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Poche Chiacchiere: Donne d'autore

Donne d'autore

Gli ultimi cinque libri di narrativa che ho letto hanno come protagoniste cinque donne. Tutte diverse fra loro. Tutte altrettanto forti e indimenticabili.

Agnes Brown, irlandese di trentacinque anni, madre di sette figli, a seguito della morte di un marito violento e incline all’alcol, reagisce alle difficoltà della vita, sfoderando un carattere deciso, allegro e pieno di tenera speranza, riprendendosi in mano, lentamente, la sua vita di madre e di donna. Siamo nella Dublino proletaria, ultracattolica e bigotta degli anni sessanta. Agnes, sfegatata fan di Cliff Richards, e la sua inseparabile amica Marion, hanno un banco di frutta e verdura al mercato del Jarro, in un quartiere povero e popolare a sud del Liffey. La loro amicizia, vera e inossidabile, le porta a condividere, con una splendida complicità, tra esilaranti scambi di battute, sigarette e pinte di birra, i sogni di un futuro diverso, le semplici sfide quotidiane del riuscire a far quadrare i conti o la terribile malattia di Marion. Un commedia dolce amara, la cui la meravigliosa protagonista inventata da Brendan O’Carrol (Agnes Browne mamma, Neri Pozza, 2008), ci ricorda la forza delle donne e la bellezza autentica degli umili.

“Agnes è morta. L’ha uccisa un racconto. Di lei non mi è rimasto nulla, se non questo racconto”. Così inizia Agnes di Peter Stamm (Agnes, Neri Pozza 2001). Stesso nome della precedente protagonista, ma carattere e destini completamente diversi. Siamo a Chicago ai giorni nostri e la protagonista è questa volta una giovane ragazza che studia fisica e suona il violoncello. Agnes si innamora di un giovane scrittore, che nel momento decisivo della loro storia d’amore, quando lei rimane incinta, scompare negando le proprie responsabilità. Agnes è una donna ultra sensibile, dal carattere e da una intimità profonda e complessa, che si scontra con un mondo, impersonato dal suo ragazzo, che non comunica, che non dialoga, che non sa ascoltare e che quindi non la capisce. La fine tragica della ragazza è la cruda sintesi del crollo di chi non riesce più a sopportare l’ennesima incomprensione e abbandono.

Carla, protagonista del racconto “In Fuga”, il primo della omonima raccolta di Alice Munro, (In fuga, Einaudi, 2004), sceglie invece di risolvere i propri conflitti interiori acuiti dalla crisi di un matrimonio, all’apparenza felice, scappando. Siamo in Canada, nello sconfinato paese nordamericano, e Carla a un certo punto, prepara furtivamente la sua valigia e sale su un autobus che la porti lontano. Una fuga, che parte con il sapore della libertà ritrovata, ma che sa però anche di sconfitta, di problemi non risolti. Carla non è ancora pronta per quel passo e di fatti, scenderà dal pullman e tornerà a casa.

La Marie del porto, di Gorge Simenon (Adelphi, 1992) è invece una di quelle donne che sa esattamente cosa vogliono dalla vita. Esternamente senza grandi qualità, quasi anonima, un acqua cheta, che appare fragile e riservata. Ma Marie ha l’innata capacità di gestire il suo destino come se tutto fosse già scritto e riesce ad ottenere quello che vuole uscendo fuori nei momenti decisivi con una risoluzione e maturità invidiabili. Qui siamo negli anni trenta, in Francia, a Port-en-Bessin, in un piccolo paesino di pescatori affacciato sul mare della Manica. Un vita dura, che tra nebbie e mareggiate e i lenti e duri ritmi della pesca, si svolge attorno al Caffè della Marina, dove la povera e giovane Marie fa la cameriera. Il ricco Chatelard, abituato a comandare e ad avere ogni donna ai suoi piedi, arriva per caso in quel paesino e senza volerlo, a poco a poco, rimane infatuato dalla quella ragazza, che non lo degna di uno sguardo. Marie, con il suo fare e non fare, il suo dire e non dire, lo porterà proprio invece dove vuole lei, giocando, come gioca il gatto col topo.

E infine Camille, la protagonista di Insieme e Basta, il romanzo di Anna Gavalda (Frassinelli, 2004) , che come la più bella delle favole moderne, termina con il lieto fine. Camille giovane, anoressica, amante dell’arte e con un talento innato nella pittura, lavora in un impresa di pulizia per pagarsi da vivere. Si muove, solitaria e pura, in una Parigi contemporanea, in bilico tra le atmosfere magiche e malinconie della Ville Lumiére e le difficoltà delle odierne metropoli che fanno i conti con crisi economiche e nuovi poveri, immigrati, malati, disoccupati e pensionati. Camille, ha un duro passato alle spalle, si chiude in se stessa, rifiuta ogni aiuto e cerca di sopravvivere. Il grande muro che ha eretto fuori e dentro di se, si sgretolerà però definitivamente, quando deciderà di evitare l’ennesimo abbandono e di ricominciare a rischiare, gettandosi tra le braccia di Franck, cuoco rozzo, ma dal cuore tenero, che come lei ha un passato difficile e un presente inquieto ed ingarbugliato.

Paolo Mattana, 18 aprile 2008

Inserito il 16/04/2008 da Paolo Mattana | nessun commento

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