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Poche Chiacchiere: Il Calcio e la letteratura (Cuentos de Futbol).

Il Calcio e la letteratura (Cuentos de Futbol).

Sono sempre stato un grande appassionato di Calcio sin da bambino. Anzi, tra i ricordi migliori che conservo della mia infanzia vi sono sicuramente le mie fughe da scuola per andare a giocare a pallone con gli amici, sui prati o per la strada davanti casa. Prima ancora delle tabelline ho imparato a memoria l’intera formazione della Roma e della Nazionale e sicuramente la recitavo con maggior convinzione della preghierina della sera. Ho tra l’altro il fondato sospetto che nel mio sangue scorrano da tempo globuli giallorossi! Per farla breve tra me e il calcio è stato amore a prima vista. Forse è per questo che il primo racconto (Futbol Corazon) del mio libro d’esordio si svolge in un campetto di periferia.

Quello che rende questo gioco popolare in tutto il mondo, è a mio umilissimo giudizio la sua incredibile semplicità. Se ci pensiamo bene, in fondo per giocarci e divertirsi non servono abbigliamenti speciali e neanche particolari strutture. Basta un po’ di fantasia e si può giocare in qualsiasi luogo. Si può giocare anche da soli, basta un pallone di plastica o qualcosa di sferico che ci assomigli che ti capita fra i piedi e l’istinto di prenderlo a calci è automatico. Diego Armando Maradona, probabilmente il più forte giocatore di tutti i tempi, la cui vera vita da sola è degna di un romanzo (leggere la sua autobiografia Yo soy el Diego, Fandango – 2002 per credere), nel cortile di casa a Villafiorito si allenava palleggiando con una semplice arancia. Si può correre in mezzo ad avversari immaginari, dribblando l’aria e tirando la palla contro una lattina per strada sognando di aver fatto un gol all’incrocio dei pali durante la finale dei mondiali.

Ciò che rende il futbol però un argomento “letterario” penso sia il fatto che esso possa venire visto, sentito ed utilizzato come metafora della vita. In una semplice partita di novanta minuti possono accadere episodi che ci possono far vivere anche da spettatori in modo concentrato le stesse emozioni istintive tipiche di una intera esistenza. L’attesa e le speranze (all’inizio della partita), la gioia (del gol), l’amarezza (della sconfitta), la rabbia (dell’errore dell’arbitro), l’affetto (del tifo), la sofferenza (degli ultimi minuti) e così via. Eduardo Galeano nel suo celeberrimo “El futbol a sol y sombra” (Splendori e Miserie del gioco del calcio, Sperling & Kupfer 1997) riferendosi al fatto che adesso le partite finiscono spesso 0 a 0 scrive “Il gol è l’orgasmo del calcio. Come l’orgasmo, il gol è sempre meno frequente nella vita moderna”

Una tipica condizione umana che dal punto di vista letterario una partita mi suggerisce è ad esempio quella della solitudine. Il portiere, l’arbitro, l’allenatore, il massaggiatore, il giocatore che tira un rigore decisivo, il tifoso quando la squadra perde, il giocatore in panchina.

Umberto Saba, nella poesia Goal, da “Cinque poesie sul gioco del calcio” (Saba 39 poesie Mondadori –1996) esordisce:

Il portiere caduto alla difesa ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

Mempo Giardinelli nel suo “Il tifoso” (Cuentos de Futbol – Mondadori 2002) ci racconta invece in modo struggente e poetico gli ultimi istanti della vita di un tifoso proprio mentre vive alla radio quella mitica partita che da la vittoria del campionato Argentino, dopo anni di digiuno, alla sua squadra del cuore il Velez Sarsfield:

“…Aveva sognato quella vittoria tutta la vita. A sessantacinque anni, appena spedito in pensione dalle poste e ancora scapolo, la sua esistenza era sufficientemente regolare e spoglia di emozioni da far si che solo quel gol lo eccitasse, visto che lo aveva atteso innumerevoli domeniche, lo aveva immaginato e palpitato in mille modi diversi…”

Eduardo Galeano, con il racconto “Morte sul Campo” ( sempre da “Splendori e Miserie del gioco del calcio”) raccoglie in queste poche parole la tragedia realmente accaduta di un idolo del calcio in declino.

“Abdon Porte difese la maglia del club uruguagio Nacional per più di duecento partite nel corso di quattro anni, sempre applaudito, a volte osannato, fino a quando la buona stella non tramontò. Allora lo misero fuori squadra titolare. Aspettò, chiese di tornare, tornò. Ma non c’era niente da fare, la malasorte continuava, la gente lo fischiava: in difesa gli scappavano via anche le tartarughe, in attacco non ne imbroccava una. Alla fine dell’estate del 1918, nello stadio del Nacional, Abdon Porte si uccise. Si sparò un colpo a mezzanotte, nel centro di quel campo dove era stato tanto amato. Tutte le luci erano spente. Nessuno sentì lo sparo. Lo trovarono all’alba. In una mano aveva un revolver, nell’altra una lettera.”

C’è poi il fatto che il Calcio, come qualsiasi gioco è del tutto imprevedibile e questo ha fatto si che accadessero fatti sportivamente “epici” degni di essere raccontati o che hanno fatto da sfondo a molti racconti e romanzi e che hanno segnato le vite di intere generazioni, come quando il 16 luglio 1950, il Brasile superfavorito perse in casa la finale di Mondiali di Calcio contro l’Uruguay di Schiaffino davanti a centocinquantamila tifosi che assiepavano il Maracaná di Rio de Janeiro o quando l’Italia di Rossi e Bearzot vinse inaspettatamente i Mondiali di Spagna del 1982, battendo le superpotenze di Brasile, Argentina e Germania.

Ci sono state poi tragedie umane legate al Calcio che lo hanno reso ahimé simbolo di sconfitte ancora più grandi. Due esempi tanto per intenderci.
A monito della caducità della vita, basterà ricordare l’incidente aereo che il 4 maggio 1949 vide l’intera squadra di calcio del Grande Torino di Valentino Mazzola, all’epoca probabilmente la più forte compagine del Mondo, che tornava da un’amichevole giocata a Lisbona, schiantarsi sul retro della Basilica di Superga.
A simbolo della delirante oppressione delle dittature, basterà ricordare le torture e l’assassinio da parte nazista di molti giocatori ucraini dello Start (una selezione di campioni della Dinamo e del Lokomotiv), già deportati in un campo di concentramento, rei di aver battuto a Kiev il 9 agosto 1942, per una finale di un torneo di calcio, una selezione di ufficiali tedeschi della Lutwaffe.

Non posso non ricordare una partita Kafkiana realmente “giocata” dalla nazionale Cilena nel settembre del 1973. A pochi giorni dal Golpe, in quello Stadio Nazionale, contemporaneamente utilizzato come campo di prigionia e tortura dai militari di Pinochet, si doveva giocare la partita di ritorno di spareggio per le qualificazioni ai Mondiali di Germania ‘74 tra la squadra sudamericana e l’URSS. La nazionale Sovietica si rifiutò di giocare per protesta a quanto era successo l’11 settembre e così scesero in campo solo gli undici giocatori cileni. Iniziò la partita, autorizzata dalla FIFA, e il povero capitano, Francisco Valdez segnò il gol della vittoria a porta vuota.

Per fortuna il calcio è soprattutto altro. Come il clima unico ed elettrico degli spalti prima di un derby stracittadino italiano o di un “superclassico” tra Boca e River alla Bombonera. Come le cronache di Gianni Brera, Martellini, Pizzul, Ameri o il gooooooooool!! urlato a squarciagola dai radiocronisti sudamericani. Come lo sguardo di un bambino a cui si regala per il suo compleanno un pallone di cuoio o la maglietta della squadra del cuore.

Ci sono poi gesti tecnici di alcuni calciatori che da soli valgono una poesia od un racconto. Le parate di Yashin o Buffon, i gol di Pelè o di Roberto Baggio, il tacco di Bruno Conti, le finte di Ronaldinho, i dribbling di Garrincha, il cucchiaio di Totti, le punizioni di Rivelino o Platinì, le magie di Maradona, incluso i due gol all’Inghilterra nei Mondiali in Messico del 1986.

El Gordo, il grande scrittore argentino Osvaldo Soriano (“Mi ricordo i tempi in cui abbiamo cominciato a rotolare insieme, la palla ed io. E’ stato su un prato a Riò Cauto de Cordoba dove ho scoperto la mia vocazione di attaccante…” ) a ragione, il più famoso narratore letterario di calcio, racconta in “Gallardo Perez, arbitro” (Pirati, Fantasmi e Dinosauri – Einaudi 1998):

“Quando io giocavo a pallone più di trentenni fa, in Patagonia, l’arbitro era il vero protagonista della partita. Se la squadra locale vinceva, gli regalavano una damigiana di vino di Riò Negro; se perdeva, lo incarceravano. E’ chiaro che la cosa più frequente era il regalo della damigiana, perché l’arbitro e i giocatori ospiti non avevano la vocazione al suicidio..”

E’ risaputo che al grande Jorge Luis Borges il futbol non piaceva affatto, diceva “El fútbol es popular porque la estupidez es popular” . Nel 1978 a Buenos Aires, durante la finale del Mondiale tra Argentina e Olanda, per protesta organizzò una conferenza sull’immortalità.

Pier Paolo Pasolini al contrario lo adorava e scriveva:

“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro”.

A mio giudizio il calcio è innanzitutto istinto, passione e Storia.
Non bastano questi attributi a renderlo incredibilmente attraente e degno di attenzione letteraria?

Il dibattito è aperto.
Voi pensateci, io intanto vado fuori a fare due tiri!

Paolo Mattana. Bologna, 1 marzo 2007

Inserito il 02/03/2007 da Paolo Mattana | ci sono 22 commenti

A voi la parola

Anche a me piace un sacco il calcio: sarà per questo che ho amato molto il tuo libro? Le emozioni sono indescrivibili e credo che dovremo mettere la passione che mettiamo nel calcio (quella sana, però), in molti altri aspetti della nostra vita. Un po’ più di orgoglio, un po’ più di amore, un po’ più di impegno… Forse si potrebbe anche riuscire a migliorare le sorti di questo mondo. Ma sto spostando un po’ la direzione del tuo testo, Paolo e allora ritorno a bomba al calcio (io sono rossonera) e passo ai saluti veloci. Volevo soltanto essere presente e salutarti. Cristiana

scritto da Cristiana Carnevali · 2 marzo 2007, 10:05 · #

Il calcio è profumo d’erba nelle narici e un prato da perderci il fiato. Il resto è quello che si può provare da spettatori, ma è come un videogame, in fondo. Alla poesia del calcio non credo granché, non ne so il motivo. Quella di un gesto tecnico sublime sì, ma non penso sia riferibile. Si può solo viverne l’emozione nel lampo in cui accade.
Pensavo però, leggendo il tuo post, a quanti sport ci vengano negati per via che da noi il calcio è un dogma e la società offre poche alternative comode. Peccato, non sapremo mai cosa si prova a giocare a polo in groppa a un elefantino o a scendere con uno slittino impazzito tra due gole di ghiaccio. Chi mi racconta l’emozione di qualche sport che nessuno si prodiga a tramandare?

scritto da Susanito · 5 marzo 2007, 21:10 · #

benvenuto nel mondo dei blog! A presto!Paola Durantini

scritto da Paola · 6 marzo 2007, 06:19 · #

Ho letto molto di calcio, scritti di autori “alti” (oltre ai citati Arpino, Caminiti, Brera) e “bassi” ma in nessuno ho trovato una risposta soddisfacente.
Quella che più m’intriga è la metafora calcio-sesso mutuata da Galeano e da D.Morris: l’APPROCCIO alla partita, le MOSSE dei giocatori, la SPINTA offensiva, il TIRO dell’attaccante, la palla che ENTRA, il goleador che URLA di gioia. La terminologia, idiozie belliche picciniane permettendo, utilizzata nelle cronache calcistiche conferma la plausibilità della comparazione. Forzando potremmo arrivare a dire che la funzione dell’arbitro con la sua divisa originale (nera) ricordi quella del prete, applicare leggi-non-leggi cercando di guidare i “partners” ad un incontro sessuale corretto.
L’altro sport che possa sostenere adeguatamente il paragone è il basket.
La pallacanestro, però, è, tutt’al più, metafora di un rapporto sessuale tra conigli, leoni, falchi con accoppiamenti rapidi e continuati. Il calcio è l’esemplificazione, invece, di un rapporto sessuale umano.
Un rapporto del tutto particolare comunque, che non mira a dare soddisfazione ad entrambe le parti ma solo ad una (la porta e/o la squadra sconfitta rappresentano il partner insoddisfatto).
Ecco che quindi, arditamente, potremmo dire che il calcio rappresenti l’egoismo sessuale, il surrogato di una vita sessuale felice, i mancati appagamenti relazionali si colmano col calcio. A tal proposito è indicativo (solo indicativo) che molti tombeur de femmes, persone quindi eroticamente soddisfatte, siano totalmente disinteressati al calcio.
Perdona il delirio e complimenti al neonato blog.

scritto da barbenoire · 6 marzo 2007, 13:20 · #

Interessante. Sarà per quello che una partita che inizia con un gol quasi subito lascia piuttosto freddi, come l’accadimento apparisse prematuro e quindi la partita malriuscita, piuttosto che il contrario?

scritto da Susanito · 6 marzo 2007, 14:43 · #

Sì, esatto, una vittoria precox.
Tempo fa lessi di una poderosa ricerca (migliaia le partite prese in considerazione)che aveva per oggetto i minuti nei quali più frequentemente si segnavano gol. Ebbene, ne risultò che l’arco di tempo più affollato di segnature era quello compreso tra il 60esimo e il 75esimo minuto.
Facendo sempre riferimento alla metafora di cui sopra, trattasi di una tempistica sessuale ideale.
Dapprima, infatti, c‘è l’approccio, poi iniziano le schermaglie, successivamente si passa ad un vero “pressing” fisico ed infine si giunge al culmine del rapporto.
Di più, avanza tempo per coccole post-coito, sigarette del caso, eventuale doccia e/o rivestizione. :-)
Il rapporto sessuale ideale.

scritto da barbenoire · 6 marzo 2007, 16:20 · #

La metafora calcio-sesso ci sta tutta, interessante e divertente, anche se non penso sinceramente sia il motore principale (anche inconscio) che spinge adulti e bambini a giocare a pallone o a guardare una partita. Ad ogni modo anche se fosse un motivo in più per rendere il futbol degno di argomento o spunto “letterario”. Certo è che abbiamo iniziato a parlare di gol e siamo arrivati brevemente a parlare di amplessi. Interessante, non trovate? Potere delle parole (o dell’immaginazione..)

scritto da paolo mattana · 7 marzo 2007, 08:49 · #

Mah, che dire sul gioco del calcio?

Dico che non mi piace l’ipocrisia. E non sopporto l’ingenuità perchè è la sedia a rotelle dei mediocri.

E dico anche che non mi è mai piaciuto confrontare uno sport con un altro, perchè lo trovo poco intelligente.

Ma, visto che qui il dibattito è aperto, dico la mia provocazione e mi ritiro.

Anche io, come tantissimi bimbi e ragazzini, sono cresciuto a rincorrere e calciare la sfera sui marciapiedi, sull’erba, sul cemento, nel fango, ecc.

Anche io emulavo i miei idoli del tempo (Rivera, Cudicini, Rosato, Prati e poi Chiodi, Turone e dopo, Van Basten, Gullit, Massaro & Co). Leggevo Brera e mi piaceva ascoltare Beppe Viola (ex cabarettista del Derby di Milano).

Poi, poi è accaduto qualcosa. Anzi è accaduto “durante” ma non me ne ero accorto. Un giorno, attaccato alla rete di un campo di calcio di periferia, ho sentito “spaccagli le gambe!”, “arbitro, str…, ti ammazzo, testa di c…”, “fai giocare mio figlio, coglione!”, “ma che c… stai facendo, deficiente di un figlio!”.

Mi fermo.

Poi, ho visto sputi in faccia, poi ho visto giocatori irresponsabili, allenatori irresponsabili, dirigenti irresponsabili, genitori (?) irresponsabili ed infine ho visto tifosi irresponsabili.

Il calcio è uno sport povero perchè basta poco (una palla) e un paio di maglioni come pali, per poter giocare.

Se solo fosse rimasto “povero” sarebbe ancora quella grande cosa che è stata per me quando ero “piccolo”.

Ora sono grande e di “grande” vedo solo i contratti televisivi, ai quali tutti si piegano (vedi diffusione SKY nelle case degli italioti) e ai quali tutti non osano “dire” alcun che.

Due persone morte per irresponsabilità comuni e diffuse.
Una persona (?) che si permette di dire che questi morti fanno parte del sistema ma che NESSUNO osa rimuovere dalla presidenza della FIGC.

Persone (o polli da allevamento come diceva il Signor G.) che la cosa più importante era risedersi davanti alla fluorescenza azzurra dalla domenica al sabato e poter vedere le “loro” partite e giocare la loro stupida schedina con l’illusione di riscattare un giorno (mai) la loro miserevole vita da quattro soldi.

Io alleno i bambini al gioco del rugby, che oltre al fango e al rispetto assoluto verso gli altri, è anche uno sport.
Non voglio fare e non mi piacciono i confronti: ma se il calcio giocato non verrà morigerato alla base, si trasformerà, piano piano, in un tragico e delirante “rollerball”.

scritto da marco rovatti · 15 marzo 2007, 22:50 · #

D’accordo che Rovatti. Il calcio ammorba il Paese tutto e obnubila le menti italiane da un pezzo. Se venisse cancellato e al suo posto gli italiani usassero il tempo che avanza (parecchio) per intrattenimenti più nobilitanti sarebbe meglio per tutti. Questo prescinde da qualsiasi valutazione del calcio da un punto di vista tecnico. E’ un fatto che i valori che porta sono diventati insopportabili e offensivi per lo spirito sportivo in generale.
Ma chi li può aiutare o come possono aiutarsi gli italiani?

scritto da susanito · 16 marzo 2007, 08:15 · #

Brevemente, un paio di riflessioni che mi suggeriscono gli ultimi due commenti letti.
La prima. La violenza ( verbale e fisica) che gira attorno allo sport (professionistico o dilettantistico che sia) è legata intrinsecamente al gioco del Calcio o non è magari un fenomeno “sociale o culturale” di più larga portata che investe anche altri settori della vita sociale? Gli alti stipendi dei calciatori o la mancanza di trasparenza negli affari delle società sportive e degli organi dirigenti, sono legati solo al gioco del Calcio o sono magari fenomeni degenerativi di “etica o di business management”, che investono anche altri settori della vita pubblica e lavorativa?
La seconda. Io non ho ricette da proporre, ma visto ciò che ho appena detto, penso che se iniziassimo ad utilizzare sui terreni di calcio e nelle stanze del potere (come in altri campi del resto), un po’ più di onestà, rispetto per gli altri e un briciolo di cultura (in questo caso certamente anche quella sportiva), forse saremmo già a buon punto.

Tornando invece alle questioni “calcio-letteratura”, passatemi un pensiero che mi è venuto spontaneo leggendo un vostra annotazione. Personalmente non ci trovo nulla di male a “sognare davanti ad una schedina”, anzi ritengo il “sogno”, specie se diventa irrealizzabile (utopia), a volte più importante di un obiettivo raggiunto. Certamente dipende da cosa si sogna. Per dirla con le parole di Galeano … ”Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.”
Allora buona passeggiata a tutti, ma (mi sento di aggiungere) .. attenti alla direzione!

scritto da paolo mattana · 23 marzo 2007, 00:06 · #

Concordo in toto con quanto scritto da Paolo.
Aggiungo di mio una breve, lacunosa e parzialissima analisi del rugby, il gioco che pare diventato l’unico portatore di sani valori sportivi.
Senza fare polemica (ma anche sì):
_il rugby è sport “razzista”. Io sono 1,85 per 70kg, col piffero potrei giocare a rugby, il 70-80% delle persone non possiede né possiederà mai il fisico adatto.
_giocare a rugby non è salutare, non ho mai letto da nessuna parte che essere malmenato settimanalmente faccia bene al fisico.
Di più, voglio vedere dopo i 40 anni quei fisici mastodontici, funzionali al gioco, come si riducono.
_il luogo comune “si menano come pazzi ma poi si abbracciano” è assai balzano. Se questa fosse la morale sportiva, perché non consigliare ai bambini di praticare il pugilato, la boxe thailandese, il full contact? Lì si picchiano a sangue eppure, a fine incontro, abbracci ed affettuosità varie si sprecano.
_Nel rugby non c‘è violenza per il semplice motivo che l’interesse è quasi nullo e, ça va sans dire, senza interesse non ci sono soldi né tensioni. Da questo, banalmente, si desume anche il perché Sky non riversi milioni di euro sul rugby; Murdoch&C. non promuovono investimenti a fondo perduto.
Non voglio fare l’avvocato del calcio (non ha di certo bisogno del mio inutile aiuto) ma la moda dei paragoni, “il mio sì che è un vero sport mica quelle starlette in calzettoni e quegli sciamannati in tribuna”, è tanto stantìa quanto poco veritiera.
Che alcuni aspetti del mondo del calcio siano deprecabili e censurabili è quasi inutile dirlo, gradirei, però, che si riflettesse anche su quanto il calcio stesso sia “ontologicamente” lo sport più tollerante (dal punto di vista sociale, economico, fisico, culturale, razziale) che esista.
E qui mi riallaccio al perché il calcio, più di altri, sia degno d’essere oggetto di letteratura “alta”.
Il calcio è come Dio (o sul versante ideologico come il comunismo) siamo tutti uguali davanti a lui.
Chiedo scusa al curatore del blog per l’OT.

scritto da barbenoire · 30 marzo 2007, 09:11 · #

Caro barbenoire, non era mia intenzione fare confronti di contenuti/modalità tra soccer e rugby. Lo avevo anche scritto. Se invece è passata questa idea, me ne scuso con te e con i lettori di questo post.

Conoscere per deliberare, però. Nel tuo post ci sono molte inesattezze e falsi miti sul rugby e anche su SKY ...

Non voglio in questa sede correggere nulla a nessuno, però, caro barbenoire, se non si è a conoscenza di un argomento è bene non parlarne in questi termini, altrimenti si rischia di creare confusione e confermare (a chi ne sa di più) la propria “fragilità”.

Una cosa sola mi permetto di dire:
il rugby è democratico perchè c‘è spazio per tutte le altezze e tutti i pesi perchè vi sono diversi ruoli che richiedono proprio diverse strutture morfologiche.
Dal magrolino al “ciccione”.

Il Rugby è uno sport di contatto ma non è uno sport violento… se siete curiosi:

> martedi su SKY canale 922 ore 22:00

> fatevi un giretto su www.velaterugby.it

scritto da marco rovatti · 31 marzo 2007, 14:47 · #

ciao

scritto da salvatore · 1 aprile 2007, 16:27 · #

Caro Marco (m’adeguo:-), è sicuro che io abbia peccato volutamente di presunzione come è parimenti certo che il tuo primo post, nonostante quanto da te dichiarato nella premessa, altro non voleva essere che un attacco (perché altrimenti usare termini quali “italioti” o “polli” scomodando Gaber?) al calcio, con diretta comparazione a favore del più “nobile” rugby.
Detto ciò, mi/ti chiedo quali siano le gravi inesattezze presenti nel mio post, così giusto per riuscire capirne di più.
Hai ammiccato 3 controrisposte tutt’altro che chiarificatrici, almeno per me.
_E’ sport di contatto non violento. Sì, con la particolarità cito da Wikipedia che “l’alto livello di contatto e l’assenza di protezioni rendono il rugby uno sport ESTREMAMENTE fisico”.
_E’ morfologicamente democratico. Sarà, ma dando una scorsa, ad esempio, al peso ed all’altezza dei giocatori del Parma (http://www.rugbyparma.it/squadre/primasquadra/index.php) l’aggettivo mi sembra forzato, anzi mi pare proprio fuori luogo. La percentuale di fisici “normali” è irrisoria, per giunta relegata a pochissimi ruoli e di magrolini non c‘è manco l’ombra. Se questa è tolleranza allora anche il basket e la pallavolo sono sport per tutti, il che suona palesemente falso. Per farla breve, nulla a che vedere con le squadre di calcio in cui medesimi ruoli possono essere ricoperti da giocatori con caratteristiche fisiche diametralmente opposte.
_Sky. Il fatto che Sky trasmetta partite di rugby vuol dire tutto e nulla, occorerrebbe sapere quanto vi abbia investito.
Se avrai voglia e possibilità di chiarire ti ringrazio fin d’ora, altrimenti patience.
Mi scuso nuovamente con il curatore del blog che ringrazio ancora per lo spazio concessomi.

scritto da barbenoire · 1 aprile 2007, 19:14 · #

La cosa prende una “piega” sarcastica che non mi piace e non mi appartiene: non scrivo per fare battaglie sterili uno-contro-uno che temo non interessino a nessuno.

Chiudo qui il contraddittorio.

Chiedo scusa al curatore del Blog.

scritto da marco rovatti · 2 aprile 2007, 14:37 · #

forza inter e non si discute il calcio e’parte di me e della mia vita, guai a chi lo tocca, e’ l’unico che regala, gioia, dolore, adrenalina, stupore, rabbia, una dose di emozioni tutte insieme, inequiparabili TI AMO

scritto da piccolaIBRA · 16 aprile 2007, 15:21 · #

il calcio è qualcosa di incredibile è più di un semplice sport le emozioni che si provano sono veramente indescrivibili con le parole!!il calcio è una seconda pelle e giuro che l’emozione più grande della mia vita è stata quella di vincere il mondiale non avevo mai pianto di gioia fino al 9luglio 06 è stato pazzesco è stato un sogno…ringrazio questo sport che è lo sport per antonomasia che mi fa vivere con felicità grazieeee

scritto da SUSANNA · 8 ottobre 2007, 22:14 · #

Paolo, ti ricordi di me, testaccino nato per sbaglio in bassa padana? Bè, m’importa di più che ti leggi “Azzurro tenebra” di Giovanni Arpino. L’unico romanzo sul calcio. L’unico. Ciao e… sempre maggica!

scritto da andrea valdonio · 24 ottobre 2007, 15:17 · #

Carissimo Andrea, come posso dimenticarmi delle nostre belle chiacchierate pavesi? Il libro che mi consigli lo conoscevo di fama, so che parla dei mondiali del 74 e che è uno dei migliori mai scritti sul mondo del calcio, ma non l’ho mai letto. Tra l’altro mi sa che è quasi introvabile… ma lo cercherò. Così poi lo commentiamo assieme, magari davanti ad un bel bicchiere di Bonarda… intanto ti mando un caro abbraccio. Saluti giallorossi!

scritto da paolo mattana · 24 ottobre 2007, 20:05 · #

Riguardo al calcio e al rugby le chiacchere non servono, conta cosa uno cerca in uno sport…ed ognuno è libero.Io per mio figlio cercavo uno sport di contatto, che aiutasse a vivere la competizione e tenesse lontana la violenza, che insegnasse il rispetto degli avversari e a controllarsi, in campo, negli spogliatoi e poi …così nella vita sociale anche fuori dai campi.E’ stato facile, insieme a mio figlio ho scelto il regby…il resto non conta perchè a calcio sotto casa con gli amici mio figlio ci gioca lo stesso, non ha perso nulla, anzi ci ha guadagnato!

scritto da pasquale · 25 gennaio 2008, 10:55 · #

Cercando materiale per la mia tesi, relazione tra calcio e letteratura(lingua) spagnola, ho trovato queste informazioni utilissime. Prima di affrontare questo lavoro,nn pensavo che si fosse scritto cosi tanto sul calcio..davvero un mondo fantastico,che approfondirò anche dopo gli impegni universitari!! grazie ancora.

scritto da Walter · 30 gennaio 2009, 12:17 · #

salve, sto facendo la tesi per il mio diploma e ho pensato al calcio. Devo collegare tutte le materie e mi manca soltanto uno scrittore che parli di calcio..su cui poter lavorare per unire tutte le materie. Deve essere straniero e scrittore del 1800-1900

scritto da roberto · 21 aprile 2010, 23:50 · #

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