ancor più facile dissimulare dietro la cornetta di un telefono. Ovvero, come i misteri…vengono per nuocere.

scritto da lorettafusco · 13 febbraio 2013, 19:23 · #

loretta fusco
ovvero, cliccando sul suo nome, limito il commento puntinato alla sua stima.

scritto da Frank Spada · 13 febbraio 2013, 20:42 · #

Che ti serve o Che fare?
Se i Problemi sono scottanti , cara Leila, non ci resta che invertire rotta: scegliamo Lenin o Cemysevskij?

scritto da Frank Spada · 14 febbraio 2013, 10:10 · #

Et si parva licet componere magnis…
Non è che avessi delle idee brillanti in mente quando, indecisa se lasciarmi andare all’ilarità di una tavola imbadita di inutilità o mandare tutti al diavolo, scelsi la diplomazia del fumo di una sigaretta per allontanarmi. Il fatto che mi accadde poco dopo fu davvero particolare.
Un pupazzo di neve incupiva col suo candore il cortile scarno di vegetazione in cui mi ero rifugiata. Mi fissava, quel pupazzo, corrucciato per un cappello troppo rosa e impensierito per il suo prossimo futuro. Avrei voluto rivolgergli la parola, ma non mi sembrò una cosa intelligente; lui, comunque, dimostrò presto di non essere della stessa opinione. E così, tra il meditabondo e l’infervorato, mi scoccò un’irosa riflessione: – Sono vecchio e stanco!
Attaccò, senza che nessuno glielo avesse chiesto, l’interminabile sequela di lamentele: era stanco del suo ruolo di fantoccio a breve termine; era amareggiato di quel cappello che lo imbarazzava; era un cumulo di crampi per via delle braccia di legno in perenne semiapertura; era stufo di sentirsi dire che era freddo con tutti, lui che di neve era fatto. Il fumo di una divenne il fumo di molte sigarette. Il pupazzo continuava a lagnarsi. Affaticato dalla rabbia che via via cresceva, la fronte gli si fece lucida, il naso vitaminico cominciò a puntare verso il basso e un occhio di piastrella sanitaria perse quota appoggiandosi su uno zigomo paffuto. Lo guardai rattristata, ma con discrezione. Non volevo umiliarlo, sebbene nessuna delle sue lamentale mi avesse colpita sentivo di dovergli un minimo di rispetto. Il sole mi pizzicò le guance, guardai verso l’alto… capii cosa sarebbe accaduto di lì a poco.
La tua ignoranza è assordante, sono certo che di quello che ti ho detto non hai capito niente finora. Fai bene a tacere – mi accusò strozzandomi in gola l’ultimo tiro della gold – Io ormai ho deciso: domani mi sciolgo e lascio il posto!
Lo so, avrei dovuto rimanere in silenzio, ma sotto a quel sole incombente sulle nostre teste non riuscii a frenare la lingua: – Senti Pupo, a me pare che tu faccia acqua da tutte le parti, ecco perché vuoi evaporartene via. Io non la bevo la storia dei crampi.
Lui mi guardò con odio con l’occhio buono, quello rimasto attaccato alla faccia. Mi accusò ancora di lassismo morale, mi inveì contro in latino, italiano e piacentino, alla fine perse anche l’altro occhio di piastrella e il nostro faccia a faccia si concluse.
Mi sentivo sbigottita e delusa per una fumata rivelatasi tutt’altro che diplomatica. Rientrai.

Guarda quanta neve c‘è qui intorno – mi rispose D. quando gli riferì che il pupazzo cominciava a liquefarsi perdendo pezzi – non preoccuparti, cara: sciolto un Pupo se ne fa un altro. Vedrai che col prossimo andrà meglio.

scritto da Valentina Contarino · 14 febbraio 2013, 11:56 · #

Balzi e rimbalzi
A Ovest la temperatura scioglie i pupazzi e a Est li polverizza tra i bucaneve germoglianti.
A lato di una sponda la stecca guarda un pallino e aspetta d’incipriarsi la capocchia.
————————————-
Valentina Contarino
Chapeau!

scritto da Frank Spada · 14 febbraio 2013, 17:52 · #

Ieri sera,inseguendo il nostro Sabato Grasso.
Con gli amici(e le amiche)giusti(giuste).
Nessuno ne aveva abbastanza di quel pascolo di baldoria, lungo il sentiero dei lessi,fiancheggiato da calici piangenti.
Tutti attendavamo la tempesta del Vecchio Professore, con i versi più appassionati di Pablo Neruda,il suo Pablo, scanditi con furore sulla pista del biancostato.
Poi, d’improvviso, l’abito di Ortensia si è allargato in una macchia di nebbiolo.
E allora il Vecchio Professore ha preso un’altra strada,rammentando a tutti, o almeno ai superstiti,quel meraviglioso quadro impressionista.
Le déjeuner sur l’herbe,
quel pic nic dove le donne sono nude e gli uomini vestiti.
Nel frattempo, sugli antichi fasti di una mostarda, la mia vicina di sedia avrebbe voluto sistemare la sua maschera di damina.
Non era il caso.
Quando glielo ho sussurrato, urlandoglielo dentro il raffinato orecchio, lei ha reagito da vera signora, recuperando dalla manica della memoria un frammento di James Tipton.
“Sono nato in un punto imprecisato tra / il cervello e la melagrana/assaporando consistenze deliziose/di capelli e mani e occhi,/ sono nato dallo stufato del cuore / dal talamo infinito,per camminare /su questa terra infinita”.
Allora anche l’ultimo degli ululanti si è zittito.
Ed è calata a piombo una benefica quiete.
Come qualcuno poi sia riuscito a caricare il Vecchio Professore sulla sua Due Cavalli,resterà uno dei più grandi misteri di una vigilia del Sabato Grasso.

scritto da Joe Perfiumi. · 16 febbraio 2013, 13:35 · #

Proprio qui a Carnevale di due anni fa scrissi un piccolo post che affascinò qualche lettore, che mi persuase a continuare quello che era destinato ad esaurirsi in poche righe.Il mio romanzo picaresco, se posso chiamarlo così, sembrava destinato a dormire in un cassetto. Mi fa piacere che proprio a Carnevale ho firmato il contratto che ne farà un libro, un libro Robin, che dovrebbe essere pubblicato a settembre.

scritto da Leila Mascano · 16 febbraio 2013, 23:05 · #

Anda e rianda: Le avventure di Mademoiselle de Maupin
Quando un libro è una creatura destinata al canto.
Complimenti Leila!

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Gli uccelli, specialmente i piccoli volatili, non aquile o sparvieri ma passeri, pettirossi, cardellini, sembrano appartenere insieme al cielo e alla terra, messaggeri di gaiezza e innocenza. Basta un ritorno di freddo e ne troviamo qualcuno irrigidito, una piccola cosa di piume che pure è stata gioia e bellezza. Anche i bambini sono come i passeri, quando giocano insieme o sciamano all’uscita della scuola, e in certi momenti le madri rabbrividiscono senza un perché,e li cingono col braccio, quasi a volerli proteggere da quella folata fredda che ogni tanto si porta via qualche uccelletto, e non c‘è consolazione di paradisi possibili,né di altri canti gioiosi, perché allora la musica e l’allegria se ne vanno per sempre.
scritto da Leila Mascano · 18 febbraio 2011, 13:39

scritto da Frank Spada · 17 febbraio 2013, 09:05 · #

Oh! gli stufati all’ambrosina spruzzati di rosolio / i timpani in timballi / i vermicelli in barba / le piegoline cerebrali… in manica / caro Joe.

scritto da Frank Spada · 17 febbraio 2013, 11:53 · #

Utilities & service

- Ehi, guarda che le donne sono tutte ragazzine quando ti puntano gli occhi con il broncio!

- Figliolo mio, resta fatto che ogni volta che non sai come districarti dai guai… certo, anche quelli che ti sbianchettano le dita con il biancoroll che poi non sai che basta spruzzarli con l’anti-calcare che usi per lavare i piatti, strofinarli per benino… ah, dimenticavo, la puzza se ne va se poi le mani te le lavi con una normale saponetta.

scritto da Frank Spada · 17 febbraio 2013, 13:48 · #

Che bella sorpresa,doppia, Leila! Non ci lasci senza i suoi pensieri fino ad allora, però...

scritto da anna · 17 febbraio 2013, 16:38 · #

Oh, mamma mia, cara amica, non credo che vorrebbe neppure un terzo dei miei pensieri, senza contare che avrà già i suoi…Naturalmente scherzo, contenta che questo Carnevale mi abbia portato finalmente qualcosa che mi fa piacere, oltre all’influenza (per fortuna quasi superata). Mi consolo pensando che sono sempre in tempo per le frittelle di mele, che per me sono tipiche del Carnevale…

scritto da Leila Mascano · 17 febbraio 2013, 20:39 · #

Leila, non parlarmi delle frittelle di mele, dovrò prima o poi cimentarmi in cucina, ambiente in cui sono negato. Sarà il giorno in cui uscirà il tuo nuovo romanzo. Spero presto!

scritto da Andrea · 18 febbraio 2013, 13:21 · #

Al tempo e ai nomi, caro Andrea, ché anna… ma Leila si presenta sul proscenio o se ne sta in camerino a gingillarsi gli occhi con le lampadine capocchiate da uno specchio?

scritto da Frank Spada · 18 febbraio 2013, 13:57 · #

Caro Frank, da quanto ho letto, noto che il suo revolver sempre carico ( e, per fortuna, mai a salve ). Così come un perfetto gangster anni 40, non si fa scrupolo alcuno nel riaprire il fuoco e crivellare, a colpi di jam session e bebop, le cervella di povere anime irretite dal potere del jazz. Da vittima posso ritenermi soddisfatto di essere stato tirato dentro a questa carneficina e rinnovo i miei complimenti all’uomo dal grilletto facile ma mai scontato.

scritto da Salvatore Pace · 19 febbraio 2013, 08:34 · #

Le frittelle di mele, caro Andrea, sono deliziose e rispondono a due requisiti fondamentali: si possono fare con ingredienti semplici e a portata di mano,e con una perizia anche minima si ottiene un dolce profumato, appetitoso e pronto in pochi minuti. Un dolce in qualche modo amoroso, destinato a bambini o alla persona amata (chi mai si prenderebbe il fastidio anche minimo per prepararlo per sé?.Personalmente mi evoca stagioni felici, allegria e mi piace anche più delle chiacchiere, che qui son dette frappe, mentre quelle pallocchette delle castagnole non mi sono mai piaciute.

scritto da Leila Mascano · 19 febbraio 2013, 17:14 · #

Passiamo ai fatti, cara Leila… o ci da la ricetta o esce dal camerino e si presenta in palcoscenico.

scritto da anna · 19 febbraio 2013, 19:16 · #

Leila mi provoca dolcemente, con il doppio richiamo alle frittelle di mele.
Dalle parti di Ferrara, erano firmate dall’arte di nonna Gianna ,stratega del grande dessert.
Per sei persone : un bel litro di latte, un etto e qualcosa di pane raffermo, 4 mele renette,2 uova,la scorza grattugiata di un signor limone,70 cl. di anice,4 cucchiai di farina tipo 00, 2 cucchiai di zucchero semolato e un cicinin di olio extravergine d’oliva.
Tempo di preparazione, un’oretta, più il riposo.
Tempo di cottura : 5 minuti.
Tempo di cattura :immediato.
Scolate ed asciugate su carta assorbente, le belle frittelle ,ancora timidamente tiepide,regalmente cosparse di zucchero semolato, migravano alla bocca,per sentirsi spacciate.
E per finire, l’esaltazione della licenza poetica di nonna Gianna.
Le mele ,nella sua autorevole vocazione ai refusi illuminati,le battezzava ranette, e non renette.
Di fatto, saltavano al palato dalle ninfee del suo stagno, dove il cucchiaio di legno dettava i ritmi, mescolando adagio.
Quell’adagio che il pane raffermo sembrava fermo, pur lavorando per la nobile causa delle frittelle di mele.
Buona serata, Leila, anche se quelle pallocchette delle castagnole non mi sono mai spiaciute.
Buona serata, Frank.
A nonna Gianna, nella sua lunga vita, è forse mancato il ricettario di un pò di jazz grattugiato sulle sue troppe ore in cucina.

scritto da Joe Perfiumi. · 19 febbraio 2013, 19:53 · #

Rallegrato da colui che non s’ammoscia , mizzica le dico, Salvatore Pace
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Ai detti i contraddetti bene infornati e agli altri il rullio dei piedi, anna
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Con Joe Perfiumi vado liscio come l’olio, sempre.
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E rinvio a domani un promemoria interessante.

scritto da Frank Spada · 19 febbraio 2013, 21:08 · #

Prevede, la mia ricetta, un profumo soave che viene da un ripostiglio sotto il tetto, dove un tappeto di mele renette ti tenta alla fine di una scaletta scricchiolante. Cinque, le più belle, e non di più vanno scelte, al suono tintinnante d’un gregge lontano. Dalla finestra, azzurro di mare e cielo e verde di campi.E una cucina grande e antica, con un grosso grembiule e un gran tavolo di legno dove con acqua, farina, olio, lievito, uova e un pizzico di sale, lavorare la liscia ed elastica pasta che col latte raggiunge la morbida consistenza d’una guancia di bambino. Bisogna salire fino allo sportello più alto di un’antica dispensa, a fatica tirare giù il liquore da cui prendere appena un bicchierino…Intanto grattare finissima la scorza di un limone, altro profumo inebriante, e col macinacaffè fare lo zucchero a velo…Debbono, le mele, affrontare la lucida lama del coltello con un brivido, asprigne e croccanti, lo stesso brivido che provi tu a maneggiare il temuto coltello…ad accendere il fornello, dosare l’olio, gettare la mollica per saggiarne il calore, e poi…una dopo l’altra le belle rondelle tuffate nella pastella vengono raccolte e fatte scivolare nell’olio, la ricca veste s’increspa come un tutù e si dora, e qui come un prestigiatore al circo mantenere il ritmo, scolare sulla carta assorbente, tuffarne un’altra subito, e intanto le disponi sul piatto fino a quell’ultima, piccoletta, che lasci per te…La nuvola di zucchero ottenebra la vista, insieme al buon profumo che ti resta addosso per un po’, profumo e non odoraccio di fritto, perché sei stata brava, bravissima,e disponi ora una piccola, preziosa ciliegia sotto spirito al centro, solo una, per il prediletto, e che sarà l’ultima a sparire, come le tracce dell’incantesimo; brilla di nuovo la cucina, ma le frittelle sono calde quando i passi amati giungono. “Mamma mia! Le frittelle…” e tu modesta fingi indifferenza, perché con quelle frittelle ti senti “grande” e innamorata.

scritto da Leila Mascano · 19 febbraio 2013, 22:22 · #

hic et nuc...
And so… conditio sine qua non / obtorto collo / sed alea iacta est .. visto che alla noia dei secchioni preferivo i trastulli con il Cinema o il Bebop della grammatica, che marinavo a giorni alterni per cambiar morose al Sunday, che alle parole serie preferivo Le parole nel vuoto o quelle travolgenti e contraddette di un finale che non anticipava Il quaderno rosso e Qui Quo Qua v’informo che ipso fatto, da questo stesso istante, mi stacco squillante dai comandi e mi assento per lavoro… fino a fare in tempo a un voto mattutino, con il weekend concluso, che questo non me lo gioco proprio (also play, if you want).
Buone giornate a tutti.
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Comunque sia
avviso e invito gli Urbinati, amanti della poesia, che a cura dell’ Associazione Culturale in Trastevere – Aleph – di Luigi Celi e Giulia Perroni – Vicolo del Bologna 72 ? Roma (dietro Piazza Trilussa) Venerdì 22 febbraio 2013 ? alle ore 17,30 – troverete l’amico Mario Quattrucci con le sue Poesie edite e inedite presentate da Aldo Mastropasqua, lette da Giulia Perroni e dall’Autore stesso.

scritto da Frank Spada · 20 febbraio 2013, 11:07 · #

Buon viaggio caro Frank e a presto!

scritto da Carla · 21 febbraio 2013, 20:02 · #

Le matite dei seggi.
Penso, con protettiva tenerezza,alle 369.596 matite dei seggi elettorali.
Con tutti quei milioni di votanti, pronti a metterle in croce.

scritto da Joe Perfiumi. · 24 febbraio 2013, 11:31 · #

Se le frittelle sono quelle di sua madre, caro Frank, quelle di Minnie sono tutte per Marlowe!
Buona domenica e buone morose, simpaticone :)

scritto da Germana · 24 febbraio 2013, 12:32 · #

Carla – il suo augurio ha favorito i miei incontri. grazie.
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Joe Perfiumi – vien da chiedersi se il prezzo delle schede comprendeva la cancelleria o la gomma americana era gratis.
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Germana – lei sa molto altro, sa.
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In memory of Bianca M. B. (1909 – 2013) – amante dell’Arte, maestra di Vita, munifica Friulana.
by Dodo, Barney and Me linktext

Tuffati ragazzo, e batti liberamente la tua rotta, i sette mari in corsa fino a scivolare lungo le sette bellezze che moltiplicate sette diventano tre gambe; che vinnalzano un’isola a tre punte e, al centro, il volto di una donna, la costellazione mitica che ti guiderà a ritroso alla ricerca del rimedio all’afasia, al silenzio e alla sua radice u, oppure eu; e a quel gioco solitario con te stesso che si perpetua utopico, in nessun luogo e in compagnia di chi ti guarda e immaginando ascolta.

scritto da Frank Spada · 25 febbraio 2013, 16:42 · #

Primaverilità

- Che ti avevo detto?

- Lungi da me…

- Certo, almeno mille miglia dallo sfacelo, ma ormai il Sole nero...

- Proprio a Roma ?

- Certo.

- In marzo ne vedremo delle belle, allora!

scritto da Frank Spada · 26 febbraio 2013, 13:35 · #

Black & White

Tutto da ascoltare / sei pistoni e quattro labbra / fino a formidabile finale, un testa a testa anticipato dalla voce nera e spiritosissima di Clark link text

scritto da Frank Spada · 27 febbraio 2013, 11:34 · #

Curioso che io veda adesso questo post, proprio quando i miei sogni mattutini mi hanno portato l’immagine di un obiettivo rovesciato che nei riflessi coglie l’anima, lasciando all’immagine originaria il ruolo di doppio sfocato e indistinto…
Grazie, Mr. Frank, i suoi testi sono una benedizione per chi (come me) ha il cervello ottenebrato dalla pigrizia… o dal virus influenzale!

Buona giornata, Mr. Frank… a lei e a tutti gli ospiti del suo blog!

scritto da Mimmo Di Giuseppe · 27 febbraio 2013, 14:37 · #

Bentornato caro Frank! Anche se forse…meglio altri panorami di quello triste della politica italiana (e dei connazionali autolesionisti). Speriamo che presto venti di primavera portino belle novità!!!! :-)

scritto da Carla · 28 febbraio 2013, 09:47 · #

Gentile e inaspettato Mimmo Di Giuseppe, ho l’impressione che lei sia molto addentro nell’idealità iconografica di un via di testa e del suo compare .
Il fatto non mi lascia indifferente, anzi, mi rallegra molto dandomi lo spunto per darle il benvenuto e suggerirle di farsi sentire liberamente quando vuole.
Mi permetto, inoltre, di invitarla ad agganciare il nome al link del suo bel fare fotografico.
Buone giornate.

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Carla
Dei politicanti malmestosi in uno stagno mi interesso poco, confidando in un pulsante e uno sciaquone per allontanarli dove meritano.
La primavera, invece, si sente, si sente tanto che a giorni, in breve, le parole a stampa usciranno in tutta Italia e il sole… nero come l’Urbe… biografie esposte.

scritto da Frank Spada · 28 febbraio 2013, 10:47 · #

La Primavera botticelliana apparirà a giorni e io sedotto la seguirò su tappeti di chiodi, dimenticandomi che altri non è se non la reincarnazione di un fachiro con cui litigai per un parcheggio a Nuova Delhi. Meglio rilassarsi ancora seduto vicino al caminetto, l’ideale per un buon libro. Buonasera Frank.

scritto da Andrea · 28 febbraio 2013, 18:05 · #

Già ci ha fatto compagnia l’anno scorso un bel libro, l’Antologia del Falcone Maltese 2011, curata da Pasquale Pede e Mario Quattrucci, poeta e scrittore di piacevolissimi gialli ambientati a Roma, raccontata come un romano innamorato della sua città può fare. Il libro, bello anche come oggetto, raccoglie racconti noir scelti per la loro originalità, piuttosto che per la notorietà o meno dell’autore. Scelta anticonformista e saggia, che giustamente premia anche ottimi scrittori “giovani”, nel senso che da pochi anni hanno cominciato ad essere pubblicati e amati.E poi c‘è una bella carrellata di immagini tratte da noir celebri…insomma, un libro che fa piacere avere nella propria biblioteca. Quest’anno la bella avventura si ripete, e tra gli autori chiamati a comporre questo nuovo libro almanacco c‘è Frank, con un racconto per il momento…segretissimo! Un bel momento questo, quando i rovi si vestono di fiorellini bianchi e profumati, e valeva la pena un inverno di spine per assistere al miracolo della vita e della primavera che si rinnovano. Auguri quindi a Frank e grazie per questo bel regalo, che se qualcuno volesse e avesse difficoltà a procurarsi, potrà richiedere a Roma alla libreria Nerosubianco o direttamente alla casa editrice.

scritto da leila mascano · 28 febbraio 2013, 18:47 · #

Mi accorgo di una involontaria omissione: già l’anno scorso Frank ha pubblicato sul precedente volume una delle sue storie noir, e visto che la storia è piaciuta molto, anche quest’anno sarà nella prestigiosa rosa degli autori.

scritto da leila mascano · 28 febbraio 2013, 20:17 · #

Che vuole, Mr. Frank, provo ad approfittare di autori, opere e occasioni che permettono di indagare in noi con gli occhi (e le lenti!) del nostro doppio, costringendoci a fare i conti con realtà multiple.
Eventualità che oggi sono assai rare, sia in letteratura sia nella vita di ogni giorno.
E forse anche in fotografia, ma è il mio compare a suggerirmi questo parere! Si sa che io non sono un esperto di fotografia, semmai un grande appassionato.
Ancora grazie, Mr. Frank! Cari saluti e a presto…

scritto da Mimmo Di Giuseppe · 1 marzo 2013, 00:12 · #

Andrea – grazie per le siamesità delle intenzioni.
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Leila Mascano – con lei ho un conto aperto tutto a mio sfavore: farò fatica a pareggiare la sua benevolenza e le sue buone opere.
Mi rallegro in ogni caso, anticipatamente, nel ri-trovarci uniti in Robin Edizioni!
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Mimmo Di Giuseppe – la ringraziamo per l’arricchimento del nostro piccolo panorama; augurandole di cuore la migliore visibilità delle sue personali immagini davvero interessanti e ricche di suggestioni.
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A Mario Quattrucci rivolgo un cordialissimo saluto di stima e affetto, segnalando a tutti il suo ultimo lavoro link text

scritto da Frank Spada · 1 marzo 2013, 10:02 · #

Buongiorno, caro Frank, bentrovato! Che piacere constatare che il cannocchiale continua a rinnovarsi.
Un saluto dal Nord, anche qui la primavera sta per esplodere, pare. Ieri mattina all’alba abbiamo finalmente sentito il merlo cantare. Porca miseria! – direbbe, magari un po’ a sproposito, un caro amico… ;-)
Buona giornata, Frank, a te ma naturalmente anche a tutti gli ospiti di questo bel blog.

scritto da Camilla P. B. · 1 marzo 2013, 10:46 · #

Camilla P. B.porca miseria che sorpresa! E pure il merlo… fermi le nuvolette dei suoi canti e faccia attenzione: qui siamo a qualche miglio dalla costa, sa, e i richiami in volo sono i versi allegri di un pettirosso (so, dearest friend and family, it’s exciting like a robin).
Thanks and happiness, and see you later.

scritto da Frank Spada · 1 marzo 2013, 11:15 · #

Da qui il pettirosso se ne è giá andato, ulteriore conferma dell’imminente cambio di stagione. Che poi, ad essere precisi, la primavera che tutti aspettano entrar in scena all’equinozio del 20 (o 21) marzo, meteorologicamente parlando inizia proprio oggi!
In casa, trionfo di fiori sui toni del rosa. Fuori… grigio in tutti i suoi toni e… freddo boia!!!
Buon pranzo, caro Frank!

scritto da Camilla P. B. · 1 marzo 2013, 13:01 · #

Condivido le previsionalità al barometro – sta sempre alle mie spalle, semplicemte cara e ultracara Camilla P.B. -, e infatti il 17 marzo ricorrerà San Patrizio, coincidente con il compleanno di un via di testa e del suo compare, e in libreria apparirà un libro-saggio Robin Edizioni (antologico AA.VV.) intitolato Sole nero a Roma che si farà apprezzare per un’autobiografia concisa e personale.

scritto da Frank Spada · 1 marzo 2013, 13:39 · #

C’è nell’aria qualcosa di nuovo, oltre all’avvicinarsi della conclamata primavera. Un sole non propriamente classico, anzi un ossimoro ci illuminerà tutti, gratificando un via di testa e il suo compare che a quanto pare ne dovrebbero sapere qualcosa. Vero Frank? :-)

scritto da loretta fusco · 1 marzo 2013, 15:39 · #

loretta fusco – qui lo nego riaffermandolo!

scritto da Frank Spada · 1 marzo 2013, 18:08 · #

Mi dicono che ,dalle parti del Canton Ticino,abbiano aperto un Idragogò.
Un piccolo accogliente locale da ballo,dove si beve solo acqua.
Solo acqua, capite?
Il bancone della vodka e del gin è stato rigorosamente sigillato,dopo un referendum.
Serrato,tappato,chiuso a triplice mandata.
Confederazione Elvetica?
Confederazione Ermetica.

scritto da Joe Perfiumi. · 2 marzo 2013, 14:59 · #

Lungi da me la trascuratezza, e l’ermetismo della maleducazione, caro Joe Perfiumi, e non sto a dirle quanto mi dispiace ascoltare di sfuggita dialoghi come questi:

- Vuoi strafare? Fallo! Non vuoi farlo? Non farlo!

- Ma tu cosa vorresti?

- Dimmelo tu.

- Facciamolo; senza indugio e in fretta.

- Sarebbe come dire che ogni ricerca equivale a sfogliare quel che abbiamo in testa. Mi pare arduo.

- Il dramma quotidiano, in fin dei conti, lo si deve a chi lo narra anticipando; il resto spetta a chi non viene nominato invano, se non lo si precede con il nome di suo figlio.

- Chi?

- Cristo.

- Ah, e dunque noi…

- Siamo incatenati al mistero della fede. Oh, salvifica Madonna, aiutaci tu.

scritto da Frank Spada · 4 marzo 2013, 11:46 · #

Da tempo la mia presenza sul Cannocchiale è meno frequente, per motivi che con il Cannocchiale non hanno molto a che vedere. Però devo dire che questo salotto virtuale è sempre stato un posto piacevole, di scambi civili e di incontri interessanti. Devo riconoscere a Frank Spada il merito di averlo gestito con la consumata leggerezza di un ospite attento, proprio in difesa di quella apparente svagata leggerezza che è poi attenzione. Molti si sono presi l’onere e il piacere di tenere un blog robin, e alcuni li ricordiamo con affetto e rimpianto, mentre altri sono rimasti degli illustri sconosciuti che non si capisce perché l’onere se lo siano preso, giacché evidentemente il piacere non c’era. Ma forse questi giardini, specialmente questo, l’ultimo che i giardinieri non hanno lasciato sfiorire, andrebbe un po’ seguito dalla Robin stessa, perché sono tanti quelli che passano e leggono, pur non commentando, e in qualche modo anche questo è un modo di trovare amici e lettori. Insomma, qui c‘è un giardiniere attento e un giardino che sembra ultimamente risentire dei rigori dell’inverno…e un invito a non lasciarlo sfiorire.

scritto da leila mascano · 6 marzo 2013, 22:48 · #

Condivido in tutto il commento di Leila Mascano e aggiungo un Dio non voglia che il nostro Frank e la sua stimata “leggerezza” potino via i germogli di questa primavera che promette tante novità in tutti i settori, Politica comprea.
Confido anche che Giorgio Napolitano possa godersi il meritato riposo lontano dalle bettole dei politicanti per mestiere e che l’Italia si rinnovi.
Viva Poche chiacchiere!

scritto da paolo · 7 marzo 2013, 18:34 · #

Carissimo Frank, di Jazz si può morire, dicono le leggende e le ben note storiografie :)
Grazie per la segnalazione del “Sole nero a Roma”. Lo acquisterò senz’altro.
Un affettuoso saluto e l’augurio che il suo Cannocchiale a rovescio inquadri a lungo questo panorama eccitante e condiviso.
Buone giornate.

scritto da candy's 50 · 7 marzo 2013, 19:19 · #

Ehi!
8 marzo e sul Corsera due paginate mondialtour/statisticate informano che solo le nonne che tirano fiato in famiglia lo sanno – le altre sono solo mimoserie ereditiere.
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Leila Mascano
Chi passa, legge e non commenta, chiamasi lurk!
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paolo
Dio non voglia che un estremista ci porti tutti in rovina: cri-cri, cri-cri, vai via da qui.
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candy’s 50
Buon riff!

scritto da Frank Spada · 8 marzo 2013, 11:52 · #

Occhi chiusi
lasciarsi esistere / annusare / ascoltare / assaporare / Occhi aperti… toccare!
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L’angelo dorato
Udine (Italia) / Amarillo (USA)
link text

Buon fine settimana a tutti —————————————————

scritto da Frank Spada · 8 marzo 2013, 16:42 · #

No food No Party

Ieri sera a “Che tempo Che fa” Stefano Bollani – il grande-supergrande pianista jazz, e non solo -, presentando il suo libro Parliamo di musica ha detto in un inciso: Non s’improvvisa a caso , fingendo ironico di non sapere che questa affermazione è di Thelonius Monk.
Prima di lasciare la trasmissione ha suonato una sua composizione, affiancato da due giovani Danesi (un contrabbassista e un batterista), intitolata No food No party… il giro armonico? Laura, svisata così chiara che l’ho beccata subito.
Stasera S. Bollani terrà un concerto a Gorizia , ma… accidentaccio agli improperi e all’età che mi pesa addosso, non potrò andarci.
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Quanto a certi blogger che postano su postano i loro evanescenti fondamenti su G+, meccanicamente programmati giorni e giorni prima o soltanto per inseguire le chimere… a proposito, stiamo sprofondando e l’Italia non s’accorge di chi trattiene le apparenze e vorrebbe… ma mi si faccia il piacere, come direbbe chillu principe parte/e/nopeo/non parte.

scritto da Frank Spada · 11 marzo 2013, 16:16 · #

Why not? link text

Frank Spada intervistato da Leila Mascano

LM – Frank Spada nella realtà è un affermato professionista, che all’improvviso ha pubblicato con la Robin Edizioni tre romanzi: Marlowe ti amo, Dimmi chi sei, Marlowe e Doppio Marlowe – una trilogia che ha incontrato subito un pubblico di estimatori. Vuole parlarci di questo incontro con la scrittura? E soprattutto: in che modo la sua vita è cambiata, se è cambiata, in seguito a questo incontro?

FS – Se la “realtà” a cui allude, gentile signora Mascano, non fosse che un’ipotesi remota, e badi bene, non provata, un giorno la potrei invitare a cena e tutto finirebbe lì. Ma il nostro incontro – un virtuale faccia a faccia per confondere chi legge –, non esime uno pseudonimo dal tentativo di soddisfare le sue curiosità. Quindi, premesso che ho in mano il progetto di una scala tutto cuori, che potrei puntare al buio, alzare la posta in gioco, passarle la parola con la sveltezza di una carta che salterebbe fuori da un polsino… Mia cara, non intendo modificare la mia azione pur rispettandone le regole: la scrittura è un passatempo, un solitario, per così dire, e la mia vita… forse sarà meglio valutarla al termine dell’intervista.

LM – Sappiamo che il suo Marlowe ha una personalità e una storia assolutamente autonome rispetto all’omonimo detective chandleriano. Si dice però che il nome influenzi il destino e la personalità dell’individuo che lo porta: in che cosa i due si somigliano?

FS – Marlowe, Marlowe, sempre lui tra i piedi e la solita cantilena: chi è, chi non è, cosa fa, cosa pensa, cosa vorrebbe… È solo un personaggio, un tabagista in ottimi rapporti con svariati defunti, un detective meteopatico a cui piacciono i liquori, le belle sen?oritas, il jazz californiano… Sa che non so neanche se si è diplomato, se è un incompetente tutto fare, un musicologo, un entomologo… che sia uno specialista nel raddoppiarsi lungo strada è più che certo, come pure che un regista ama dirigere se stesso e l’altro, il suo compare, ci sa fare con le donne. Chandler poi, perché non Hammet, Bogart, Mitchum, Huston… lasciamo perdere.

LM – La sua scrittura, Mr. Spada, è inconfondibile. Questo stile è il suo modo naturale di scrivere, o il risultato di una ricerca che rispetta certi suoi canoni precisi?

FS – Lei è davvero insistente nel cercare di confondermi, d’altronde, una giornalista in gamba come lei che ogni tanto allunga il tacco per tastare il suolo… guardi, non ricerco nulla, quello che scrivo è quello che so, lo faccio istintivamente, e lascio ai lettori la libertà di interpretarlo, glossarlo, criticarlo, irriderlo, insomma.

LM – La celebre commedia di Oscar Wilde, L’importanza di chiamarsi Ernesto, in realtà si potrebbe intitolare in italiano L’importanza di essere Franco. Per lei, quanto è importante essere Franco, cioè Frank?

FS – Il mio vero nome non ha nulla a che vedere con la sincerità. Sono quel che sono e non imbroglio mai, soprattutto quando gioco.

LM – Tre aggettivi a caso: ironico, essenziale, inafferrabile. Quale le si addice di più, e quale si addice di più al suo personaggio?

FS – Benedetta signora! Unirò autore e personaggio raddoppiando gli aggettivi e invertendo la scaletta, così faremo prima a terminare questa partitina: ironico/autodidatta, essenziale/immaginifico, inafferrabile/… mah! Se lo dice lei non ho ragione per dubitare.

LM – Dalla sua scrittura è evidente che lei è un uomo di buona cultura e di buone letture. Quali sono i suoi scrittori preferiti, e perché?

FS – Buona, buone… qui sostanzialmente ci sono solo le sue precedenti deduzioni. Però faccia attenzione, perché ultimamente le interferenze letterarie giocano tutte a mio favore e quelle barometriche potrebbero scatenare una tempesta nera come un technicolor.

LM – I suoi lettori sanno che il jazz è la “colonna sonora” delle avventure del suo Marlowe e presumibilmente della vita del suo autore. C’è qualche altro tipo di musica che l’affascina, o è fedele a quest’unico amore?

FS – Finalmente! Ce ne sono volute sette per dirmi che le piace il Jazz! In ogni caso non saprei da che parte cominciare, la storia è così lunga… conosce la Blue Note, faremmo senz’altro notte. Se mirava ad altro le dico che non so ballare, ma in compenso mi rendo disponibile per farle fare una chincagliosa scarozzata che poi… si è accorta di come la stanno già guardando?

LM – A proposito di amore, che ruolo ha avuto nella sua vita? Si definirebbe un uomo fedele in amore?

FS – La fedeltà di un cane vale quanto quella di una moglie che va a letto con il migliore amico del marito, mentre lui gli trotterella dietro tenendolo al guinzaglio, naturalmente. Tragga lei le conclusioni, se l’argomento le pare interessante.

LM – Tre qualità indispensabili perché una donna l’attragga, tre difetti che gliela rendano insopportabile.

FS – Ne ho conosciute troppe per sbilanciarmi. Sa che hanno la memoria di un elefante?

LM – E in un uomo, cosa le suscita simpatia e cosa invece la respinge senza rimedio?

FS – Ho un amico con cui andrei in capo al mondo, se non fosse così grande che se per caso inciampa, e Dio non voglia, non riuscirei più a sostenerlo. Un altro è da tempo imprigionato in ruolo che lo inchioda mani e piedi sul lavoro. Un altro ancora… tutto sommato non ne ho molti.

LM – Gli inglesi preparano il the con un pizzico di miscela per ciascuna tazza, e una per la teiera. L’undicesima domanda è quella che le faccio per soddisfare una curiosità personale, dopo essermi chiesta quali fossero quelle dei lettori, ed è questa. Vorrei concludere l’intervista facendomi raccontare da lei un suo rimpianto, ma soprattutto una sua speranza.

FS – Cade male, cara amica: mi piace il caffè, ho vissuto molte vite, non ho nessun rimpianto, rifarei tutto daccapo e guardo come sempre indietro per non guardare avanti.

LM – Grazie, Mr. Frank, per questa conversazione così piacevole che i suoi lettori apprezzeranno, in attesa come me di leggere presto altre avventure del suo personaggio.

FS – Grazie a lei, signora Mascano, per non avermi fatto perdere la bussola e per la cortesia con cui mi ha intervistato. Ah! Dopo questo incontro, e in attesa di decidere chi vorrò essere, la mia vita potrebbe anche cambiare – come vede non mi sono scordato di valutarla.
————————————
Per gentile concessione dell’intervistatrice.
Roma – 24 ottobre 2011

scritto da NdR · 14 marzo 2013, 12:44 · #

Il luogo virtuale dell’intervista era la villa di Malaparte, a Capri, la cui architettura si addiceva molto allo stile di Frank Spada mentre l’affascinante sospensione tra cielo e mare si addiceva molto all’intervistatrice.

scritto da leila mascano · 15 marzo 2013, 11:32 · #

Ecco che mi spiego il come di un fattaccio: da quella scala, famosissima , tra l’altro, per chi la conosce di persona e sa che non possiede corrimani (due, per la precisione, su ambo i lati) inciampai con il sx mal calzato, tanto che ancora oggi non ricordo se il temporale dx… la diplopia di un’ischemia cicatrizzata in una lastra e… doppia la vita, doppia la morte, cara Leila.

scritto da Frank Spada · 15 marzo 2013, 12:17 · #

Non stento a crederlo, signora Mascano: ho acquistato il Sole nero a Roma e per ora ho letto il racconto del nostro Frank, quell’Andata e ritorno in un Round trip che mi ha fatto viaggiare lungo una dorsale ironica per la scrittura di Spada che non delude mai. Se poi, a eliche ferme, supponendo di essere anch’io tra le donne che lo amano ... sono raggiante come il jazz che lo aspetta a un piano alto, per donargli 5 stelle.
Buon riff a tutti.

scritto da candy's 50 · 15 marzo 2013, 13:04 · #

Non lontana dal rivone del Chiavenna,ben protetta da un languido filare di salici, se ne stava l’osteria dell’Irma, con il suo tetto precario, abborracciato nelle nebbie del piacentino.
Io avevo i pantaloni corti e i quattro anziani sedevano al tavolo ,con il mezzo litro di gutturnio e le carte in mano, bisunte al punto giusto.
E chi faceva mazzo, portava il cappello.
“Trà via al capéll”, gridava il Leontico, inveendo contro il socio, affondato nella sciagura di un disgraziato spariglio.
Quando il Leontico montava di rabbia, non passavano inosservati certi modi di posizionare il cappello.
Prima di sghimbescio su un orecchio, diciamo sulle ventitré, poi saracinescato sugli occhi, per manifestare il sospetto, ma soprattutto il disprezzo per il compare di scopa ,capace, a suo dire “Solo di fare la figura del topo con il solito pesce gatto che se la ride,nella mezza corrente dell’ansa dell’erba cucca”.
Quando il Leontico sentenziava che un cappello ha la la sua anima, a seconda del fatto che sia stato comperato, donato, rubato o trovato,mi pareva di scoppiare dentro una filosofia troppo profonda.
E allora me ne uscivo dall’osteria, mentre lui, sempre lui, il titatico Leontico ,berciava il mondo.
“Metagh la carga,donca,e po ‘l capell”.
Getta il carico, e poi il cappello.
E intanto cominciavano ad ancheggiare le prime ballerine della Nebbia.

scritto da Joe Perfiumi. · 16 marzo 2013, 10:35 · #

Ehi compare!
Ma quanti amici hai su… link text
Passi che oggi la V di Quaresima coincide con il tuo compleanno, e St. Patrick’s Day, ma fa attenzione a non berne troppa di Clover Beer!
Bada alle imitazioni e tieniti stretto a quel figurino in alto.

scritto da Frank Spada · 17 marzo 2013, 13:15 · #

Tanti auguri Marlowe! Germana

scritto da Germana · 17 marzo 2013, 21:21 · #

Marlowe, auguri! Oggi abbiamo mangiato un gelato in tuo onore!
Ciao Frank, buona settimana.
Cheers.

scritto da Camilla P. B. · 17 marzo 2013, 23:08 · #

Se…
Se tu sei lui io sono l’altro, se l’altro è lui non sono io, se siamo noi… oggi guarda caso piove snevicchiando, l’Alitalia non si muove, lascia a terra il personale, i Presidenti pare, i commissari pure, i pubblicisti…ah! come se Joe Perfiumi... ghe pensi mi, o Germana che lo fa contento, o Camilla P.B. che ci onora entrambi o… andate tutti a farvi benedire!

Preghiamo: Padre nostro che sei.. Ave Maria piena di… e che la pace sia con voi, ora e sempre.

scritto da Frank Spada · 18 marzo 2013, 12:12 · #

Cipro / i Demoni / Germania

Ringrazio oggi anche per ieri l’amica Gloria Gerecht e vi invito a leggere questo interessante articolato link text

scritto da Frank Spada · 20 marzo 2013, 18:12 · #

fai
naturalmente solo se lo vuoi
link text

scritto da Frank Spada · 21 marzo 2013, 17:39 · #

Ottima segnalazione, Frank!

scritto da anna · 21 marzo 2013, 18:41 · #

Oggi è primavera, una stagione simbolo di rinascita, di crescita, di speranze. Un giorno propizio per le attese, per indugiare nei preludi, per scrutare il cielo in cerca di presagi.
Un preliminare necessario a traghettarci nel mese successivo: Aprile, il più crudele dei mesi.
Aprile dolce dormire.

scritto da Gloria Gerecht · 21 marzo 2013, 19:29 · #

Grazie anna :)
————————————

Che piacere risentirla Gloria Gerecht!
Qui, come ha notato, siamo ancora in alto mare, in attesa di quel che si decideranno a fare a Roma/Capitale di uno Stato che beccheggia senza idee, all’ancora di un porto che non vedo.
Buone giornate.
————————————-
ps – per chi fosse iscritto a GooglePlus segnalo un gioco che ho aperto stamattina, alle h 9:18, a cui potete partecipare scrivendo i vostri liberi pensieri link text

scritto da Frank Spada · 22 marzo 2013, 12:04 · #

Non penso di essere un malato immaginario, anche se spesso mi sorprendo ad immaginare di essere ancora più malato di quanto già sia.
L’osservazione delle compresse, è una delle cose che mi trasmettono una oceanica debordante serenità
Una compressa, bianca o verde o arancione che sia, non è un elemento passivo, semplicemente da ingoiare, nello stordimento di un fiotto d’acqua, giù per il gargarozzo.
La compressa vive di principi attivi e di eccipienti, pur eccependo raramente.
Davanti agli eccipienti provo in genere un sentimento di commozione, scovando cose care come il talco,il magnesio stearato e il titanio biossido.
Ma quando leggo del polisorbato 80, subentra sempre un pò di intima agitazione.
E’ sorprendente come una pastiglietta, non più grande di una coccinella,abbia la staordinaria capacità di contenere un certo quantitativo di polisorbato 80.
Il sovradosaggio si manifesta, in genere, con il semi coma.
E quando subentra il semi coma,è ragionevole supporre di aver esagerato:4 capsule da 4 milligrammi 4 volte al dì.
E non 44, tutte in fila, con il resto di due, come gattini mutuabili.
Questo recitava il bugiardino.
Mai fidarsi del bugiardino.
Un dispettoso pinocchietto ipersensibile alle fatine e alle benzodiazepine.

scritto da Joe Perfiumi · 22 marzo 2013, 13:30 · #

Joe Perfiumi
lei mi è caro in quanto raro; ma non per questa singolare situazione che senz’altro favorisce il suo bene/stare, mi permetto segnalare a tutti, e a lei in particolare, una sfida a fin di bene in un Caffè letteraio link text
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Passando a altro , e augurando buon fine settimana a tutti vi anticipo che:

HANNO AMMAZZATO MONTALBANO

VENERDI 19 APRILE

ORE 18

LIBRERIA FELTRINELLI

VIA DEL BABBUINO 39/40

ROMA

MARIO QUATTRUCCI autore, del delitto

ALESSANDRA VITALI investigatrice, de La Repubblica

CLAUDIO MARIA MESSINA mandante, della Robin

Hanno ammazzato Montalbano – Racconti di Mario Quattrucci – Robin Edizioni 2012

scritto da Frank Spada · 22 marzo 2013, 16:54 · #

Il concorso sembra allettante, ma la scheda per partecipare è reperibile solo al Caffè La Cupola a Varese.

scritto da Gloria Gerecht · 22 marzo 2013, 20:40 · #

Grazie per la segnalazione del Fai, Frank. Quanto a GooglePlus…è bello che ci sia ancora voglia di giocare!

scritto da amelia · 24 marzo 2013, 09:32 · #

Misteriosi e bugiardi i bugiardini…Per anni ho sofferto di gastrite, finchè non mi sono imbattuta in un meraviglioso prodotto, consigliatomi dal medico. Il bugiardino diceva: 3 pasticche tre volte al dì. Se la matematica non è un’opinione, sono 9 al giorno. Ma funzionava, ah se funzionava! Di più, mi cambiava la vita. Niente mal di stomaco, e in più una leggerezza, una calma celestiale. Mi era cambiato il carattere, in meglio. Mangiavo tutto, dormivo come un angelo ed ero molto conciliante. Genericamente sul bello stabile. Tre anni, mica uno. Poi, tolto dalla circolazione, per via d’una puntina d’oppio a sedare gli spasmi della gastrite…Peccato! Scrissi pure alla casa farmaceutica protestando…mi risposero gentilmente, specificando che la dose massima era di 3 pasticche al giorno…Comunque, o l’oppio sceglie i suoi seguaci, (vedi Hougron) e su di me non funzionava, o il mio organismo incassava bene. Nei fatti, mentre mi chiedevo quale meraviglia avrebbe sostituito la mia panacea mi sono accarta che la gastrite era svanita e per sempre. Naturalmente non fate come me, può essere pericoloso, ma bisognerebbe dire che, anche se qui è finita bene, ‘sti bugiardini li dovrebbero scrivere meglio.

scritto da leila mascano · 25 marzo 2013, 11:23 · #

Joe Perfiumi
detesto le bugie quanto il fiato che mi… la mescalina!
Ecco che mi spiego… volga i miei rispetti anche al Sig. Admin.
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Gloria Gerecht
provi a contattare il sito VareseNoir di Paolo Franchini, mostri le credenziali e non dimentichi di far sapere che ha la fedina penale specchiata come quella di una Signora assai perbene.
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amelia
chi gioca vive l’imprudenza della vita, chi non lo fa… glielo vada a chiedere; non sono mica un pensionato disponibile a spingere le carrozzine altrui, sa!
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Leila Mascano
la letteratura grigia… si adatta solo alle alte sfere.
Comunque si riguardi, non tossisca e se ne stia al calduccio in casa, cara amica.

scritto da Frank Spada · 25 marzo 2013, 19:15 · #

Ronza ancora,in un angolo della mia memoria sempre meno ruspante,la fine di una poesia del Noventa,che Paolino, il mio compagno di banco,si ostinava a chiamare Novanta.
Paolino vive oggi vicino a Firenze ed è titolare di una ricevitoria del lotto.
E solo per lui la paura fa Noventa.
Recupero, un pò annebbiato,il suo sguardo dentro una faccia tonda tonda, sovrastata da un perenne sorriso devastante e disarmante,quasi clownesco, soprattutto di primo mattino,nello spirito sopito di due occhi un pò cisposi è un pò persi, già partiti alla ricerca del terno secco della vita.
La poesia chiudeva in questo modo, dopo la sua ortodossa cavalcata fra ruscelli, rondini,nubi e tiepidi sbadigli:
“Marzo è un mese saggio,né infido/
né pazzerello/
s’ingegna a portar sulla terra/
il tempo bello”.
Era una liricuccia così, tenera e indifesa e scontata, vittima di una gracilità che invocava protezione.
Eppure Paolino, nel maldestro tentativo di conferirle enfasi,la trattava come un mezzo capolavoro.
E la maestra Caterina,nell’ascoltarlo,caricava la sua testa bionda come un carillon.
Il Noventa le trasmetteva energia positiva, un armonico senso del ritmo.
Non mi è spiaciuto, questa sera, tornare per un attimo alle mie Elementari.
Se non fosse per la maestra Caterina,che anni fa si è frantumata dentro la sua piccola auto finita contro un cipresso,nel curvone che porta alla Cascina della Volpe, là dove gli alberi si fanno sussiegosi.
Chi l’ha soccorsa, non ha potuto che contare gli ultimi secondi di una avventura.
Dicono che la sua testa, piena di riccioli di un biondo ormai grigio,accennasse un monotono movimento in tondo.
Come quello della ballerina del carillon caricato dalle strofe del Noventa.

scritto da Joe Perfiumi · 25 marzo 2013, 22:25 · #

Molto caro Joe Perfiumi
questa mattina marzo mi portato la sua voce,
non la sua, quella di quell’altro, di Paolino! Che questa sera… ballerete assieme e brinderete, anche, o vi stringerete stretti stretti a uovo bisbigliandovi all’orecchio Buona Pasqua – domanda senza punto, ma pro-amicizia vera.
Vi abbraccio entrambi e, per piacere, porti i miei saluti anche a Nicò e Lorò.
Grazie

scritto da Frank Spada · 27 marzo 2013, 13:15 · #

Stamattina.
E’ arrivato il solito uovo spedito dalla zia di Vicenza.
Dentro, la soppressa.
Addomesticabile e fluida Pasqua,
Mr.Frank.

scritto da Joe Perfiumi · 29 marzo 2013, 14:05 · #

Sarò banale: buona Pasqua.
gloria

scritto da Gloria Gerecht · 29 marzo 2013, 20:25 · #

Mr. Joe Perfiumi
la sua dimestichezza con le tavolate, e gli insoliti ripieni, ha mutuato un pesce d’Aprile in un link text
ps – legalmente in orario e condiviso cordialmente un’ora indietro.
————————————-
Tutt’altro che banale Gloria Gerecht !

scritto da Frank Spada · 2 aprile 2013, 12:04 · #

Spigolate : 40×50
link text

scritto da Frank Spada · 4 aprile 2013, 08:32 · #

A proposito di Verticalismo Orizzontale…..

Ci sono individui insospettabili che fin da piccoli hanno sviluppato una sensibilità unica e rara. Hanno sperimentato , nel bene e nel male, e senza incertezze, tutto quello che incontravano sul cammino e di tutto hanno fatto tesoro. La sintesi di questo bizzarro percorso è uno stile personalissimo, in ogni manifestazione, difficilmente comprensibile da chi respira normalità. Costoro, in qualsiasi campo si esprimano, lo fanno in modo vero, curioso e originale, perché loro sono vita.
Grazie Frank, per la sua spigolata !

scritto da anna · 5 aprile 2013, 08:18 · #

Vita
E penso al mio compare, al momento in cui la decisione tra vivere pseudonimo, o accartocciato in un cestino… grazie anna !

scritto da Frank Spada · 5 aprile 2013, 11:19 · #

Il vecchio Sam Spaccacoguari ,proprio quel 6 ottobre di troppi anni fa,prese la decisione della sua vita,mentre i colombi di passaggio sbiadivano il sole.
“Non saranno meno di centosedici milioni”, aveva commentato, togliendo gli occhi dal cielo.
Sopra le nostre teste era un delirio di penne color grigio-lavagna.
“Sai quante uova fa in una stagione un colombo americano?” mi chiese Sam, sputando tabacco cattivo.
Forse fu per la non risposta, forse fu per la sua incalcolabile delusione davanti al mio colpevole silenzio,forse fu per lo scricchiolio del mio coltello sul fornello della pipa sgrezzata.
Come il rumore di un diamante che intaccasse un cristallo.
Il vecchio Sam Spaccacoguari si sdraiò sul fogliame secco,accarezzò il tronco di un faggio ed affidò tutto il peso del suo corpo alla terra.
Nel morire, gli piacque imitare le movenze dell’opossum.
E gli stivali, diventati inutili per le sue gambe corte e tozze,assunsero una postura verticale, irrigidendosi verso il labirinto delle ramaglie intontite dal vento.
Il Verticalismo Orizzontale di Sam,mentre i coguari questuavano acqua alla sorgente stordita, era un capolavoro di assoluta perfezione.
Il suo era il più bizzarro spettacolo che avessi mai veduto in vita mia.
Sfilai la sua Bibbia dalla sacca e cominciai a leggere,a caso, un passo della Scittura.
Ma poi persi il filo, pensando come cavolo avrei potuto seppellire Sam, evitando che la punta dei suoi stivali restasse più alta della cima della croce di legno.
Mi sovvengono i colori del colombo deposto in una tasca oscura.
Prima brillanti come opali,avevano ora assunto un tono plumbeo.
Non era più il medesimo uccello.

scritto da Joe Perfiumi. · 6 aprile 2013, 12:36 · #

If Sam is not Frank and Spade is not Spada, dearest Joe Perfiumi, I think that You are here wright and always at the right moment.
Happiness.

scritto da Frank Spada · 8 aprile 2013, 10:25 · #

Orbite
Oggi prendo il volo: rientrerò a Amarillo; perché domattina, al sorgere del sole, mi accecheranno un occhio, il sinistro, il primo.
Poi le infermierine belle, camicette aperte a tenermi su il morale, mi tratterranno là con loro per farmi riposare al meglio.
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Avviso tutti gli ospiti di Poche chiacchiere, anche quelli che passano di qui per occhieggiare senza essere invitati, che il Cannocchiale a rovescio sarà in manutenzione per controllare lenti e diaframmi fino al… per ora non lo so, ma vi terremo al corrente.
Grazie per l’attenzione.
————————————-
No more comment please!

scritto da Frank Spada · 8 aprile 2013, 11:00 · #

poche chiacchiere, messer Spada, che di camicette aperte e avamposti prosperosi si rischia di schiattare, tra un mesetto o due…
maledetta primavera, maledetto Marlowe, maledetti tutti :-)

scritto da Enrico Mattioli · 9 aprile 2013, 18:07 · #

Ahò, Mattioli!
amico mio verace, Urbinate e letterato, pure scrittore, hai fatto bene ad agganciare al nome… che ne dite chiacchieroni?
A me me pare bene e te ringrazio Enrico, ché de primavere ne ho fin troppe e de occhi solo due, ma uno rinnovato.
Tanto che oggi sono qui per annunciare che, bontà di chi l’ha fatto fuori, Hanno ammazzato Montalbano, e invitarvi a presenziare, fiori in mano e brindisi alla vita – ché se la morte è nostra ci va d’irriderla a pedate – alla cerimonia funebre organizzata dagli estimatori del Commissario più famoso d’Italia; che si terrà Venerdì 19 aprile, alle ore 18, presso la Libreria Feltrinelli, Via del Babbuino 39/40, Roma, presentazione del libro “Hanno ammazzato Montalbano” di Mario Quattrucci link text

Intervengono:

MARIO QUATTRUCCI autore, del delitto

ALESSANDRA VITALI investigatrice, de La Repubblica

CLAUDIO MARIA MESSINA mandante, della Robin

scritto da Frank Spada · 15 aprile 2013, 17:43 · #

Bentornato, Mister Frank.
Scopiazzando l’ineffabile osservazione del Salace Anonimo del Bar di Piazza Cavour,stamattina,senza un espresso depresso.
“A Polifemo, Ulisse è comunque costato un occhio della testa”.
Uscendo, ho sorriso all’Elvira.
“Poscia rivolsi li occhi alli occhi belli”,
Dante, Paradiso, XXII, 154.
Quando il Salace Anonimo sbaraglia il Sommo Poeta.
Se non altro, per gaia originalità.

scritto da Joe Perfiumi. · 15 aprile 2013, 19:20 · #

Chi tardi arriva…

_________________________

Sole Nero a Roma non è soltanto un’antologia ben curata dal titolo curioso e non poco intrigante, è anche una raccolta di racconti che raccoglie e coglie. Raccoglie quanto di più è, tristemente, di moda nello spirito malmesso di una società disincantata, avvezza al misfatto e alla frivolezza, in poche parole: la nostra italianissima realtà sociale. Poi, racconto dopo racconto (raccolto il racconto), Sole Nero a Roma coglie quel che non si vede, com’è naturale in un’eclissi, anche letteraria. Quel che non si vede ma che sta dietro le parole degli Autori, scrittori che amareggiano il lettore per indurlo a riflettere, a domandarsi: – perché?! E i perché cominciano con De Franchi e con un uomo “colpevole di non avere colpa”, come il più famoso signor K. Non sorprende il finale, ma di certo soddisfa come l’amaro a fine pasto. Un bravo osservatore avrebbe capito che non era sull’insetto ricercatore di De Pascalis che bisognava concentrarsi, ma sul pacchetto sbadatamente caduto sulle ginocchia di un ragazzo che forse sta pensando che – chissà, magari in un’altra vita – avrebbe potuto offrire un gelato alla ragazza che dopo poco trasformerà in coriandoli. Una deflagrazione, comunque, meno rumorosa rispetto a un Confessions Tour osannato – a ragione – da una Marchetti che ci porta ad una festa rivelatasi un vero funerale. E i perché tornano di nuovo, rinvigoriti e numerosissimi, alla festa in cui ci imbucano Marenzana e il suo Ottavio. Proprio quell’Ottavio che non contento della festa che gli han fatto in casa va a farsela fare anche fuori, rientrando con le ossa rotte e la cosa che gli è più cara: l’orgoglio. Solo quello. E solo resterà L’altro (che prima era lui, o al contrario?) di Morgia, che ci racconta la storia di un notturno come tanti: ambizioso e asettico, che ristora la solitudine inavvertita spiando dalla sua finestra un uomo che è uguale a lui ma che tra le cose da tenere in casa non si è scordato della voce “affetti”. E lui, non l’altro, ha solo il tempo di chiedersi: ah, se solo me ne fossi ricordato prima!? Una domanda che lascia il passo a Passaro e a un monolite che come un indice punta e non risparmia. L’ira degli dei resta sempre funesta, persino quando ad essi non si crede più da millenni! Del resto, storie che si ripetono da millenni, qui in Italia, sono quelle che l’abile Frank Spada ci butta sotto al naso facendoci quasi credere che è un profeta, come quell’infernale fiorentino sepolto a Ravenna. Ma per fortuna Spada è friulano e soprattutto non è un veggente; nero quanto basta ed eccellente com’è d’uso. Antichi i dissapori per i pesci non abboccati all’amo quelli di un uomo troppo furbo per essere così pacato. Dissapori di cui ci parla Troncarelli, l’eroe della raccolta, che toglie di mezzo quanto di più inutile esiste oggi nella società moderna: la gente che infierisce sugli altri per hobby. La gente che nulla ha a che vedere con gli innocenti giustiziati in nome del Cielo da un boia che non ci delude neanche un po’. Verde, infatti, è maestro nel confermarci che la Storia una volta fatta non va cambiata! E non cambia nemmeno Zandel, che ancora una volta, veloce e di classe, ci ricorda che, dopotutto, il passato va sempre avanti e la giustizia esiste. E questo sia che passi per le mani di un bambino a cui per sbaglio parte un colpo o che arrivi tra i fascicoli di un PM che, speriamo vivamente, chiederà il rinvio a giudizio.

_________________________

...male alloggia?

Un caro saluto a Frank Spada, alle stimate penne e agli amici.

scritto da Valentina Contarino · 16 aprile 2013, 03:18 · #

Bella quest’analisi di Sole Nero a Roma, fa venire ancora più voglia di leggere il libro e in particolare un certo racconto… Brava Valentina e bravo Frank (ovviamente!).

scritto da Carla · 16 aprile 2013, 13:53 · #

Caro Enrico ti ho risposto su Google Plus, dove ti aspettavo per…
Buone giornate, Urbinate rivoluzionario!
————————————-
Joe Perfiumi
mica allude ad altro, spero.
————————————-
Valentina Contarino
Lei è straordinaria!
Tanto che mi allargo orecchie e cuore con le note di un suo Riff link text ringraziandola ancora.
————————————-
Concordo Carla Casazza – Valentina Contarino è davvero una lettrice in gamba. E che gambe, mica come la puledrina del Compare sa!

scritto da Frank Spada · 17 aprile 2013, 10:19 · #

Traverse e traversie
—————————————-
Quanto basta per accendere un cellulare link text e ringraziare Nadia Zapperi che ha ritirato un’antologia al posto mio link text

scritto da Frank Spada · 22 aprile 2013, 09:39 · #

Il Titolare della Libreria
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Ovvero Mr. John Atta e la sua Cassa (modello National Dayton – Ohio – U.S.A) link text
————————————-
ps – la storica Libreria di Udine accoglie i letterati di ogni specie per cinque giorni alla settimana (salvo ferie o eventi tempestosi).

scritto da Frank Spada · 22 aprile 2013, 17:00 · #

Il libro che vorresti avere
link text
————————————
25 aprile

Perché quando si è sbagliato si dice “un’altra volta saprò come fare”, quando si dovrebbe dire: “un’altra volta so già come farò” ?

Cesare Pavese – Il mestiere di vivere – 25 aprile 1938

scritto da Frank Spada · 25 aprile 2013, 17:38 · #

La pinna dell’ orca, dalla tipica forma falcata, fende le acque della mia vasca da bagno mentre si sposta lungo la scia della schiuma alla mela verde, in cerca di prede.
Poi irrompe mia moglie.
L’orca ha il cervello grande quattro volte quello dell’uomo.
Questo le basta per capire ogni cosa al volo.
Si inabissa, in un lampo, nei meandri del tubo di scarico.
“Che fai?”,mi grida addosso la guardiana della Fossa delle Marianne.
“Stavo giocando con il solito cetaceo”, le rispondo da dietro la spugna.
Domani me la gioco con il medoplodonte di Layard.
Sempre che lei non mi costringa a fare una tristissima doccia.
Là, al massimo,ti diverti con una pioggia di sardine.

scritto da Joe Perfiumi · 26 aprile 2013, 19:47 · #

Se ieri, sabato, di buon mattino o quasi, l’ho dedicato a Chaim e a Ettore Bianciardi, maestro di morale link text ,
oggi, caro Joe Perfiumi, tanto vale far ruotare un becco per fischiare, e far suonare un treno per svegliare il Controllore editoriale link text

scritto da Frank Spada · 28 aprile 2013, 09:03 · #

Waiting

When I was seventeen
It was a very good year
It was a very good year for small town girls
And soft summer nights
Wed hide from the lights
On the village green
When I was seventeen

When I was twenty-one
It was a very good year
It was a very good year for city girls
Who lived up the stair
With all that perfumed hair
And it came undone
When I was twenty-one

When I was thirty-five
It was a very good year
It was a very good year for blue-blooded girls
Of independent means
Wed ride in limousines
Their chauffeurs would drive
When I was thirty-five

But now the days grow short
Im in the autumn of the year
And now I think of my life as vintage wine
from fine old kegs
from the brim to the dregs
And it poured sweet and clear
It was a very good year
————————————-
It was a mess of good years link text
————————————-
Buone giornate a tutti!

scritto da Frank Spada · 30 aprile 2013, 16:23 · #

Mi è capitato, Mister Frank,di essere ospite di un lupo di mare e di limoni ,laggiù verso il Vesuvio.
Il barchino volava nell’essenza ed io osservavo ,nell’assenza,la sagoma avvicinarsi.
Dio mio, un tempo anche l’isola di Procida era un vulcano.
Allora mi sono preso una licenza, mezza poetica, mezza onomatopeica.
O forse, solo mezza, tanto era la luna ad essere già intera.

“Rapida,
puntando Procida,
vola la barca.
La prua s’inarca,
schiuma di mare
fendendo gracida.

S’accosta impavida
nell’aria sapida
dentro il diluvio
di un solo effluvio.
Giallo il colore
si espande in stiva,
corre solerte
verso la riva.

Spremendo schiuma
sotto la chiglia
l’acqua fa via
stordita in scia.
Ritma il timone,
luma il limone
dentro l’afrore
del dì che muore.

Smorza la rotta,
scorza la randa,
dondola morbida:
vicina è ormai
l’ombra di Procida,
pallida e provvida.

Ruota il profumo
che alluna a fumo,
chiamando sera.
Casse di giallo
accatastate.
Con tre fanciulle,
innamorate,
languide in stallo,
sempre più belle.

Procida freme
sotto le stelle”.

scritto da Joe Perfiumi · 5 maggio 2013, 12:42 · #

Caro Joe Perfiumi, nonostante sia rientrato da qualche giorno, da un’andata e ritorno nelle terre dei polder per festeggiare il primo compleanno del terzo nipotino, mi sono tenuto lontano dal nostro Cannocchiale per lasciare in vista la sua bella poesia.
Grazie

scritto da Frank Spada · 10 maggio 2013, 08:27 · #

Il pollo, la lepre e l’isola che non c‘è

C’era una volta… link text

scritto da Frank Spada · 16 maggio 2013, 11:49 · #

Consigliato per chi non mangia carne in scatola

link text

scritto da Frank Spada · 25 maggio 2013, 16:53 · #

Un attentato alla mia privacy

Non so se lasciar perdere o reagire, ma il gioco mette in pericolo sia il buon nome degli autori, che quello di Robin Edizioni.
Chiedo l’intervento di un legale che non sia un generico assistente ma il Principe del Foro di Roma capitale.
link text

scritto da Frank Spada · 29 maggio 2013, 08:47 · #

sogni... premonizioni... ricordi... certezze ?

link text

scritto da Frank Spada · 17 giugno 2013, 15:37 · #

Cari amici, stremato dal calore che mi assorda, vi annuncio che da giovedì 20 giugno Poche chiacchiere… la Morte non ci avrà finché siam vivi: Liberté, Égalitè, Fraternité e Il Cannocchiale a rovescio vi osserverà revisionato a nuovo.
_________________________

ps – il rinfresco sarà servito non appena varcheremo l’aldilà.

scritto da Frank Spada · 18 giugno 2013, 17:06 · #

- Niente di nuovo lungo strada ?

- Non direi proprio > link text

scritto da Frank Spada · 20 giugno 2013, 12:04 · #

Nella borsa c’è tutto. Il panino per pranzo, spero che non si sbricioli, un fumetto da collezione che intendo vendere, il rogito notarile della sua casa, il certificato di morte con le fotocopie, le spese condominiali, le chiavi dell’auto e di una cantina che non so dov’è, un bancomat da restituire e i miei occhiali. La mia agenda e un libro che devo sempre iniziare, con un’orecchia nella copertina. Poi il vuoto davanti, che mi attende, mi ingloba, mi chiama.
Eravamo due fratelli come tanti, come si usava. Due binari paralleli, mai convergenti ma con le stesse diritture scontate di una educazione severa, due binari che correvano paralleli anche nelle curve per non far sbandare i pendolari né gli occasionali passeggeri del nostro viaggio. Il treno non poteva deragliare. Una lunga percorrenza che si è interrotta. Mio fratello adorava i trenini e non potevo che ricadere qui, l’immagine del fumo bianco che usciva dalla caffettiera e le lucine nel buio. Lui Topolino sempre in gamba e io Paperino maldestro, i nostri due eroi.
Il suo aereo di carta era uno spettacolo, le ali erano piegate con cura e dal quarto piano, sospeso a un filo invisibile, non scendeva mai in quel deposito di calcinacci del dopoguerra che era il nostro panorama, il mio aeroplanino, veloce e appuntito, schizzava lontano e scendeva a picco oltre il limite.
Oggi è una giornata festiva. Festiva, non di festa. Vuota, anche se mi sono alzato alle sei, perché non succederà nulla. Le giornate festive sono una pena per chi è industrioso, ti dovevi inventare impegni, viaggi, e appena arrivavi ripartivi per altrove. Erano la tua negazione. Non mi sono mai adattato alle tue ore. Ora le mie giornate di lavoro sono paradossalmente festive anch’esse, sono la mia negazione, rincorro necessità, evito le pause, non attendo il risultato e non capisco cosa succede. Quando hai guidato l’auto per l’ultima volta ero preoccupato dalle tue inconsuete distrazioni, gli occhi frenetici tentavano di sfuggire alla strada che si apriva davanti a noi. Che inevitabile ci attendeva. Non avrei dovuto dirti di fare più attenzione. Era la tua carta migliore, non guardare, ma non hai mai saputo giocare a carte coperte e hai trovato il solito che ti riportava a terra, ne hai sentito la necessità, mentre l’aeroplanino avrebbe voluto rimanere in aria ancora un po’, a mostrare quanto l’ingegno è capace di vincere la legge di gravità, le sfide del tempo, l’inevitabile caduta. Ci vorrebbe il vento a riportarti su. Per ricordare quello che hai raccontato senza mai fissare sulla carta. Brevi battute, il gusto della leggerezza. Il vento che sale a volte, pazzo, imprevedibile, e tiene l’aeroplano incollato a mezz’aria perchè tutti lo possano vedere.

scritto da Andrea · 27 giugno 2013, 11:01 · #

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