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Poche Chiacchiere: (H)umor nero delle signore bene...

(H)umor nero delle signore bene...

Io non ho mai pensato di aprire un blog. Perché ci vuole costanza per parlare di sé. Giorno dopo giorno e scrivere e formalizzare umori e sensazioni. Non ci ho mai pensato perché odio gli spazi chiusi e con me dentro. A qualsiasi ora del giorno. Perciò ho sempre avuto molti libri e mi piacerebbe che questo fosse un posto dove si parla di libri. Per dare aria e perché leggere è un altro modo di dire di sé. Leggere è un blog.

Il cerone e una idea
Ecco, mi accosto, te lo sussurro all’orecchio: ti ho amato alla follia. E quando l’amore si è polverizzato, è rimasta la follia. Di Missy P. tutti possono dire qualcosa. Una signora, un’ombra, la discrezione fatta persona, una perfetta padrona di casa, una ingenua, una stupida. È mai possibile che una donna “così stupida” non sia almeno “così bella”? La cuoca solo ha dei sospetti ma è ricattabile e dunque preoccuparsene sarebbe senz’altro azzardato. Missy P. ha tutte le sfortune, non è nemmeno brutta, è solo insignificante. E che certi aggettivi non qualifichino è allarmante. Annalisa Ferruzzi nella sua prosa scanzonata racconta una favola nera col tono sottecchi di chi ha trascritto un nastro trafugato e, con la penna il mano, se la ride a ogni singhiozzo o sospiro del vecchio apparecchio che utilizza per sbobinare. Fa caldo nella chiesa gremita di una città che sembra del sud ma potrebbe essere qualsiasi, il vescovo tesse lodi logorroiche del caro estinto, i fiori imputridiscono nei vasi diffondendo odore di morte e non-potrebbe-essere-altrimenti di corruzione, le bionde piangono e il dottore e l’ingegnere e il sottosegretario e il sindaco se ne stanno viscidi come cesti di lumache abbarbicati al fresco delle colonne. Viscidi e cornuti. Missy P., in piedi, pare impassibile, che sia l’ignoranza dei fatti o la buona educazione a darle un aspetto così a modo, poco importa. C’è da invidiarla e pitocco suo marito che non se ne mai accorto. O che forse, se l’è scelta proprio così, trasparente e piena di soldi. Una donna che si confonde con la tappezzeria sobria dei salotti bene. In questa versione dei viaggi di Gulliver, nella quale Ferruzzi ricostruisce le tappe di una giustizia umana piccola piccola per uomini altrettanto, l’eroe è Missy P. che della trasparenza ha fatto arte e dell’arte vendetta. Avevo a disposizione il tempo e le qualità: invece di allevarmi un figlio ho portato e nutrito una idea.
A. Ferruzzi, Il funerale di Missy P., Robin (2004), pp. 124, € 8,00.

Dame Lettie Colston riempì di nuovo la penna stilografica
Aver superato i settant’anni è come essere in piena guerra. Tutti i nostri amici stanno per andarci o ci sono già andati e noi sopravviviamo circondati da morti e da morenti come su un campo di battaglia. Spark se non avesse una penna avrebbe uno stiletto. Col quale torturare a lungo e senza uccidere. Con una abilità che muta un taglio in una carezza. La storia è semplice e fascinosa e appena gialla. C’è un gruppo di persone, altoborghesi intellettuali ultra o quasi settantenni che discutono di strane telefonate e di romanzi e di morte e di morti. C’è Charmian che è stata una scrittrice e che adesso, a sentire Godfrey che è suo marito ed è nel pieno possesso delle sue facoltà, riesce a infilare i pensieri solo in ordine alfabetico, c’è Dame Lettie che è ingrassata ma è l’unica, a suo dire, che pare aver conservato un minimo di senso pratico e di capacità di gestire il quotidiano, c’è Mabel Pettigrew terrorizzata dagli anni che avanzano ma che indossa giarrettiere che valgono cinque sterline a sguardo, e che intesse intrighi come fosse una dama di compagnia ingravidata dal principe consorte, c’è Jean Taylor in un letto di un reparto geriatrico che è saggia come una pitia cieca invece ha solo l’artrite deformante, ci sono Alec, Guy e Percy, il sociologo, il critico e il poeta quasi-dimenticato e c’è Olive che non ha nemmeno trent’anni ma che è lo strano perno dello strano meccanismo fuori asse che è il cuore e la ragione di questo romanzo straordinario. C’è una voce in una cornetta che dice Ricordati che devi morire. Le cameriere hanno nome e cognome. Memento mori è una scrittura fresca, intrigante, ironica e macabra, priva di subordinate e intrisa di profondissima conoscenza di umane paure, umani vizi e umane aspettative. Certi personaggi sono piccoli, altri granitici fin dentro alle insicurezze, altri lucidi e divertenti e preoccupati di annoiarsi anche se respirano male e si muovono con estrema difficoltà, altri spavaldi nel bene e nel male, qualcuno che è morto si scopre bigamo. Viziosi, normali e peculiari, tutti latori di un difetto o di un pregio che sovrasta e occulta il resto del carattere e del corpo. Memento mori è grottesco e caricaturale e contemporaneamente plausibile e riscontrabile. È un romanzo lucido che fa compagnia e che è rivelazione sulla scrittura della Spark assai più di quanto lo sia Gli anni fulgenti di Miss Brodie. Il punto è Charmian, venite a conoscerla, è imperdibile. Guardò fuori dalla finestra la mezzaluce del crepuscolo e si augurò che l’estate fosse bella.
M. Spark, Memento mori, Adelphi (2001), pp. 274, € 9,30.

Inserito il 26/02/2007 da Chiara Valerio | ci sono 7 commenti

A voi la parola

dopo i tuoi “blog” non si può non leggere anche i libri. Vado a procurarmeli.

scritto da francesco · 28 febbraio 2007, 15:18 · #

ciao Chiara, ho ordinato il tuo libro, non vedo l’ora di leggerlo, forse neanche ti ricordi di me ma eravamo amiche di stefania… ricordi? complimenti per tutto e in bocca al lupo

scritto da Luana Cucca · 21 marzo 2007, 20:29 · #

ehi luana certo che mi ricordo! grazie e spero di vederti quando ripasso per formia! ciao ciao chi

scritto da chi · 21 marzo 2007, 21:08 · #

ho letto la mail e ti ho risposto….ormai Formia è diventata una chimera anche per me…ma spero di tornarci in estate!!!!ti auguro tutto il successo che meriti!!!

scritto da Luana · 22 marzo 2007, 20:53 · #

alzò la testa l’ingegnere, emergendo dal trascurato squallore del suo girocollo noisette e tastando all’acieca il mondo per trovare il Casio nella 24h basic, emerse e finalmente si ricordò del fatto che respirava, e vedeva, e viveva! gli fece la grazia la matematica alla lavagna, rivelandogli la sonante bellezza di un differenziale esatto, colto come un fiore e tosto come fiore, sfiorito.

scritto da · 30 marzo 2007, 09:03 · #

:o)

scritto da chi · 30 marzo 2007, 10:57 · #

Ciao Chiara, un abbraccio e, insieme, complimenti per il tuo lavoro, quale esso sia, ed in bocca al lupo per il prossimo (come sopra).
Sto leggendo “Nessuna Scuola ti consola”.... mi piace….. anche se non faccio l’insegnante, di Scuola mi occupo (sono un burocrate, confesso….) D’ora in poi leggerò con attenzione i Verbali dei Consigli di Classe e d’Istituto….chissà che non ci trovi un altro suicidio rituale!
Ciao a presto MG

*** mauro, grazie per la lettura e l'attenzione e l'entusiasmo, insomma... ale' :-)

scritto da Mauro · 2 luglio 2009, 12:15 · #

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