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Poche Chiacchiere: C'era una volta la DDR

C'era una volta la DDR

Ieri al “Violetta Parra” abbiamo commentato un bel film, da poco uscito nelle sale cinematografiche e pluripremiato, anche con l’Oscar come miglior film straniero. Si tratta di “Le vite degli altri” (2006) dello sceneggiatore-regista Florian Henckel von Donnersmarck.

Siamo nell’ex Germania Est a metà anni ottanta, sotto la guida di Honecker, cinque anni prima crollo del Muro di Berlino e ancora in un mondo diviso in due blocchi. La Stasi (“Ministero per la Sicurezza di Stato”) “vigila” sulla vita dei cittadini. Una coppia di affermati artisti di teatro, lui scrittore e lei attrice, viene messa sotto stretta indagine, con pedinamenti e microspie in tutta la loro abitazione, nel tentativo di trovare qualcosa che possa incriminarli per attività “anticomunista”. Gerd Wiesler (Ulrich Muhe), l’integerrimo funzionario incaricato della sorveglianza e i suoi osservati speciali, ossia l’autore teatrale Georg Dreyman (Sebastian Koch) e l’attrice Christa Maria Sieland (Martina Gedeck) verranno travolti da questa esperienza, subendo un mutamento interiore che li cambierà, influendo definitivamente sulle loro convinzioni e le loro stesse vite.
“Le vite degli altri” è un film in cui si aggirano come protagonisti, sotto l’ombra della guerra fredda e immersi in palazzoni grigi e interni di linoleum marrone, solitudini, tradimenti, corruzione, manipolazione, ricatti, paure e prove di resistenza e di riscatto. Uno spaccato della Germania comunista, che il regista segue fino al periodo seguente la riunificazione delle due Germanie, in cui grazie ed una legge dello Stato, comuni cittadini possono andare liberamente a consultare i fascicoli degli ex collaboratori della Stasi.
Ciò che colpisce nel film, non è tanto la ricostruzione storica della Berlino Est di quegli anni, tra l’altro un po’ lacunosa, ma piuttosto le vicende umane dei protagonisti e il rapporto “malato” tra cittadini e potere, che va ben al di là dell’esperienza tedesco-sovietica ed è ancora di assoluta attualità. Sintomatico a tale proposito che Sidney Pollack abbia voluto acquistare i diritti del film per farne un remake da ambientare probabilmente negli Stati Uniti, a dimostrazione del fatto che, se ce ne fosse ancora bisogno (vedi anche scandalo intercettazioni Telecom in Italia), la tentazione di “spiare per controllare” è un male comune sia ad Ovest che ad Est, anche se certamente, il caso della Stasi è un caso emblematico, in quanto la polizia politica arrivò nell’ ex DDR a toccare un rapporto impiegati-informatori / cittadini altissimo.
In questo senso, la storia raccontata nel film mette in luce molto bene cosa accade quando chi governa e detiene il potere, utilizza impropriamente lo Stato, l’ideologia e tutti i mezzi che ha a disposizione per “mantenersi in vita”. Nel caso specifico, lo farà entrando nelle vite private dei suoi cittadini tentando di controllarli e, nel caso, “correggerli” con la forza, nella speranza di mantenere un consenso che inevitabilmente andrà poi perso. Per impedire il “libero pensiero”, che vede come una minaccia e non come una risorsa, viene messa in pratica una strategia delirante di controllo, indottrinamento e persuasione sulle vite dei cittadini e che passa ovviamente, anche attraverso il controllo dell’informazione e della cultura .

Tornando all’ex DDR, il film di von Donnersmarck viene dopo altri film e libri usciti recentemente e che tutti assieme potranno contribuire a meglio interpretare quegli anni “freddi”, tenendo a mente il contesto storico, ma anche senza pregiudizi di parte. Di questi, eccone alcuni che mi hanno favorevolmente colpito.

“Goodbye Lenin!” (2002) di Wolfgang Becker, in cui la protagonista del film, Christiane Kerner (Katrin Sass), socialista convinta e cittadina della Repubblica Democratica Tedesca, è colpita da un breve coma, che le impedisce di vivere direttamente il crollo del Muro e perciò quando si risveglia, ignora quanto sia accaduto. Il figlio Alex per paura che la madre possa rimanere scioccata da tale evento e quindi riammalarsi, non le dirà nulla tentando di mantenere attorno un clima da ex Germania dell’Est, mettendo in scena un finto teatrino dove tutto rimane come era prima . Ovviamente nulla sarà come appare, compreso il fervente comunismo di Christiane, come verrà svelato dall’epilogo del film. “Goodbye Lenin!” ha il merito di riportare alla luce contraddizioni di un epoca quanto mai a noi vicina, facendoci vedere, in modo ironico, sia i limiti del capitalismo che quelli del socialismo reale.

“Il silenzio dopo lo sparo” (2000) di Volker Schlöndorff , dove Rita Voigth (Bibiana Beglau), terrorista della RAF nella Germania Ovest, passa in clandestinità e si rifugia nella DDR sotto la protezione della Stasi, che le da una nuova identità. Qui abbiamo una prospettiva differente rispetto ai film precedenti, visto che stavolta la meta agognata è l’Est. Il film di Schlöndorff ha anche il merito, attraverso la descrizione di tutta la storia di Rita (dai suoi approcci giovanili alla deriva terroristica, sino all’epilogo tragico del film, quando all’indomani della caduta del Muro di Berlino cerca di salvarsi), di trattare con profondo rispetto critico degli ideali della protagonista, senza banalizzarli in un facile giudizio da era post-comunista.

Il libro “C’era una volta la DDR”, di Anna Funder (Feltrinelli , 2005) in cui l’autrice, giornalista australiana trapiantata a Berlino, colleziona una serie di interviste ad ex funzionari governativi, informatori della Stasi e gente comune, dove, da Berlino a Lipsia a Dresda, oltre ai grotteschi metodi utilizzati dagli uomini della Stasi nella gestione della cultura e dell’informazione (come gli pseudo telegiornali o i “balli di Stato”), emergono con forza, soprattutto le testimonianze delle vittime della polizia politica.

Il libro “La Germania divisa” di Fabio Bertini e Antonio Missiroli (Giunti, 1994), sintetico ed agile dove gli autori ripercorrono sul piano storico gli eventi principali della Germania dal 1945 al 1990, con una serie di foto e documenti interessanti.

Il regista von Donnersmarck ha dichiarato “Non sono contro la DDR, anche se ammetto di non essere molto triste per la sua fine”. Sono d’accordo con lui.

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Cronologia

1945 Alla Conferenza di Yalta si stabilisce la divisione delle due Germanie.
1946 Si istituzionalizzano le due Germanie con le conseguenti due elezioni amministrative. Ad est nasce la SED, Partito Socialista unitario, fusione dei partiti comunista e socialdemocratico.
1948 I russi bloccano Berlino e gli angloamericani reagiscono mettendo in atto un ponte aereo per portare rifornimenti alla popolazione.
1949 Il 7 ottobre, nasce ufficialmente la DDR, la Repubblica Democratica Tedesca (RDT).
1953 A giugno a seguito dell’aumento della giornata lavorativa e dei livelli di produzione, a Berlino est, lo sciopero generale degli operai è represso dalle truppe sovietiche.
1954 La Germania Ovest (RFT) entra nella NATO
1955 La RDT entra nel Patto di Varsavia, appena costituito e la RFT diviene stato sovrano dopo l’abrogazione dello statuto di occupazione.
1961 Il 13 Agosto la RDT innalza il Muro di Berlino, per bloccare la fuga di tedeschi orientali verso Ovest
1973 RDT ed RFT entrano simultaneamente a far parte dell’ONU
1989 Almeno Cinquantamila tedeschi fuggono dalla RDT, attraverso l’Ungheria. Il 4 novembre un milione di cittadini scende in piazza a Berlino Est. Si dimette il governo e si apre la prima breccia nel Muro.
1990 Si scioglie la DDR e si uniscono le due Germanie.

Paolo Mattana 16 Aprile 2007

Inserito il 16/04/2007 da Paolo Mattana | ci sono 4 commenti

A voi la parola

E, giusto per restare in tema, vorrei ricordare una vecchia e istruttiva canzone di Edoardo Bennato: Franz è il mio nome

Ecco il testo:

Franz è il mio nome

Franz è il mio nome e vendo la libertà a chi vuol passare dall’altra parte della città compra il biglietto e non ti pentirai per quello che ti do non costa assai Domani è il giorno, domani si partirà con una carrozza per l’altra parte della città e come Pinocchio non crederai ai tuoi occhi quando vedrai il paese dei balocchi

West Berlino splendente ti apparirà e nella notte la luce ti abbaglierà e nelle vetrine aperte ai desideri i sogni tuoi proibiti fino a ieri

Senti che suoni, c‘è musica dall’altra parte e nelle strade la gente che si diverte è sempre festa, l’altra città ti aspetta non perder tempo, compra il biglietto in fretta

Lì tutto è permesso, lì tutto si può comprare e ti conviene spendere senza pensare e se non avrai più i soldi una mattina ti troverai dall’altra parte della vetrina

È come un gioco, e ognuno ha la sua parte e quando alla fine avrai giocato tutte le tue carte non ci pensare no, non aver paura che nella vetrina farai la tua figura

Franz è il mio nome e vendo la libertà a chi vuol passare dall’altra parte della città compra il biglietto e non ti pentirai per quello che ti do non costa assai

scritto da Luigi Combariati · 16 aprile 2007, 20:17 · #

Post molto interessante e completo (per quanto possa essere completo un post…). Ho letto il libro di Anna Funder qualche tempo fa e dopo 4 o 5 mesi sono stato a Berlino per lavoro. E’ stato suggestivo e metteva a disagio camminare per Karl Marx Strasse (dunque da Alexander Platz verso la periferia) tra due schiere di edifici stile sovietico (cemento e acciaio), con marciapiedi larghissimi, alberi equidistanti, e tanto silenzio, uno o due passanti. Emergeva quell’atea mistica propria dell’ideologia comunista, sterile e razionale.

scritto da Paolo · 4 maggio 2007, 16:07 · #

berlino è struggente. io ed il mio compagno ci siamo andati due anni fa e speriamo di tornare presto.tutti parlano solo della berlino che fu durante gli anni del muro,ma berlino oggi è splendida ed emozionante. ti fa provare i sentimenti di angoscia che strisciavano nella berlino della ddr e ti fa emozionare per la forza che ha avuto nel voler risorgere.ora è una città che tutti almeno una volta dovrebbero visitare.camminare per le strade di berlino non è come camminare in una città qualunque. ad ogni angolo inaspettatamente compare qualcosa di grandioso.tutto è maestoso,imponente, unico,e nostalgico…...non vorresti mai venire via.

scritto da simona · 26 novembre 2007, 11:53 · #

Trovo il tuo post, Paolo, molto interessante perchè affronta il tema-Rdt (o Ddr che dir si voglia) senza frettolose scomuniche.
Fenomeni infatti storici e dolorosi come quello del Muro e della guerra fredda vanno affrontati con distacco, senza santificare il blocco ex-sovietico ma anche senza innalzare inni di lode al capitalismo… che non di rado è una negazione della democrazia.

scritto da riccardo · 1 febbraio 2010, 18:23 · #

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