Deprecated: Function set_magic_quotes_runtime() is deprecated in /home/robinedi/public_html/blog/textpattern/lib/txplib_db.php on line 14
Poche Chiacchiere: Gabriela e Alfonsina, poetesse.

Gabriela e Alfonsina, poetesse.

Oggi al “Violeta Parra” si parla di poesia.
O meglio vorrei ricordare brevemente due grandi poetesse, che hanno lasciato un segno non solo nella letteratura, ma anche e soprattutto nella società sudamericana, Gabriela Mistral e Alfonsina Storni .

Gabriela e Alfonsina, furono due donne certamente diverse, ma con numerosi tratti in comune. Entrambe infatti erano nate da famiglie modeste, e fin da piccole ebbero a che fare con la povertà. Costrette a lavorare sin da adolescenti, riversarono nella lettura e nella scrittura tutta la loro forte sensibilità e personalità. Entrambe si rifugiarono nella poesia perché era l’unico modo che gli permetteva di esprimersi liberamente. Furono ambedue insegnanti e si fecero conoscere per le loro qualità artistiche, prima ancora di pubblicare un libro.
Entrambe solitarie, spesso depresse e con una vita sentimentale fatta di continue delusioni, non si sposarono mai ed urlarono la loro voglia di amore incompiuta in splendide poesie. Ma ciò che rende a mio giudizio particolarmente speciali Gabriela e Alfonsina, al di la del loro straordinario spessore letterario, è il fatto che tutte e due lottarono e contribuirono in modo significativo all’emancipazione della condizione femminile, in un mondo ed in una epoca ( siamo gli inizi del Novecento), particolarmente maschilista. Entrambe, ognuna a loro modo, lottarono per affrancare la condizione femminile da quella che era l’unico ambiente a cui erano destinate, ossia la famiglia. Contro le convenzioni dell’epoca, vissero da sole, viaggiarono in Europa e per tutto il continente latinoamericano, cercarono la realizzazione nel lavoro, esprimendo sempre il loro diritto ad esistere e ad essere se stesse.

Nel 1931, quando il comune di Buenos Aires nominò la Storni a far parte di una giuria di un tribunale ( è la prima volta che accade ad una donna), Alfonsina dichiara contenta ad un giornale “La civiltà cancella sempre di più le differenze tra i sessi, perché eleva l’uomo e la donna a esseri pensanti e mescola ciò che sembravano essere caratteristiche proprie di ogni sesso e che non erano niente altro che stati di insufficienza mentale. Come affermazione di questa pulita verità, la Intendencia de Buenos Aires dichiara nella sua città, “nobile” la condizione femminile”.

Gabriela pensò invece ad una figura di donna che era un misto di femminismo moderno e di conservatorismo cattolico. La donna che Gabriela sogna è la regina del focolare, madre premurosa e fulcro della famiglia e della società, ma anche indipendente e protagonista attiva in un mondo che deve dare pari diritti e dignità tra maschi e femmine e deve avere l’opportunità di realizzarsi al di fuori dell’ambito domestico.
A chi gli chiese delle sue idee politiche e religiose, rispose: “Sono una specie di izquierdista tradizionale. Credo che la proprietà, per esempio, deve essere suddivisa. Però una rivoluzione sociale deve ispirarsi, al nostro interno, ad ideali indoamericanistas. Ho un misticismo pagano, metà quechua e metà maya e non dimentico il mio sangue di india…Credo nelle catacombe, credo al rifiuto dell’anima di fronte al successo fisico, carnale e materiale. Credo nella santa testardaggine dei primi cristiani. Sono socialista, un socialismo particolare è certo, che consiste esclusivamente nell’ottenere quello che si mangia e a sentirsi più vicino possibile agli sfruttati” .

Alfonsina e Gabriela, che tra l’altro si conobbero, si frequentarono e si stimarono, arrivando anche a dedicarsi reciprocamente delle poesie, furono due grandi donne coraggiose, che attraverso le loro vite e le loro opere seppero rompere gli schemi di un mondo antico e conservatore.
Peccato che la Mistral e la Storni siano poco conosciute in Italia (personalmente io le ho scoperte e lette nei miei viaggi in Sudamerica), ma del resto forse questo è anche un po’ il destino in generale della poesia tutta, probabilmente troppo poco commerciale o forse troppo difficile da digerire, in una realtà come quella contemporanea, che ha sempre meno tempo per fermarsi a riflettere, come la poesia pretenderebbe. Ma questa decisamente, è un’altra storia…

*********************************
Gabriela Mistral cilena, al secolo Lucila de María del Perpetuo Soccorro Godoy Alcayaga ( prese il suo nome d’arte in omaggio a Gabriele D’Annunzio e al provenzale Federico Mistral), nacque il 7 aprile 1889 a Vicuna, in un piccolo villaggio nel Nord del Cile.
Gabriela è stata maestra di campagna e professoressa universitaria, poetessa, scrittrice e giornalista. E’ stata difensore dei diritti dei bambini, delle donne, degli esuli e degli emarginati. Ha cantato con le sue poesie, la natura e l’amore, la vita e la morte, il disincanto e la speranza, sognando un mondo senza ingiustizie e senza analfabetismo. Ha scritto e si è impegnata per un mondo senza guerre e un continente Latinoamericano senza stati né confini. E’ stata a suo modo religiosa e laica, socialista e cattolica. Tra le sue opere vanno ricordate Sonetos de la muerte (1914), Desolaciòn (1922), Ternura (1924), Lagar (1954). Nel 1938 quando pubblica Tala devolve la maggior parte dei proventi della vendita del libro a favore dei bambini vittime della Guerra Civile Spagnola. Il 12 dicembre 1945, di fronte ad una sala gremita, dalle mani di Re Gustavo, ritira il premio Nobel per letteratura, prima donna di tutta l’America latina a ricevere tale riconoscimento, che le viene assegnato non solo per la sua opera letteraria di prosa e poesia, ma anche per i suoi meriti educativi e per le sue lotte in difesa dei diritti umani dei più deboli, donne e bambini su tutti. Morì negli Stati Uniti, il 10 gennaio 1957, alla sua morte il Cile dichiarò tre giorni di lutto nazionale.

*********************************
Alfonsina Storni , argentina, nacque per caso nel Canton Ticino in Svizzera il 29 maggio 1892 ( si trasferì in Argentina con la famiglia già all’età di quattro anni). Alfonsina è stata cameriera, operaia, attrice, maestra di campagna e professoressa di letteratura, poetessa e scrittrice di teatro. Ragazza madre, femminista e socialista. Con le sue poesie ha cantato l’amore e la solitudine, ma anche l’ansia di vivere e la voglia di libertà e di emancipazione. Poetessa prima romantica, poi modernista ed infine realista, pubblicò varie opere tra cui La inquetud del rosal (1916), Irrimediablemente (1919), Ocre (1925) e Mundo de siete pozos (1934) Con il suo libro Languidez (1920) vinse il Secondo Premio Nazionale di Letteratura, malata di cancro si suicidò 25 ottobre del 1938 lasciandosi trasportare dalle onde dell’Oceano Altlantico a Mar del Plata.

Paolo Mattana. 21 marzo 2007

Inserito il 21/03/2007 da Paolo Mattana | ci sono 4 commenti

A voi la parola

In questo bellissimo angolo dedicato non solo alla poesia, ma alle poetesse, vorrei solo trascrivere una poesia.
Dopo avere chiesto a Paolo Mattana se potrebbe fare dono al blog di qualche verso delle due poetesse che ci ha presentato.
Questa che segue è la voce di Antonia Pozzi.

Funerale senza tristezza

Questo non è essere morti,
questo è tornare
al paese, alla culla:
chiaro è il giorno
come il sorriso di una madre
che aspettava.
Campi brinati, alberi d’argento, crisantemi
biondi: le bimbe
vestite di bianco,
col velo color della brina,
la voce colore dell’acqua
ancora viva
fra terrose prode.
Le fiammelle dei ceri, naufragate
nello splendore del mattino,
dicono quel che sia
questo vanire
delle terrene cose
– dolce –
questo tornare degli umani,
per aerei ponti
di cielo,
per candide creste di monti
sognati,
all’altra riva, ai prati
del sole.

scritto da Resina · 23 marzo 2007, 23:11 · #

Cara Resina,
bellissima la poesia della Pozzi, che tra l’altro come poetessa ricorda per certi tratti le due “sudamericane” e non solo perché contemporanee, non è vero? A me le ricorda per alcuni passaggi della sua vita, l’infelicità sentimentale e la grande ipersensibilità, ad esempio. Inoltre, Antonia potremmo avvicinarla alla Gabriela per il suo amore per la natura (i paesaggi lombardi da una parte e quelli cileni dall’altra) dove entrambe trovavano pace ed ispirazione. E ovviamente alla Alfonsina, per la fine tragica che le accomuna.
Ho due poesie a cui sono particolarmente affezionato, per ragioni che non starò qui a spiegarti, e che riporto volentieri, per renderle omaggio, sperando che ti piacciano.

La prima è della Mistral, tratta dal libro Ternura (Tenerezza) pubblicato per la prima volta nel 1924 e si intitola, “Dammi la mano”. La seconda è della Storni, tratta dalla raccolta “La inquietud del rosal” (L’inquietudine del roseto) del 1916 e si intitola “Vita”.
ps. Perdona la qualità della versione italiana, ma non sono un grande traduttore..

DAME LA MANO (Gabriela Mistral)

Dame la mano y danzaremos;
dame la mano y me amarás.
Como una sola flor seremos,
como una flor, y nada más…

El mismo verso cantaremos,
al mismo paso bailarás.
Como una espiga ondularemos,
como una espiga, y nada más.

Te llamas Rosa y yo Esperanza;
pero tu nombre olvidarás,
porque seremos una danza
en la colina, y nada más…

DAMMI LA MANO
(Dammi la mano e danzeremo/ dammi la mano e mi amerai/ come un solo fior saremo/ come un solo fiore e niente più./ Lo stesso verso canteremo/ con lo stesso passo ballerai. /Come una spiga onduleremo/ come una spiga e niente più./ Ti chiami Rosa ed io Speranza/ però il tuo nome dimenticherai/ perché saremo una danza/ sulla collina e niente più)

VIDA (Alfonsina Mistral)

Mis nervios están locos, en las venas.
La sangre hierve, líquido de fuego
Salta de mis labios donde finge luego
La alegría de todas las verbenas.

Tengo deseos de reír; las penas,
Que de domar a voluntad no alego,
Hoy conmigo no juegan y yo juego
Con la tristeza azul de que están llenas.

El mundo late; toda su armonía
La siento tan vibrante que hago mía
Cuanto escancio en su trova de hechicera.
¡Es que abrí la ventana hace un momento

Y en las alas finísimas del viento
Me ha traído su sol la Primavera!

VITA
(I miei nervi stanno impazzendo, nelle vene./Il sangue ribolle, liquido di fuoco /salta dalle mie labbra dove poi finge/ l’allegria di tutte le feste popolari./ Ho il desiderio di ridere , le pene/ che di domare la volontà non dichiaro, /oggi con me non giocano ed io gioco/con la tristezza blu di cui son piene. / Il mondo palpita; tutta la sua armonia / la sento così vibrante che la faccio mia/ Quanto sidro versato nel suo verso d’ammaliatrice./ Sarà perchè ho aperto la finestra un momento fa / E nelle ali finissime del vento / mi ha portato il suo sole la Primavera!)

scritto da paolo mattana · 24 marzo 2007, 18:21 · #

Grazie.
La poesia di Gabriela rapisce in un vortice ammaliante, malinconico e struggente, mentre in quella di Alfonsina il fremito rabbioso e vitale si condensa in tutta l’inquietudine di quel soffio finale di vento. Che è anche liberatorio.
E che ci si sente addosso.
La poesia in effetti è parente del vento, ne conserva la forza impalpabile, la delicata brutalità, lo slancio improvviso e inspiegabile che conduce a un altrove anche lasciandoci i piedi ancorati al suolo.

scritto da Resina · 25 marzo 2007, 22:34 · #

Adoro le poesie di Gabriela Mistral,premio nobel 1945!

L’abito bianco:
Cuciamolo nella nostra carne/nel petto e nelle ginocchia,/le nostre mani lo accarezzino,/i nostri occhi lo distinguano,/ e c’illumini la notte,/ ci conforti lungo il giorno,/come la canapa delle vele/ e i punti delle ferite!

scritto da sandra cervone · 24 marzo 2008, 09:54 · #

Aiuto Textile

Per non essere filtrati dal software antispam, evitare di scrivere tutto maiuscolo.
I commenti offensivi o pubblicitari non saranno pubblicati.