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Poche Chiacchiere: Esordio

Esordio

Salve.
Ho sempre pensato che gestire un blog fosse un’esperienza stimolante, anche se non mi ero mai deciso a crearne uno.
Per incapacità o per pigrizia.
Quando la Robin mi ha offerto questa opportunità, ho preso la palla al balzo e ho accettato con entusiasmo.
Finalmente uno spazio in cui esprimere opinioni, raccontare storie, dare informazioni, interagire con persone sconosciute e lontane.
Un privilegio e, insieme, una responsabilità.
Già, ma adesso che mi trovo davanti a questa mascherina grigiastra, pronta ad ospitare il testo, i pensieri mi sfuggono da tutte le parti.
L’esordio, come ogni esordio, mi atterrisce.
Più avanti, suppongo, sarà più agevole, ma ora, come si comincia ora?
La cosa più semplice sarebbe iniziare tracciando una breve nota autobiografica, ma, ad un giudizio obiettivo, direi che l’argomento potrebbe rivelarsi poco interessante se non addirittura noioso.
Discorrere dei miei libri, forse? Difficile! Ho le prove che ogni copia, sebbene stampata con lo stesso numero di caratteri disposti nell’identica sequenza, parli al lettore con un linguaggio diverso. Così, immediatamente dopo la pubblicazione, i libri che ho scritto non mi obbediscono più e se ne vanno per conto loro, a volte sfoderando uno spirito di rivalsa che deriva dalla conquistata autonomia.
Tanto vale, allora, proporre un argomento e sperare che si sviluppi una discussione, fermo restando che chiunque potrà suggerire altri temi di conversazione (magari riguardanti me o i miei libri).
E non trovo migliore argomento che la lettura.
Ma non m’interessa sapere perché in Italia non si legge o si legge poco. Su questa materia le analisi si sprecano.
M’interessa esattamente il contrario
Perché si legge? E, soprattutto, cosa si legge?
Per conto mio, ho sempre assimilato la lettura al viaggio. Le sole due attività che nell’immediato procurano piacere e nel tempo aprono la mente, fino a farti capire che l’assoluto non esiste e che il relativismo, tanto esecrato, resta l’approccio più corretto alle situazioni della vita.
Quanto a cosa si legge, beh, ho le mie idee.
Aspetto di sapere se coincidono con le vostre.

Inserito il 25/02/2007 da Luigi Combariati | ci sono 12 commenti

A voi la parola

Leggere leggere, che bella cosa la lettura…. Essa è molto importante per ogni uomo, con la lettura si spaziano gli orizzonti, si arricchisce il proprio vocabolario, e soprattutto si vola fra i propri pensieri. Io ho sempre pensato ad un libro, come un mondo parallelo, leggendo entro in un universo fantastico, mi inserisco nel libro come personaggio, e inizio a sognare a fantasticare su di esso…. Penso in ogni caso, che il connubbio libri, viaggio, sia assolutamente perfetto, e fantastico… Bhe penso che non ci sia niente di meglio di un bel libro, niente potrà scavalcare la lettura, nessun tipo di programma spazzatura trasmesso, nessun tipo di altro hobby… Per quanto riguarda cosa si legge, bhe, dipende da come una persona si sente in quel dato periodo…. Complimenti al sig. Combariati per il suo blog…

scritto da Luca · 27 febbraio 2007, 17:50 · #

Perchè si legge?
La domanda è affascinante ma di difficile e complicata risposta. A mio avviso la risposta che più si avvicina al mio credere può essere tratta da un saggio di M. Proust dal titolo “Sulla lettura”:
“La lettura è una forma di amicizia, ma è quantomeno un’amicizia sincera. E’ un’amicizia libera da tutte le caratteristiche che rendono sgradevole le altre. Poichè siamo tutti, noi tutti esseri viventi, morti che ancora non sono entrati in funzione, tutti gli scambi di cortesie, i saluti in quell’anticamera che chiamiamo deferenza, gratitudine, devozione, ai quali mescoliamo tante menzogne, sono sterili e estenuanti.Inoltre sin dai primi rapporti di simpatia, di ammirazione, di riconoscenza, le prime parole che pronunciamo, le prime lettere che scriviamo ci tessono attorno i primi fili di una tela di abitudini, di un vero e proprio modo di essere, di cui non possiamo più liberarci nelle amicizie successive. Senza dire che, le parole eccessive che abbiamo pronunciato rimangono come cambiali che dobbiamo pagare…(...) Nella lettura l’amicizia viene di colpo restituita alla sua primitiva purezza. Con i libri non sono necessarie cortesie. Sono amici con i quali trascorriamo la serata solo se davvero lo desideriamo. E loro almeno, spesso li lasciamo con rimpianto. Quando poi li abbiamo lasciati, non v‘è timore che vengano dimenticati per qualcunaltro. Neppure è necessaria la deferenza; ridiamo per quel che ci dice Molière soltanto nell’esatta misura in cui lo troviamo divertente; quando ci annoia, non ci preoccupa avere l’aria annoiata, e quando siamo proprio stanchi di stare con lui lo riponiamo bruscamente al suo posto, come non fosse nè un genio nè una celebrità. L’atmosfera di questa amicizia pura è il silenzio. Poichè parliamo per gli altri, ma per noi stessi rimaniamo in silenzio. E il silenzio non reca traccia, come la parola, dei nostri difetti, delle nostre moine. E’ puro. Tra il pensiero dell’autore e il nostro non frappone gli elementi irreducibili, refrattari al pensiero, dei nostri egoismi diversi. (...)”

scritto da Fabio · 27 febbraio 2007, 18:25 · #

Leggo perchè attraverso i pensieri, gli umori e le sensazioni altrui mi sento viva; è come avere un bisogno primario….istintivo e forte. Non posso non leggere, come non posso non respirare.

scritto da Giusy · 27 febbraio 2007, 18:34 · #

I libri tengono in vita i desideri.

scritto da Ermanno · 28 febbraio 2007, 08:55 · #

La prima cosa che mi viene in mente è che leggere aiuta a tener vivo il pensiero, un’attività psichica che necessita di ampliamento costante. Se non altro per compensare la pochezza di stimoli che rileviamo dall’ambiente in cui normalmente viviamo, e nel quale pare che non ci sia richiesta più di tanto l’attività del pensiero in senso proprio, nemmeno nella sua qualità di riflessione sulle azioni che si compiono.Leggere dunque potrebbe innanzitutto significare mettere in moto un processo di pensiero tramite il quale costruire la nostra “anima razionale” o la nostra “ragione sensibile”. E’ un pò come mettere costantemente in dubbio le nostre scontate verità, arricchendole di visioni diverse, di ulteriori punti di vista, di nuove prospettive, di quell’“oltre” di cui sentiamo la mancanza e che spesso pretendiamo dalla nostra vita.

scritto da globis · 2 marzo 2007, 18:32 · #

Qualcuno ha detto che “si scrive per raccontare se stessi”. E’ vero.

Ogni volta che raccontiamo qualcosa a qualcuno, vogliamo in realtà raccontarci ed essere ascoltati.

E’ dentro ad ognuno il desiderio irrefrenabile di raccontare la propria vita, perchè, in fondo, io credo, abbiamo paura che vada persa irrimediabilmente e allora ci affanniamo a lasciare tracce, segnali, ricordi.

E più questi segnali entrano nei codici collettivi legati alle emozioni del singolo, che troviamo allora i grandi racconti che ci appassionano, le vite che avremmo voluto vivere o le vite che drammaticamente viviamo ogni giorno.

Una paura, io credo, che qualcosa possa sfuggire di mano senza rendercene conto. La paura di non essere un buon genitore, la paura di lasciare in eredità ai propri figli solamente debiti puntualmente pagati e nient’altro.

Io scrivo perchè sento, continuo, il bisogno/desiderio di lasciare un segnale, spurio, non perfettamente codificato nella mia mente, ma di lasciare comunque una traccia.

E’ solo un piccolo segno fatto sulla sabbia in riva al mare, lo so. Fra poco se ne andrà e sarà giusto così.

Ma fintanto che l’onda non arriverà, sarà stato, per chi ha scritto, un solco profondissimo che prima non c’era.

scritto da marco rovatti · 15 marzo 2007, 22:57 · #

Credo di essere abbastanza d’accordo. In fondo la motivazione finale, forse inconscia, forse irrazionale, forse indiretta, di chi scrive è lasciare una traccia del proprio passaggio, per quanto piccola e spesso inutile.
E’ straordinario pensare ciò che forse non accadrà mai.
Fra qualche secolo qualcuno, rovistando fra i polverosi scaffali di una libreria antiquaria, si ritroverà fra le mani il tuo libro.
Lo sfoglierà e poi leggerà incuriosito qualche pagina scritta in quella lingua antica, piena di termini desueti e di una ricchezza di aggettivi ormai scomparsi.
Quella sintassi ruvida e complicata che rende così impervia la lettura.
Immaginerà il mondo com’era.
Poi rivolgerà l’attenzione all’autore e si chiederà: chissà perchè lo ha scritto…

scritto da Luigi Combariati · 16 marzo 2007, 21:21 · #

Leggo perchè i libri mi restituiscono una frazione della complessità della realtà. Sento in me una spinta ad esplorare questa bizzarra realtà in cui sono capitato per caso.

scritto da Achille Scalzo · 30 maggio 2007, 14:02 · #

Leggere, ha scritto qualcuno in questo blog, quasi un anno fa, vedo, è una forma di amicizia…non soggetta alle convenzioni, agli obblighi, agli scambi che l’amicizia comporta.Capita, in qualche momento della vita, d’interrogarsi sul significato dell’amicizia, quel fiore bizzarro, spontaneo, che ci rallegra con la sua fioritura che ci sembra perenne, e che qualche volta, proprio per la sua leggerezza che poco offre e poco pretende se non quel guizzo d’empatia, di riconoscimento che per un attimo ci scalda il cuore, ci sembra addirittura più resistente rispetto ad altre forme di fioritura che hanno richiesto nel tempo maggiori cure ed attenzioni…come solidarietà, generosità, presenza, sacrificio, indulgenza,e in qualche caso non si trattava ai nostri occhi di pianticelle fiorite, ma querce, alberi, che svettavano sicuri come punti di riferimento nel nostro paesaggio…Poi accade qualcosa che ci priva del sorriso, che ci lascia indifesi e nudi, come un cane sull’autostrada.Ma non lo sappiamo ancora. Un fiume di parole, di promesse ci stordisce. Il telefono dopo qualche giorno tace, gli amici si diradano, guardano educatamente altrove, non possono ( non vogliono ? ) aiutarti. Il fatto è che il dolore spaventa, terrorizza, chiedetelo a chi per esempio si ammala di cancro. Così un lutto atroce, inaspettato, improvviso. Se poi ad esso si agggiungono altri problemi, è il nulla.Il vuoto intorno, come se avessi l’aids o la peste ( ed è atroce che accada ). Ci sorprendono le voci più inaspettate…l’amica, malata gravissima, che ti contatta dopo anni e ti conforta..sola voce amorosa oltre all’amica del cuore che non ti abbandona, almeno quella…anche se non può fare altro per te, ma pure la cara voce attraverso il telefono ti aiuta a vivere…ed il resto è silenzio, anche dove la pura decenza suggerirebbe di farsi vivi…se non fosse in memoria dell’amico, dell’amica che si è stati sempre.
Allora i libri. La fuga meravigliosa verso una tregua possibile, per tanti anni la tua finestra sul mondo, l’evasione agognata, l’aiuto che tante volte ti ha soccorso, l’ossatura della tua vita al punto da condividere l’utopia di Borges, o piuttosto la metafora…il mondo stesso concepito come una biblioteca infinita…ed eccoti smarrita percorrere i suoi intricati labirinti , pensando alla scintillante maschera d’oro del Minotauro, che rivela un volto piagato, come quello del re Baldovino distrutto dalla lebbra…
Prendo in mano un volume, e ne esce una polvere sottile, nera..le parole che sfuggono come sabbia, e con orrore vedo che non parlano più al mio cuore le pagine bianche e vuote, vuote di significati, vuote di tutti quel che dava un senso alla vita…si chiede il lettore, la lettrice smarrita se sia lei stessa a dissolversi, o il libro, pieno di quelle parole che ha imparato negli ultimi tempi a odiare, perché così inutili e vane…scopre poi che la musica le tiene compagnia, anche nelle parole, infatti ogni tanto qualche verso la consola, se così si può dire, prima di spegnere la luce.

scritto da Leila Mascano · 25 maggio 2008, 07:20 · #

I libri, così come i film, non sono più da tempo per me quegli amici fidati capaci di sostituire rapporti umani carenti o insoddisfacenti.
La realtà sfugge adesso dalle pagine o dai fotogrammi, la finzione appare assai più manifesta, l’insoddisfazione per i rapporti si espande anche alle espressioni artistiche, letterarie. Dov‘è la verità? Da tanti anni la stiamo cercando, ma più che VERITA’ cerchiamo un’armonia interiore che certamente risiede nell’intimo di ognuno, nella sua parte eterna, che osserva il mondo con infinito distacco e proprio per questo con VERA partecipazione.
Resiste ancora la musica, perché io fin da piccolo cominciai a relazionarmi al mondo esterno soprattutto con la musica. E le canzoncine di allora sono rimaste impresse in modo indelebile, nella mia pur labilissima memoria…
“Lungo i pascoli del ciel
cavallino va…
tutto d’oro è il suo mantel
nell’immensità...”.

scritto da maurizio · 26 maggio 2008, 12:25 · #

La lettura mi apre la mente, mi aiuta a confrontarmi con realtà e persone diverse, mi aiuta a sperare restituendomi il coraggio, la voglia di cambiare che rischio di smarrire ogni qualvolta mi abbandono ad una rassegnazione indotta dalla monotonia che mi circonda. Sono sorpresa e contenta…salve avvocato Combariati!

scritto da Antonella Catrambone · 21 gennaio 2009, 13:34 · #

Leggere è cercare se stessi in qualcuno che scrive. Se, almeno in parte, lo ritroviamo, è facile appassionarsi alla lettura, indipendentemente dal suo valore effettivo (che resta comunque difficilissimo da attribuire).
Se poi un autore riesce a farti appassionare alle vicende dei suoi personaggi, nonostante essi siano diversissimi da te, allora vuol dire che è veramente bravo.

scritto da maurizio · 22 gennaio 2009, 09:45 · #

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