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Poche Chiacchiere: I Giorni del Futuro Anteriore

I Giorni del Futuro Anteriore

(il titolo: I Giorni del Futuro Anteriore è una mia licenza poetica, letteralmente sarebbe “del futuro passato”).

Come promesso a Maurizio, mi occupo del LP “Days Of Future Passed” dei Moody Blues, forse il vero primo concept album del rock.
Famosi per l’uso del mellotron, che in parte ispirò i Crimson di “Epitaph” e “In The Wake Of Poseidon”, i Moody Blues erano tutti compositori oltre che polistrumentisti.
Concepirono questo album, anno di grazia 1967, come fosse un “Le quattro stagioni” o un “La danza delle Ore” del pop/rock. Diviso in parti corrispondenti alle ore del giorno, con brani orchestrali (molto ben studiati) a cucire le canzoni eseguite dal gruppo.
I cinque componenti della band (primi al mondo, prima di CSNY) si presentavano a turno come lead vocalist, di diverso valore, ma tutti comunque validi. Chi non cantava da solista era impegnato nei cori, quindi, in pratica, uno avanzava in prima linea per prendere la parte principale mentre le altre voci lo sorreggevano nello sfondo. Al batterista Graeme Edge, il meno dotato vocalmente (poveri batteristi!), veniva riservato l’onere (e l’onore) di introdurre il tema portante del disco con dei recitativi davvero intriganti.
Tutte le voci soliste dei MB godevano di un mixaggio privilegiato, in cui il canto era un po’ più in primo piano di quanto si usasse all’epoca (e comunque nel rock in genere), equalizzato in modo da valorizzare le frequenze basse. Molto efficace, provare per credere.

Queste due “poesie” che riporto sotto sono rispettivamente l’inizio del giorno e la conclusione, il momento in cui calano le tenebre. Immaginateli separati da un intero LP in cui le attività umane vengono seguite dall’alba al tramonto. Ovviamente la musica cambia umore, le parti “mattino e “ora di punta” sono più serene ed energiche, poi si passa a un pomeriggio disteso e sospeso, per proseguire verso la notte in un crescendo di inquietudine e malinconia.
Forse li riterrete permeati di eccessivo romanticismo, ma questi versi sono comunque molto, molto suggestivi se abbinati alla musica.

L’orbe dal cuore freddo che governa la notte
rimuove i colori dalla nostra vista
il rosso è grigio e il giallo è bianco
e noi decidiamo qual è giusto
e qual è un’illusione.
Punture di spillo in un cielo privato del colore
lasciano insipide trame di luce filtrare:
la potente luce di diecimila soli
che ha sfidato l’infinito
per poi svanire.
La notte, per alcuni un breve interludio,
per altri il terrore della solitudine.
Impavido Helios, sveglia i tuoi destrieri
porta il calore
di cui la campagna abbisogna…
————————-
Inspira profondamente la malinconia che si accumula
guarda le luci che svaniscono da ogni stanza…
Gente seduta sul letto guarda indietro e recrimina
pensando a come l’energia di un ennesimo giorno se n‘è andata.
Amanti appassionati lottano avvinghiati come un unico corpo
mentre un uomo solo pensa a quanto desidererebbe un amore.
Una madre prende su il suo bimbo appena nato e lo allatta
cittadini anziani vorrebbero essere giovani.
L’orbe dal cuore freddo che governa la notte
rimuove i colori dalla nostra vista
il rosso è grigio e il giallo è bianco
e noi decidiamo qual è giusto
e qual è un’illusione.

Inserito il 03/10/2008 da Glauco Cartocci | ci sono 10 commenti

A voi la parola

caro Glauco,
vi sono momenti lungo il percorso della vita, in cui l’incontro con una persona, con un verso, una poesia, un disco, realmente si fa pietra miliare, atmosfera misteriosa e memorabile, capace di mutare di timbro e peso perfino il proprio universo poetico a cui siamo annidati. Riconosco che questa circostanza si è appena compiuta leggendo queste due liriche dove emerge, innanzitutto, il respiro, il fiato di uno scandaglio lessicale che rende leggere le pesantezze della vita.
Basta leggere gli ultimi versi per ricondurci verso la strada del benessere: “L’orbe dal cuore freddo che governa la notte
rimuove i colori dalla nostra vista
il rosso è grigio e il giallo è bianco
e noi decidiamo qual è giusto
e qual è un’illusione”.


Grazie Glauco per la tua certosina ricerca di emozioni.


Vado a “scaricare” i Moody Blues!
Non mi denunciare!!!
ahah

scritto da Frator · 3 ottobre 2008, 13:51 · #

Grazie Frator!
E’ proprio questo che cerco qui… lo scambio apparentemente fugace di emozioni con gente che possa capire e replicare, come fate voi!
Il gusto di scambiarci segnalazioni di “piccoli” o grandi tesori che magari uno di noi possiede, come un giocattolo da mostrare all’amichetto perché possa goderne pure lui. In fondo non si cresce mai, alcune volte io firmo le mie e mail Peter Dorian…
—————

Un consiglio fraterno: se c‘è un disco da comprare e non scaricare è DOFP... esiste anche la versione Remastered, con 10-12 euro te la cavi, meno di una pizza + birra.
Perdendo la qualità sonora potresti ricavare un’impressione totalmente errata dell’opera… Facciamo contenta la SIAE non perché se lo meriti, ma perché stavolta conviene… anche la copertina conta, pur se ridotta a dimensione CD.

scritto da glauco cartocci · 3 ottobre 2008, 15:17 · #

Beh, mica male, anche se c‘è troppa malinconia.
Non siamo tutti un sole che sfida l’infinito per poi svanire? C‘è gloria, ma anche mestizia in questo pensiero.
Ma è una canzone che fa venir voglia di vivere, forse proprio perché ricorda la caducità della vita.

scritto da Armando · 3 ottobre 2008, 22:13 · #

Sulla malinconia: da un gruppo che si chiama “Le malinconiche tristezze” che ci si può aspettare? :-)))

(comunque hanno anche fatto qualcosina di più spensierato)

scritto da glauco cartocci · 6 ottobre 2008, 09:13 · #

Non so perchè ma quando si parla di luce, colori, o altre simili atmosfere in un testo musicale, mi si apre il cuore…

scritto da Marco · 7 ottobre 2008, 18:10 · #

Oggi sembrano tutti bravi ragazzi che giocavano a fare gli alternativi, quando anche i loro testi ma soprattutto la loro musica era soprattutto romanticismo e fantasia, tutto meno che ribellione a muso duro. Una volta questa netta divisione del mondo rock fu simbolizzata da mods e rockers, che si scannavano allegramente sulla spiaggia di Brighton, se non erro (cfr. “Quadrophenia”, soccorrimi Glauco). Il mio cuore fu diviso a metà, come lo era fra Beatles e Rolling.
Ma mi conosco bene, ed alla fine, nonostante tutto, prevalse il lirismo poetico. E arrivarono i Genesis…

scritto da maurizio · 8 ottobre 2008, 23:50 · #

Il riferimento a Brighton è più che corretto, Maurizio. Non ho capito bene tuttavia le sfumature del discorso.
Credo tu voglia dire che esistevano due anime nel rock e nel momento di conflitto maggiore beh, i ragazzi si scannavano divisi in bande; tu (ragazzino) non sapevi se tifare per il lato romantico o quello ribelle. Giusto?
Beh, io credo che la lotta fosse poco legata a motivi musicali/artistici, tant‘è vero che alfieri della musica gagliarda e tosta come gli Who erano dei mods e non dei rockers. Anche gli Small Faces (diversi dagli Who come stile) stavano dalla parte dei Mods. Credo che la divisione fosse più che altro sociale e anche abbastanza legata alle mode (abiti, bevande preferite, etc). Pertanto non è proprio come se fosse “amanti dei Genesis contro amanti degli AC/DC”...
Inoltre non so tu, ma a me, qui in Italia, arrivò una percezione del fenomeno Mods-rockers totalmente epidermica, con i telegiornali (e soprattutto i cinegiornali) che dipingevano ‘sti sbandati con tono moralistico, del tipo “vedete a furia di ascoltare musica BEAT dove si va a finire? Che si danno le botte con le catene!” Era l’Italia democristiana e, se si poteva infilare in mezzo a un notiziario un commento contro i capelloni o diocenescampi contro il topless, non si perdeva l’occasione.
Non voglio dire con questo che i M e i R facessero bene a spaccarsi la zucca. Credo però che si sarebbe dovuto esaminare il fenomeno sociologicamente, e non solo da un punto di vista del “colore”; certamente in GB l’avranno fatto, perché li toccava da vicino.
Consideriamo infine che adesso a sfasciarsi la testa da noi sono opposte tifoserie magari di Messina e Palermo o di Atalanta e Perugia (faccio per dire) o, tutti d’accordo, contro le forze dell’Ordine… non mi sembra che stiamo molto meglio, anzi. Forse i Mods e i Rockers un minimo di idea su come vedere se stessi e il mondo ce l’avevano…
————-
PS il mio cuore non è mai stato diviso fra Beatles e Stones, ho sempre tifato per i Fab.
I Rolling li rispettavo, avevo anche dei dischi, ma non ho mai manco considerato il paragone… :-)

scritto da glauco cartocci · 9 ottobre 2008, 08:41 · #

Te lo ricordi un certo Ricky Shayne che cantava “Uno dei mods” dandosi arie di gran combattente? In Italia non sarebbe stato possibile concepire una guerra per bande basata soprattutto sui gusti musicali e sul modo di vestire. Sul modo di vestire applicato alla politica però sì. Ricordo benissimo come vestire con l’eskimo fosse vietato in certe zone di Roma, che noi “compagni” cercavamo con cura di evitare.
Mi viene in mente che “musica e politica” potrebbe essere un tema interessante di dibattito. E toccherebbe da vicino, magari, i miei adorati…CLASH!

scritto da maurizio · 9 ottobre 2008, 09:23 · #

Figurati se non mi ricordo RS… il suo chitarrista era il mio insegnante di chitarra nel 1967. E la canzone per quei tempi non era neanche male (certo lui era un mod come Mino Reitano era un sandinista).
Il discorso dell’eskimo che fai tu è comunque un po’ più tardo, direi più anni 70 che sessantottino.
Sul terreno “musica e politica” però ti lascio solo (anche se ti do carta bianca, per carità...) perché io ho creduto sempre poco nella politica (e tuttora ho mooooolte più antipatie che simpatie in quel campo). Io ho sperato (come molti a suo tempo) nel potere della musica di aggregare, di cambiare i costumi, ma non ho mai visto bene una connessione diretta con marxismo o affini. Per capirci “Power to the People” di Lennon la ritengo infinitamente inferiore a “All you need is Love”... e non solo musicalmente… sorry. ;-)
————
...così come fra Genesis e Clash non ho dubbi quali ascoltare.
Però il mio è un discorso puramente artistico, intendiamoci.

scritto da glauco cartocci · 9 ottobre 2008, 10:33 · #

Beh, per me i Clash sono uno dei pochissimi gruppi da salvare successivi agli anni ’70, li ascolto tuttora volentieri ed hanno perso meno, dai loro tempi, rispetto al riascolto attuale dei Genesis che pure erano il mio gruppo preferito (ma ora direi che, restando in quel tipo di musica, i Van der Graaf sono inarrivabili).
Condivido in genere la tua opinione su musica e politica, anche se io allargherei il concetto stesso di politica al di là degli schieramenti formali, in virtù di un atteggiamento in generale contestatore della realtà sociale, per cui nel discorso rientrerebbero a pieno titolo i Rokes di “Che colpa abbiamo noi”, il Lennon di “Imagine” e (perché no?) il Dylan di “Hard rain”, “Mister Jones” e infiniti altri pezzi che hanno fatto la storia del rock. Caso mai il tema mi sembrerebbe troppo, troppo vasto, e occorrerebbe limitarlo a un singolo aspetto.
Io ci posso provare, ma le mie conoscenze nel campo sono assai limitate, vedremo se mi viene in mente un’idea giusta. Un caro saluto a te e a tutti noi che resteremo…

FOREVER YOUNG!

scritto da maurizio · 9 ottobre 2008, 11:09 · #

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