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Poche Chiacchiere: Chapliniana

Chapliniana

Sabato scorso ho trascorso una splendida giornata in compagnia di Charlie Chaplin.
E’ si perché a Bologna si è aperta dal 1 di giugno una rassegna sul grande artista londinese (www.chapliniana.com) che proseguirà sino a fine ottobre, con una serie di manifestazioni ed iniziative che cadono proprio nel trentennale della sua scomparsa. Così ho passato la mattinata curiosando alla mostra “Charlie Caplin e l’Immagine” e la serata al Teatro Comunale a godermi la proiezione su grande schermo della versione restaurata di “City Light” (Luci della città) con musica dal vivo (partitura originale dello stesso Chaplin), eseguita in modo impeccabile proprio dall’orchestra del Comunale di Bologna.
La mostra, uno spazio di oltre 800 metri quadri allestita nella splendida Sala Borsa a Piazza Maggiore, si snoda attraverso una linea che ripercorre la vita e l’opera di Chaplin, fatta di decine di foto, documenti e frammenti video, tutti originali. Mostra che è anche il frutto del sempre più stretto rapporto tra il capoluogo emiliano ed il grande autore di Charlot, grazie al fatto che i familiari di Chaplin, hanno deciso di affidare alla Cineteca di Bologna il restauro e la digitalizzazione dei film e dell’immenso materiale documentale cartaceo e audio visivo in loro possesso.

Come dicevo, è stata una grande gioia, l’altro giorno, ritrovare le stesse emozioni, praticamente intatte, di quando da bambino vedevo in televisione le peripezie di quel buffo ometto con i baffetti, bombetta, scarpe sfondate e bastone a seguito, capace di cavarsela in situazioni grottesche e paradossali, con ironia e fantasia. Ripercorrendo quelle immagini, ci si ritrova di fronte ad un vero gigante, semplicemente un genio, l’unico che ha saputo con tanta maestria coniugare assieme comicità, critica sociale, romanticismo e poesia. Un artista completo. Regista, attore, mimo, ballerino, scrittore e compositore. Uno che accettò con difficoltà l’avvento del sonoro nel cinema, perché sosteneva che “il significato di un gesto è in genere più comprensibile di quello delle parole. L’inarcarsi di un sopracciglio, anche appena accennato, può comunicare più di cento parole” (C.Chaplin, “The New York Times, 25 gennaio 1931)
Un uomo che ha saputo creare con il personaggio di Charlot, un simbolo universale, un vagabondo dalla camminata strana e dal cuore tenero, emblema dell’uomo ferito dalle ingiustizie di una società oppressiva ed egoista.

“Una delle prime cose che impari facendo teatro è che il pubblico si diverte a vedere il ricco sbeffeggiato in ogni modo. La ragione, ovviamente, sta nel fatto che al mondo nove su dieci sono poveri e segretamente provano rancore per la ricchezza del decimo” (C. Chaplin, American Magazine, 1918)

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Nato il 16 aprile del 1889 a Londra, Charlie Chaplin ebbe un infanzia difficile, trascorsa in buona parte in istituti per bambini indigenti. Figlio di genitori separati, perse il padre all’età di soli dodici anni. Ancora giovanissimo, riesce ad aggregarsi ad una compagnia di teatro in cui lavora come attore comico in recite di pantomime all’interno dei Music Hall. Nel 1908 è già in tournèe con la compagnia di Fred Karno con cui recita alcuni sketch e due anni dopo, sempre con lo stesso gruppo è in viaggio per gli Stati Uniti, dove si farà subito notare e vi rimarrà a lungo. Si appassiona al cinema e nel 1914 firma un contratto con la Keystone Film Company, per cui reciterà in almeno 35 film, tra cui Kid auto races at Venice (1914) in cui Charlie Chaplin, interpreta per la prima volta Charlot, quello che diventerà il vagabondo più famoso della storia del Cinema. All’epoca, come si vede bene in questo film d’esordio, girato in soli 45 minuti, ed in cui Chaplin si piazza davanti ad un cameraman che sta riprendendo una corsa di automobili, disturbandolo dal suo lavoro, Charlot è ancora un semplice ometto trasandato e dispettoso, arrogante ed antipatico che usa pure e semplici gag per far ridere. Sarà infatti solo con il proseguo della carriera, quando cioè Chaplin riuscirà a controllare completamente i suoi film, dalla produzione alla scrittura, dalla regia all’interpretazione, che costruirà il suo vero personaggio. Quel vagabondo, povero e romantico, comico e poetico, che Charlie Chaplin farà vivere, attraverso le sue avventure, facendoci contemporaneamente commuovere, ridere e pensare.
Nel 1915, Chaplin dirige e recita in 14 film per la Essanay Film Manufacturing Company tra cui lo splendido “The Champion” in cui Chaplin ci offre una prima esilarante dimostrazione di ballerino-pugile, che poi riprenderà più avanti in una memorabile sfida sul ring in “Luci della Città”. Charlot è oramai già noto in tutto il mondo.
Nel 1916 Chaplin passa alla Mutual Film Corporation, con cui girerà una decina di film e nel 1918, grazie al successo ottenuto, apre un proprio studio cinematografico ed inizia a produrre, dirigere e recitare i suoi film che distribuirà sino al 1922 con la First National Exhibitors’ Circuits. Nel frattempo nel 1922, ha fondato assieme a Fairbanks, Pickford e Griffith, una nuova casa di produzione, la United Artist. Da questo momento in poi, Chaplin, oramai famosissimo ed acclamato in Europa come in America, sarà autore ed interprete di una serie incredibile di veri e propri capolavori, tra cui:

“Shoulder Arm” (Charlot soldato, 1918) in cui si narra in modo comico, ma assolutamente realistico, la vita di trincea della prima guerra mondiale.

“The Kid” (Il monello 1921), fortemente autobiografico, in cui Chaplin inventa la storia toccante dell’amicizia tra il vagabondo ed il piccolo trovatello (magistralmente interpretato dal bambino Jackie Coogan).

“The Gold Rush” (La febbre dell’oro, 1925), sull’epopea dei cercatori d’oro, in cui Chaplin, mette in scena in modo mirabile la fame, basta ricordarsi la scena della danza degli scarponi.

“The Circus” (Il circo, 1928), dove Chaplin imparò a camminare sul filo come un acrobata.

“City Light” (Luci della città, 1931), dove attraverso la storia d’amore della povera fioraia ceca e il nostro vagabondo, come al solito, si ride, ci si commuove, ma si critica anche la ricca borghesia del tempo, priva di valori ed inaffidabile.

“Modern Times” (Tempi Moderni, 1936), il grande capolavoro sui rischi della rivoluzione industriale e sullo sfruttamento dei lavoratori, dove Chaplin impersona il mitico operaio che avvita tutto il giorno bulloni. E a proposito, chi non si è sentito almeno una volta nella vita come il protagonista di questo film?

“The Great Dictator” (Il grande dittatore, 1940), praticamente l’ultimo film in cui compare Charlot, dove si ride amaro nelle parodie di Hitler e Mussolini. (C’è qualcuno che non si ricorda la scena del dittatore di Tomaia, Adenoyd Hynkel che sogna il dominio del mondo giocando con un mappamondo di plastica?)

Nel 1952, Chaplin, in Europa per presentare “Limelight” (Luci della ribalta, 1952), in pieno periodo di “Caccia alle Streghe”, fortemente osteggiato dal governo Statunitense per i suoi film troppo critici verso il capitalismo, riceve la notizia che non può più tornare negli Stati Uniti, perché gli viene negato il visto d’ingresso, accusato di simpatie comuniste. Sceglierà di vivere in Svizzera e si vendicherà con una commedia di forte critica alla società americana con a “A king in New York” (Un re a New York, 1957).
Il suo ultimo film sarà “A Countess from Hong Kong” (La contessa di Hong Kong, 1967), con Marlon Brando e Sophia Loren.
Chaplin, morirà nel sonno all’età di ottantotto anni la notte di Natale del 1977, dopo aver scritto la sua autobiografia, ricevuto ad Hollywood l’Oscar alla carriera (1972) e il titolo di Baronetto (1975).

Paolo Mattana 27 Giugno 2007

Inserito il 27/06/2007 da Paolo Mattana | nessun commento

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