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Poche Chiacchiere: Barcamp, OpenCamp & Serendipità

Barcamp, OpenCamp & Serendipità

Sono pronto a scommettere che fra non molto sentirete parlare di barcamp in televisione e sui giornali. Sappiate che in quel momento il meglio del fenomeno sarà passato, finito. Non a caso se state leggendo queste parole lo state facendo su un computer e sulla Rete. Per una serie di domande e risposte più precise ed articolate su cosa sono i barcamp potrete a visitare questi siti:

http://barcamp.org/ http://www.barcampitalia.org/ http://barcamp.org/OpenCamp

che sono rispettivamente il sito internazionale dei barcamp, quello italiano e quello del prossimo OpenCamp che si terrà a Roma il 15-4-2007. Ci sono le FAQ, ci sono risposte, date, informazioni di tutti i tipi. Se volete utleriori informazioni c’è sempre Wikipedia cui rivolgersi:

http://it.wikipedia.org/wiki/BarCamp

Per riassumere quel che ne so e quel che vale la pena di sapere subito soprattutto in relazione all’argomento che mi sta più a cuore in questo momento, cioè la serendipità, vi riassumerò la mia personale esperienza.
Nel corso del primo Roma barcamp, verso la fine di gennaio Leo Sorge, giornalista informatico, scrittore, esperto di rete e di blog mi ha telefonato un giovedì per dirmi che il sabato successivo sarebbe stato dalle mie parti “per parlare a via di Libetta”. Lo ho invitato a pranzo e dopo un po’ mi sono ritrovato a pranzo oltre a lui altri due amici Francesco Romeo, ingegnere elettronico, e Cristiana Persia, giornalista. Fra uno spaghetto ed una fetta di salame mi hanno detto cosa erano i barcamp e non ci ho capito molto, ma dato che se ne teneva uno sotto casa mia al Linux Club in via di Libetta siamo scesi tutti insieme per vedere di seguire la cosa.
Ci sono restato un paio d’ore. Ho partecipato ad una presentazione di cosa sono i blog secondo alcuni e poi di cosa è tweetter ed altro sparso. Ho trovato tutto abbastanza interessante ma la cosa più interessante in assoluto è stato il fatto stesso che il barcamp esistesse.
Riassumendo il barcamp è un riunione autoconvocata, gratuita ed autoorganizzata ad opera di appassionati del Web 2.0, in altre parole di quel tipo di uso della Rete che grazie a nuovi software e tecnologie permette un uso molto più interattivo di quanto non fosse possibile fare in passato. In buona sostanza mi sembra di aver capito che per Web 2.0 si intendono cose come i blog e u-Tube, usare i quali oggi è molto più facile che qualche anno fa quando qualcosa di html e/o altri programmi complessi la dovevi sapere per forza se volevi usare pienamente Internet.
Chi vuole partecipare deve solo decidere di parlare di un argomento che rientri nel tema di quello specifico barcamp, iscriversi, presentarsi il giorno della riunione sul luogo, mettere su una lavagna predisposta un post, un testo, un fazzoletto di carta indicando dove e quando terrà il suo discorso ed aspettare nel luogo e nel momento indicati da lui personalmente. Se verrà qualcuno, potrà parlare per 15 minuti e per 15 minuti risponderà alle domande. Finito. Non esiste filtro, non esiste autorizzazione a parlare, si dà per scontato che tu conosca le regole del barcamp e che ti adegui.
Ho notato nel corso di due delle presentazioni a cui ho assistito che domande risposte, presenza erano regolate da una forma notevole di autocontrollo, autodisciplina se volete: protagonismi zero o quasi. Perfino io da quel fanatico logorroico che sono sono stato capace di contenermi.
Ho preso la parola solo perché per tre volte in pochi minuti ho sentito ben tre persone parlare di serendipità. Non ho resistito ed ho alzato la mano ed ho chiesto quanti fra i presenti avessero sentito prima o usassero quella parola. E su circa trenta persone, venti hanno alzato la mano. Nel caso non lo sapeste è una percentuale spaventosa. La serendipità in Italia è pressoché sconosciuta a livello di grande pubblico, e la maggior parte della gente quando la sente la prima volta cita il film “Serendipity” che in realtà con la Serendipità vera non c’entra niente.
Bon. Mi sono messo in lista per l’OpenCamp che si terrà a Roma a Scienza della Comunicazione sabato 14 aprile e parlerò di serendipità soprattutto per chiedere a chi eventualmente sarà presente cosa ne sa con esattezza e come e quando ha scoperto la parola. Lo faccio perché sono curioso e ritengo che la rete sia il luogo più serendipitoso che sia mai esistito nella storia dell’umanità. Spiegherò perché.
Altre info sulla serendipità sono reperibili sul sito:

http://web.infinito.it/utenti/m/mongai/

Il testo che vi troverete sarà ulteriormente completato nei prossimi sei mesi e poi pubblicato da Robin Edizioni verso ottobre. Nel frattempo se volete potrete leggerne questa anteprima.
Anche qui una estrema sintesi: la serendipità è quel fenomeno per cui si cerca una cosa e se ne trova un’altra più preziosa, oppure si trova quel che si sta cercando in un luogo e in un momento del tutto inaspettati. E molto di più. Io ritengo che sia una parente stretta della fortuna con la quale però è più facile avere a che fare o se non più facile almeno più interessante.
Internet è un luogo in sommo grado serendipitoso, soprattutto le prime volte che ci si entra e si fa un po’ di web-surfing senza cercare qualcosa di specifico. Più si è pratici ad usare Google più sicuramente si trova quel che si sta cercando. ma con mente aperta e sapendo che la serendipità esiste, più è possibile trovare cose inaspettate.
E’ per serendipità che io ho scoperto i barcamp, che mi sembrano una forma di autoorganizzazione dal basso, iperdemocratica, selettiva solo su base di competenza e passione che varrebbe la pena di utilizzare anche per altre attività.
Che ne dite di un NoirBarCamp a Roma?

Inserito il 20/03/2007 da Massimo Mongai | ci sono 6 commenti

A voi la parola

Non ho capito in che senso il barcamp sarebbe selettivo sulla base della competenza, se ognuno può ritagliarsi un angolo per dire quello che gli pare.
Autocompetenza autoproclamata?
In ogni caso potrebbe rivelarsi interessante, forse perché suona molto poco italiano, quindi molto poco noioso. Un po’ più creativo dei soliti ambienti pedanti nostrani.
Oppure invece è noioso e pedante?
Raccontata così, la serendipità mi pare l’unico destino possibile di ognuno di noi.
La chiave è solo “cercare”, perché comunque qualcosa si troverà.
Ma perché il prefisso “bar”? Ho letto della derivazione dalle riunioni degli hacker, ma non ho capito perché la scelta di questo “bar”.
Un invito alla leggerezza o c‘è qualche altro senso recondito?

scritto da smemo · 23 marzo 2007, 22:26 · #

per smemo
il barcamp è selettivo per due motivi
il primo è che per ora è conosciuto solo da appassionati blogger e poco più, io stesso ci sono arrivato per caso
il secondo motivo è relativo al fatto che per riuscire a mettersi in lista all’oper camp di roma, ad esempio, occorre editare la pagina in html il che non è detto che tutti lo sappiano fare, è vero che c‘è un tastino sul sito dove c‘è scritto “edit” ma appare la pagina html intera e se non hai un minimo di pratica potresti perderti, la selezione per ora è tutta qui ed evidentemente sono letteralmente migliaia le persone che questo minimo lo sanno fare
non so se sia pedante e noioso ma ho avuto l’impressione contraria, certo un po’ piccola setta di noi giovani lo è
quanto alla serendipità sto cercando di rientrare nel mio sito (ci sono problemi sul server) per mettere il testo sulla S.à on line spero di riuscirci a breve
è vero che la parola chiave è cercare
il prefisso bar è relativo alla informalità della cosa, come fosse un campeggio con un bar nel senso di sbarra messa su due botti per appoggiarsi e parlare
credo…

scritto da massimo mongai · 26 marzo 2007, 17:50 · #

sempre per smemo

sono riuscito ad inserire il mio testo sulla serendipità sul mio sito http://web.infinito.it/utenti/m/mongai/
non so cosa tu ne sappia ma qui c‘è quasi tutto quello che ne so io che però non è poco

scritto da massimo mongai · 26 marzo 2007, 22:11 · #

Be’, molto interessante ma troppo impegnativo da leggere a video. Mi sono incuriosito sul famoso racconto fantasma di cui stai seguendo le tracce mentre lumi le pupe della Biblioteca nazionale. Si trova anche stampato questo testo? Sarà che mi sono fermato troopo presto ma non ho capito il nesso tra Serendip e Ceylon: sono la stessa entità geografica per qualche strano imbroglio toponomastico?

scritto da GlobeTrotter · 30 marzo 2007, 21:23 · #

per GlobeTrotter
sì, Serendip è il nome arabo medioevale di Ceylon
quanto al testo stampato non ho capito se alludi al mio sul mio sito o alla storia dei tre principi, la risposta è sì per entrambi, nel senso che il racconto di cristoforo armeno si trova stampato e ce ne sono alcune copie alla nazionale, il mio testo sulla serendipità sarà stampato da Robin ad ottobre
la cosa divertente che non ho ancora scritto ma che scriverò è che ho trovato anche un racconto identico, scritto due secoli prima da Giovanni Sercambi un lucchese, un minore toscano che ha scritto alla fine del ’400 una specie di decameron un po’ più volgare e molto più piccante, ne parlerò il 14 aprile a Scienza della Comunicazione all’Opencamp

scritto da massimo mongai · 1 aprile 2007, 19:55 · #

Caro Massimo,
sto preparando la tesi in comunicazione visiva sul concetto di serendipità, ho trovato molto interessante e utile la sua anteprima riguardo l’argomento, speravo che fosse gia stato stampato!
Mi piacerebbe contattarla per avere più informazioni al riguardo!!!
buona serata

scritto da francesca · 3 luglio 2007, 17:26 · #

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