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Poche Chiacchiere: Errore di stompa

Errore di stompa

In Italia, santi numi!,
son a troie ormai i costumi.
La tivù domenicale
era quasi celestiale,

le famiglie ben protette,
castigate le vallette,
no a argomenti birichini.
La domenica i bambini

guardan la televisione,
perciò solo cose buone,
storie molto commoventi,
esemplar comportamenti,

sacerdoti, religiose,
niente amanti, solo spose.
Ma, ahimé, i tempi son cambiati
e in tivù sono arrivati

nella fascia un dì protetta
le Gelmini ed i Brunetta.
Ma non c’è mai fine al peggio
se nell’infernale aggeggio

è comparso a bimbi e anziani,
di domenica, Schifani,
presidente del Senato.
L’ineffabile Renato

con la lingua a penzoloni
ha leccato Berlusconi
dietro, avanti, sopra e sotto,
con grugnito ininterrotto.

Alla fine dei grugniti,
con gli astanti inorriditi,
l’entusiasta formichiere,
con suo sommo dispiacere

smise a un tratto di leccare
ed incominciò a parlare,
col suo risolin da jena:
“E’ Veltroni che avvelena

la politica italiana.
Walter troppo si scalmana
con il suo linguaggio estremo,
ma noi lo controlleremo!

Quanto a Silvio molto amato
mi risulta che ha chiamato
del suo parco una porzione,
non vi dico l’emozione…,

con il nom Parco Schifani!”
Al ghignar degli italiani,
dice: “Ho buoni informatori
che mi dicon piante e fiori

che in giardino non ci sono.
Ed io, furbo, glieli dono,
perché voglio sia felice!”
Per pietà nessun gli dice

perché ridon gli italiani
nel sentir parco Schifani:
pensan che Silvio sbagliò,
con l’a al posto della o!

Inserito il 09/10/2008 da Carlo Cornaglia | ci sono 3 commenti

A voi la parola

E questa tua canzone
trova una ragione
nel regno della tivvù che non c’è più.
Potesse strappare al tempo vita
e indietro tutte le dita
torneremo a cantare libertà
e abrogare questa lercia società
di veline ballerine e di “santi”
lestofanti.


E questa tua canzone
troverebbe né i nomi, né i cuori
in un vago universo
che ha perduto il verso
e la mente incerta vagherebbe
alla ricerca di un sub-strato
che abbia un senso lato.


E questa tua canzone
sarebbe ancor più bella
se al posto dell’odiato marchingegno
si ritrovassero quei colori
del cielo l’azzurro terso
che all’orizzonte perso
si gettava nel mare dei coralli
dove s’alzava il canto dei marini cavalli.


Invece, noi, rimasti soli
facciamo come Giobbe
e guardiamo la meta
su quest’acqua non più cheta
soffiano i venti forti
che non sanno cosa proporti.


E’ tutto un errore di stompa
e tutto zompa:
si sfracellano le banche
diminuiscono i consumi
all’orizzonte solo fumi
che alza il Cavaliere
e ci dice che è buono
il formaggio con le pere.


Stame bin, me bun Carlin.


P.S. Vorrei mandarti delle vignette
Ma non trovo la chiave ( HTLM) per entrare
Nel tuo blog.
Ciauuuu

scritto da Frator · 10 ottobre 2008, 11:20 · #

Davvero non sarebbe affatto male
se per magia, cambiando una vocale,
mutasse la materia oltre al fonema:
se d’improvviso, per restare in tema,
il verde di una villa intitolato
al nostro presidente del senato,
nel rosa d’un maiale trasfomasse:
immagina le risa (belle grasse..)
però trasformazione più beffarda
sarebbe se, in quella villa sarda,
la felce in falce muti in un istante,
ed il mirtillo, lì poco distante,
s’adagi sopra lei e muti in martello.
Che sortilegio che sarebbe quello!
sai che sorpresa, per il proprietario
di quell’enorme e variegato erbario,
trovar falce e martello lungo il prato!
Egli direbbe, impallidito e irato:
“son dunque erbacce questi comunisti,
li elimini dal parlamento, e i tristi
ti spuntano improvvisi nel giardino!
Questo è davvero un guaio, me tapino!
E’ dunque una gramigna, l’ideale
che fa pappare bimbi e capitale
al bieco stalinista suo seguace?
Come farò, mi chiedo, a avere pace
se penetra sin dentro casa mia?”
sarebbe niente male la magìa
per cui cambi vocale a una parola
mutando la materia e non lei sola.

scritto da velio laga · 10 ottobre 2008, 21:36 · #

Alla corte di Sua Altezza Virtuale


Quando un uomo ha carisma e potere
(e non penso di certo al denaro)
è normale che a tutti sia caro
e che ognun voglia farlo godere.


Le ministre usan trucchi e malizie
perché lui non sia afflitto da pene
e gli succhiano fuor dalle vene
malumori, tormenti e mestizie.


I ministri che volle il grand’uomo
non san più come rendergli omaggio:
chi s’inventa buffone, chi paggio,
chi si limita a fare lo gnomo.


Stanno tutti a sbavar devozione,
genuflessi o prostrati la perché
Sua Altezza non vuol gente in piè,
pur avendo le zeppe al tallone.


C’è chi s’alza presto la mattina
per rubare al sole i primi raggi,
onde usàrli a mo’ dì depistaggi
per celar la regal pelatina.


Vola un altro a cercar sulla Luna
quella polver che possa d’incanto
dar sollievo al facciale suo manto.
E di rughe ne resti nessuna.


Poi c’è quello che ha messo nel cesso
una spia per captar dal sedere
quali cibi il brianzol Cavaliere
è portato a mangiar con successo.


C’è quel tale Scaiola d’Albenga
che lo invita a giocare alle carte
e il Berlusca da Roma si parte.
Dove atterra? Domanda balenga!


Il ministro furbetto s’è fatto
destinare una tratta sull’uscio
pur se Albenga non è più d’un guscio.
A sue spese? Sarai mica matto?!


C’è chi la sua faccia simpatica
tatuata la porta sul pene.
Così quàndo si gonfian le vene
ha un aspetto gioioso di natica.


C’è quell’altro il cui nome non cito
che se il capo ha problemi a evacuare
corre lui senza farsi aspettare,
per il pronto intervento col dito.


Come fai a non essere schiavo
d’un siffatto talento statista,
politologo, insigne giurista,
e per giunta dei nani l’ottavo?


Anche noi popolino ignorante
gli dovremmo far su un monumento:
una bella colata in cemento
che immortali il suo staff osannante.

scritto da Gregna Pola · 11 ottobre 2008, 15:33 · #

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