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Poche Chiacchiere: E tre!

E tre!

Dell’Umberto il bel germoglio
si presenta al Bentivoglio
per la sua maturità.
Renzo ha già una certa età

poiché è ben la terza volta.
La famiglia è molto colta,
ma è una vittima il ragazzo
di una scuola da imbarazzo:

gli insegnanti son terroni
che ce l’han coi polentoni
e li boccian pur se sanno,
con iniquità ed inganno,

scuola pubblica o privata,
bocciatura assicurata.
Ci ha provato il bell’arnese
alla pubblica a Varese

circa un paio d’anni fa,
ma gli han dato l’altolà.
Al collegio Bentivoglio
è approdato con orgoglio

e in federalismo esperto,
Renzo fglio dell’Umberto:
sul Cattaneo ha una tesina,
ma è la solita manfrina,

viene il giovane bocciato.
Il suo babbo s’è incazzato:
“Bocciatura irregolar!”
Rapido ricorso al Tar

ed insulti a Mariastella:
“Non è in grado la pulzella
di far funzionar la scuola,
non ha fatto la figliola

esperienza da insegnante
e in materia è un’ignorante:
prenda per le corna il toro,
i terroni a casa loro!”

La Gelmini, cuore in mano,
il ricorso del padano
ha accettato prontamente
ed il pluriripetente

all’esame si prepara.
Con applicazione rara
organizza Miss Padania,
del tifoso con la smania

la padana squadra allena,
del Berlusca va alla cena
col papà al suo fianco assiso,
con lui sale sul Monviso,

compie il rito dell’ampolla
ed in mezzo a una gran folla
in laguna poi la svuota.
Per la felpa lo si nota,

verde e con gran dito medio,
il volgar padan rimedio
che la Lega ci propone.
Sulla sua preparazione

per dar la maturità
veglia sempre il suo papà,
che lo interroga ogni sera,
dopo cena, in canottiera:

italian, filosofia,
arte, storia, geometria.
Non un colpo Renzo perde
e col grembiulino verde

si presenta al Bentivoglio
per oltrepassar lo scoglio
che due volte l’ha fermato
sol perché in Padania è nato.

Commissione sempre eguale,
ispettor ministeriale
di giustizia a garanzia.
All’esame si dà il via,

ma per lui non c’è rimedio:
un maglion con dito medio
ha il terrone commissario
che gli dice lapidario

e con tono alquanto duro:
“Lei non è proprio maturo,
anzi è ancora troppo verde!”
Quando i professor son merde…

Inserito il 01/12/2008 da Carlo Cornaglia | ci sono 11 commenti

A voi la parola

Eppure sai che mi fa pena? Per un ragazzo lo stare sempre con l’ombra del padre davanti è frustrante, anche se ci trova solidarietà. Le prese per i fondelli degli amici, i falsi amici, quell’essere ingombrante che lo chiama trota, il sopranome che gli si appiccica. Temo che finirà per prendere una strada sbagliata, anche se dovesse finire in parlamento, sarebbe un disadattato in più. Poi non so che atmosfera ci sia nel privato, ma penso non sia delle migliori. Ciao, Anna

scritto da Anna Gengaro · 1 dicembre 2008, 18:15 · #

Eh no, Anna, pena proprio non mi fa. Forse tu sei influenzata dai tuoi trascorsi di educatrice e questa tua sensibilità ti fa onore e smentisce la tante baggianate che leghisti e gelminiani dicono sui professori. Ma io proprio questa pena non la sento:è vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, è vero che le teorie di Lombroso non erano poi così giuste, ma il solo vederlo con la maglietta col dito medio e la mano sul cuore schierato con la squadra della Padania cancella ogni possibilità di umana compassione. Non volermene. Ciao, Anna
P.S. Mi sembra che tu lavori un po’ poco, è dal 27 che non inserisci post e noi stiamo aspettando…Ciao

scritto da carlo cornaglia · 1 dicembre 2008, 23:17 · #

Il tre è un numero perfetto
e non fa alcun difetto
lo diceva anche l’Alighieri
e questi non sono misteri


che non svela però il Padano
se non sa chi è l’Alfano
perché bastava un suo lodo
per passar l’esame con frodo.


Per la terza volta ci è cascato
questo bossino sciagurato
forse qualcuno ha congiurato
e gli ha lanciato un morir ammazzato.


Sarà stato un comunista
che chiedeva una nuova pista
oppure un terruncello
che non riesce a scavalcar il ruscello?


Sarà stata la Gelmini
ben nota per fare casini
oppure la Carfagna
che in un boccone se lo magna?


Sarà stato il Maroni
che non ama i poltroni,
oppure il Brunetta
che lo vuol mettere in cassetta?


Certo che il Renzino ha la testa
come un marmo e va anche in affanno
se gli chiedono di Leopardi
l’indomani si alza tardi.


Il padre è incazzato
e già grida che il Paese
è sottosviluppato,
Roma è ladrona
e la Gelmini una brutta terrona.


La soluzione però, è a portata di mano
lo sa pure un sacrestano:
trasferire l’esame a Ponte di Legno
e così Renzino lascerà un segno.


Stame bin Carlin

scritto da Frator · 2 dicembre 2008, 01:25 · #

Signora Annamaria, sono una Trota.
Proprio una Trota, ha capito bene.
Di questa storia, tristemente nota,
le dico solo: ne ho le pinne piene.
.
Parlai col mio avvocato: lui ritiene
Che in pratica mi han dato dell’idiota.
Per quanto non mi piaccia fare scene,
Non porgerò davvero l’altra gota.
.
Quel Bossi lì lo porto in tribunale.
Se mi ha paragonato al suo rampollo,
pagare mi dovrà il danno morale.
.
Dice di amare tanto il fiume Po.
Sarà anche vero, ma di certo so
che insolentisce chi ci sta in ammollo!

scritto da velio laga · 2 dicembre 2008, 11:47 · #

Io boccio, tu Bossi, egli boccia.


“La cultura, a che serve?” si chiede
il lumbàrd senatùr in canotta.
I terùn che han la mamma mignotta
gli han fregato tre volte l’erede.


“Il dialetto vien via dalla tetta,
l’italiano è una lingua straniera:
serve solo se vuoi far carriera
da statale o vuoi far la fighetta.


Quando sài dire “pòta e alùra,
maruchì, lader, négher, terù,
tata sciénsa ma töc lasarù;
semper chéi ala fì che i laura”


che ti serve scassarti le coglia
con Leopardi, Manzoni, Montale,
quando il ‘se’ vuole il condizionale
o chi ha scritto, che so, ‘I Malavoglia’?


Un po’ ancora dobbiam per disdetta
imparare la lingua italiana,
in attesa che in lingua padana
ci traducano almen la ‘Gazzetta’.”


Il suo figlio di Bossi ha un destino
che da grande farà il senatore:
basta quindi che col tricolore
ci pulisca il culetto e il vasino.


Che t’importa se in fondo è un po’ mona?
L’importante è non paghi le tasse
e che sappia arringare le masse
con lo slogan di “Roma ladrona”?


sul biglietto ci metta un bel ‘dott’.
Non importa di quale mestiere.


Il papà ha confidato orgoglioso
con il fare del celtico piglio
ch’è contento che boccino il figlio:
nella vita chi a scuola è virtuoso


molto spesso vien fuori una sega.
E’ per questo che vengon cercati
fra gli elenchi dei pluribocciati
gli elementi che guidan la Lega.


Un concetto però pare chiaro:
la Padania è una cosa sublime
che non bastan le prose e le rime.
Ma un somaro è un somaro è un somaro.

scritto da Gregna Pola · 2 dicembre 2008, 17:13 · #

Già! Forse è il mio cuore di mamma,
forse quello di vecchia docente,
ma la pena per quel deficente,
non riesco a rimetterla in canna.
Di trotacce davvero ignoranti,
per decenni ne ho avute a bizzeffe,
e pur se non capivano un effe,
ho cercato di farli sapienti.
Quando al fine però non trovavo
neanche l’ombra di una nozione,
mi potevan cantar la canzone,
ma col cuor sanguinante bocciavo.
Però poi ripensavo ai lor padri,
e mettendo a confronto le menti,
se dei figli lor eran decenti,
dei lor padri facevan pietà!
speriamo…

scritto da Anna Gengaro · 3 dicembre 2008, 19:19 · #

Ma Bossi quando diceva: Ce l’ho duro, citava il rampollo. E naturalmente si parlava del comprendonio…

scritto da Leila Mascano · 4 dicembre 2008, 00:42 · #

Brava Leila! Sei molto spiritosa…


In famiglia ce l’hanno tutti duro,
ma di Umberto non son proprio sicuro…
Quel ch‘è certo è ch‘è duro il comprendonio
di Renzo, l’immaturo di Gemonio.

scritto da carlo cornaglia · 4 dicembre 2008, 01:19 · #

grazie!!! Ho riso tanto! Direi che è degna della miglior tradizione satirica inglese. Sembra di leggere Pope. Grazie

scritto da Maria Teresa · 4 dicembre 2008, 11:54 · #

Beh, Bossi vorrebbe che a suo figlio si usassero certi riguardi…un po’ come accadeva al marchesino del Parini, quello che latinizzando esercito distrutto scrisse exercitus lardi, ed ebbe il premio.

scritto da Leila Mascano · 4 dicembre 2008, 21:56 · #

W Bossi!

scritto da Piero Pirletti · 5 novembre 2009, 20:25 · #

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