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Poche Chiacchiere: confessioni - si fa per dire

confessioni - si fa per dire

Mario Quattrucci “Turcato”da “GRA” Quasar, 2006

E’ mondo non rifratto, altro, sua espressione,
preludio di nascita, sentire non oscuro,
germe, gene, forma-vita, embrione in sua memoria,
galassia-granuloma su turchino e azzurro,
seme di millennio suo iridico cammino,
d’atomo itinerario, verità e sogno,
incanto metamorfico in unica pintura
pullula da colore realtà nascosta,
acqua e notte, fluoro oltremarino, karta-segno,
forma d’effettuale viaggio d’astrazione pura,
frangia di cosmo, immagine, luce misteriosa,
ora è colore-forma sola dimensione,
vegetale vita e pelle d’anima contesa,
reticolo di sensi apparizioni ardenze,
bava di mondi ambigua, presenze numinose,
messaggi d’orme astrali e terra di deserto,
gialla terra solforosa, siena e bianco, incerta,
monocromi sondaggi, verdi, neri, squarci,
fasce-porte spalancate su spaziali interni
plurisensi, ranciate annunciazioni,tracce,
lacci su toni d’indaco e viola, fermi
densi rossi doloranti, o chiari come i rossi
di fabbriche e comizi da cui ci siamo mossi,
fuoco cangiante, moto, libertà variale,
del tempo in divenire combusta evocazione,
alto linguaggio antico, probità attuale.
Non è rispecchiamento ma creazione.

Rosa Pierno

Attraverso una iniziale contrapposizione tra realtà e mondo interiore è subito procurata da Mario Quattrucci la feritoia da cui sgorgherà la sua negazione con la derivazione allegorica: “germe, gene, forma-vita” che si coagula, sanguigno flusso, nuovamente alla realtà, ad esteriore mondo, in una riattivata circolazione.

Segue a ruota, l’aggancio tra cellula e galassia, tra microcosmo e macrocosmo a completare le relazioni fra le diverse scale circuitazionali, di cui sarà garante “unica pintura”: quella pittura di Turcato, di cui Quattrucci sta contemplando in presa diretta le opere. Una sorta di atmosfera turchina invade e disperde i confini, le soglie tra il pensato e il percepito, la verità e il sogno.

Un preciso taglio critico non è esente da questi versi che vogliono rendere conto anche delle ragioni della propria preferenza, della propria adesione alle opere di Turcato: intento davvero originale rispetto alla canonica ecfrasi. Nei versi “ora è colore-forma sola dimensione, / vegetale vita e pelle d’anima contesa” sono in un colpo solo strette insieme sia l’esclusione della dimensione temporale, sia l’imitazione in quanto rappresentazione di oggetti reali, ove però il legame conduce immediato a un trasmutazione: e ciò che è esterno è ricondotto alla sua elaborazione interiore.

D’altronde anche la mancata totale sovrapponibilità tra deserto e pigmento con cui lo si rappresenta dichiara il varco tra i due sistemi (oggetto e strumento) come più importante dei sistemi stessi.

La poesia chiude con un fantasmagorico inno alle plurivalenze, alle create ambiguità, alle forme in divenire per cui un rosso vale per dolorante e per comignoli e dove il tempo sulla superficie del quadro è soltanto evocato, ma onnipresente a radunare e infittire sulla tela un passato che coincide con la cultura tutta.

Inserito il 08/11/2011 da Mario Quattrucci | ci sono 6 commenti

A voi la parola

Scrivo qui, in anteprima, una poesia di Rosa Pierno tratta dal suo prossimo libro Robin “Artificio”.
Si noterà che la scansione dei versi è del tutto diversa dal solito: quasi una prosa: in cui però si nasconde il ritmo e la natura della poesia.

TRAMONTO

Instellato è il cielo di cento e mille astri tale che infiorito è il prato che lo riflette; porporeggia un tramonto quasi estinto, esangue lungo gli estremi lembi, ove materie estranee si ricongiungono in agognata quiete. Sereggia, ormai, su questa terra e in cielo.

scritto da mario quattrucci · 11 novembre 2011, 15:21 · #

Sarà anche che si fa per dire, o che si fa per dire confessando che la stupidità è un dono in chi la cerca, fatto è che non so dire chi dei due sia quello in gamba -apprezzo ad alta voce le fattezze artificiali di un’autrice e tuttalpiù riceverò un ceffone da chi lavora con passione e campa.

scritto da frank spada · 12 novembre 2011, 17:59 · #

ma chi dovrebbe dartelo il ceffone? cioè: chi è che lavora con passione e campa? non sai che “una passione è una passione… //e scalda o anche arde e a volte// ti cosuma”?

scritto da mario quattrucci · 12 novembre 2011, 21:36 · #

Mario, ma quanti blog hai? Ti ho lasciato appena un commento con una poesia, e ora mi ritrovo…altrove e non mi raccapezzo più!

scritto da Leila Mascano · 12 novembre 2011, 22:59 · #

a dire il vero non mi raccapezzo nemmeno io. sono stato spinto a codesta moltiplicazione di blog dalla mia ignoranza, ma che vuoi farci? tu però non darti pena: non merito tanta atenzione. Qui, in queste “confessioni si fa per dire” penso di postare (si dice così?) alcuni pensieri, magari in forma poetica, o miei o di altri. Poi, chi vuol commentare, commenti… Ciao, M.

scritto da mario quattrucci · 14 novembre 2011, 08:42 · #

Ahi ahi, sono stata io chiedendoti “Ma quanti blog hai?” a indurti a fa sparire “In punta di penna?” Se non l’hai distrutto, ripristinalo, almeno in “archivio” perché fa parte della storia del blog e anche un po’ nostra.Per favore, niente tabula rasa! Noi siamo anche un po’ la nostra storia! Un caro saluto.

scritto da Leila Mascano · 29 febbraio 2012, 21:50 · #

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