Il cannocchiale a rovescio

Doppiezza, ambiguità – immagini distorte, sovrapposte una sull’altra per scambiarci ruoli e convenienze fin da quando aprimmo gli occhi in braccio a nostra madre, anticipandoci i ricordi.
E ora? Rileggere o non rileggere! Ed ecco che ritorna il tempo che non muore, quello che ha dilaniato l’anima a entrambi, e viceversa, perché il gioco delle parti impone il sopravanzarsi, uno sull’altro, riportandoci indietro per riconquistare il primo posto in un susseguirsi di pensieri e azioni che nessuno dei due attribuisce al doppio di ciascuno, confinato in un corpo in preda a cinque sensi, e a un’anima che non perdona.

“Il cannocchiale a rovescio” è lo strumento per allontanare la visione del reale a chi ci è vicino, e avvicinare l’irreale all’altro con la curiosità e l’ironia rivolta senza limiti spazio-temporali, o di genere, ovunque, quando l’attenzione o il caso attrae un uomo qualsiasi per interrogarlo, o una donna curiosa di sapere: questi i lettori pronti a ordire tranelli e sotterfugi letterari, o ingabbiarsi giocando nei pensieri.
Seguitemi con le parole, allora, con i vostri commenti, e siate i benvenuti sul Blog di Robin Edizioni!

Inserito il 31/01/2010 da Frank Spada | ci sono 252 commenti

A voi la parola

Ciao Frank, sarà bello poterti seguire con le parole… o magari “anticiparti”, come scriveresti tu!

scritto da madi · 1 febbraio 2010, 07:51 · #

Bene bene! Ora ti possiamo leggere in tempo reale caro Frank!
A tutta dritta col vento in poppa!!!! :-)

scritto da Emily Way · 1 febbraio 2010, 09:04 · #

E’ molto bello sapere che l’Isola che non c‘è ha preso i confini netti di un luogo che viceversa c‘è, e sarà certo uno spazio di libertà, di fantasia, di scambi con un ospite straordinario, che sfugge ( per fortuna! ) a qualsiasi definizione ma che volentieri dividerà con gli amici i tesori dell’isola.

scritto da Leila Mascano · 1 febbraio 2010, 09:40 · #

Caro Frank,che bel titolo per un blog! Assomiglia un po’al tuo modo di essere, a te che sai vedere grandi i granelli di polvere ma anche distinguere i sassi che calpesti.Mi hai riportato ad un ricordo di bambina,quando armeggiavo con il cannocchiale di mio padre ,cacciatore nonostante mia madre( oggi sarebbe il suo compleanno,una coincidenza ?) ed era divertente capovolgerlo perchè tutto sembrava avvolto nella nebbia.Con gli anni ho capito la metafora. Buon lavoro quindi e divertiamoci…

scritto da butterfly · 1 febbraio 2010, 15:51 · #

Mandi Frank!
:)
anzit…
:D

scritto da gelostellato · 1 febbraio 2010, 17:29 · #

Credo non esista un bambino che, avendolo a disposizione, non abbia rovesciato il cannocchiale e sovvertito l’ordine della realtà. Il gioco è rivoluzione?

scritto da Maurizio · 1 febbraio 2010, 18:56 · #

Certamente, come tutto quello che ha regole proprie e si oppone o non è in linea con l’ordine costituito, il gioco è rivoluzionario.

scritto da Leila Mascano · 1 febbraio 2010, 21:50 · #

Da piccoli il cannocchiale non ti fa pensare a come sovvertire l’ ordine delle cose,solo a come magicamente ingrandirle.Io e miei fratelli eravamo incantati nel vedere puntini rossi su un prato diventare caprioli e seguire i loro movimenti dal sentiero della montagna di fronte.

scritto da anna · 2 febbraio 2010, 08:15 · #

Un gioco “rivoluzionario”, come puntualizza accorta Lady Leila Mascano, tanto da far vincere chi perde, lasciando l’altro (l’antagonista) alla mercé della coscienza giudicante!
Per ora siamo circondati da sirene, e da qualche delfino, ma presto condivideremo il profondo degli abissi, trascinandoci l’un l’altro, inconsapevoli o presenti, a sovvertire l’ordine del mondo.

scritto da frank spada · 2 febbraio 2010, 14:41 · #

Il cannocchiale di Keplero, o astronomico, offre direttamente immagini rovesciate. Ponendo tra le due lenti una lente raddizzatrice si ha un cannocchiale terrestre.

scritto da Leila Mascano · 2 febbraio 2010, 21:23 · #

Fate attenzione, perché siamo “Sull’orlo dell’abisso” – v. Diari “svizzeri” di Stefan Zweig, appena pubblicati a cura di Mattia Mantovani per i tipi della Dadò di Locarno – meglio allontanarci dalle visioni “terrestri”, ché sottendono a punti dove i conflitti estremi si fanno irreparabili!

scritto da frank spada · 3 febbraio 2010, 08:17 · #

A proposito di Stefan Zweig,al mercato dell’ antiquariato ho comprato per caso “Lettera di una sconosciuta” incuriosita dal titolo.Adesso mi propongo di leggere questo “ Sull’orlo dell’abisso”,considerata la stima per chi lo cita.

scritto da butterfly · 3 febbraio 2010, 11:07 · #

In attesa di un intervento risolutivo di Margherita Hack (reperibile presso l’osservatorio di Trieste)prendiamo atto del consiglio di Frank guardiamo alle stelle, perché lì ci porta la fantasia, ma un occhio su dove stiamo mettendo i piedi teniamolo…specie “Sull’orlo dell’abisso”

scritto da Maurizio · 3 febbraio 2010, 14:41 · #

Una carezza in volo e un richiamo all’attualità di chi esprime stima, graziosamente al femminile, forse una madre, che immagino lontano da quell’attimo bruciante dell’infanzia che si tramuta in adolescenza, quanto lo erano due bambini separati da cinquantaquattro anni e al tempo stesso riuniti da un “viaggiatore editoriale” (certo Passigli) in “ Un bruciante desiderio” di S. Zweig e “Un piccolo eroe” di F.Dostoevsij.

scritto da frank spada · 3 febbraio 2010, 15:56 · #

A proposito dell’attimo bruciante dell’infanzia che si tramuta in adolescenza, penso con quale bruciante desiderio ho atteso il secondo, l’istante in cui lasciarmi alle spalle l’infanzia per cominciare la grande avventura nel mondo degli adulti. Oggi, a tanti anni di distanza, mi sorprendo a pensare che fu quello l’attimo in cui la meravigliosa identità col mondo, l’armonia dell’eden si spezzò per sempre. Eppure allora non avevo la percezione di essere felice. Però è successo qualcosa, il cancello del paradiso non si è chiuso, o meglio si è rinchiuso lasciando prigioniero un lembo del vestito. Qualcosa nel passaggio non è andato per il verso giusto, sicché il mondo degli adulti mi è parso sempre un luogo al quale adattarsi costa uno sforzo enorme, quasi non fosse compatibile con la mia più intima natura. Insomma, l’apparente naturalezza è quella dell’acrobata. Dolore e sforzo immane, per apparire semplice e naturale. Mi chiedo se questa sensazione sia condivisa da qualcuno.

scritto da Leila Mascano · 3 febbraio 2010, 19:01 · #

Leila mi ha provocato una domanda semplice : quando ho cominciato ad essere infelice ? non da bambino, ero sempre felice e anche dopo, convinto che bastasse essere riamati da chi amiamo. Fu quando mi accorsi che non mi amava. Ma poi venne chi ora mi ama. E io sono felice di nuovo. Grazie Frank, in un altro blog non avrei mai scritto cose del genere.

scritto da Gian-Andrea Rolla · 3 febbraio 2010, 19:36 · #

Semplicità e naturalezza sono doti innate, cara Leila, come l’ eleganza.Tuttavia si possono in parte raggiungere, lavorando con tenacia su se stessi. Il punto è perchè e per chi cambiare la propria natura, la posta in gioco deve essere molto alta per giustificare dolore e sforzo immane,non crede? Senza contare che un vero acrobata riconosce chi si improvvisa.

scritto da butterfly · 3 febbraio 2010, 19:50 · #

Ho pochi ricordi della mia infanzia. E forse è meglio così mi dico. Il mio passaggio all’età adulta è arrivato nel momento in cui ho varcato la soglia dell’ospedale come infermiera. Il mio primo giorno di lavoro è coinciso, al mio ritorno a casa, con la morte di mia madre. Avevo 16 anni.
Ma non mi sono sentita strappare nulla. E’ stato un passaggio preparato. Con tutto l’avanzare ed il retrocedere che, se vogliamo, è simile al parto. Ogni conquista, a qualsiasi età, è sempre seguita da una retrocessione in qualcosa.
L’equilibrio per essere se stessi, pagato con la perdita dell’ingenuità infantile e, di conseguenza, della fantasia, è fatto di concretezza del quotidiano e di coerenza. Al giorno d’oggi, è difficile essere coerenti. Ed è forse questo lo sforzo che ci imponiamo. Essere coerenti con se stessi e cercare la giustizia o adattarsi ad un mondo che è sempre più triste e molesto?

scritto da nadia · 3 febbraio 2010, 21:07 · #

Mi sembra che Nadia abbia ben compreso il senso della mia domanda. Il mio problema è, con tutta semplicità, quello di un idealista che deve venire a compromessi con la realtà.I veri acrobati sono quelli che volteggiano per natura, sinceramente li riconosco subito, e mi onoro di non far parte della schiera.Eccesso di eleganza, forse.

scritto da Leila Mascano · 4 febbraio 2010, 10:06 · #

C‘è una enorme differenza fra l’incoerenza apparente dovuta ai propri rapidi movimenti interiori e alla propria flessibilità, e quell’incoerenza, comunque altrettanto apparente, dovuta solamente a ragioni di comodo, come quando, caduto il fascismo, tanti fascisti divennero “di sinistra”. Ragion per cui…secondo me l’“incoerenza” non esiste affatto…

scritto da maurizio · 5 febbraio 2010, 12:24 · #

Forse, di tutti i peccati possibili, il tradimento è quello che mi colpisce di più. Diciamo che è un peccato che suscita sgomento, nel suo buio accecante, tant‘è vero che Giuda si impiccò. Tradire un amico è terribile, eppure è una prassi abbastanza comune, così come tradire un amore, ma forse se si tradisce non si ama più, o non si sa di amare ancora, altrimenti qualcosa in noi si ribellerebbe, e ci sarebbe impossibile farlo. Ma di tutti i tradimenti possibili quello che mi sembra più feroce e inutile è il tradire se stessi. Già è così difficile mantenere integra la propria immagine, che il volerla frantumare con l’incoerenza è peggio d’un tradimento. E’ un delitto. Per alcuni, certo. Non per tutti.

scritto da Leila Mascano · 5 febbraio 2010, 23:00 · #

Un “delitto” costituzionale preannuncia una disfatta elettorale – da un lato la vittoria per chi perde definitivamente la ragione, dall’altro l’incoerenza e i tradimenti perpetuati dai mestieranti accecati dall’abbaglio di se stessi.
Gli antefatti: una freccia rossa si è arrestata in corsa tra Milano e Roma, sull’orlo di un abisso – non ditemi che non vi avevo avvertito!

scritto da frank spada · 6 febbraio 2010, 08:29 · #

Aggiungo solo che tradire un amore per un altro amore non è tradimento, in quanto il primo è finito. E’ inganno però, se si porta avanti la bugia verso l’altro…Comunque non mi piace la parola “tradimento” in amore, sa di cose da militari (tradire la propria patria…).

scritto da maurizio · 6 febbraio 2010, 10:17 · #

Ritrovo una poesia molto amata, di un poeta spagnolo che si chiama Gerardo Diego, nella bella traduzione che ne fa Socrate per l’Antologia Einaudi Poeti del 900 italiani e stranieri. Si chiama Isonnia, e la offro come un regalo alle riflessioni degli amici di questo blog, dove si parla liberamente di tutto.

Tu e il tuo sonno nudo. Non lo sai.
Dormi. No, che non sai. Io nell’insonnia,
e tu che dormi innocente sotto il cielo.
Tu per il tuo sonno e per il mare le navi.
In carceri di spazio, aeree chiavi
ti serrano, precludono,involano a me. Gelo,
cristallo d’aria in mille lamine. No, non c‘è volo
che alzi fino a te le ali dei miei uccelli.
Sapere che tu dormi, certa, sicura,
alveo fedele d’abbandono,linea pura,
così vicina alle mie braccia ammanettate.
Che tremenda pigionia d’isolano,
io, insonne, folle sulla costiera a picco,
le navi per il mare e tu per il tuo sonno.

Mi sono chiesta perché mi piaccia tanto questa poesia, che a parte il fatto che rispecchia temi a me cari e familiari,mi sembra che ben esprima lo struggimnto dell’amore, che in fondo è anche il desiderio sempre eluso del possesso pieno dell’altro, perché anche se non è politically correct, è quella la grande utopia. Possedere qualcuno, e chiaramente essene posseduti ( questo però è più un desiderio femminile che maschile, mi pare. ) Ora cosa c‘è di più ineluttabile del pensiero che l’ amore sfugge al possesso perfino quando in amate sembianze ci dorme accanto, e la sua inafferrabile essenza è volata via, sulle ali del sogno? L’amante insonne è ammanettato, contempla il suo amore come un’isola, bellissima e irraggiungibile, come il Paradiso perduto.

scritto da Leila Mascano · 6 febbraio 2010, 16:15 · #

Forse, Leila, parli della più bella delle illusioni, l’illusione dell’amore eterno…che, secondo me, diviene realtà solo quando non siamo NOI ad amare, ma è l’amore stesso che passa attraverso noi…

scritto da maurizio · 6 febbraio 2010, 17:23 · #

Ora il mare è di fronte a noi. Senti il suo respiro di belva amorosa, i suoi artigli di schiuma, la sua schiena immensa e ondulata, il suo soffice ventre. Lo vedi fremere, impennarsi, allungarsi ai tuoi piedi. Vedi la nave, che ti canta con le sue vele la canzone della libertà, i versi dell’avventura. Vedi le nuvole nere gonfie di tempesta, i vortici d’acqua, i cavalloni di spuma, vedi le albe d’oro e di porpora come ceste di rose damascene impigliarsi nel più alto pennone, e i giorni lenti della bonaccia sfilacciarsi nell’afa, e i profili ammalianti di terre mai viste disegnarsi all’orizzonte. Senti i canti dei muezzin, sogni le palme e i minareti, e la distesa odulata anch’essa del mare di sabbia che chiamano deserto.
Io mi fermo qui. Troppo grande è la tua sete e non la placa il mio cuore. Troppo anguste per te le sue stanze. Non capisci quando ti dico che il mio tempo terreno è finito.
Non verrò in Terrasanta. Resterò qui. E ovunque andrai, altro non vorrai che quelle stanze del mio cuore che ti parvero così anguste.
Cosa farò? Sentirò crescere l’erba tra le connessure delle pietre, persa per il mondo, dandoti quella libertà che per sempre ti farà mio prigioniero.
Scelgo la Torre.
Questo pezzo scritto per partecipare ad un esperimento di scrittura su un incipit di Frank sembra parlare di un dono di libertà, ma non fermiamoci alle apparenze. Qui la libertà è usata come il più forte dei vincoli, quello che legherà lui per sempre.

scritto da Leila Mascano · 6 febbraio 2010, 18:06 · #

Ora sì che si duella! Via il fioretto, la lady arma una spada, inizia a giocare elegante sulle punte – massima attenzione, amico onnipresente, compare dissoluto e inaffidabile: dovrei prenderti a calci sugli stinchi per averla sfidata a liberarsi di te, e invece… ecco che ambisco al segno distintivo sulla guancia, per far di me uno Stroheim barone sul viale del tramonto, e di te… un invisibile a te stesso, tra due specchi contrapposti che non mostreranno mai le spalle, all’infinito!
Una pausa per un drink – Una coppa di champagne per la signora, per me il solito, senza ghiaccio, prego.

scritto da frank spada · 6 febbraio 2010, 19:00 · #

Usare il cannocchiale a rovescio significa anche saper ridere, saper ridere significa SORRIDERE DENTRO...gira, a proposito, un bellissimo cortometraggio…
http://www.youtube.com/watch?v=jedd2FiZTqM

scritto da maurizio · 7 febbraio 2010, 09:59 · #

Ah, meno male che non vuol fare di me una Norma sul Viale del tramonto!Comunque, for your curiosity, Gloria Swanson aveva quarantanove anni all’epoca, uno di più di Meg Ryan che ancora c’incanta con un visetto da ragazzina. La Swanson s’invecchiò e s’imbruttì per interpretare il film, e benissimo fece perché il film è bellissimo. In qualche inquadratura Il grande Gatsby lo ricorda; io ricordo soprattutto il sorriso di Robert Redford, paragonabile solo a quello di Brad Pitt in Sette anni in Tibet. A proposito di sorrisi, quello di Meg Ryan pare che sia il più bel sorriso d’America. Ma caro Frank, quelle che rideranno pochissimo saranno le sue donne, sbaglio? Già gestire un uomo solo è difficile ( ecco perché sono sempre stupita da quelle che hanno un amante, anche )ma gestirne due, se non tre, lei, Marlowe e il suo compare è impresa titanica. E andassero d’accordo, almeno! Macché, son sempre lì a bisticciare…

scritto da Leila Mascano · 7 febbraio 2010, 11:08 · #

Merci Maurizio! Guardatelo tutti, buon contagio :))))))

scritto da frank spada · 7 febbraio 2010, 11:36 · #

perchè questo luogo comune della difficoltà di gestire un uomo, anche se trino? Anche alcune donne sono impegnative, e hanno la “doppia” ..ma sanno ridere e far ridere, forse per questo i loro uomini adorano “gestirle”

scritto da butterfly · 7 febbraio 2010, 12:52 · #

A proposito di doppi siamo due! maurizio e Maurizio anche se io, ultimo arrivato, mi sono arrogato l’iniziale maiuscola. Ci sono donne che di uomini ne gestiscono decine Lady Leila, questione di talento…

scritto da Maurizio · 7 febbraio 2010, 13:28 · #

Norma Desmond, cara Lady Leila, lasciò che il tempo facesse il suo lavoro, patinandola d’oro, mentre Gloria Swanson… anticipò se stessa con la disarmante ironia di una donna vera.
Che dirle di più? Che il segno sulla guancia sarà mio e che permetterò al barone di sfaccendare in casa, visto che viviamo in un via vai che… arriviamo, arriviamo, insomma!

scritto da frank spada · 7 febbraio 2010, 16:52 · #

Che blog, Frank!
Non finisci di stupirmi con il ritmo dei pensieri, con il jazz che ritrovo in “Marlowe”!

scritto da candy's50 · 7 febbraio 2010, 17:26 · #

Cara Butterfly, non tutte hanno il dono di essere squisitamente originali. Lascio il privilegio a quelle fortunate che sanno ridere, far ridere ed essere gestite da uomini adoranti. Al di là dello scherzo, mi considero ingestibile e detesto gestire chicchessia.Per dirla tutta, non so se sarei più inorridita dal gestire o dall’essere gestita. Ma quelle donne che sanno ridere come mai sono spesso così seriose?

scritto da Leila Mascano · 7 febbraio 2010, 21:25 · #

Il video segnalato da Maurizio è bellissimo!
:-)
Rispecchia in pieno la mia filosofia di vita! Per quanto riguarda donne, uomini e “gestione”, se posso dire la mia… nessuno dovrebbe “gestire” nessuno ma amara l’altro così com‘è senza cercare di cambiarne una virgola.

scritto da Emily Way · 8 febbraio 2010, 07:34 · #

A maurizio (m minuscola) il riconoscimento di una segnalazione contagiosa, a Maurizio (M maiusola) il ns grazie – esteso a tutti voi del Blog Robin, entusiasti di puntare verso l’alto un canocchiale… tanto da avvicinarci tutti in un abbraccio!

scritto da frank spada · 8 febbraio 2010, 10:12 · #

Grazie Maurizio della segnalazione.Comunque anche solo osservare l’umanità che si accalca nei treni della metropolitana,specialmente nelle grandi città europee, è divertentissimo e umanamente utilissimo.

scritto da paolo · 8 febbraio 2010, 12:54 · #

L’Italia in una Borsa – formato: S.p.A. – esclusa l’emergenza, si passi ai dividendi!
Manovre di bolina, braccia roteanti il crawl, in acque interne, e polpacci spasimanti per l’apparizione quasi certa di un Santo. Tutti al lavoro, finché il perpetuarsi delle inchieste farà luce sui misteri del Divino: controlli ad alta quota – panoramiche ambientali.

scritto da frank spada · 11 febbraio 2010, 15:30 · #

Innanzitutto mi complimento con Paolo per la sua visione serena della vita. Io prendo tutti i giorni da due a sei volte la metropolitana a Roma e da un pezzo ho smesso di divertirmi.Quanto al resto è ugualmente scoraggiante…i misteri del Divino rimarranno tali, e l’unica Santa che conoscevo di persona, Santa Pazienza, se n‘è andata da quel dì. Meglio dunque volare all’Isola che non c‘è, almeno per il fine settimana.

scritto da Leila Mascano · 12 febbraio 2010, 05:53 · #

Ragazzi, la neve a Roma! Vi rendete conto? Dopo 25 anni! Può darsi che voleremo davvero all’isola che non c‘è per questo fine settimana, Leila…

scritto da maurizio · 12 febbraio 2010, 12:18 · #

Sono un pò sfasato, passo dallo scrigno (spazio interiore) al cannocchiale (proiettantemi verso l’infinito e oltre…) e la cosa può provocare qualche turba.Certo che tra la metropolitana e l’Isola che non c‘è non c‘è partita. Ci segnalano neve sulla grotta del teschio….troverò Leila o Capitan Spada? L’unico modo è andare….

scritto da Maurizio · 12 febbraio 2010, 18:43 · #

Fermi tutti! Ora salgo a cena, fino a domattina… intanto mettetivi in viaggio, registrerò il vs arrivo sul far dell’alba, calandomi non visto dalla cabina di regia di Cap. Uncino, il suo rhum… non so resistere, ma l’un l’altro non tramiamo, chè lui resterà nel ruolo, io, invece in due.

scritto da frank spada · 12 febbraio 2010, 18:59 · #

Alto là, passa il pirata,
col teschio sulle bandiere!
Una corda, un coltello, un bicchiere,
evviva l’allegro pirata!
Tempo di Carnevale.Sono travestita da Madamigella di Maupin, con camicia a jabot, pantaloni attillati, stivali, cappello a tricorno e i capelli raccolti in una coda sulla nuca.Ho l’aspetto di un giovanotto niente male, forse d’ossatura e lineamenti un po’ delicati per un cavaliere, ma insomma.Galoppo per un bosco diretto verso la nave sulla quale mi dovrò imbarcare sotto le mentite spoglie del Marchese di Revaillac, quando sono circondato da un manipolo d’uomini che mi disarciona dopo un accanito duello dal quale ahimé sono sopraffatto(atta?). Vili! Ma cosa aspettarti da Capitan Uncino e i suoi compari? Ho riconosciuto subito il subdolo pirata che ora con esagerato e grottesco inchino mi riverisce,mentre io ansimante e tutto sporco ( ca? )di fanghiglia e di polvere ancora mi dibatto tra i suoi uomini. Poi di forza mi trascina in una carrozza chiusa che parte al galoppo nella notte nera, verso il vascello ancorato nella laguna, che ahimé non è quello che mi attendeva.L’interno della carrozza è buio come il fondo d’un pozzo,le braccia tra le quali continuavo a dibattermi mi lasciano improvvisamente e non avverto più nessun rumore, se non quello dei cavalli al galoppo e un leggero ansimare più simile a quello d’una creatura notturna che al respiro d’un essere umano. Benché nel mio travestimento mi senta un prode, avverto un sudore gelato all’attaccatura dei capelli e sulla nuca, dove d’un tratto sento il gelo acuminato dell’uncino. “Vile, uccidetemi dunque!” esclamo pieno (na?)di rabbia e di furore, ma un tocco leggero mi sfiora la bocca,e sento scorrermi nella gola un sorso di rhum. E’ questo dunque il celebre bacio di Uncino, gusto boero con ciliegia, assolutamente inebriante e ben diverso dal bacio classico con nocciole così reclamizzato ingiustamente poiché lascia spiacevoli residui che mal si adattano al procedere del bacio stesso, rendendo necessaria la fastidiosa interruzione con colluttorio e dentifricio…mmm..mmm…mmm…certo che questo Uncino..chi l’avrebbe detto…peccato ‘sto ferro puncicoso sulla nuca,ma le labbra sono morbide, e mmm…calde, lisce, mmm…‘sposta questo uncino, mmmm…In un soprassalto di buonsenso mi ricordo di CHI sono e urlo: Peter! Aiuto! Aiuto! Intanto, per via del bacio al rhum, mi sento tutto (a) accaldato(a), sciolti i capelli,aperta alquanto la camicia dalla quale occhieggia un piccolo seno candido come una colomba, “Sono un uomo!” singhiozzo a Uncino ( la cosa migliore del bacio al boero è la ciliegia ) e lui mi sussurra fra i capelli “Nessuno è perfetto”, mentre le mani diventano due (brutto impostore! L’altra, nascosta nella camicia ), anzi…mmm…quattro…mmm…otto, dieci, cento…
Peter, scusa, perdono, non lo farò più...ma lui è IRRESISTIBILE, e inoltre adora A qualcuno piace caldo, come me…

scritto da Leila Mascano · 12 febbraio 2010, 22:57 · #

Cose da adulti all’Isola che non c‘è? Peter non la prenderà bene….

scritto da Maurizio · 13 febbraio 2010, 12:46 · #

Caro Frank,lei mi ha consigliato di navigar in questo blog marino, dove le onde sembrano un rincorrersi continuo e crescente di sheets of sound coltraniani,senza incanaglirmi.Non mi è difficile farlo seguendo il ritmo di piacevoli e non scontate improvvisazioni jazzistiche che riscontro anche da vari commentatori.Un piacevole ensemble.Anche se fondamentalmente resterò sempre una canaglia,un marinaio inaffidabile,uno di quelli che,per citare il mio doppio preferito,ballavano ai piedi della croce,un sangue barbaro a cui piace ballare pure sull’orlo dell’abisso che infine inghiottirà tutto.Finalmente!

scritto da johnny doe · 13 febbraio 2010, 13:48 · #

Peter vuole la sua libertà, certo però che da qualche parte una Wendy gli ricucirà l’ombra ai piedi restituendogli la sua integrità. Poi volerà lontano,ma quando sarà sera qualche volta andrà ad ascoltare le favole, pronto però a riprendere il cammino delle stelle, verso nuove avventure.Ah, le mamme, ambivalenti e crudeli, la “donnina” Wendy, e la Mamma che si stanca di piangere, spranga la finestra e culla un altro bambino…Due aspetti della stessa donna, una che certo non si traveste da uomo e non se ne va per il mondo, insomma di quelle che come le brave ragazze va in Paradiso,mica come la de Maupin, che va dappertutto, lei.Più simile in questo a Campanellino, sguaiatella, volgaruccia, una vera ragazza del saloon, ci vuol poco a capire che sotto tante moine è anche lei una cattiva ragazza.E Uncino, un parvenu che crede ancora nelle buone maniere, e che è così adorabilmente vilain…Un coccodrillo che ci insegue ce l’abbiamo tutti, e col suo ticchettio ci parla del tempo che avanza. L’isola di notte, non credere Maurizio, fa paura, proprio come l’altra parte del mondo, e spesso il richiamo disperato di Campanellino non lo sente nessuno…ci sono dive famose che sono morte per questo, accanto a un telefono muto,perché nessuno ha battuto le mani per loro.Tutti affamati d’amore, i bimbi sperduti che non sono che fantasmi, l’inquieto Peter e il tragico Uncino,la ribelle Campanellino e perfino Wendy, che ricorda le donne di frontiera più che le piccole ladies inglesi, non ce la fa e torna ai riti borghesi del tè, alla vita “rassicurante” di tutti i giorni. Accadono cose da grandi? Le cose da grandi sono già tutte lì, anche se sull’isola viviamo tante avventure per dimenticarcene.
Quanto a lei, Johnny, non esageri i suoi difetti. Madamigella di Maupin è irresistibilmente attratta dalle canaglie, dai marinai inaffidabili, e dai barbari in generale, non vorrei che le toccasse mettersi in salvo a precipizio qualora Madamigella si rendesse conto che Uncino non è quel cattivone che crede lei.

scritto da Leila Mascano · 13 febbraio 2010, 17:32 · #

FAN-TAS-TI-CA-LEI-LA-MAS-CA-NO!
Sì, sì!

scritto da frank spada · 13 febbraio 2010, 17:56 · #

La mia preda giace nel mio letto, avvolta nel mistero del sonno. Mi chiedo chi sia davvero il cacciatore e chi la preda, tra noi. Ieri sera Madamigella di Maupin cadde nell’imboscata, come avevo previsto, ordita per consegnarla alla Marchesa di Cercueil, donna crudele che ambisce al possesso di colui che crede un giovanotto, reo d’essersi sottratto con l’inganno alle sue turpi voglie. Vederla combattere come un cucciolo di leone circondato dai cacciatori scatenò in me il desiderio di domare tanta furia, e la trascinai con me nel buio della carrozza, immaginando un possesso breve e violento quanto necessario. Ma esitai, poiché mi rimbombavano nella mente i versi della celebre romanza di Julien d’Englièses, “Sono un pirata, sono un signore”, e all’improvviso dubitai della mia volontà di impossessarmi con la forza di Madamigella, al momento nelle vesti di un giovanotto altrettanto appetibile ( per chi avesse di tal gusti. )
( continua alla prossima puntata )

scritto da Leila Mascano · 13 febbraio 2010, 18:39 · #

Bene, prendo terra nell’Isola che non c‘è e, forte delle indicazioni di Leila, mi spoglio di penne e piume di gabbiano e assumo l’altro mio aspetto: mi specchio in una pozza: barba, faccia un pò segnata….non c‘è dubbio: qui sono un pirata; c‘è un problema non tollero Uncino e detesto essere subalterno e quindi non mi posso aggregare ai pirati; non sono, anche se potrei sembrare, così canaglia da attrarre Madamigella di Maupin anche si mi stuzzica la fantasia e come bambino sperduto sono un pò agè...che fare? torno gabbiano? mi rado e faccio l’indiano? e perché sono all’Isola che non c‘é se assomiglia al mondo reale? e soprattutto perché non mi presentano Campanellino?

scritto da Maurizio · 13 febbraio 2010, 20:23 · #

Cara Maupin,ammiro il suo coraggio a lasciarsi afferrare dai sogni,dal carnevale e dalle avventure con capitan Uncino,che non è poi così tanto cattivo,è anche lui affamato d’amore che,per citare un inguaribile ottimista,ci guida verso bassifondi di gloria.
Johnny (mi perdoni la terza persona,ma faccio fatica a contar tutti sti doppi) è una canaglia naturale senza scopo di lucro,una cialtronesca onlus non governativa dell’angelo caduto (veramente….meglio dir espropriato),non ama ma stima come la Pina fantozziana (così m’ero agghindato per le feste veneziane)e non ha bisogno di mettersi in salvo.Purtroppo o bentroppo,je ne sais pas,son le madamigelle che se ne vanno a precipizio inviperite non prima d’esserci allegramente scambiati doni in alto mare.
C‘è troppa gente affamata
d’amore sulle sponde,aspettan che sbarchi per affibbiarti un bungalow qualunque sull’isoletta,credon che questa mostarda universale possa salvar dall’orologio che corre verso il fallimento o la serenità dei puffi a ciancicar con tè e biscottini di quanto se n‘è andato da tempo immemorabile a puttane.
La solitudine del mare e cercare invano d’infilzare la balena bianca,che non è il male ma il bello d’essere canaglie perse in mezzo al mare.
Solo questo striminzito divertissement ci resta e poche amabili chiacchiere su un blog con Madmoiselle Maupin.

scritto da johnny doe · 13 febbraio 2010, 20:56 · #

Oh Frank, non agitarti così, non ho ancora chiesto la tua mano!

( Adoro scherzare )

scritto da Leila Mascano · 14 febbraio 2010, 07:09 · #

Sarebbe bellissimo ritrovare la possibilità di chiedere, come fanno i bambini, “Vuoi giocare con me?” seguendo, al di là delle convenzioni, lo spontaneo impulso del cuore. Abbiamo paura dei gesti, delle parole, non ci parliamo più, non ci tocchiamo più. In un momento di grande sconforto, ad un concerto di Bach, ho preso la mano di un amico. Le pareti della chiesa dove si teneva il concerto ondeggiavano sotto la spinta del mio dolore che era letteralmente esplosivo. Eppure la fugace occhiata dell’amico che era con me, perplessa, stupita, mi ha detto che no, certi gesti hanno un codice preciso ed ormai è inusuale chiedere conforto e calore ad una stretta di mano, anche se si è amici da una vita.

——————————————————— COMMENTO DI GLAUCO——-è verissimo: ci si bacia sulle guance pure fra semisconosciuti, ma altri gesti, anche se segnali di amicizia, possono spesso venire decodificati erroneamente…. è difficlie scambiare “The Clasp”, il vero contatto fra esseri umani.
scritto da Leila Mascano · 27 novembre 2008, 13:44 · #

Questo, caro Maurizio, è quello che scrivevo oltre un anno fa su questo stesso blog, ospite di Gauco. Io, come Campanellino, tendo a saltare le presentazioni. L’isola che non c‘è è una rappresentazione del mondo reale, ma c‘è spazio per giocare, per far correre la propria fantasia, per incontrarsi travestiti o senza vestiti, addirittura, se per vestiti intendiamo quei cenci che piegano sotto la seta le fragili ali di vetro, come diceva Majakovskij in Flauto di vertebre.Io sono qui per tirar fuori da un baule da guitta un tricorno, un fioretto, un paio di stivali ma anche le ali da libellula di Campanellino, le vesti da sciantosa che talvolta mi attribuisce Frank,e chissà quante altre. Scrivo le mie sciocchezze direttamente sulla tastiera, improvvisando, senza rileggere neppure e va da sè che il famoso orologio del coccodrillo mi risuona nella testa, se Madamigella fugge dalla caccia della sua inseguitrice, e vedi bene che il primo nome che mi è venuto in mente è Cercueil, e non è stato premeditato. In francese vuol dire bara, fossa. Dunque Mademoiselle vuole fuggire dalla morte, come Sheherezade, come Uncino, come Leila, e vuole sfuggire con l’aiuto delle parole, del sogno, dell’isola, di qualsiasi cosa le impedisca di vedere i relitti delle navi…il mare ha pazienza, sa aspettare, e infatti aspetta. Non sarà neppure troppo brutto lasciarsi andare nell’azzurro. Un sollievo, forse. Ma per ora giochiamo.
Monsieur Doe, sbarchi qui ogni tanto. Anche qui c‘è fame d’amore, ma non cercheremo d’affibbiarle nessun bungalow. Io nella solitudine del mare ci sto da un pezzo, per giunta nella vita giro travestita da Wendy, la veranda da cui scrivo è l’Olandese volante, e dubito che qualcuno verrà a salvarmi. Forse, la mia voglia di scrivere, finché dura.

scritto da Leila Mascano · 14 febbraio 2010, 08:50 · #

- Per mille acciughe che vuotano un barile! – esclamo. L’isola si affolla, che si fa? – mi rivolgo al mio compare, naturalmente. – Io prendo il largo con il rhum. – Ma sì, faremo notte fino al mattino, bottiglia in mano, cantando:
Show me the way to go home /
I’m tired and I want to go to bed /
I had a little drink about an hour ago /
And went right to my head
/ Where ever I… – Andiamo amico, e se domani ci reggeremo in piedi, inseriremo tutto il testo in un sequel! Ok? – Dannato doppio, finirà che scolerai anche la mia parte! – E’ nelle cose, di che ti meravigli? – Sei solo un fottutissimo compare, ecco chi sei.

scritto da frank spada · 14 febbraio 2010, 09:28 · #

Monsieur Doe, il suo amico pessimista dall’oscura Transilvania se ne andò a vivere a Parigi, la Ville lumière. Forse un’aspirazione alla luce e alla gaiezza sonnecchia nell’animo anche del più inveterato pessimista…

scritto da Leila Mascano · 14 febbraio 2010, 09:46 · #

al nostromo Frank

and…..Where ever I may roam
On land or sea or foam
You will always hear me singing this song
Show me the way to go home.(not too early,però)
Sì,sì prendiamo il largo con il ruhm,Dexter e la Maupin che dobbiam recuperare in mezzo al maelstrom e cantiamo ebbri di non aver rimpianti.Temo però che con tutti i doppi che s’imbarcheranno il ruhm non basti.Altro che reggersi in piedi,c‘è da soffrir la sete!

fottutissimo johnny doe

scritto da johnny doe · 14 febbraio 2010, 18:26 · #

Lo sapevo, nemmeno il tempo di scolar la prima quartina e la lingua: asciutta! E pensare che la bella canzoncina ubriaca il sequel di Marlowe – uscirà novembre 2010!
Per oggi vi ricordo “un delitto costituzionale” e l’andirinvieni di “una freccia rossa”, non dimenticate che ve lo avevo detto, eh, anche se forse… che questa volta la ragione sopravanzi il nulla, johnny? Magari!

scritto da frank spada · 14 febbraio 2010, 18:50 · #

Quale sbarcare,chére Maupin! Guardi che è già stata invitata,ad insaputa sua e di Uncino,ad imbarcarsi lei e il suo ruhm per un giro in alto mare.Chieda al nostromo.Una specie di versione irish pulp di “Guido, io vorrei che tu e Lapo ed io…
Se lei e tutti i doppi son d’accordo,la tirerem giù dalla veranda.Non si sa mai..
Non si salverà con la folie d‘écrire ,è un maelstrom,un gorgo troppo piccolo per annegarvi dentro.
L’amigo de Transilvania,in fondo,era un pessimista in pantofole alla Ville Lumière.Il n’etait pas une canaille, come l’altro mon frere,che invece di imbrattar ancora carte dopo aver detto tutto,se n‘è andato a far il mercante di schiavi.Quelle difference,madamoiselle!

scritto da johnny doe · 14 febbraio 2010, 19:05 · #

Scusa Frank, la sete è tanta,come siamo deboli…!

scritto da johnny doe · 14 febbraio 2010, 19:12 · #

Li ho scoperti poo fa (h 7.50 – a.m.), tramavano, li ho inchiodati nei loro multifiguranti ruoli e li ho messi alle strette – non temeteli, sono johnny e lady Leila, due leprotti che giocavano saltando uno sopra l’altra e viceversa, a ns insaputa.
Si riordineranno il manto e saranno qui, altrimenti… posa quel fucile tu!

scritto da frank spada · 15 febbraio 2010, 08:03 · #

Jazz? anche nel sequel ? letto “ Marlowe ti amo “ ,caro Frank, non vedo l’ ora di tuffare gli occhi in un suo nuovo testo musicale.
Quanto a johnny e lady leila non avevo dubbi che un detective come lei li avrebbe scoperti.

scritto da candy's50 · 15 febbraio 2010, 11:50 · #

Ma come vola in alto questo blog! E io sono una farfalla, Frank, e ho due ali. L’aspetto dove sa, venga pure con il suo compare.
Oggi la bora soffia forte: chiami Willie e si faccia venire a prendere con il cabinato…ma ..sarete in tre! Vorrà dire che andremo a farci “ il piatto del giorno “!

scritto da butterfly · 15 febbraio 2010, 13:04 · #

dear butterfly in the sky,
da qualche parte devo aver visto un quadro con un oceano viola verde marcio da fine corsa e una farfala gialla che svolazzava alta e ubriaca in un ciel di carboncocke bruciato sul deserto d’acqua che ha sommerso tutto,unica rimasta della vil razza dannata.Bastano due ali per sorvolare dal terzo cielo oceani,ma infine,dove andrà a posarsi questo coraggioso sospiro giallo? This is the problem.Fin quando avremo forza di navigar nei cieli di parole?
Ho chiesto al sonnambulo custode di rovine che impietoso ha sussurrato “Annegherà,che mai può fare?”.
Già,che mai potremo fare,e dove finiremo mai col rimanere ormai senza parole?!Di Marlowe lo sappiamo,ma i nostri incontri,i pensieri,le persone,le parole e le visioni di anni? Dove andrà a finire la nostra scatola nera?

scritto da johnny doe · 15 febbraio 2010, 17:12 · #

Dear lady leila,
prima di tornare ci conviene andar un po’ per funghi o al black jack di Montecarlo in tuba e frack fingendo grana.Mi sa che qui tira una brutta aria per giovani leprotti.Han già il fucile in mano,per la miseria,Marlowe ci ha già beccatri!

scritto da johnny doe · 15 febbraio 2010, 17:37 · #

Per voi due. Sgranello i forellini e lascio scorrere le immagini: il tizio entra in una banca, a braccio di una brunetta mezza e mezza. Fatto quel che deve, l’asciutto sotto il feltro esce correndo, apre la portiera del suo coupè di cristallo e lei si butta sul sedile tremando. Raggiungono un motel, inseguendo i fari sull’asfalto, giallastro. In una camera, intelaiata con una pompa di benzina dietro una tenda, lei si affloscia. Lui comincia a contare. Ogni 10.000, ingolla un “pollicino”, poi lei si addormenta madida di caldo, seminuda. L’aria della notte ondula la vista, va rinfrescando. Lui si sdraia – la sua donna accanto, per la vita.

scritto da frank spada · 15 febbraio 2010, 18:27 · #

No frank,non è andata così,perdonaci Marlowe!
E’stata solo un’escursione,un piccolo giretto in barca,non è successo nulla,mademoiselle è sempre illibata,abbiam parlato…pensa un po’...solo di te.
Ti prego,Marlowe,non sparare,non scherzare col fucile,
per la rabbia tua la bile può scoppiar.
E’ stata una follia,
l’ ho incontrata per la via,
disse “Vieni a casa mia”
cosa mai potevo far?
Perciò Frank,
ti prego,
non scherzare col fucile,
far così non è gentile, lascia andar!

scritto da johnny doe · 15 febbraio 2010, 18:53 · #

Ancora Hopper, my dear Friend, ma è un’ ossessione!Il motel è El Palacio (1946), acquarello su carta,Whitney Museum of American Art. Credevi di sfuggirmi? Fa un diavolo di caldo, la mia Olds scivola sull’asfalto fendendo la notte come uno squalo gli abissi. Un assolo prodigioso di Chet mi accarezza l’anima e me la strazia ,così suonerà prima di decidersi a polverizzare la sua scatola nera tuffandosi nel buio oltre i vetri del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, ma questo appartiene al futuro.Due leprotti mi attraversano la strada. Freno. Graziati. Per stasera ho commesso la mia buona azione quotidiana. Accendo un’altra sigaretta, esalandone lentamente il fumo.Arrivo in vista del motel. Parcheggio come una dea, manovra perfetta. Mi guardo, complice, nello specchietto. Se fossi un uomo sarei pazza di me.Scendo con una visione vertiginosa delle mie gambe che purtroppo va perduta per mancanza di spettatori, pazienza. Vista l’ora, le undici, in questo mortorio nessuno mi ferma.Manca una sola chiave, prendo nota del numero e salgo.Quando mi chiedi chi sono al mio discreto bussare rispondo “Servizio”. E’ per questo che sono qui. Per il servizio. Centro senza emozione il tuo cuore bugiardo, poi faccio fuori lei, non senza aver notato che è una finta bionda e che ha parecchia cellulite. La mia pistola piccola, di madreperla bianca, non fa affatto rumore. Lascia appena un forellino rosso. Non avranno troppo da ripulire a El Palacio domattina.Non riconto quel che tu hai già certo contato così bene. Resisto alla tentazione di un Pollicino ( a proposito, hai mai saputo che in cuor mio ti chiamavo così? ).Ti lascio sdraiato con la “tua” donna accanto, per l’eternità. Uscendo nella luce verdastra del corridoio rischiarato da un tremulo neon, mi specchio raddrizzandomi la riga di una calza.Certo che sono uno schianto!Una vera bambola, una regina! Tradendomi hai commesso un reato gravissimo: lesa Maestà.
Per la quale non c‘è che la pena capitale. Capirai, ho già graziato due leprotti, se mi mettevo a graziare pure i piccioncini sarebbe stato troppo…
Ma quanto sono bella! Non resisto, lascio sullo specchio l’impronta rosso fuoco delle mie labbra. Quindi, ancheggiando sui altissimi tacchi, mi rinfilo in macchina e riguadagno la strada.
E la mia vita.

scritto da Leila Mascano · 15 febbraio 2010, 21:20 · #

Insomma, permettetemi d’essere un po’ scossa: volevo dire finta bruna.

scritto da Leila Mascano · 15 febbraio 2010, 21:48 · #

Frank, hai colto l’ambiguità di cinema/motel?Youk youk, qualche volta sono ambigua almeno quanto te!

scritto da Leila Mascano · 16 febbraio 2010, 06:13 · #

Non è stata una follia, è che tu eri piccola… così! Finta copia di una coppia? Berto, la so anch’io la storia, sai.

scritto da frank spada · 16 febbraio 2010, 07:13 · #

A proposito di Hopper, oggi a Roma si inaugura una sua mostra curata dall’architetto Luca Cendali, friulano “d’adozione”.Uno sguardo particolare a “Nighthawks”, atmosfera che conosciamo, vero Frank? Il mondo è davvero piccolo.

scritto da anna · 16 febbraio 2010, 11:02 · #

A Hopper , una volta, chiesero se attraverso la pittura intendesse comunicare con il pubblico. Hopper rispose che dipingeva solo per se stesso, che sperava che le sue opere comunicassero con il pubblico ma quando dipingeva non si poneva questo problema. Secondo voi vale anche per chi scrive?

scritto da paolo · 16 febbraio 2010, 14:10 · #

Buona domanda, Paolo, grazie. Ora sentiamo cosa ne pensano i “lettori” del blog.

scritto da frank spada · 16 febbraio 2010, 14:32 · #

Memoria per il tenente Frank Sword

Homicides police district
Central 1718 South State Street
Chicago

Mi trovavo un po’ inciucchito alle dieci e trentatre,
l’altra sera mentre uscivo dal mio solito motel,
una chester tra le labbra e sei black jack ,very well
quando vedo quella pupa che par dir, johnny ray vieni da me

Stavo nel fondo del piccolo giardino messo su per qualche convention di ratti,tanto era lurido e rinsecchito,pieno di avanzi e di cartacce.Riuscivo a vedere qualche stella che brillava come una candela agonizzante.Aspettavo che tutto finisse.Niente male johnny,siamo in linea col resto della giornata.Avevoi due dollari in tasca,un paio di costole che strillavano ad ogni sospiro,l’ufficio mezzo fracassato dal chopper di un albino pazzo che sapeva troppo e Bonnie, che avevo lasciato di sopra in branda a dar di testa.
Lei sognava ville con piscina a Malibù e i casinò di Vegas, io ancora quella sciagurata che mi aveva mollato senza rimpianti come l’ultimo dei paria,minacciando sfracelli.
Le donne! vai un po’ a capirle! Alcune si capiscon solo a letto,come Bonnie,e io mi son applicato molto per comprenderla,ma forse inutilmente. Se le prendi di lato,vogliono il dritto,se vai di sopra, loro dicon sotto….ehi! un attimo please…take it easy,guys…non parlavo del movimento…,ma del nocciolo più duro,quel che non si vede mai e che ti frega,quel che i preti chiamano anima,spirito…e io the tricky card…ah!.. just a moment…ci siamo..

Lei scendeva da una Olds color lampone con tettuccio bianco mostrando fino in fondo le gambe che Cyd le avrebbe certamente invidiato.Per un attimo parve accarezzarle con lo sguardo di chi ha visto per la prima volta il mare.Sembrava stupita della sua splendida carrozzeria e che nessuno assistesse a tal miracolo in mostra.Ma io ringraziai quel lampione che l’aveva illuminato solo per me.
Poi uscì il resto. Era come scartar un regalo di Natale,ti aspetti sempre il meglio.Un Natale fortunato,non c‘è che dire:

riempiva un bel vestito di magnifico lamé,
era un cumulo di curve come al mondo non ce n‘è,
che spettacolo,e le gambe, un portento, credi a me,

Chiuse di scatto la portiera.Non pareva avere fretta,ma si avviò sicura e silenziosa verso l’entrata del motel,come un leopardo che ha fiutato la sua preda,guardandosi intorno con circospezione.Nessuno disturbava la sua caccia.Non Il vecchio Sammy, che come al solito s’era addormentato ubriaco davanti alla tv,ma nemmeno io che avrei potuto tirar fuori la vecchia e cara Smithy Jane,4 pollici di canna,38 special,confetti corazzati, che mi premeva il ventre,fredda come la morte.C’era altro sul piatto e io stavo giocando per quello.Tutto si stava concludendo.Non sentivo il caldo soffocante e il mio cuore era più freddo del metallo del revolver.Silenzio.Nemmeno il mio respiro,solo un leggero tintinnar di chiavi.
La seguii fin nell’atrio, ma lei era già salita.
D’improvviso un piccolo rumore,come un colpo di frusta,anzi due,sicuramente dalla nostra vecchia stanza.Al rumor di passi svelti che scendevano le scale,mi nascosi dietro la poltrona di Sammy che ronfava sognando cavalli vincenti.Lei si girò un attimo per controllare e se ne andò ancheggiando sugli altissimi tacchi verso la Olds.
La guardai dal vetro,aveva un’aria soddisfatta,tutto in lei era più bello.
Era uno schianto,un purosangue da gran premio,pista grande Derby, 2400 metri di verdissina erba.
S’imbarcò svelta sulla Olds lampone,ma con movimenti languidi e perfetti,le gambe favolose e tutto lo chassis di classe.

Quellle gambe e tutto il resto,io lo conoscevo bene.
Quella cinica pupa da gran sballo,era Leila Devereux,l’avevo pescata un anno fa in un night del Vieux Carrè a New Orleans.
C’eravamo dati da fare in ogni senso,viaggiavamo a tavoletta senza mai fermarci a chieder di domani,del come e del perchè d’ogni momento.
Poi cominciarono le grane.Io spargevo polline un po’ dappertutto e a lei non andava.Si credeva una specie di divinità che non si può tradire e aveva deciso di farmela pagare.Io sapevo che non minacciava invano.Già una volta mi aveva mancato con i confettini di quella sua piccola pistola da da boy scout.
Ma johnny ray sapeva correre più in fretta.Stava sempre un metro avanti a questi inghippi.La sua chiave era giusta,ma la stanza era sbagliata.Noi stavamo alla 203 da giorni.Lei aveva solo freddato due poveri pinguini ignari,avvinghiati sul nostro vecchio letto.Era il loro giorno sfortunato,quello che ognuno cerca di non segnar sul calendario.

Dovevi capirlo Leila,johnny non si è mai mischiato con la cellulite e non si sarebbe mai fatto ingannare dal servizio che non chiede.Di solito,dietro c‘è solo una 45.

Uscii all’aperto,accesi la trentaquattresima chester,mi sarei fatto un altro jack ,ma quel disgraziato di Sammy s’era scolata tutta la bottiglia.Bonnie dormiva ancora,tutto s’era rimesso a posto e io sorridevo lanciando anelli di fumo alle mie stelle, mentre chissà da dove il sax di Lester volava su On the sunny side of the street…...
Già...ero ritornato dalla parte in luce.

johnny “ray” doe
detective in Chicago
194 West Grant Ave.

(

PS – a proposito,il kill divil era a base di vecchio ruhm Zapaca,avuto dal corsaro Bartolomeo Sharp che l’aveva razziato sulle coste guatemalteche.E te credo che….

scritto da johnny doe · 16 febbraio 2010, 16:16 · #

x paolo – ovviamente,condivido fino alle lacrime Hopper.

scritto da johnny doe · 16 febbraio 2010, 16:20 · #

Il “pollicino” (bicchierino stretto, basso, colmo fino all’orlo sgocciolante di w) sostituirà il “succhiello” (gin + lime) abbandonato a un lungo addio: il titolo? Abbiate pazienza, la promozione a suo tempo, questo non è l’ufficio stampa, eh!

scritto da frank spada · 16 febbraio 2010, 17:17 · #

Pollicino,maraviglioso ditale per la vodka (mi raccomando, Absolute),una sorsata e via con il successivo.Se mangiate freddo,bevete vodka,scende come acqua che vi scalda la caldaia e i sogni, ma se poi esagerate, diventa fuoco,impossibile alzarsi dallo scranno.

scritto da johnny doe · 16 febbraio 2010, 19:48 · #

Rispondo alla domanda di Paolo che non c‘è una risposta valida per tutti. C‘è chi scrive principalmente per sè stesso e si rallegra se qualcun’altro leggendolo condivide i suoi sogni e le sue emozioni, c‘è invece chi scrive per comunicare con gli altri, e infine chi usa la scrittura come narcisistica espressione di sè.

scritto da Emily Way · 16 febbraio 2010, 20:24 · #

Per Paolo, sulla scrittura. Comunicare, ricevere.
Scrivere:
spesso crediamo di fare un esorcismo e facciamo un incantesimo, che è altra cosa. Crediamo che il non detto ci distrugga, e nell’attimo stesso in cui lo si dice, perda la sua fascinazione arcana, non ci appartenga più. Questo è l’esorcismo. E improvvisamente ci accorgiamo che abbiamo fissato per sempre, in un mondo “altro”, proprio quello che pensavamo di cancellare, in un certo senso l’abbiamo sottratto all’opera del tempo, allo sbiadirsi dei ricordi ( perché scrive la sconosciuta Leila,di cui non si saprà neppure che è esistita, ma scrive anche Proust e il procedimento è lo stesso, a prescindere dal risultato )Questo è l’incantesimo. Il premio è che il dolore non ci appartiene più, è uno specchio in cui tu, sconosciuto lettore, come potrebbe dire Elsa Morante o Nabokov, probabilmente in francese, rispecchi il tuo, e pur soffrendo te ne liberi.
Ma io, capitata nel blog per caso, in quanto lettrice e scrittrice, ho diritto a stare nel vostro mare? Con l’intuizione dei poeti mi ero identificata in una sirena, metà e metà, un mostro.

scritto da Leila Mascano · 16 gennaio 2008, 12:24 · #

Ma per Nabokov, naturalmente, il lettore è un hypocrite lecteur, e sarebbe interessante sapere perché. Forse è un lettore che si protegge dalla parola scritta perché anonimo, perché usa la pagina come un diaframma, perché si specchia ed è solo, perché finge di non riconoscersi nel dolore, perché dimentica quello che scrisse Terenzio, humani nihil a me alienum puto? Mi piacerebbe che qualcuno rispondesse a questa bella domanda.

Per Jean: Sono pazza di Hopper.

Alla memoria di Johnny “ray” doe.

Mi ricordo quando mi cantavi Layla you’ve got me on your knees, e mi riempivi il cuore di dolcezza.Ma se cercavo di dirtelo: “Ancora co’ st’ammore?“Tu e la tua tricky card…Avrei voluto farmi un biglietto per chissà dove, purché lontano da te. Invece l’ho fatto a te. One way ticket. Ma mi manchi.

scritto da Leila Mascano · 16 febbraio 2010, 21:16 · #

Riepilogo: Madeleine de Maupin, sotto le mentite spoglie di Teodoro, cerca di sfuggire ai suoi nemici, ma Uncino la rapisce su commissione della Cercueil, per consegnargliela. Tuttavia nella carrozza…(vd sopra )Esitazione fatale! Cedetti al desiderio di trasferire nella sua bocca adorabile una sorsata di rhum che avevo sutto dalla bottiglia ( codesta finezza del suggere al participio passato fu di D’Annunzio ed io l’ho fatta mia ) ed ella se ne impossessò rapidamente. Fu come entrare in una sala da musica, sfiorare distratto un violino e di colpo sentire scaturire dalla sala che si credeva vuota il Concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna. Madamigella vibrava tutta che fu impossibile resisterle, di colpo la situazione ( e la mia posizione ) si capovolsero mentre ella, destramente in sella, mi sussurrava invocazioni che piuttosto erano ordini. Il punto è che codesti ordini erano in francese, e all’inizio ebbi qualche esistazione: Sciogliete i vostri capelli o i vostri cavalli? Cheveux o chevaux? Nel dubbio sciolsi i primi, ché i secondi ormai galoppavano, e non quelli della carrozza. Il dubbio rimase quando sussurrò Balsamo!e non seppi se si riferiva a quello che uso per sciogliere i nodi dopo lo shampoo, o ad altro lenimento su cui non voglio indagare. Sempre che non m’abbia confuso col famigerato Cagliostro, che si dice l’abbia concupita invano, e sotto più d’un travestimento. Comunque precipitai in un incantesimo, mi parve di riconoscere un fiore marino dai mille petali, o piccoli tentacoli, che simile a dalia s’annida sott’acqua negli scogli, e giustamente il contatto intimo e carnale quando fanciullo ne saggiai il cuore come un dito ed esso rinchiuse di colpo i suoi petali morbidi e tenaci mi turbò profondamente. Cosa mi sussurrò ancora Mademoiselle Fleur mentre m’avvolgeva nei suoi petali? “Delibami”? O “Libami?” Escluderei “Illibami”, in quanto talvolta mi è accaduto di compiere l’operazione contraria, ma a codesto accadimento davvero non saprei come porre rimedio. ( continua )

scritto da Leila Mascano · 17 febbraio 2010, 06:11 · #

Ma l’“articolo” su in alto invita in luoghi “senza limiti spazio-temporali, o di genere, ovunque”. E mi chiedo se questo valga anche per il numero delle battute, che rallentano la vivacità di questo blog, dove molti come me… il quotidiano non è da poco!

scritto da paolo · 17 febbraio 2010, 08:15 · #

Salti il non necessario, vada all’essenziale. Mademoiselle, per esempio, non è essenziale, ma secondo il suo papà Gautier tutto quello che è bello, o scherzoso, o gaio non è necessario, quindi non essenziale, in quanto non è fatto per i bisogni umani. Questo spazio è diverso dagli altri, perché ognuno, nei limiti del buongusto, scrive a ruota libera, lasciando spazio alla fantasia, mentre altri scrivono poche battute fulminanti. Tanto o poco, come vede. Nulla è però essenziale, e lei salti tranquillamente. Non perderà nulla di fondamentale, almeno per quel che riguarda i miei interventi.

scritto da Leila Mascano · 17 febbraio 2010, 12:23 · #

Giustamente la tastiera è un po’ confusa. Pertanto, nelle ultime righe delle confessioni di Mademoiselle, si legga “ ne tastai il cuore con un dito, non “come un dito.” Eh!

scritto da Leila Mascano · 17 febbraio 2010, 19:36 · #

Lunghezza,numero di battute, vivacità.... ma di cosa parliamo? E’ uno spazio libero o lo vogliamo pesare col bilancino da famacista o ma gari con qualche strumento per il peso molecolare. Personalmente adoro Madamigella e 100 righe sue volano in un attimo mentre a volta si inciampa in cinque sei righe che sembrano interminabili? E’ troppo lungo un assolo di sax di tre minuti in un concerto jazz? dipende da chi lo fa…e i fratelli Karamazov? una sforbiciatina e via? se questo è uno spazio di libera fantasia non ha confini e se una cosa non ci prende ci annoia nessuna maestrina fa l’appello e interroga e quindi basta saltarla. A me fratelli della costa!

scritto da Maurizio · 17 febbraio 2010, 19:48 · #

A Leila Devereux

No,my dear,io ti cantavo:
Layla
I´ve got you under my skin
I´ve got you deep in the hearth of me
so deep in my hearth
you are really a part of me
e la dolcezza era tutta mia,perchè tu già pensavi a farmi fuori.
Facevi la gattina per la Olds color lampone,i Tiffany e i magnum di champagne.
Fino all’osso m’hai spolpato
T’ho viziata
coccolata
whisky Dior
a Miami t’ho portata
Che cretino
sono stato
anche il il sax
m’hai venduto

M’hai costretto a fare il grano
col black jack truccato,e come un fesso m’hanno pestato.
Che notte,ragazzi,quella notte!Se ci ripenso ho ancora le ossa rotte

Poi un giorno,guarda un po’,
m’hai piantato
per un tipo
svaporato
una specie di pinguino
tutto infiocchettato
T’ho cercata – t’ho scovata,
l’ho guardato – s’è squagliato
quattro schiaffi t’ho servito
tu mi hai detto:“Disgraziato”
la pistola m’hai puntato
ed un colpo m’hai sparato

E meno male che le pillole di quel tuo giocattolino son finite sul muro.Non erano confetti da 45.
Per un po’ di polline sparso in giro hai montato uno spettacolo da Broadway sulla gelosia,manco fossi un Otello in trasferta a Central Park!

In spite of everything this I rethink New Orleans,come puoi aver dimenticato quella notte quando ti chiesi “Cos‘è che non va?” e tu più languida e dolce dello chantilly : “Niente che tu non possa sistemare!”

Easy to remember (And so hard to forget)

johnny “ray” doe

scritto da johnny doe · 17 febbraio 2010, 20:28 · #

L’essenziale è non essere essenziale,che è pur sempre un essenziale, ma più divertente e in questa epoca comicamente inessenziale ,il superfluo è l’unica risposta essenziale che si merita.
Per chi poi ama ballar sugli orli
è una necessità.

scritto da johnny doe · 17 febbraio 2010, 20:48 · #

Frank,ho ordinato Marlowe ti amo,visto che il drug store Feltrinelli che espone in prima fila almeno duemila titoli fantasy-carneadi e vari delitti in improbabili monasteri,non ne aveva alcuna una copia (consolati però,nemmeno un Hammett e solo un paio di Chandler).Distribution,oh my distribution…!Minacciato il gestore con 38 special,ordine immediato di 3 copie,
pensa un po’ che ci tocca far per Marlowe!
Attendo d’ora in ora,un avviso per minaccia a mano armata.

scritto da johnny doe · 18 febbraio 2010, 20:47 · #

OK Maurice alza la bandiera,

bando ai refusi e ai correttor di bozze,se l’assolo è di Bird,Dexter or Sonny è sempre troppo corto,e Raskol’nikov…, let’s go saccheggiamo Maracaibo e poi tutti alla Tortuga a banchettar con ruhm e mademoiselle Maupin e le sue righe.

scritto da johnny doe · 18 febbraio 2010, 21:03 · #

Ah, se Madamigella fosse stata un vino, avrei potuto io stesso sceglierne le uve, schiacciarne i chicchi, suggerne la dolcezza, fermentarne gli ardori fino a distillarne l’essenza e prepararle per me, come feci in quella carrozza, secondo il metodo classico ma anche quello champenois, poiché ella in veste di Revaillac non era meno appetibile che in veste di Madamigella di Maupin. Insomma in quella carrozza si scatenò una tempesta quale poche volte mi trovai a fronteggiare, e naufragammo insieme. Udii allora un canto dolcissimo che più che dal bosco che stavamo attraversando sembrava venire dalla carrozza stessa, e chiesi alla mia compagna se lo udisse anche lei. “ Certamente, mi disse. E’ la mia piccola allodola, canta quando è felice.”
( continua )
Grazie, Maurice, per il meraviglioso mazzo di orchidee, perché tale è stato il vostro intervento. Merci de tout mon coeur.Merci aussi a Jean, ancora fiori, dunque, e meravigliosi!

Per Johnny “ray” doe.

Ed io che ti credevo legato a me by countless silken ties of love…Ho solo cercato di riprendermi quel che ti eri comprato con la mia carta di credito, ma questo non ha nessuna importanza visto l’effetto che mi facevi.Mi sentivo una gattina, ma ero una tigre, e cavalcare le tigri, si sa, è pericoloso.Mi dicesti perfino che volevi sposarmi…per poi tradirmi così, nel nostro letto per giunta, e con due di quelle che tu chiamavi pollastrelle! Quale insulto per me! Per sostituirmi dovevano essere almeno sette, non credo di esagerare, e ancora saremmo lontani dalle mie performances! ( sono una dea sotto tutti i punti di vista ). Beh, visto che s’era parlato di matrimonio, m‘è parso giusto tirar fuori i confetti. Ma non c‘è stato nessuno dopo di te, Johnny. It’s hard to forget. Insieme facevamo scintille.Ma tu sei stato, per dirlo alla francese, un feu follet. Ora, grazie a me, solo feu.

scritto da Leila Mascano · 18 febbraio 2010, 21:09 · #

Siamo in Quaresima, Frank. Rinuncio volentieri al “triplo King’s” ma non alla cioccolata con panna, dopo il giro al mercatino. Chissà cosa scovo stavolta!

scritto da butterfly · 18 febbraio 2010, 21:11 · #

(A Julie Leila d’Aubigny,)

Poco caro mi fu quel trasferir di sutto
e questa carrozza che tanta parte
di madamoiselle il guardo mostra.
Ma sedendo e immaginando,interminate
posizioni al di là di quella e sovrumani
sforzi per non cader di lato inutilmente
io nel pensier mi centro,ove per poco
la bottiglia non si ruppe.E come il vento
odo infastidir le piante,io quello infinito
sballottar di membra e questo sutto
vo comparando tristo: e mi sovvien Cagliostro,
era ubriaca o no la mademoiselle
o viva e consenziente.Così tra questo
delirar e il ruhm s’annega il dubbio mio
ma il naufragar a diecimila piedi è troppo.

Sèranne

do you remenber?
(qu’il demande éxcuse à monsieur Giacomo).

scritto da johnny doe · 18 febbraio 2010, 23:08 · #

Théodore de Sèranne, n’est-ce-pas? Je comprends, del resto il mio doppio fu un divino Ganimede.
mais je continue…questa volta, du co^té d’Uncino.
Ora è qui, nel mio letto, sulla nave dove arrivammo con la luna già alta nel cielo. Scesa in veste di prigioniera recalcitrante,” pour les yeux du monde”, mi disse, approdammo in questa cabina. Ma ella volle continuare il gioco di fanciulla ritrosa, implorandomi anzi di farle qualcosa d’efferato. “Frustami!” implorò, “avrai ben un gatto a nove code!” Ma io di gatto ho solo Camillo, che con la scusa di tenere lontani i topi ci ricatta tutti, pretende costosi manicaretti in scatola al salmone, ci dà lezioni di bonton ed essendo permalosissimo inalbera spesso l’odiosa coda dritta, a segnalarci il suo disprezzo. Non oso pensare l’effetto che mi farebbe se ne avesse nove, di code. Frugo allora disperatamente nei cassetti in cerca dei lacci di liquerizia coi quali frusto talvolta la scimmietta Isadora, che alla fine della punizione ride e se li mangia, mi restano solo le rondelle col pallino di zucchero e i pescetti che sono poco adatti alla bisogna. “Bevi lo champagne nella mia scarpa, almeno!” implora la mia bella amica, ma uno sguardo al suo stivale al ginocchio (tra l’altro la fanciulla indossa almento uno sportivo trentotto, se non un trentanove ) mi persuade che conterrebbe almeno cinque o sei litri di champagne, che a parte che non ne posseggo in tal misura ( rare le occasioni d’intimi colloqui a due, che lo richiedono, e i miei rari monologhi li trovo così imbarazzanti da non dover essere commemorati in alcun modo, se non da una bella sbronza al rhum che me li faccia dimenticare ) sarebbero più di quanto il mio stomaco potrebbe sopportare. Suggerisco quindi che sia il suo pregevole ombelico a farmi da coppa, e questo scatena di nuovo la Filarmonica. Stavolta la mia direzione d’orchesta è più virtuosa che focosa, del resto è la quarta replica. “Parlami di te…” mi sussurra Madamigella, mentre mi mette una gamba addosso, quasi a segnalare il suo territorio. “Voglio dormirti sul cuore…” Dopo cinque minuti dorme già, scivolandomi ahimé sullo stomaco. Questo è quasi un iter obbligato, speriamo che Mademoiselle, appetibile anche come Monsieur, non abbia questa caratteristica di quasi tutte le donne. “Dimmi che sei mio!” mi ha gridato poco fa. Ma io appartengo alla Filibusta, e comunque Madamigella è mia prigioniera. Taci, Julien con le tue canzoni. La consegnerò come previsto all’odiosa mandante di questo rapimento, in cambio di un baule di dobloni d’oro. La mia bella sospira, si rivolta…di tutta l’orchestra vedo solo un magnifico violino. Non c’è fretta, comunque, a consegnare la mia preda. La mia bellissima preda. Ma cos’era le Numero Cinq? Un profumo? E perché mi viene in mente proprio ora? E la Quinta Sinfonia di Beethoven opera 67? Mi sento improvvisamente allegro. Allegro con brio. Esecuzione per violino e orchestra. Von Karajan la eseguiva splendidamente…io non sarò da meno.

scritto da Leila Mascano · 19 febbraio 2010, 10:05 · #

Adesso basta! Tutina verde e faccio uscire Campanellino dal lampione acceso tra i vetri in coffa – l’altra sera l’ho imprigionata lì perchè scodinzolava troppo in giro il gonnellino. Lei spolvera le ali e andiamo via in un baleno, dritti in a foggy day in London town, fino all’Ammiragliato sopra un tetto. Mary Poppins chiude l’ombrello, precipitando sopra Dick Van Dyke. Frastuono nelle stanze, Mr. Banks veste i ragazzi, sua moglie fa da sola.
Una lisciatina a Nana e siamo tutti in camera di Wendy. Gianni e Michele corrono da Agenore – il buon uomo fa arrivare in Kensington almeno tre carrozze, mentre Mrs. Darling prepara fette imburrate e the. Poi tutti nella City. Ai Lloyd’s, Mr. Banks e Agenore certificano le mie generalità. La torre del Big Ben, intanto, scuote le pietre scampanando. La Camera dei Lords convocata in piena notte, arriva la Regina sventagliano i bigodini.
Un mezzobusto che ha ucciso il proprio amante è fatto uscire di prigione: sarà lui a dare le news: la P. Pan Airlines è entrata in Borsa! Il sorgere del sole vede l’Europa con il caffè in mano davanti agli schermi che intrattengono le pause con viste panoramiche di Schengen.
La Merkel chiama Sarkò che chiama chi chiama chi… Berlusconi non perde l’occasione: Bertolaso è già al lavoro per un’emergenza straordinaria! Il prossimo week-end, la terza domenica di febbraio, il G8 si riunirà in abito da sera sul Cervino – la Svizzera si scioglie in onore di Gheddafi.
Saluto chi apre il Times, o la stampa di una penisola sbiadita, e con Campanellino che sfregola le ali, l’Air Pan One, nell’intervallo di un fulmine che vi colpisce sulla testa e di un tuono che non sentirete fulminati a terra, siamo di ritorno sull’isola che non c‘è.
Tiro fiato ricordando la Quaresima, mentre butterfly rinuncia al cioccolato in tazza per baccalà e polenta, aringa a seguire e alle 11.45 a.m. ecco che batto i polpastrelli con due dita per comunicare a tutti gli amici del Blog Robin, uomini, donne, nick names, o come più vi piace e senza imbrogli, che i collegamenti da e per i luoghi della curiosità, anche letteraria e con misura, saranno ospitati a bordo dei supervettori della compagnia aerea più In del mondo – prima classe, personale femminile con chincaglieria di lusso, pilota e copilota con miliardi di ore alle spalle, tutto gratis, liquori o analcolici compresi.
W la libertà, dunque! Passate parola nella globosfera, allora, ché colonizzeremo luoghi fin… siderali, per ora vi basta?

scritto da frank spada · 19 febbraio 2010, 10:44 · #

Attenzione ai copyright! Certi autori vedono lungo e i legali sono all’erta!

scritto da frank spada · 19 febbraio 2010, 10:54 · #

Ehi,Ehi!!....fratelli della costa,Butterfly,Maupin,Julie,Maurice,Theodore e Johnny vi state trastullando troppo!
La Maupin ormai sembra preziosamente attorcigliata a furori erotici in carrozze,cabine e chssà dove,con fruste,stivali di champagne,ombelichi in coppa e amanti che s’addormentano al suono di violini.Fa capolino la Mercier,Angelica e il Sultano.
La Butterfly ha sbaraccato Pinkerton,manco fosse l’ultimo degli straccioni,e invece di suicidarsi,pensa a tazze colme di cioccolata e panna
Johnny s’attacca sempre alla 38,al ruhm e al jazz per scordar la Devereux,che salta su ogni fiore in cerca di polline.
Non è che si rischia di rimanere un po’ troppo sulla costa?

Ozi capuani a parte,siam troppo pochi a difender questo fantasma d’Hispaniola.
L’isola che non c‘è è un po’ disabitata e prima o poi sarà scoperta sulle carte dall’Ammiragliato,gli accoppiamenti sono pochi,si rischia l’estinzione.
Bene ha fatto Frank Uncino, lancia la Air Pan One con un maketing di lusso e cerca nuovi bucanieri da imbarcare.Dimentichiamo penisole,continenti e sarko vari,stiamo alla larga dalle jungle e dai giornali,stiamo sui mari poco navigati popolati di fantasmi a cercar nuovi tesori.

Jack “Johnny” Sparrow

scritto da johnny doe · 19 febbraio 2010, 16:58 · #

QUATTRO PEZZI FACILI

(...scheggia di luce che ritorna nella notte)
L.F.Cèline

Si vien qui su dal buio
già con l’amo in gola
si crede un vasto mare
di libertà e mistero
da navigare insieme

poi un brusco strappo
a caso della lenza
e sei a boccheggiare
sul bordo di una vasca
ancora verso il niente

DIONISO INVIDIOSO

siamo stati amati
dalla divina voglia
di sbranare il mondo
poi d’improvviso folle
suicida sugli scogli
di piccoli dettagli

RADICE DI DUE

Siamo quozienti impuri
mai a resto zero
ci sta sempre accanto
un decimale d’ombra
un rimasuglio oscuro
di vizio originale

LIGHT SIDE

Giorni che se ne vanno
con il fruscìo sottile
di pagine girate
da un libro molto amato

(Sebastopoli,notte)

C.P:

scritto da corrado prestianni · 19 febbraio 2010, 17:06 · #

“Lola, dopo tutto, non faceva che divagare… “ viaggiando inconsapevole, anche lei, in fondo alla notte.
(nota di F.S. – se questi sono i primi arrivi con la P. Pan Airlines… mi spremo di gioia!)

scritto da frank spada · 19 febbraio 2010, 18:07 · #

Eccomi qua! Mi leggo un po’ di cose e poi cercherò di contribuire alla discussione.
Grazie a Frank per avermi informato dell’esistenza di questo blog.

scritto da Francesco Pomponio · 19 febbraio 2010, 19:51 · #

Arrivato a volo di gabbiano evitando la P.Pan Airlines, queste compagnie anglofone low cost non mi convincono, mi addentro circospetto. Il percorso è disseminato di carrozze, padiglioni, grotte e alcove (Ah Madamigellla…) inciampo in un paio di scarpe che sa ancora di champagne e ci cado dentro (sono ancora gabbiano) barcollando proseguo e mi imbatto nella bottiglia di rhum di Johnny…questa roba è niente male ma dà alla testa, mi si piegano le zampe…devo trasformarmi…gabbianescamente svengo…goodbye

scritto da Maurizio · 19 febbraio 2010, 20:20 · #

Poesia di un amico

Un traffico intenso/un vigile boia/M’illumino d’immenso:/Una scorciatoiaaa!!!

(Lo stesso che scrisse…
Meriggiare pallido e assorto

in fila al Muro Torto…)

scritto da maurizio · 19 febbraio 2010, 20:54 · #

Sparrow, ma voi non sareste per caso quel Francis Dereham che da qualche secolo passeggia sui mari avendocela a morte con le donne, visto che le menzogne di Catherine Howard l’hanno condotto dritto al patibolo? Se no perché fustigare i furori erotici di Mademoiselle e perfino il modesto piacere d’una cioccolata e panna ? Pinkerton poi si doveva proprio spedire a spazzare il mare, per come si è comportato…Sapete, Sparrow, tutte le donne impazziscono per il vostro doppio, ma a me non ha mai detto molto…voi, invece, mi piacete molto di più. Madamigella è impegnata con Uncino, ma non si fermerà a lui,la Devreux non ne parliamo.
Io invece sono libera.

scritto da Leila Mascano · 19 febbraio 2010, 22:00 · #

Io non sono nessuno… e dunque il cannocchiale mi si rovescia già in uterum. Ma l’isola batte, l’onda batte, la bottiglia di rhum è vuota e offre solo sgoccioli di condensa, caldi sotto la palma. Io mi sventagliavo volentieri con voi, anche perché non avevo di meglio da fare. E ricordavo versi in ottava, e il viso di miei lontani cugini in Friuli, mi lasciavo passare tutto come tutto il vento passava pesante prima della pioggia su di noi sulla spiaggia, su di voi compagni di naufragio, su quei pescetti e quel vino bianco, chissà mai dove, chissà mai quando.
Ciao da una nuova naufraga.

scritto da lambertibocconi · 20 febbraio 2010, 00:15 · #

Di buon mattino mi muovo sulle zebre/schizzandole di sangue/all’improvviso!
Lui… nemmeno un graffio, caro maurizio.

scritto da frank spada · 20 febbraio 2010, 08:24 · #

Che meraviglia! La ciurma s’ingrossa, più siamo e più ci divertiremo! Benvenuti ai nuovi arrivati, benvenuti!Il gabbiano venga qui, sotto l’ala, adoro far rivenire i principi…( ma quelli in genere sono cigni…) Beh, baci e carezze svegliano tutti, credo. Spero tanto che Frank schizzi le zebre con residui di carnevalesco sanguinaccio, questa faccenda del sangue mi sembra troppo truculenta e giustamente le poverine fuggono inorridite…
Preciso che baci e carezze sono fraterni, ci mancherebbe, già abbiamo la Devreux e la de Maupin, non vorrei mettermici anch’io…nutro anche dei sospetti su Campanellino e il suo sgonnellinare. Ma non ci formalizziamo, vero?

scritto da Leila Mascano · 20 febbraio 2010, 09:32 · #

(du co^té du chat Camille ).
Uncino è uscito dalla cabina alle prime luci del mattino, nonostante stanotte abbia dormito poco. M’intrufolo senza far rumore nella stanza dove dorme il giovanotto, che come mi aveva ben detto il mio fiuto infallibile è in realtà una damigella. Salto sul letto disfatto con grazia leggera e atterro proprio accanto al suo collo. Annuso la sua nuca, dove è più facile cogliere il flusso dei pensieri. Mademoiselle è inquieta, una vena le batte pulsando sulla tempia con un ritmo affrettato. Ha un odore tiepido, ingenuo, infantile. Mi basta pochissimo per viaggiare dentro di lei sulla scia di quell’odore…Possibile? Possibile?...Guardo la sua mano sinistra, chiusa pur nell’abbandono del sonno. La tocco leggermente e si apre. Eccola, impercettibile ma visibilissima, la piccola deformità della falange spezzata. Rivedo la scena: la piccola Maddalena che lotta contro Chaltronchel, gran torturatore di gatti, per darmi il tempo di fuggire. Il ragazzo, un bruto quattordicenne molto più grosso e robusto di lei, l’ha malamente afferrata. Le grida insulti per aver permesso la mia fuga, e le intima di chiedere pietà torcendole un dito. Maddalena resiste. Il tac della falange che si spezza mi perseguita ancora nei sogni. Ero giovane, allora, tuttavia non so perdonarmi. Maddalena, mia adorata, saprò sdebitarmi ! Ti debbo la vita! Le bacio la mano offesa e lei apre gli occhi, che ha screziati come i miei. La sua carezza mi dà il capogiro. Mi arrivano da lei la sua dolcezza e il suo coraggio. Ma petite Madeleine, com’è che sei finita a letto con un imbecille? Uncino non è un cattivo ragazzo, ma non è in grado di capire niente di te. Uno che ha in cima ai suoi pensieri di diventare baronetto, figuriamoci, ed è la quinta volta che viene bocciato all’esame da pirata a corsaro…Non andiamo per niente d’accordo, io leggo Voltaire e lui Tex, al massimo l’Uomo Ragno, et ça fait la différence…

scritto da Leila Mascano · 20 febbraio 2010, 11:54 · #

No,chère madamoiselle, non son quel pinocchietto che s‘è fatto mozzar il capo da quella zoccoletta che ha cantato davanti alla procura del grasson Henry the king.Comunque mi conforta che pure lei s‘è trovata la cabeza nella cesta
.
Ma ho anch’io i miei crucci,in più stanotte lo chemin mi ha massacrato.

Purtroppo è questa Elizabeth Swan,che del cigno ha solo le palmate zampe, e che mi sta in groppa come uno zaino da campo.E’ sempre a tampinar d’amore,con questi rebus da boero sciroppato “Perché io e te siamo uguali e arriverà un momento in cui avrai modo di dimostrarlo, facendo la cosa giusta”.

Ho chiesto a Bartezzaghi di Weekly Enigmistic,cos‘è sta cosa giusta. Lui risolve.
Vuol metter su casa.Ma dove? Parigi,Rue Montaigne (e capirai…).Mi ci vedete voi al Luxembourg su una panchina a legger di Sir Francis,magari dondolando una pupattola palmata?
E poi,intanto che sto tracciando rotte giù in cabina,che fa sta disgraziata? La baldracchetta si sollaza con la ciurma.

A’ Swan Elizabeth da anular raccordo,acca nisciuno è fesso!

Io son Jack Sparrow,terron…ehmm…terror dei sette mari.Voi mademoiselle Leila invece siete libera e leggera come le piume del mio cappello e dovunque vorremo andare andremo, una nave è questo in realtà. Non è solo una chiglia, con uno scafo e un pontile, sì, la nave è fatta così, ma ciò che una nave è...ciò che la Perla Nera è in realtà...è libertà.

Lo so,lo so,non è il mio doppio,son io che piaccio alle donzelle per il mio forbito eloquio,il parlar chiaro e netto.Sentite un po:

“Basta! State a sentire: sì, ti ho mentito; no, non ti amo; ebbene sì, quello ti ingrassa; non sono mai stato a Bruxelles e si pronuncia ‘egregio’; per inciso, no, non ho mai conosciuto Pizzarro, ma adoro la sua pizza, e tutto precipita nell’insignificanza alla luce del fatto che la mia nave è scomparsa ancora una volta! Comprendi?!”

Beh!...che ne dite? Non è da premio Strega,intendo sol della bottiglia gialla,ça va sans dire,chèrie.

Ma perchè il ruhm è già finito?

jach “Johnny” Sparrow

scritto da johnny doe · 20 febbraio 2010, 16:22 · #

Lady Anna dei Lambert-Bocconi

mi fa piacer di ritrovarvi qui all’Hispaniola,rifugio di gran canaglie e fantasmi d’ogni tipo che si rincorrono sui mari.Venite a me,vi offrirò decine di barili del ruhm che preferite….sventagliatevi pure….levatevi ogni umido panno….venite giù in cabina… vi mostrerò la collezione di conchiglie….e il naufragar vi sarà dolce pur senza palme,spiaggia e bianchi vini.Benvenuta Anna…io c’ho provato….ma per favor non dite nulla a mademoiselle..

johnny doe

scritto da johnny doe · 20 febbraio 2010, 16:52 · #

Tic-toc tac-tac… – Avanti! – Capitano! Un passeggero salito a bordo tenendo un piede a terra sta strascicando parole… adotto la solita procedura? – Il tizio è in coppia con qualcuno? – Pare di sì, anche se… – Attenta, Miss Ward SteSon, forse non è quel che sembra, potrebbe essere… no. “Non è un fantasma . Egli esiste. E’ qualcuno che mi accompagna in ogni fremito della mia mente, in ogni movimento del mio cuore. E’ tutto ciò che quell’altro (o quell’altra – nota di F.S.) vive, lo fa a scapito della mia forza, del mio essere.” (K) Intanto proiettagli il film di quel tizio che a Praga faceva il sognatore e a Vienna il dandy e vediamo se… poi deciderò. – Ok.

scritto da frank spada · 20 febbraio 2010, 18:53 · #

Leggo su una rivista che è in uscita il nuovo film di Tim Burton “Alice nel paese delle meraviglie” e penso a questo blog, al “cannocchiale a rovescio”, e all’immagine dell’attraversamento dello specchio. La storia era quella di un mondo capovolto (forse ora piu’ comprensibile) e il ricordo di quella ragazzina ben educata, ma petulante e smorfiosa, mi infastidisce. E pensare che quel simpatico di Peter Pan è diventato sinonimo di uomo giocherellone e senza responsabilità, mentre quella odiosetta corrisponde ancora nell’ immaginario collettivo ad una innocente senza malizia.

scritto da butterfly · 21 febbraio 2010, 16:12 · #

Purtroppo,conosco solo un tizio che faveva il dandy a Praga e il sognatore a Vienna.Può andare?

(Scoperte)

Dietro il sipario amici
poi non c’era nulla
pile di maschere e
abiti di scena
da riciclare ancora
chissà mai per quanto

(a Maya)

scritto da corrado prestianni · 21 febbraio 2010, 17:01 · #

Ho sempre adorato Alice, riconoscendomi in qualche modo in lei as I was. Alice è un’anima candida, e candidamente crede alla dea Ragione e al Buonsenso. Ha un’idea del rispetto tutta inglese, tanto da rivolgersi ad un Coniglio, sia pure autorevole e vestito sontuosamente, con voce timida e bassa:Scusi, signore…Nel mondo onirico in cui si trova bruscamente immersa, non è più sicura di nulla, neppure del suo aspetto fisico che muta continuamente, né delle più elementari cognizioni: mangiano i gatti i pipistrelli? E soprattutto: I pipistrelli mangiano i gatti? Non ha l’arroganza di chi sa, ma ha una certezza commovente che il buonsenso e la buona educazione dovrebbero regolare il mondo. Crede a quello che le è stato insegnato, come quei bambini che molti anni dopo crederanno ai Pampini bugiardi di Eco.C‘è un modo giusto per fare le cose: e solo quello. Ci si rivolge al Topo come c’insegna la grammatica latina: un topo, del topo, al topo, oh topo! “Col“topo lei parla certamente il buon inglese della sua classe sociale, sicché non capisce il Topo che dice: I have not!( Per nulla! )e capisce: “A knot!” ( un nodo ).Sì, tutto è un nodo che non si scioglie, povera Alice, e sempre s’ingarbuglia di più.Il mondo sognato da Alice è irrazionale, crudele, completamente folle, e nulla o quasi può l’illusione della ragione e del buon senso contro l’assoluta gratuità degli eventi. La vita è pura follia, e non c‘è scienza o filosofia che possa dipanare nessuno dei suoi nodi. Anche Alice, che cerca a tutto di dare una risposta conciliatrice e possibilista, mentre precipita nella tana del coniglio non può che dire, con un certo senso dell’umorismo, che cadendo dal tetto di casa risposte da dare non ne avrebbe più, perché “ non direbbe nulla.” C‘è di che perdere la testa, e per poco non la perde davvero, povera Alice, perseguitata dal grido della grottesca e pazza Regina che domina quello stravagante regno: Tagliatele la testa!Solo il risveglio la salva da quel mondo inquietante, che altro non è che il riflesso del nostro. Come dice Alice ai suoi persecutori, anche noi “ non siamo che un mazzo di carte “, e la ragione, il buonsnso, un ben fragile scudo il cui sonno genera mostri. Ma non sono certa che i mostri siano la realtà sognata da Alice.

scritto da Leila Mascano · 21 febbraio 2010, 18:07 · #

“C‘è un modo giusto per fare le cose: e solo quello.” – e Leila afferra i comandi, pilotando un aereo che pareva lì per schiantarsi!

scritto da frank spada · 21 febbraio 2010, 18:31 · #

Lei, caro Spada, “qualche volta è una carogna e sa di esserlo”, come dice in una attenta introduzione il prof. Franz Haas. K? Tranelli anche qui? Certo che pilotare un aereo sorvolando anche i cieli letterari mitteleuropei, ai tempi di Juri Karasek… come vede la seguo. Auguro al suo Marlowe il successo che si merita e a questo blog di “imbarcare” nuovi amici. Mi distinguo da un’altra Anna e piu’ cognomi – sono una friulana, di fatto ormai romana.

scritto da anna · 21 febbraio 2010, 18:52 · #

Se il sonno della ragione genera mostri,si potrebbe anche notare che anche quando questa è sveglia,fa molta fatica a reggersi in piedi.
A very,very breakable shield!

scritto da johnny doe · 21 febbraio 2010, 18:53 · #

Corrado, che bellezza conoscere nuovi amici che amano la poesia. Ci racconti qualcosa, anche. Conosce Hugo von Hofmannstahl? Questa poesia che ha postato ci piace molto, e a me particolarmente per via di un ideale baule di scena.

Per Frank: oddio, ho sempre pensato di essere Snoopy e mi ritrovo Barone rosso.Non mi sembrava che il muso dell’aereo andasse verso il basso, forse puntava troppo in alto.

scritto da Leila Mascano · 21 febbraio 2010, 19:54 · #

Esserci – De sein!
E a piedi in alto mi risveglio in acque chiare, facendo glu-glu.

scritto da frank spada · 22 febbraio 2010, 09:00 · #

Anche a Sparrow non sembrava che l’aereo avesse un motore a fuoco,forse…
Quanto alla vezzosa Alice,dopo tali esperienze e sogni col reverendo Dogson, dagli oscuri disturbi notturni e altri vizietti fotografici,é gia abbastanza smaliziata per affidarla alla marquise Merteuil, ben nota educatrice di fanciulle.
Se non bastasse,avremmo già in panchina l’altro marchese,il sempre divino Donatien.

Valmont

scritto da johnny doe · 22 febbraio 2010, 17:53 · #

Alice, un libro che non sono riuscito a finire, c‘è troppo da pensare, per me… Peggio de Il piccolo principe, e ho detto tutto!
Vuoi mettere Pinocchio?

scritto da Francesco Pomponio · 22 febbraio 2010, 18:43 · #

x leila mascano
Grazie per aver apprezzato questi piccoli versi.
Hugo von H.è un mare magnum,(poco di moda oggi,tempi duri per esteti e decadenti),acque profonde in cui immergersi più frequentemente.Purtroppo i giorni han solo 24 ore.Per quel che conosco,è un autore che ho amato.
Per i miei scopi,mi ha particolarmente interessato la lettera a Lord Chandos,lettera della crisi,dove Hugo confessa ed analizza la propria incapacità di dominar il linguggio e il pensiero,non poter afferrare“la seconda natura delle cose” (Torless) ed arginare una frantumazione del soggetto quale principio ordinatore della realtà (principio che Nietzsche aveva già abbondantemente affossato, cosa che mi trova perfettamente d’accordo).
Siamo solo una serie di impulsi senza alcun centro che ordina,dipende da quale sia il primo a risalire ed uscir fuori.Capisco l’ostinazione di Hugo a non arrendersi,ma è una battaglia persa.Ma qui il discorso è lungo….

Problema irrisolto,si dice,in tutta la letteratura europea novecentesca,ma che non ci deve assillar troppo,mi diceva poco prima di morire Attiilio Bertolucci,ci sono molte nicchie da esplorare,pur da frantumati.
Poco e niente so sul suo teatro,salvo “L’uomo difficile”,che vidi recitare qualche anno fa in un teatro di provincia da attori dilettanti.
Per il mio piacere musicale,conosco molti lavori della colaborazione operistica Hugo-Richard Strauss.
Questo è tutto,a dopo altri racconti.

corrado

scritto da corrado prestianni · 22 febbraio 2010, 20:14 · #

Dasein or not dasein,questo è il non problema,caro frank,compare di bevute.

glu glu glu…che buono il ruhm…mi risveglio alle 4 del pomeriggio in piedi sulla prua,il mare è calmo,la spada al fianco,gli uomini pronti alle manovre…ci sono….moi,Sparrow,moi l’incoerente..ci sono.. solo QUI e non ORA...fuori dal mondo,dal tempo e dalla storia..ci sono e non COMUNQUE sia,alla faccia di mastro Martin,l’impiallacciatore di parole.

scritto da johnny doe · 22 febbraio 2010, 21:24 · #

Considerando la vasta esperienza della precoce e vezzosa Alice in fantasiosi mondi nonchè i vari e oscuri disturbi notturni e le ambizioni fotografiche particolari del suo mentore “reverendo” Dodgson,ritengo ormai la fanciullina pronta per essere affidata alla marquise Merteuil per una più sana e proficua educazione secondo ragione e buonsenso .In caso non bastasse,in panchina c‘è un altro marchese,il divino Donatien,esperto in altri mazzi di carte

Valmont

scritto da johnny doe · 22 febbraio 2010, 23:24 · #

Ma ecco che arriva il Cappellaio Matto a sparigliare tutto. E passando dall’altra parte dello specchio Alice ritrova l’istitutrice (facciam rima e siam più belli di prima), la scuola con la sala computer dove tutti i suoi compagni scrivono scempiaggini su facebook, il telefonino per chattare, i piercing sparsi per il viso, i blue jeans che giustamente calano fin oltre le ginocchia. La bella favola è finita, torna l’incubo della realtà...

scritto da maurizio · 23 febbraio 2010, 08:13 · #

x Corrado Prestianni, la decadenza è solo quella dell’età, non quella letteraria che per fortuna alterna abissi scuri ad acque chiare, non casualmente anche a Venezia, dove H.V.H approda lasciando il Vate a Settignano, anticipando il canto di Thomas Mann, vestendo i panni dell’avventuriero e la cantante, preannunciando il propagarsi del contagio, il disfacimento della morte, riflesso da uno specchio.

scritto da frank spada · 23 febbraio 2010, 08:41 · #

x frank
“...il disfacimento della morte, riflesso da uno specchio…”

(hotel saint loup)

Ho cercato insonne
la tua gioia in uno specchio
nell’albergo un tempo….

magari avessi anch’io
questa memoria bianca
è rimandassi il buio

invece d’un comico
sorriso senza denti
peggiore d’ogni morte

(C.P.)

Eh,sì,è proprio vero,Hugo ha anticipato istanze etiche ed estetiche del borghesuccio Von Aschenbach, e la decadenza è solo il tempo.
Quanto al Vate (prima troppo idolatrato,ora troppo calpestato),forse occorrerebbe riequilibrare i piatti,visto che lo stesso Hugo lo definì “l’artista più originale che possegga al momento l’Italia”.

scritto da corrado prestianni · 23 febbraio 2010, 18:11 · #

X Corrado, a proposito di H.v.H.

In questo luogo che tanto si ispira al mare, tra pirati e isole, mi viene spontaneo pensare alla “seconda navigazione”, quella di chi, “rimasto senza venti, naviga con i remi”. Questo porta Platone a scoprire il mondo delle idee, dal verbo idein, vedere: prima di Platone, “il veduto sensibile”, e poi, dopo di lui, “il vero essere delle cose.” La vista dell’anima, o la vista della mente: quanto al resto,a propositò della realtà, ciascuna faccia del diamante ne riflette una, e benché tutte diverse sono pur sempre le infinite facce dello stesso oggetto.Per continuare un discorso che ho intrapreso qualche giorno fa con un amico, mi chiedo perché Apollo e Dioniso a volte si combattano così ferocemente nello stesso individuo, invece di convivere alternandosi. Forse bisognerebbe essere come un’erma, piantati saldamente nel terreno delle nostre incertezza, sospesi tra Eros e Tanatos, Apollo e Dioniso e forse il senso della vita è proprio nel precario equilibrio che riusciamo a raggiungere, perché in caso contrario “scuro vino scorre al suolo”.Ma quale che siano i tormenti del poeta, i versi sono sublimi.

scritto da Leila Mascano · 23 febbraio 2010, 20:49 · #

Pinocchio… ci ho ritrovato molto di Pinocchio in David Copperfield di Dickens…
Almeno finchè David è piccolo.

scritto da nadia · 23 febbraio 2010, 21:53 · #

Che dire di colui, allora, che cerca strada puntando gli occhi sul filo di una lama, dove si riflette il volto di chi non vede che le proprie spalle sono ormai cieche al sorgere del sole?

scritto da frank spada · 24 febbraio 2010, 08:56 · #

Qui in Mauritania il pensiero va spesso a parenti e amici lontani, oggi va a Marcello Baraghini, Ettore Bianciardi e Frank Spada, va da loro grazie a una pittrice e poetessa francese, residente in Mauritania, Nicole Vignote, impegnata con noi a far decollare i bianciardini mauritani, ma ora se ne torna in Francia, é nonna, é stanca, e mentre fa i bagagli, regala per le nostre attività, io sono, sarei “cooperante”, matite, colori, quaderni, libri. Bei libri. Frammenti di Epicuro, il Discorso sul Metodo di Cartesio, due trattati di Serge Latouche sulla decrescita economica contro lo sviluppo e la cooperazione (già letti e ai quali debbo l’illuminazione d’aver capito quanto sbagliato se non nocivo sia il mio lavoro)e poi fruga, fruga, di Boris Vian “La schiuma dei giorni” (mia traduzione dal francese, chissà in italiano se e come l’hanno tradotto). Ricordo che Vian é tra i due preferiti, insieme a Luciano Bianciardi, di Marcello Baraghini. Leggo che Vian tradusse e fece conoscere Raymond Chandler ai francesi. Ora sul comodino c‘é Vian. Ho appena finito “John Barleycorn – ricordi alcolici” del mio capo Jack London, traduzione, guarda caso, di Luciano Bianciardi. Vian, Chandler, London, Bianciardi Luciano, Bianciardi Ettore, Marcello Baraghini e Frank Spada … ho la sensazione d’essere un albero e che questi cagnolini vagabondi, morti e vivi, m’abbiano scelto per fare la pipi’. Poi tornano a correre nel campo dove ho messo radici e io rimango a guardarli. I vivi rincorrono i morti, ma i morti non li piglia nessuno. Ora sono liberi e scappano.
Un saluto.

scritto da Gian-Andrea Rolla · 24 febbraio 2010, 15:01 · #

Nessuno sa quale sia il senso,se c‘è,di questo nostro camminare nella terra di mezzo,se il viaggio continuerà con il nostro baule pieno di cianfrusaglie amate, o che…

(CRASH)

...a forza di chiamare questa cosa la mia vita,finirò per crederci; è il
principio della pubblicità.(S.Beckett,Molloy)

Sappiamo della carne
scambiata in polvere vile
e il resto se c’era
è farfalla smarrita
in un oceano oscuro

ma gli sguardi e i profumi
i suoni i gesti i pensieri
e le parole di anni
dove andrà a finire
la mia scatola nera?

Eros e Tanatos, Apollo e Dioniso son dei troppo esclusivi,vogliono a tutti i costi le nostre spoglie,come l’angelo e il diavolo dantesco,in una quasi comica lotta per l’anima di Buonconte.Equilibrio? Quando c‘è uno,non c‘è l’altro.Tertium non datur,sembra.E sempre “scuro vino scorre al suolo”.

scritto da corrado prestianni · 24 febbraio 2010, 17:13 · #

Alfred Jarry, Boris Vian, Raymond Roussell…

Ah!..Boris,que grand jongleur anarchique de mots tu as été! Qu’amant de la vie,Dionysos a Saint Germain!
“Dire idiozie oggi, quando tutti riflettono profondamente, rimane il solo mezzo per provare la propria libertà ed indipendenza di pensiero” (Boris)

E poi chi ama il jazz è già un passo avanti

Uno dei miei preferiti gigs di Boris.

“Io non vorrei crepare
senza aver visto almeno i cani messicani neri
che senza sognare dormono a ciel sereno;
senza aver conosciuto ai tropici le voraci
scimmie divoratrici (le scimmie a culo nudo).
O anche i ragni argentati dai serici nidi felici
di spruzzi traforati.

No, non vorrei crepare ignorando se la presunta
monetina che spunta sotto la faccia della luna
stia a nascondere una seconda faccia a punta.
Se – dopo gran riflessioni – il sole e’ freddo.
Se le famose quattro stagioni
son proprio quattro e non tre.
Senza aver passeggiato per il corso in vestaglia
guardando fissa la marmaglia dei guardoni.
Senza aver ficcato i miei coglioni
in ogni posto vietato.

Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
(beh, si fa per dire)
o almeno la febbre dei sette mali che
piu’ o meno certamente si acchiappano laggiu’:
resterei indifferente al bene e al male
purche’ di tutta questa vasta delizia
l’assoluta primizia
fosse riservata a me.

E poi non basta, c’e’ tutto cio’ che conosco,
che ho imparato ad amare: il fondo verde bosco
del mare dove le alghe sottili gareggiano nel
disegnare onde di walzer sugli arenili.
E ancora la terra, che a giugno crepita e sbotta
di odori, e le conifere, e un semplice pugno d’erba…

... e i baci di quella ! Si, insomma quella, signori.
Ursula.
Ursulotta. La piu’ bella orsacchiotta
fra tutte le orse maggiori.
Quella per la quale proprio non vorrei crepare
senza averla avuta tutta. Goderla la bocca nella bocca,
i bei seni nelle mie mani, poi con gli occhi il resto e…
Basta! Questi son fatti miei. Si, taccio.

Morire ? Non posso, come faccio ? ( come si fa ? )

Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate
le cose che contano: le rose eterne, le giornate di un’ora,
i monti marini e le spiagge, beh, le spiaggie montagnose.
La cuccagna finiti tutti i tormenti, i quotidiani
splendenti di colori, i bambini contenti e tutti i trucchi
ancora dormenti dentro i crani stipati di ingegneri ingegnosi,
socialisti associati, urbanisti urbanizzati e pensatori pensosi
Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
Dio, quante cose da fare,
da intendere e volere
da contare e aspettare,
Mentre la fine gia’ avanza in notti sempre piu’ nere.
Striscia, con la schifosa sembianza di un rospo.
Eccola, non c’e’ piu’ scampo.
Gli occhi nei miei…
No, proprio no,
in non verrei crepare,
nossignori, nossignore,
non senza aver fatto conoscenza
del sapore tormentoso di cui sono geloso e goloso.
Il sapore piu’ delicato che si possa sentire.
Il piu’ forte.

Io non vorrei crepare.
Senza aver gustato il gusto della morte.”
(boris vian)

scritto da johnny doe · 24 febbraio 2010, 18:44 · #

A Gian Andrea Rolla, e Tina, due cooperanti lontani dalle ombre che lo zenit allunga su chi guarda gli altri indifferente, i bambini in un deserto di parole, a volte di matite, libri, amore.
Un abbraccio liberamente anarchico, non individualista.

scritto da frank spada · 24 febbraio 2010, 19:03 · #

So che Gian Andrea Rolla è anche uno scrittore e che non perderebbe tempo ( impegnato com‘è anche in faccende che per qualcuno forse sono marginali) a trascrivere il testo di un autore, anche poeta, ma farebbe di suo in maniera originale.

scritto da paolo · 24 febbraio 2010, 20:06 · #

Spero, un giorno, di scrivere qualcosa di bello affinchè Gian Andrea Rolla, possa pensare anche a me per associazione di idee o, meglio ancora, per avere un mio libro sul suo comodino :))
Un libro che mi porterò nel deserto da leggere dentro ad un buco di sabbia, mentre fuori la tempesta imperversa. Magari un libro di favole da leggere e far colorare ai bambini.
Vado a studiare il francese così almeno non occorrerà far la fatica di tradurlo. :)

scritto da nadia · 24 febbraio 2010, 20:47 · #

“Tertium non datur, sembra”.
Appunto, come sembra e puntualizza chiaro Corrado Prestianni e qui, citando da un libro che molti tra voi hanno già letto, o si apprestano a farlo, trascrivo che “ in ogni caso nulla chiarisce il mistero del fenomeno (Equilibrio?), nemmeno l’imponderabilità del caso che ci spinge a muovere i piedi lungo una fune aerea appesa tra due lembi di cielo.”

scritto da frank spada · 25 febbraio 2010, 07:00 · #

Mi attengo all’articolo che ha dato il via al Canocchiale a rovescio, meno di un mese fa – era il 31 gennaio.
Rabbrividivo al freddo innevato per le strade, oggi, sento quasi odor di primavera, e pensate che siamo nel nord-est… ancora una sciata prima che tutto si squagli in slavine e a ovest, invece, il Lambro imbocca il Po con la lentezza di un fiume nero di petrolio!
Meno male che a Como l’amministrazione pubblicopoliticaregionalazzurrapiù colori si fa in quattro per nascondere gli scempi e abbatte un muro!

scritto da frank spada · 25 febbraio 2010, 14:58 · #

x paolo

take it easy boy,voleva solo esser un piccolo omaggio a Boris,non un erudito saggio sul tempo perduto perso,che peraltro è uno dei piacer del viaggiatore.Nemmeno mi risulta che in questo Cannochial ci sian copioni,ma in qualche modo si reciti soggetto. Beato lei che mai non si perde e ha sempre sottoman qualcosa da coslare!

scritto da johnny doe · 25 febbraio 2010, 16:29 · #

Frank,un tempo stavo anch’io in precario equilibrio su questa fune,non sempre appesa a due lembi di cielo.

Posso uccidere un uomo
per denaro e offrire
questa vita intera
ad altra qualsiasi
splendida chimera

Così io sto nel mezzo
sospeso a questo filo
a stento come numero
da circo senza rete
e senza impedimenti

(C.P.)

Sicuro che camminar lungo la fune sia un mistero?

scritto da corrado prestianni · 25 febbraio 2010, 17:06 · #

Non tanto il farlo, Corrado, ma farlo perché?
Non certo per abbreviare un cammino che un’infinità di bambini nemmeno riescono a iniziare, ad esempio. Perché? L’impoderabilità del caso o la bestialià dell’uomo – propendo per quest’ultima.

scritto da frank spada · 25 febbraio 2010, 18:37 · #

Già,perche? Non so rispondere Frank,ma visto che la bestia che è in noi non è mai doma….

scritto da corrado prestianni · 25 febbraio 2010, 18:47 · #

Bestialità dell’uomo… ne parlavo giusto oggi al telefono con un amico nella mia città in una via che aveva il nome della sua città. Un bel caso.
Come è stato un caso ritrovarmi ad ammirare una vetrina di giacche imbottite di pelliccia mentre parlavo, con quest’amico, del disastro ecologico successo con il petrolio nel Lambro, che ora sarà già nel Po e che stanno cercando di ripompare fuori. Ma ormai… Ciò che impensierisce è il motivo per il quale una raffineria chiusa da vent’anni avesse containers pieni di petrolio che in questi giorni stavano provvedendo a svuotare (lasciando poi aperta per 15 ore una manopola che ha dato così il via al disastro…). Al posto della raffineria stanno costruendo un’area ecologica con pannelli solari per il riscaldamento. Mi sembra un controsenso nel controsenso.
Ma soprattutto perchè più di 150 litri di petrolio erano ancora lì? I lavori suddetti per la costruzione dell’area ecologica sono iniziati più di due anni fa… nessuno se n‘è mai accorto?
Beh, con le piogge torrenziali di questi giorni noi monzesi abbiam solo da sperare che il Lambro non esondi un’altra volta… la terza da 5 anni a questa parte.

scritto da nadia · 25 febbraio 2010, 22:05 · #

Caro Corrado, non sia così sicuro, neppure punteggiado.
Nadia, speriam per voi: oi-oi / oi-oi, che siete più di 15O, ma anche per noi, che siamo amici su una pen-isola con voi.

scritto da frank spada · 26 febbraio 2010, 16:26 · #

Mescolanze, contaminazioni globali in attesa di chi si dedicherà per tempo, o per il suo esaurirsi, alla rigenerazione del design: in India, le donne rassodano le gambe pedalando su una lavatrice ergonomica a pedali, a Roma, MAXXI-mamente, si chiacchiererà di Belle Arti in contenuti museali vuoti!

scritto da frank spada · 27 febbraio 2010, 08:44 · #

caro frank, eccomi per un saluto veloce. ha ragione, non sono capitato tra le sue pagine, ma lo faccio ora. bella l’idea del cannocchiale a rovescio. mi riprometto di ripassare con più calma. saluto cordiale, frank.

scritto da enrico mattioli · 27 febbraio 2010, 11:04 · #

Ehi, questa fune la conosco…

La spinta a spiccare
verso l’alto il volo
contrsta l’oscura forza
di attrazione del suolo.
L’aninma è tesa
come il filo d’acciaio.
Lo sforzo dei muscoli
smentisce il sorriso.
Lo sguardo, sotto, non vede
le luci della piazza,
nè sopra quelle delle stelle.
Tutta racchiusa in un sofferto equilibrio
pure si offre al pubblico
come bilanciata perfezione.
( L’equilibrista. )

Perché lo sguardo potrebbe seguire una rondine che stride in picchiata, e l’equilibrista precipitare? E’ davvero il caso, oppure nel suo desiderio di vivere si è prodotta un’incrinatura attraverso la quale lo sguardo fugge verso quel volo fatale? Non è lo sguardo forse a rendere fatale il volo?E’ da quel graffio nel cielo,gemello di quello dell’anima, che entra la morte. L’attenzione, lo sforzo che richiede vivere per un attimo è venuto meno. Quello che chiamiamo il caso, il destino, forse non basterebbe senza una nostra misteriosa corrispondenza a quel fato.

scritto da Leila Mascano · 27 febbraio 2010, 20:05 · #

Sì, il cannocchiale a rovescio, per allontanare anziché avvicinare…allontanare la folla, le situazioni imbarazzanti, le persone moleste, il traffico, la noia della vita di tutti i giorni…

Chi mi regala un cannocchiale a rovescio?

scritto da maurizio · 27 febbraio 2010, 23:30 · #

Ma maurizio, se ci sta guardando dentro dal 5 di febbraio (h 13:24), con l’apparente incoerenza di chi invece… ma via, guardi che era appena dietro Leila Mascano, la Lady che mise agli occhi il canocchiale a rovescio fin dal primo giorno, perpetuando l’eleganza di una equilibrista raffinata che muove i suoi pensieri verso fato (non certamente per scoprire un mistero che non c‘è: noi, tutti assieme, corrispondenti l’un l’altro all’amicizia che ci tiene in volo) ancora oggi che… un mese! E come no!

scritto da frank spada · 28 febbraio 2010, 08:39 · #

@Nadia:La superiorità del nord…puoi fare il pieno direttamente dal fiume (assolutamente gratis!) e ti lamenti; non hai alcuna gratitudine :)
@Leila: Mi piace questo legame tra noi e il fato che non è necessariamente autodistruttivo…mi piace pensare che con l’occhiata precedente alla rondine l’equilibrista abbia visto come aggrapparsi…brivido della folla e oplà di nuovo in equilibrio

scritto da Maurizio · 28 febbraio 2010, 09:41 · #

Ieri sera ho visto Invictus di Clint Eastwood, un regista che non sbaglia un colpo, anche quando usa la retorica per commuoverci – andate a vederlo – e ora penso ammirato a Gian Andrea Rolla, e ai bambini neri affogati appena in quà o poco oltre in acque territoriali, e a un tizio che per qualche giorno ha provato a guardare dentro un canocchiale a rovescio, annebbiandosi, e che su Riaprire il fuoco, invece, vede laghi dove non ci sono o vetrine dall’interno di individualismi appariscenti, perdendosi (si spera) secondo il fato che così sembra volere (volare).

scritto da frank spada · 28 febbraio 2010, 10:50 · #

Dai bambini neri al tizio,bel colpo,per gli avvocati d’ufficio.
E’ vero,la retorica non serve sol per lacrimare.
Può pure darsi che ci fosse nebbia fuori,o che il cannocchial non fosse poi così a rovescio,non è detto che fosse effetto d’alcol o d’altra individual parvenza.
Ci son pure quelli che s’annebbiano senza cannocchiali,ma solo guardandosi allo specchio d’una vetrina dall’interno d’una specie d’anarchismo…ad ore.
Tanto rumor per nulla,era tragedia o farsa? Da Riaprire il fuoco,al Cannocchiale,biglietto andata e ritorno.
Quale massiccio e divertente marketing al semplice cazzeggiar delle parole!Quale scandalo!Quale onore!
Lesa maestà all’interno del cortile! Permaloso in proprio e pur per conto terzi!

Quanto al cavillar sull’acqua, sembra più una question da idraulico che una memoria d’avvocato difensore.
Ah già,c’era pure il fato.Avvocato,non sia così sicuro di divinare tirando in ballo fati e dove poi ci perderemo.
A volte (e lei è sulla buona strada) basta il famoso e semplice bicchiere.

scritto da johnny doe · 28 febbraio 2010, 19:27 · #

The word of mister Sword is certainly heavest in the world.

scritto da maurizio · 28 febbraio 2010, 22:44 · #

Gli abbecedari-sti, lasciano casa solo quando serve, i gabbiani… non a caso dalle mie parti li chiamamo “cocai”, o “colomps di mar” (in friulano colombi di mare), ormai stanziali in pianura, a inizi inverno zampettano in collina, tra le vigne ormai spoglie, a beccarsi per beccare i resti a terra delle vendemmie buone, uve pregiate – non sarà che tre puntini in sospensione “di chi invece… “, non vorrei essere stato frainteso, caro maurizio (m minuscola), mi spieghi in italiano, la prego.

scritto da frank spada · 1 marzo 2010, 14:05 · #

“L’attenzione, lo sforzo che richiede vivere per un attimo è venuto meno”.

La corda si spezza, lo spettacolo è andato male.Ma perchè tanta fatica e sudore per scacciar lo spirito di gravità che ci opprime e ci costringe ad un perenne ed traballante equilibrio? Perchè non la disinvoltura,la leggerezza sul filo e l’eccesso di simular finte cadute,di guardar sorridendo una nuvola strana e in basso un palloncino che fugge? Perchè non saltellar lievemente su quella fune sottile,tesa verso non si sa cosa? Magari per il semplice applauso della folla festante.
Li rendi contenti per i brividi,emozioni che la tua arte sa dare.
Chissà, han forse pagato il biglietto .
Tu hai fatto del pericolo la tua professione,è inevitabile che prima o poi la fune si spezzi,tu perda una scarpa e il tuo corpo per sempre.
Che tu lo voglia o no.

Ma può esser che sotto non ci sian piazze,e tu sia in bilico tra due abissi,il nulla e l’eccesso.il passato e il futuro,che nel burrone ci sia tutto o nulla,addirittura che tu sia la fune e il pagliaccio il tuo doppio.
Non importa.
E’ l’amore della tua professione che conta.
Vivere sempre ogni attimo sul filo senza sforzo di muscoli e l’anima grave, senza paura di morte o cadute.

scritto da johnny doe · 1 marzo 2010, 17:10 · #

Al posto di maurizio, imprevedibilmente, un’altro amico si domanda se la mia vita pesi quanto un cinquantino fatto saltellare sull’acqua di uno stagno!
johnny, mi lancierai oltre?

scritto da frank spada · 1 marzo 2010, 18:04 · #

Era solo un modo per dire che anch’io a volte trovo difficoltà nel seguire il paesaggistico pensiero di mr. Sword… ma sono d’accordissimo con lui su Eastwood (mr. Bosco dell’est) e ricordo con viva nostalgia il mio sguardo attonito di bambino rapito da “Per un pugno di dollari” e “C’era una volta il west…”. Chissà se un giorno ci ritroveremo, noi vispissimi vecchietti, a parlare di simili vivissime antichità davanti a un bel piatto di bucatini all’amatriciana…chi vuole partecipare?

scritto da maurizio · 1 marzo 2010, 19:55 · #

Ma sì, passiamo agli animali!Più interessanti degli umani E’ una notizia curiosa ‘sti cocai-gabbiani tra le vigne spoglie.Magari a volte le vendemmie non saran tanto pregiate e così i resti.Altri però men fortunati si becchettan tra i rifiuti e le discariche o passano il tempo nella scia dei pescherecci verso il porto, aspettando la misericordia di un pesce da mangiare e pensan di stare in alto mare.
Sia come sia,con dentro anche quel di Cardarelli e Jonathan,lei sì che c’azzecca!,il fatto è che tutti questi uccelli son dei gran rompicoglioni.Non si scompongono nemmen quando lascian cadere in qualche testa un po’ di guano.

Io son di altre terre,dolci colline e altri animali, corvi che gracchiano ad ogni minima minchiata,la famosa volpe,specialista di leccazampismo,....e toh! c‘è pure l’uva,che par non interessi …
In più si parlano tra loro e fan discorsi gravi,l’amore universale…ma sempre educati,retoricamente animally correct..
Vede,avvocato,ogni contrada ha i suoi terreni ed usi.
A proposito,oggi s‘è portato i codici?

scritto da johnny doe · 1 marzo 2010, 20:28 · #

Perchè così ottimista?
Potrebbe pure essere un dime.

scritto da johnny doe · 1 marzo 2010, 20:36 · #

Vorrei avere un giardino, un vero grande giardino. Metterei come un tempo a casa mia l’aiuola delle farfalle, fatta di fiori adatti ad attirarle. Metterei ciotole d’acqua, così che gli uccelli potessero bere e rinfrescarsi, e mangime da becchettare. Vorrei degli acchiappasogni nascosti fra i rami, che tintinnassero al vento, e vasetti di menta, pazienza se ne sono ghiotti i gechi, il mio quest’anno non mi ha fatto visita, e mi è mancato. Quando di sera veniva a dormire dentro casa, il ricciolo della sua codina ipnotizzava le ospiti con il bicchiere a metà fra la tovaglia e la bocca, quando compariva dietro il ritratto di Carlo III, per poi sparire con un guizzo. Dov‘è la mia lucertola che scappava tra i vasi trascinandosi come una regina lo strascico della sua lunga coda? E le mie gazze? Vorrei le lucciole e la lavanda, e il gelsomino soave a inondarci di profumo con le sue stelline di latte. Venite in pace, piccole creature, venite leggere, qui non vi sono trappole o inganni. Grazie per rendere vivo il mio giardino con la vostra presenza, grazie.

scritto da Leila Mascano · 1 marzo 2010, 20:42 · #

x maurizio, johnny (lanci, lanci… ci penserò io ad appesantirmi in volo) e Leila, aggiungo ai giardini, alle colline e alle frontiere degli spaghetti-western: 3 automobili, 15 motorini, 32 mc di immondizie (oltre a frigoriferi, scarti di olii, materassi e ossa umane già presenti in loco), una forra (foiba) non lontano dal cimitero di Basovizza nel Carso triestino, denominata “Abisso di Plutone” e un golfo, dove lo stridio di quelli veri abbraccia una città senza “memoria”.

scritto da frank spada · 2 marzo 2010, 06:10 · #

Spiacente frank,nelle collin dell’Arbia,le cose stan diverse.
Se poi si pensa a ben altri immondezzai,beh son tremila anni che ce li portiamo appresso.E infin se questi e quelli sommergeran giardini,colline e spaghetti vari,che c‘è di strano,mica vorremmo schiattar da pargoletti sani o tirar carrette da malati per altri cinquemila?

Perchè è così che stan le cose,siam aggrappati solo ad una crosta asciutta che si sta staccando.Ma noi vorremmo… il tempo del voler è terminato,almen in terraferma,trattasi solo di aspirine per curar tumori.Tanto vale il ruhm..
Per il resto,my dear frank,pensando a quel tal nasuto,giunto al fin della ballata…io smetto.
Bastan solo un paio di stoccate,almen tra gentiluomini,dopo sbadiglieremmo tutti e non è questo,credo,ciò che qui si vuole,tantomeno il famoso recinto dell’O.K. Corral.

scritto da johnny doe · 2 marzo 2010, 18:59 · #

Grazie lady Leila verrò presto a trovarla ma dato che come gabbiano non posso becchettare ho pronto il mio abito da pettirosso… a presto

scritto da Maurizio · 2 marzo 2010, 20:17 · #

Chère mad,questo giardino è una ciliegina cechoviana,peccato che si dà sol a teatro.

scritto da johnny doe · 2 marzo 2010, 21:20 · #

Stelle malignanti ai margini dell’ombra/tace la luna/fisso l’altra faccia che non temo/navigherò nel sole.

scritto da frank spada · 3 marzo 2010, 07:23 · #

La sosta al mio lavoro per il pranzo e sfoglio EPolis Friuli al bar con un caffé.
Lascio il ns caro alle prese con la conta dei capelli (chi mi conosce sa che lo nomino così fin da prima di mettermi a cena con Dario il segretario) furioso per quanto avviene a Roma e Milano (non dimenticate ciò che vi avevo detto quando un “frecciarossa” si bloccò nell’intermedio di Firenze) e a pag. 7, il quotidiano presenta il FuoriRotta di una giornalista (per me fuori di testa), titolato “L’infedele non è una volpe”, dove del “fedigrafo” scrive peste e corna e chiude il pezzo, testualmente, così: “Soprattutto abbandonati alle donne che li vogliono. E che evidentemente, li meritano.”
A pag. 11, invece, la notizia: “Topicida nel puré della madre arrestato il figlio ventunenne”. E qui si scopre che la sorella del tizio dieci anni fa uccise la mamma adottiva somministrandole del veleno nel gelato.
Alla 39 l’oroscopo: “Luna struggente e straordinaria, libera sensi e pensieri. Giornata perfetta per innamorarsi, per scommettere su un nuovo amore” e qui scambio gli occhi con il mio compare, quasi a domandarci: “E ora, che si fa? E l’Avvocato come reagirà? – Vorrà dire che lo spediremo dritti da un Procuratore, vedrai che lì si metteranno d’accordo. Tu, invece – gli intimo con la rudezza che mi spetta – mettiti a poppa a traguardare il gorgoglio del mare che trapasserà veloce l’orizzonte, annotando eh, che io serro le scotte per il terzo lato del triangolo (non gli anticipo che appena conclusa la regata metteranno nero su bianco anche questo diario di bordo). Nemmeno mezzo miglio di bolina e Sclash! Allento, viro e gli lancio una gomena in corsa, e lui a poco a poco risale a bordo, fradicio per la “scuffiata” (per altri, chi sta sui terrapieni, ad esempio, è solo una botta d’amore).
In fondo, a pag. 38, oggi e domani variabile, ma venerdì... sole pieno!
E a questo punto, e per una volta sola, posso dire che ho fatto un fioretto – certo che con quel naso che ci ritroviamo, compare mio…

scritto da frank spada · 3 marzo 2010, 14:26 · #

... sarà meglio precisare per evitare fraintendimenti mirati a caso, che il “fedigrafo” cui si riferisce il FuoriRotta della giornalista non è il ns caro, che di lui ci importa quanto la qualità di una cucchiaiata di formaggio in busta Coop, sui maccheroni sempre Coop da euro pochi, ma bensì al “ soggetto maschio tendenzialmente portato ad un leggero squilibrio genetico verso l’infedeltà” tanto, che la giornalista fuori di testa aggiunge “ ne consegue che l’essere umano maschio fedele per sua consapevole scelta è avanti nel processo evolutivo. Quindi anche più intelligente.”
E allora: W le donne che amano i pensieri di chi sanno tenersi vicino, inconsapevolmente o tendezialmente squilibrati, stupidi, o no!

scritto da frank spada · 3 marzo 2010, 15:34 · #

Ma quanto scrivete????? Per rimanere al passo ho dovuto prendermi un’ora di ferie :-) Di sicuro la fantasia qui la fa da padrona, assieme alla buona musica e alla letteratura. Mi sarebbe piaciuto leggere altre opinioni sulla domanda di Paolo relativa allo scrivere. Io che scrivo non solo per piacere ma anche per necessità (professionale) a volte mi sento scissa perchè c‘è scrittura e scrittura: quella per piacere e quella per dovere. E allora mi chiedo se la scrittura informativa e giornalistica è da ritenersi vera scrittura oppure si tratta di una Cenerentola al confronto delle divagazioni in forma di parola che leggo in questo blog.

scritto da Emily Way · 3 marzo 2010, 15:46 · #

Gentile Emily Way, in attesa che altri amici dicano la loro, mi richiamo ad un suo commento del 16 febbraio e, circa la scrittura “narcisistica”, non mi pare appartenga a Frank Spada che, anche nei giorni scorsi e con quel tanto di criptico che basta ragionarsi su un poco e capire l’ironia, ha fatto più volte il punto, quasi giornalistico, di fatti relativi a luoghi e realtà, anche fuori da questo “cannocchiale a rovescio”. Ritengo ci si possa cimentare in entrambe le scritture che lei cita, e non penso affatto che l’ informazione sia Cenerentola, forse a volte sarà un po’ Pinocchio, e quindi necessita più talento della “divagazione”.

scritto da paolo · 3 marzo 2010, 17:31 · #

In realtà, caro Paolo, non mi riferivo a Frank, che sarebbe uno splendido giornalista tanto quanto è un ottimo scrittore, ma al lavoro che mi tiene incollata al pc a volte troppo a lungo. Esiste sicuramente una scrittura giornalistica “elevata”, ma è concessa a pochi la virtù di praticarla. In parte perchè le redazioni sono affollate di personaggi che credono di saper fare i giornalisti solo perchè sono in grado di mettere in fila quattro parole, in parte perchè nella quotidiana manovalanza da redattore si è messi nella condizione di produrre pezzi al ritmo della catena di montaggio. E la creatività va a farsi friggere. Ecco, questo volevo intendere. Quando finalmente ho il tempo per scrivere ciò che mi piace, gli automatismi quotidiani rischiano di creare una barriera, un muro di gomma, che respinge voli di fantasia e creatività. Diventa difficile lasciarsi andare. Fare scorrere emozioni e pensieri attraverso la penna o la tastiera. In quanto a Pinocchio e Cenerentola, mi creda, a parte la carta stampata di regime e i voyeur del dolore (ma non li definirei giornalisti quelli) di Pinocchi in questo mestiere non ce ne sono quanti si crede. Abbondano invece gli idealisti (perchè con quel che guadagna un giornalista medio l’unico motivo che spinge a fare questo mestiere è la passione e l’idealismo)che spesso, molto spesso, finiscono imbavagliati.

scritto da Emily Way · 3 marzo 2010, 18:20 · #

Certo che sì, Paolo e Emily, e restando a Pinocchi e Cenerentole mi piace ricordare che domani ricorre il centenario della nascita di uno scrittore-giornalista-polemista-sceneggiatore pesarese, che sol trent’anni fa scriveva “ l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi (e su questo nutro dubbi, ma si spera) ma come l’avrà fatta la televisione ( e qui concordo in tutto).”
Per chi dimora nella Capitale, ché il “Tempo di uccidere” è sempre disponibile in tutta Italia, ricordo “Un Flaiano a Roma” e una serie di iniziative che culmineranno nella mostra presso il Mediamuseum: taccuini, appunti, schizzi e dattiloscritti d’autore, custoditi dopo la morte dello scrittore nel Fondo Flaiano di Pavia e per la prima volta interamente esposti al pubblico.
Beati i residenti, quindi.

scritto da frank spada · 4 marzo 2010, 08:44 · #

Di Lui sceneggiatore ricordo “I vitelloni” ,“Otto e 1/2”, “Il bidone” di Fellini, fino a Michelangelo Antonioni e la sua notte e “Il tempo di uccidere” di Montaldo dal Suo omonimo romanzo.
Il cinema e l’Italia in prima fila, che tempi!
Al Mediamuseum, caro Spada, ci andrò pensando a lei.

scritto da anna · 4 marzo 2010, 11:07 · #

Barometro alle spalle e a Parigi Metéo France si prepara a lasciar posto, a prezzi scontati e senza trattative, a una chiesa russa, ortodossa – l’operazione avverrà in una piazza, quasi in vista della Torre Eiffel, appena dietro il cartello con la frase di De Gaulle: “ La Francia ha perso una battaglia, non ha perso la guerra”, ad appena qualche giorno dalla violenza dei marosi e lo sconforto di Sarko, in volo sulle coste mortificate dalle bare e urbanizzate dai cugini fuori regola tale e quale come a casa nostra! Dio non voglia che il Generale, sentita la notizia al capezzale destro dell’Olanda, dove si è recato anche Napolitano, insorga dicendo: “L’Europa ha perso una nazione, non l’esattezza delle sinistre previsioni barometriche!”

scritto da frank spada · 4 marzo 2010, 15:18 · #

Che condensato di notizie, non sfuggite nemmeno a me che ho sfogliato in questi giorni i quotidiani anche esteri. Ma lei, signor Frank Spada, come ha fatto a frullare insieme meteorologia, malaffari, note storiche, confessioni, ecologia, risultati elettorali ormai certi , mentre da noi…ce la faranno?
Ma come ha fatto?!
Ho riletto il suo commento con più attenzione e mi viene il dubbio che lei non sia un residente friulano

scritto da anna · 4 marzo 2010, 18:22 · #

Pardon monsieur…non ho capito il fatto della chiesa russa…

scritto da maurizio · 4 marzo 2010, 20:34 · #

L’unica differenza fra scrivere articoli per un quotidiano e scrivere libri è che con i primi il giorno dopo ci si incarta il pesce, i secondi se li mangiano i topi. Per il resto sempre aria fritta è...

scritto da Francesco Pomponio · 4 marzo 2010, 21:20 · #

Passo di qui tardi alla sera e vado a letto allontanando i pensieri quotidiani o portandomeli dietro per una notte intera

scritto da marta · 4 marzo 2010, 21:24 · #

“Tuttavia è innegabile – Un vero e proprio”. E con due lapidi laconiche, indecifrabili ed elusive di ogni gioco, Flaiano passava inosservato in società.
Tra i quotidiani gratis al bar e i libri indigesti ai topi, c‘è spazio per i periodici conservati con cura sui ripiani, con le foto scattate da un giovane avvocato pubblicate su “Il Mondo” – l’ho incontrato l’altra settimana, 83 anni compiuti, è parso più giovane di me! Auguri, auguri, auguri!

scritto da frank spada · 5 marzo 2010, 06:57 · #

Notizie simultanee (Il Maxxi, Flaiano a Roma, Il Mondo…) programmate o anticipate da una sfera di cristallo?
Secondo me lei è un gioielliere, Spada!

scritto da butterfly · 5 marzo 2010, 08:18 · #

Fra pochi giorni… un anno fa, e ringrazio Ettore Bianciardi, un amico generoso.
http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=243

scritto da frank spada · 5 marzo 2010, 19:01 · #

Troppo intensa. Nel bene, nel male, troppo intensa. Il tempo di prendere le distanze, ed è svanita. Resta, spero, il profumo di un giardino.

scritto da Leila Mascano · 5 marzo 2010, 21:36 · #

Gilda!

scritto da paolo · 5 marzo 2010, 21:46 · #

Sì, Paolo, proprio lei! La donna che sedusse per la prima volta un bambinello in braccio alla sua mamma, al cinema – Johnny Farrel l’uomo “Lover man” in rumba lenta, in un night, Mr. Ballin il marito e lei tra loro, la rossa di fuoco con le gambe ad alta quota che infiammò un arcipelago nazione, alzando in cielo un polverone che oscurò il sol levante!
Poi si allontanò per attirare squali stesa su una tolda, a Acapulco, e finì in technicolor ballando senza i sette veli agli occhi di Laughton, in realta davanti a me. Come ci racconterà Marlowe nel sequel che uscirà a novembre!

scritto da frank spada · 6 marzo 2010, 07:34 · #

Amo il jazz quanto lei, Spada, e per mia fortuna ho qualche vecchio disco da collezione: un Decca, per esempio, con Billie Holiday che canta Lover man, e diversi microsolchi di Bird, dove “standard” come questo, così li definisce giustamente il suo detective, vanno anche veloci.
Per caso, suona qualche strumento? Stando al primo romanzo sembrerebbe di no. E’ un collezionista di musica jazz? Non vedo l’ora di averlo in mano, Spada, il sequel di Marlowe, naturalmente! Io suono il pianoforte fin da ragazza e possiedo anche un disco di Mary Lou Williams. Interessa? Corre voce che lei sia in là con gli anni, secondo me, invece, lei non ne ha più di quaranta. A presto.

scritto da candy's50 · 6 marzo 2010, 11:43 · #

Gilda Mudson a Johnny Farrel: Sai, se dovessi scegliermi un motto sarebbe: “Nessun divieto.
“ Bisognerebbe trovare un Johnny Farrel, però.

scritto da Leila Mascano · 6 marzo 2010, 12:37 · #

Oggi il “Canocchiale a rovescio” è a 183 commenti! Non pochi, pochissimi, rispetto a dove arriveremo tutti assieme. Non ultimi Leila e Frank.

scritto da frank spada · 6 marzo 2010, 15:03 · #

Posso stare un po’ qui a respirare aria buona?

scritto da Francesco Pomponio · 6 marzo 2010, 21:10 · #

Per il Jazz, che seguo assai poco, Il Duca, Weather Report, Pat Metheny (che però svaria in generi diversi) e gli italiani Perigeo, ingiustamente dimenticati. Francesco, sei il benvenuto, ma devi albergare in te sufficiente follia…ahahah

scritto da maurizio · 7 marzo 2010, 08:15 · #

Certamente sì, Francesco, visto che si vola in alto con le individualità certe di chi non bada ai carovanieri nel pantano.

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 08:24 · #

x maurizio – mi scuso per il ritardo di risposta e con poca ortodossia Embraceable You con Ella, e Ellington tra noi.
x candy’50 – Mary Lou, in trio?
x Leila – ce l’ha di fronte e non lo riconosce solo perché veste uno smoking bianco? Lo guardi dentro gli occhi, come faceva a San Francisco prima di piantarlo per sposare un falso amore di nome mister Ballin.

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 09:26 · #

Che bello qui, una lunga discussione tra amici… Posso “infilarmi” anche io in un angolino, per fare due chiacchiere? :)

scritto da Shara · 7 marzo 2010, 15:28 · #

Se vado fuori tema spernacchiatemi pure, se c‘è un tema, ma devo dire che ho letto il libro di un certo Frank Spada.
Molto bello, coinvolgente, d’atmosfera. A proposito di jazz…
Leggetelo :-)

f.

scritto da Francesco Pomponio · 7 marzo 2010, 16:27 · #

Ben arrivata Shara, più che infilarsi in un angolino, commenti quando più le pare e sparga voce che nel canocchiale a rovescio, e negli altri blog di Robin Edizioni (v. elenco: Pronto, chi blogga? su in alto a dx), troverà altri autori molto più... meno fuori di testa di noialtri tutti assieme, lieti di fare nuove amicizie.

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 17:22 · #

Gli avvocaticchi di provincia hanno smokings bianchi solo
in sogno,immaginiamoci poi
nights,poker,roulettes e Gilde!
Più adatto al ruolo è mr.Higgins,misogino e innamorato, esperto in glossolalia e vocalizzi, per la serie protezione della giovane.

scritto da johnny doe · 7 marzo 2010, 17:37 · #

x johnny: ha prenotato i biglietti?

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 18:26 · #

Io posso fornire l’indirizzo…

scritto da Francesco Pomponio · 7 marzo 2010, 19:12 · #

Lo smoking bianco è un gran banco di prova, o sei il Grande Gatsby, o Johnny Farrel o il gelataio. Come il cappello per le donne: divina o ridicola, via di mezzo non c‘è. Io, qualche anno fa, sono rimasta prigioniera del casco.In camicia da notte, all’una di notte, in preda al terrore, chiedendomi se dovessi andare al pronto soccorso o dall’elettrauto ( quest’ultimo chiuso ). Fui liberata in posizione toboga , ciè con uno che ti punta le ginocchia sulla schiena e ti garrota, un delirio, quanto di più simile ad una decapitazione a mano si possa provare. Ma la cosa più tremenda fu il non saper rispondere alla domanda: perché? Niente, il casco era lì e via. E dire che soffro di claustrofobia!

scritto da Leila Mascano · 7 marzo 2010, 20:02 · #

non serve,solo offerte pour les employés

scritto da johnny doe · 7 marzo 2010, 22:19 · #

A proposito di Flaiano,per chi fosse interessato,vedere numero speciale di Sugonews :1910-2010 un secolo di Ennio Flaiano,in edicola dal 12 marzo,a Torino, Milano, Firenze, Bologna, Genova e Roma.

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 02:57 · #

Aver cambiato (spesso) e-mail e nickname (invece di dormire) ha rivelato (anche qui) chi ama soltanto la vanità di sé, elemosinando la certificazione di essere nessuno, il signor a parte (oggi fuori tempo? – si vedrà)

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 08:23 · #

Certo che è un po’ difficile seguire tutte le discussioni sotto forma di commenti… ma non è possibile qui aprire vari post?
Ad ogni modo buongiorno a tutti :)

scritto da Shara · 8 marzo 2010, 10:38 · #

Se mi posso permettere vorrei segnalarvi sul mio sito un breve “Decalogo del perfetto scrittore” che mi sono divertito a scrivere. E’ una cosa semiseria, se vi piace bene, fatela circolare, altrimenti cestinatela dalla vostra mente.
ciao
Francesco

scritto da Francesco Pomponio · 8 marzo 2010, 11:25 · #

Non ci sono discussioni, a volte qualcuno polemizza (va da sè che si “becca” i commenti a lui rivolti). Per ora il post resta quello pubblicato in apertura, il 31/01/2010, lo rilegga, Shara, metta anche i suoi occhi in un cannocchiale a rovescio e si lanci senza rete.

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 11:57 · #

Perchè dormire?Leggevo il finto Marlowe e pur l’esilarante prefazione ,a proposito d’elemosine e certificati.La pizia friulana a forza di responsi infiocchettati s‘è gonfiata a mo’della famosa rana.Già si crede a Delphi.
Nick e mail sono ancor poche,vedrò di accontentarla per la portineria.
Per il resto sian sempre fermi al dime.

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 13:34 · #

Rosica… rosica…
A proposito di nickname, potrebbe andar bene questo? Un suggerimento

scritto da Francesco Pomponio · 8 marzo 2010, 14:20 · #

doremifasòl… quel che si doveva a _una_mailnickname è dato.
Il punto: – la Cei certifica sbagliato cambiare le regole, poi si corregge per questioni tecniche (buon consiglio) – la Polverini s’impolvera d’applausi e a Formigoni formicolano le mani (non è da noi) – la Bonino intossica Pannella fumando senza filtro (ci accomuniamo) – Benedetto da Udine, nel 1931, se la rideva a Venezia, tra libri, fucili e donne che non si prestano mai (prendete pure) – il ns caro è sempre lì (noi qui – facile la rima, no?)

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 14:29 · #

Sa avvocato,altre volte di notte si cazzeggiava in due con fragoline.Avete qualche ossicino in gozzo,mio caro buon Otello?
Avete mandato Jago o guardavate voi dalla finestra? Basta un fazzolettino e subito i finti Marlowe in missione prendon fuoco come stracci e vil cartone!Se vi vedesse il vostro finto eroe…Altro che martini whisky e fatalone!Poverino,amato da un banal spadone e in più anche pigmalione!

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 18:40 · #

Qualcuno continua a fracassarsi i denti battendoli sui tasti.

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 19:06 · #

Tralasciando ogni commento sul tizio a cui consiglio un buon dentista, direi che tra Roma e Milano si profila la solita commedia all’ italiana che terrà ferma la nazione nel pantano. Ci fosse almeno Flaiano!

scritto da paolo · 8 marzo 2010, 20:23 · #

Sto cercando un pensiero profondo, ma non c‘è niente da fare…
Non mi vengono frasi serie, e quelle scherzose disturbano. Stiamo in un mondo di gente che scioccamente si prende troppo sul serio. Bisognerebbe emigrare.
Snif…

scritto da Francesco Pomponio · 8 marzo 2010, 20:34 · #

Nonna Virginia, classe 1904, avrebbe 106 anni se fosse ancora viva anche se viva è nel mio pensiero, nei miei ricordi, nel mio immaginario.
Fu lei, piccola grande donna, nella sua simpatica ignoranza, bambina cresciuta senza mamma tra errori e orrori del suo passato, mai dimenticati, a spiegarmi, all’età di 13 anni, io spaventata per quel sangue che mi colava dalle gambe che non dovevo preoccuparmi, perché era il primo segno della mia apertura alla vita e del quale la natura mi aveva fatto dono. Fu sempre lei che raccolse le mie prime confessioni d’amore, le mie pene, soddisfatta di quella complicità fatta di sguardi furtivi e parole biascicate in qualche angolo della casa della quale l’avevo resa parte e alla quale mai contravvenne per non deludere quel patto suggellato senza testimoni. Ma tutto ciò aveva un prezzo. Nei pomeriggi assolati, nella mia stanza, io e le mie sorelle dovevamo giocare con lei a carte, a briscola, scopa, chissà cosa vedeva in quelle carte, quale elemento di riscatto in una partita vinta. Il nonno al quale lei voleva un mondo di bene, con la sua gamba di legno, rimediata in seguito ad una disgrazia, era forse la risposta inconscia al suo bisogno di protagonismo che la vedeva spesso scontrarsi sulla quotidianità con mia madre, assillata da mille problemi ma conscia di quel potere carismatico che mia nonna esercitava su di noi con il suo carattere spiritoso e allegro, fatto di battute di spirito, di buonumore, racconti e leggende di streghe e folletti, credenze popolari di origine celtica, alle quali lei si ispirava; spesso per farci stare buoni ci terrorizzava con le storie di fantasmi che si aggiravano per il paese ma la paura non durava che qualche istante sostituita dalla curiosità morbosa di sapere come finivano quelle storie, alle quali lei riservava un finale sempre diverso tanto da tenerci continuamente sulle spine e in attesa di chissà quale accadimento.
Leggerezza è l’aggettivo che meglio riflette la sua personalità e le dona spessore.
Con leggerezza accettò la condizione di figlia privata del suo bene più grande: la presenza della mamma
Con leggerezza accettò la sua mutilazione come donna che non fu inferiore a quella subita dal suo uomo
Con leggerezza accettò il suo ruolo di nonna che visse fino in fondo con la gioia di un bambino.
In punta di piedi se ne andò, senza disturbo, tanto per non recare danno.

scritto da loretta fusco · 8 marzo 2010, 20:44 · #

i denti si fracassano a forza di ridere alle vostre acrobazie bruscolinare, d’altronde siete voi che lo desiderate e che mi divertite,io vi avevo avvertito per la noia di all the people,caro Otello da dopolavoro,ma il vostro orgoglio e vanità di pigmalione v’ha messo fuor come un balcone.

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 22:09 · #

... e alle donne qui “presenti” neanche una pallina di mimosa :(

scritto da nadia · 8 marzo 2010, 23:14 · #

Salutiamo la nuova amica Loretta Fusco, che con tanta tenerezza ha ricordato una nonna “speciale”.
Chissà se un poeta, come Corrado Prestianni, che tempo fa ci ha regalato alcune sue belle poesie, vorrà dedicare a tutte le donne del canocchiale a rovescio qualche settenario…

scritto da frank spada · 9 marzo 2010, 07:53 · #

Noni piace la festa della donna, non mi pisce quella del papà, ne’ quella della mamma, neanche halloween che neanche è nostra, sono tutte feste ormai diventate roba commerciale. E perché non c‘è la festa dell’uomo? Forse perché lui fa festa tutto l’anno?
Mi sa che devo farmi vedere la testa da uno bravo…

scritto da Francesco Pomponio · 9 marzo 2010, 08:01 · #

8 marzo: Festa delle donne. Ma cosa dobbiamo festeggiare? Ed è proprio vero che siamo noi le attrici di questa festa o ci facciamo festeggiare ad uso e consumo di chi ci guadagna addosso? E non ce ne accorgiamo o glissiamo sulla mancanza di significato che ha questo giorno per chi lo vive leggermente senza averne piena coscienza? E la mimosa è proprio un simbolo per festeggiare la donna o è un modo per rimpinguare le casse di tutti i negozi di fiori che aspettano giorni come questo, San Valentino, la festa del papà, della mamma per fare affari d’oro?
Io personalmente ho sempre evitato di farmi coinvolgere in cene, serate danzanti, galà appositamente studiati per l’occasione che mi sembrano avvilenti espedienti per affermare la propria individualità, femminilità che avrebbe senz’altro spazi, momenti e tempi più adatti per potersi esprimere.
E poi, le donne alle quali dobbiamo rivolgerci, sono i modelli impostici dalla televisione o è l’esercito silenzioso di donne che ogni mattina si alza, si consuma tra lavoro, casa e figli e la sera è così stanco da non sapere neppure di che giorno si tratta?
Basterebbe rivolgere il pensiero a donne come Rita Levi Montalcini o Alda Merini grande poetessa da poco scomparsa, per dare un senso a questo giorno e riscattarlo da tutto il vuoto che lo circonda.
Ecco, oggi 8 marzo io festeggerei Alda Merini, simbolo di tutte le donne calpestate, emarginate, abbandonate come lei, che non solo in vita ha espiato la colpa di essere donna ma che i continui ricoveri ospedalieri, oltre che a peggiorare i suoi disturbi mentali, le hanno anche devastato l’anima.
L’omaggio che le renderemmo non servirebbe solo a risarcirla di quella elemosina di consensi e riconoscimenti ricevuti in vita ma sarebbe per noi un primo passo verso quel risveglio delle coscienze magari sopito o imbarbarito da chi ci vuole ghettizzare nell’angolo delle “belle statuine.”
Leggendo le sue poesie, di una rara bellezza possiamo capire molte cose della vita e del mondo delle donne.
Ve ne propongo una, tra le tante che, per il tema trattato, dà sapore a questo giorno.

l’unica radice che ho mi fa male

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

scritto da loretta fusco · 9 marzo 2010, 08:48 · #

Sì, sono d’accordo. Che cosa diavolo dobbiamo festeggiare, se la città ci ghettizza ancora,se percorriamo le strade deserte col cuore in gola dopo le dieci di sera, se ancora l’andare da sole al cinema suona come un invito alle molestie, se si è schiave dell’accompagnatore perché si è eterne bambine, o meglio minus habens, e senza accompagnatore si è res nullius, e il commento benevolo se ti va male è: Ma pure lei, che ci faceva da sola a quell’ora etc? Quale uomo normale accetterebbe di vivere in uno stato di limitazione e soggezione come vive normalmente una donna normale, non una che si traveste da velina, anzi che magari fa di tutto per non dare nell’occhio? Provate a correre in ospedale a mezzanotte e alle tre di notte tornate a casa: sorpresa: dall’ospedale la telefonata in genere non è presa in considerazione dai tassisti, perché da telefono pubblico. Peggio dal cellulare. Fate l’esperienza di tornarvene a piedi di sera tardi da una clinica metti su una strada come l’Aurelia,o da Monteverde vecchio dalle parti di Villa Sciarra, e poi mi dite.
Provate oggi, con tutti gli escamotage possibili per i datori di lavoro, a conservare il posto incinte: mica va bene a tutte!Del resto, quanto a difesa dei diritti di chi è malato o di chi lavora, le lancette girano vorticosamente all’indietro. E quando lo fate, il bebé, in ospedale, vi può anche capitare, come ad una mia amica formosa, ma non grassa ( certo incinta non proprio una silhouette, ma neppure Moby Dick )di sentirsi imporre un cesareo, perchè” Vuol fare passare il bambino tra quelle “ cosciazze grasse?” E’ finita con una denuncia, e mica per fortuna tutti i medici sono così, per carità...diciamo però che l’essere donna ti sottopone a qualche prepotenza in più. Meno mimose e più rispetto, perché l’altra metà del cielo sia sempre tale, e non si uniformi al modello maschile troppo spesso corrente ( non sempre, per fortuna.)

scritto da Leila Mascano · 9 marzo 2010, 09:51 · #

Fortuna anche tua! – dice un detective che conosco, mettendo in vista il suo musaccio sigaretta in bocca.

- Lasciamo perdere ragazzi, per oggi ce l’hanno suonate proprio per bene.

scritto da frank spada · 9 marzo 2010, 10:45 · #

(isole)

Ci siamo raccontati
in un caffè per caso
su languide schiune
di meringhe e poi
alla deriva ancora
come messaggi persi
dentro una bottiglia

(C.P.)

scritto da corrado prestianni · 9 marzo 2010, 12:15 · #

(fumo minimissimo – a Nadia)
Lascia l’impronta delle sue parole dentro un posacenere / la guardo incamminarsi, per l’ultima volta / Ordino un caffé: – Questo lo vorrei ristretto, per favore / lo allungo in un monologo finché resto senza voce / Di lei, un mozzicone rosso Valentino, del nostro amore, una data e uno scontrino sul tavolo / A terra, sulla ghiaia, le mie cicche sotto un pergolato di mimosa / La bora, oggi, soffia a cento all’ora
(F.S.)

scritto da frank spada · 9 marzo 2010, 17:10 · #

Grazie Frank. Fortuna che c‘è ancora un uomo che rispetta le donne e lo dimostra ANCHE regalando una mimosa (o un minimissimo al profumo di mimosa).

Ogni persona è un messaggio perso dentro una bottiglia.

scritto da nadia · 9 marzo 2010, 20:03 · #

Grazie per il benvenuto. Anch’io desidero dare il mio modesto contributo su temi che possiamo condividere o meno, l’importante è argomentare.

scritto da loretta fusco · 10 marzo 2010, 08:09 · #

Io credo che la più grande fregatura per l’uomo è l’opzione di scelta che gli si presenta immancabilmente non solo per le questioni importanti, a volte determinanti, che possono cambiare una vita, ma anche quelle quotidiane che rodono sempre un po’ perché ti chiedi: e se avessi aspettato, se avessi accettato, se …..Chi nella sua vita non si è trovato a dovere operare delle scelte, scelte difficili, scelte obbligate, scelte impensate o impensabili, e chi dopo non si è trovato a rimuginare sulle stesse o a voler tornare indietro? Io credo che quando facciamo una scelta, piccola o grande che sia, dobbiamo, nostro malgrado, crederci, e andare avanti su quella strada fino a quando non ci rendiamo conto che non è quella giusta. Quindi fiducia e coerenza iniziale ma anche coraggio quando ci accorgiamo che …dobbiamo tornare indietro.
A volte le scelte si fanno agendo d’impulso, senza ragionare troppo, facendo parlare il cuore e sono le scelte che possono fare più male perché toccano i sentimenti.
Altre scelte riguardano l’ego: la persona fa parlare solo una parte di sé, l’ego appunto, e in questo caso la scelta è indolore.
Ci sono scelte come ad esempio quella fatta da Beppino Englaro, padre di Eluana che è andata oltre la sua possibilità di scelta , ha dovuto sceglier per qualcun altro con tutte le responsabilità e le ripercussioni che ciò ha comportato.
Noi dobbiamo scegliere, ce ne è data facoltà ma non siamo meno uomini perché ci fermiamo, torniamo indietro pensiamo e ripensiamo alla nostra vita.

scritto da loretta fusco · 10 marzo 2010, 08:20 · #

Ogni scelta è giusta, Loretta. E’ giusta ovviamente se porta cose buone, è giusta se si rivela dannosa, perché ci fa imparare qualcosa di essenziale per la nostra vita. Per lo stesso motivo i saggi orientali dicevano che “il tuo peggior nemico è il tuo migliore maestro”. Benvenuta fra noi.

scritto da maurizio · 10 marzo 2010, 09:01 · #

La scelta dettata dalla testa è senza dubbio la più equilibrata , spesso la più “giusta” e per questo da molti apprezzata. Mi sono , nel tempo, adeguata e vengo ritenuta saggia per alcuni comportamenti. Rimpiango tuttavia moltissimo la scelta del cuore, a volte mi sembra di aver tradito me stessa e non mi guardo allo specchio.

scritto da butterfly · 10 marzo 2010, 09:20 · #

“cuore/ego” – categorie dell’Uomo, prendiamole per buone – individualità a parte, anche letterarie, come osserva C. Magris, ricordando Borges, Foucalt, Svevo, mentre il mio compare aggrotta un sopracciglio, l’altro indifferente.

scritto da frank spada · 10 marzo 2010, 09:35 · #

Svevo e l’ultima sigaretta, ossia l’amore per la SCELTA in sé, tale da portarla avanti all’infinito, con infinite “ultime sigarette”...

scritto da maurizio · 10 marzo 2010, 09:52 · #

Scegliere… è sempre difficile tra doveri più o meno imposti, libertà che in realtà non hai. Il libero arbitrio è solo una parola.

scritto da nadia · 10 marzo 2010, 09:59 · #

Tanti anni fa conclusi una poesia con queste parole;
“Libertà è il potere/di scegliere liberamente/la nostra schiavitù”...

scritto da maurizio · 10 marzo 2010, 12:58 · #

Non c‘è nessuna difficoltà a scegliere, basta essere disposti ad accettare le conseguenze della scelta.

scritto da Francesco Pomponio · 10 marzo 2010, 13:35 · #

Reazioni anticipate / scelte non obbligatorie / libere elezioni (anche).

scritto da frank spada · 10 marzo 2010, 16:01 · #

Io scelgo di non scegliere, ecco, fatta la scelta.

scritto da loretta · 10 marzo 2010, 17:30 · #

Ieri sera sono stato in un vagone ferroviario, doghe in legno e ruote ferme in un giardino – c’era anche il capotreno, con il cappello d’ordinanza, rosso, nero e d’oro, e tanti viaggiatori fermi in piedi, ché i posti a sedere erano occupati – ho viaggiato fino a mezzanotte tra i racconti in marilenghe, in friulano, che bellissima serata.

scritto da frank spada · 12 marzo 2010, 08:10 · #

Sempre sospesi, tra sogno e realtà, l’uno in funzione e supporto dell’altra, accarezziamo i nostri pensieri.

scritto da loretta fusco · 12 marzo 2010, 09:33 · #

Qui http://www.contecurte.splinder.com/post/22381774/CONTIS+TAL+VAGON il Friuli in viaggio verso dove.

scritto da frank spada · 12 marzo 2010, 13:34 · #

Ho riletto con più attenzione il romanzo “Marlowe ti amo” e ho notato che il protagonista, pur spinto da una curiosità un po’ caotica anche nel guardarsi dentro, rivela comunque una linearità di condotta davvero singolare, sia come detective che come uomo. Ma lei, Spada, scrive in modo cosi’ originale anche in friulano?

scritto da paolo · 13 marzo 2010, 11:57 · #

La “curiosità” a cui lei si riferisce appartiene allo scrittore, il giudizio, liberamente critico, soltanto ai lettori (meglio se bilingui, caro paolo).
Mandi (in italiano, ciao).

scritto da frank spada · 13 marzo 2010, 14:27 · #

Va riletto in effetti, è un libro “zippato”.
Ogni volta ci trovi qualcosa di nuovo.
L’umanità sarà punita.

scritto da Francesco Pomponio · 13 marzo 2010, 20:56 · #

Il desiderio di chi scrive, anche solo perché gli piace
e si diverte, è essere letto (è umano) – non credete a quelli che lo negano.
Circa un libro e una “storia”, questa non è che il mezzo per “raccontare” altro – l’autore si rallegra se qualche lettore “accorto” l’ha già letta e, per ora, non lo ha punito.

scritto da frank spada · 14 marzo 2010, 11:38 · #

Di tutte le cose che ho studiato, quella che maggiormente rimpiango di non avere approfondito è la matematica. Quest’avversione mi deriva dal fatto che avevo un’insegnante odiosa, che mi aveva in antipatia, e che mi rimandò molto ingiustamente. Il fatto mi causò un sacco di problemi in famiglia, poiché un abominio simile in generazioni di matematici, tra cui qualcuno illustre, non si era mai verificato. Oggi per vari motivi ho ripreso in mano alcuni scritti di Pitagora, e questo mi ha fatto venire in mente alcune cose molto acute a proposito della matematica e dei numeri in generale che aveva detto Bertrand Russel, e da lì sono approdata a Platone. Il tempo è poco, vorrei rispolverare tante cose, che oggi mi emozionano. Ma perché quando ( le poche volte )ne parlo con qualcuno vedo negli occhi degli altri l’incredulità, il sospetto che sia una posa il mio interesse? Così dunque è carente la scuola ( troppo spesso ) che la meraviglia delle materie insegnate non riesce a mostrarsi agli alunni, che le etichettano come noiose, e mai più nella vita hanno voglia di rivedere il loro giudizio?

scritto da Leila Mascano · 14 marzo 2010, 15:18 · #

Conoscevo uno che per addormentarsi contava ogni due sere quel che aveva fatto – gli furono attribuite solo tre cose: nascita, vita, morte – intervallate da un certo numero di giorni in cui non faceva niente.

scritto da frank spada · 14 marzo 2010, 17:11 · #

Io credo che se la scuola crea lacune in italiano, letteratura o altro sia poi più semplice riprenderle in età adulta anche da soli. La matematica invece va compresa e non la si può rivedere negli anni senza l’aiuto di un esperto. Io avevo professori bravi alle superiori eppure, forse per via di lacune alle elementari ed alle medie, non l’ho mai compresa e preferisco di gran lunga leggere e studiare altro perchè considero quella materia “superflua” nel mio quotidiano se non fosse che non posso aiutare mia figlia a fare i compiti.

scritto da nadia · 14 marzo 2010, 21:33 · #

Io la matematica la amo, però non la capisco, come tutte le cose che amo… e forse è meglio così

scritto da Francesco Pomponio · 14 marzo 2010, 21:48 · #

E’ fuor di dubbio che le cose insegnate da persone che ci piacciono o che stimiamo le impariamo più volentiere e senza fatica. Ho sempre amato leggere, ma ho “imparato” come si legge da poco.

scritto da marta · 15 marzo 2010, 10:26 · #

Io penso che nella scuola sono molte le cose che non vanno, spesso anche gli insegnanti.
Siamo passati da una scuola, la nostra, in cui rigore e severità erano la regola, a una scuola lassista dove gli “orrori”di ortografia si sprecano, in virtù di quella libertà di scrittura in cui la sintassi lascia il posto alla creatività, creatività in tutti i sensi.
Ma cè qualcosa che non va neppure in noi insegnanti. I giovani hanno bisogno di noi e siamo noi che dobbiamo dare l’imprinting, riconoscendoli, accettandoli; le nostre parole rivelano quello che noi siamo e i giovani sono troppo intelligenti per non capire quando dall’altra parte c’è motivazione, entusiasmo, voglia di trasmettere qualcosa. E non è solo questione d’età. Il feeling che a volte si riesce a creare tra studenti e insegnante è qualcosa che trascende dai dati anagrafici, è una luce che uno ha negli occhi, nei gesti, nelle parole, è quell’autorevolezza che nasce dalla stima guadagnata sui banchi. Ed è l’unico modo per rivitalizzare questa nostra sgangherata scuola già penalizzata da tagli in ogni dove che ne mortificano l’essenza stessa. Ciao Loretta

scritto da loretta fusco · 15 marzo 2010, 16:00 · #

Dunque, una loretta che non sceglie e una fusco che si schiera.
A difesa del “sapere”, numeri, lettere, e ruoli anarafici “distinti”, sono con lei.

scritto da frank spada · 15 marzo 2010, 16:58 · #

Dovrò avere il tempo per orientarmi… Grazie dell’invito ;-)

scritto da Elisa · 15 marzo 2010, 22:42 · #

A volte le parole non chiariscono le cose, a volte un obiettivo che non c‘è – il canocchiale a rovescio, apposta, ne ha due rivolti in ogni dove.
Il gioco vale la candela – Delete Il diritto all’oblio nell’era digitale di V.Mayer-Schonberger o Funes O della memoria di J.Luis Borges?

scritto da frank spada · 19 marzo 2010, 09:57 · #

Le parole hanno troppi significati e spesso se ne utilizzano altre ancora per centrare meglio ciò che si vuole dire aumentando i malintesi, a volte.
Soprattutto quando la parola è scritta e la si legge senza poter vedere il volto di chi l’ha lasciata sul foglio bianco o su una pagina web.
Un buon libro, sulle parole, è anche “Lezioni americane” di Calvino. Credo sia un corso di scrittura creativa (e non solo) valido e completo, oppure un testo che gli innumerevoli, e costosi, corsi di scrittura dovrebbero adottare.

scritto da nadia · 19 marzo 2010, 18:33 · #

A buon intenditor poche parole

scritto da Francesco Pomponio · 19 marzo 2010, 19:25 · #

Qualche volta basta una manciata di secondi per rivivere un’ora, un giorno… anni. Altre, il tempo si cristallizza dov‘è, per sempre.
Ma ora c‘è Internet, un click e la memoria collettiva…
Quella individuale, invece, per fortuna trova ancora spazio in questo blog.

scritto da marta · 19 marzo 2010, 19:29 · #

E’ proprio vero, Nadia, che molti malintesi vengono generati nel tentativo di spiegare con altre parole. Ma non attribuirei la ragione del non chiarimento ai molteplici significati delle parole, quanto alla non disponibilità dell’ anima .

scritto da butterfly · 19 marzo 2010, 21:36 · #

Basta un profumo, un angolo di strada, una voce, un soffio di vento che porta odor di mimose. Da qualche parte è già primavera. La stessa di quando avevi 11 anni e tornavi a casa camminando lungo la ferrovia alla fine della scuola, e i papaveri macchiavano l’erba dei prati. Che si piegava al vento.

scritto da Francesco Pomponio · 19 marzo 2010, 23:54 · #

... fresco dell’alba, gonfio di sole.
Appena un poco saremo al largo, Francesco, lascia la cima – amici, amiche, ci aspettano i ricordi.

scritto da frank spada · 20 marzo 2010, 08:52 · #

Persino i ricordi, in certi casi, vengono imballati e nascosti per dimenticar ciò che più, infine, fu ricordo!

... effimera sostanza… ;-)

scritto da Elisa · 20 marzo 2010, 13:26 · #

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