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Poche Chiacchiere: Attenti all'oscurità

Attenti all'oscurità

Guardati intorno adesso
fai attenzione alla lascivia
che cade ondeggiando tutt’intorno a te
al dolore che sovente si mescola
sulla punta delle tue dita…
Attento all’oscurità.
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Guardati intorno adesso
fai attenzione ai pensieri che ristagnano
e si intorcinano dentro la tua testa
la disperazione che ti circonda
nel cuore della notte…
Attento alla tristezza.
——————
Può colpirti
può farti male
Ferirti e quel che è peggio
distoglierti dallo scopo per cui sei qui
—————-
Guardati intorno adesso
fai attenzione ai quei passi calzati con scarpe silenziose
strascicati danzanti sui marciapiedi
perché ogni inconscia anima in pena
vaga senza scopo…
Attento a Maya.
—————-
Guardati intorno adesso
fai attenzione agli avidi leader
ti porteranno in direzioni sbagliate
mentre i salici piangenti
sono lì, pronti a crescere in ogni dove.
Attento all’oscurità.

Questo brano è di George Harrison, dall’album “All things must pass” che uscì subito dopo lo scioglimento dei Beatles, a fine 1970, e che per un breve momento illuse molti (fra cui il sottoscritto) che i Beatles potessero creare capolavori, anche seguendo strade diverse l’uno dall’altro.
In realtà di capolavori nelle carriere soliste dei 4 baronetti (li chiamiamo così per tradizione, anche se erano solo MBE) non ce ne sono stati, a mia opinione.
Ma quest’album doppio, se non è un capolavoro, ci si avvicina molto. Anche perché il più giovane del gruppo aveva molte cose da dire, che gli erano restate dentro la penna (e dentro la chitarra) durante gli anni in cui Lennon e McCartney producevano gioielli a raffica, e di spazio per il taciturno George ce n’era sempre poco. Pensare che i Beatles potessero accantonare pezzi come “All Things Must Pass” o “Run of The Mill” è davvero incredibile, fa capire di quanta creatività fossero dotati negli anni di grazia.
La composizione musicale di “Beware of Darkness” è sublime, sospesa e attonita: l’assolo di chitarra per un attimo sembra liberare dalle catene, e portare verso la luce, ma inopinatamente, subito, si ricade in un incedere sofferto e velato di tenebra. Il brano, una volta spentosi, sembra inspiegabilmente non essersi concluso, ci lascia con un punto interrogativo, un sospiro bloccato a metà.
Ma veniamo al testo.
Harrison è stato spesso accusato di voler filosofeggiare o di guardare con una certa superiorità le meschinità umane, forte della sua profonda religiosità, acquisita di fresco in quei turbulenti anni della sua terza decade di vita.
Eppure io trovo che qui descriva con estrema efficacia lo smarrimento che porta alla depressione, le zone oscure che tramano, in agguato, contro la felicità di ognuno di noi. Nemici mentali, nemici reali, siano essi dei condottieri in mala fede oppure semplici conoscenti pronti a spingerci su strade sconnesse.
Il brano inizia con l’ambigua parola “swingers” che indica qualsiasi cosa che ondeggia e si posa in terra, ma anche persone dalle oscure pulsioni sessuali (vedi nota). In un crescendo, ci conduce attraverso vicoli male illuminati dove passi felpati scivolano: ostili o indifferenti? Infine dipinge noi tutti sovrastati da misteriosi “Cedri piangenti dell’Atlante”(vedi nota). Nella parte centrale, ci ricorda che, anche se non sappiamo identificarlo – o lo abbiamo dimenticato – tutti abbiamo uno scopo nella vita, una motivazione per “essere qui”. (vedi nota)
Infine, attenti a Maya. Nella cultura induista, è il velo metafisico illusorio che separa gli uomini dalla corretta percezione della realtà.
L’inganno, per ognuno di noi, sta nell’illudersi di essere un individuo distinto dal tutto, e di conseguenza creare degli schemi conoscitivi che non rispondono alla verità cosmica. Beware of Maya.
——-
Addio Sweet George. Spero che quella che noi abbiamo erroneamente creduto essere la tua individuale essenza sia ritornata al Tutto e così ci riappartenga per sempre. Love to you.
———
NOTE
Falling Swingers: probabilmente Harrison fu ispirato dagli oggetti da giardino (nota è la sua passione per il giradinaggio) appesi e ondeggianti, come piccole statuine di gnomi, chiamate “swingers”: alcune di esse sono anche riprodotte sulla copertina dell’album. Però lo swinger è anche colui che pratica lo scambio di coppia, e per uno così “innamorarsi” (to fall) è davvero un paradosso, e un rischio. In due sole parole George ci dà tre possibli significati, ma quello che conta è la sensazione poetica, davvero penetrante.
—————
Weeping Atlas Cedars: ho tradotto “salici piangenti” per rendere più direttamente l’immagine, ma George conosceva bene questa pianta (in pratica una variante dei Cedri del Libano) ed è ritratto in alcune foto davanti ad essa; fra parentesi il suo nome latino è Glauca Pendula, l’ho scoperto oggi…
——
That is not what you are here for: Alcuni hanno recepito quello che George voleva comunicare, infatti un commento su Internet riporta: “This song saved my life so many times when I was depressed from my divorce. It gave me the strength to go on. It was equal to dozens of therapy sesions.”

Inserito il 12/02/2009 da Glauco Cartocci | ci sono 3 commenti

A voi la parola

Qualche volta sento il vento che fa tintinnare le bacchette cinesi sospese tra i rami del salice. L’ombra della sera avvolge ogni cosa, e tutto sembra perdere consistenza.La realtà si scosta dalle cose come l’intonaco secco dal muro di cinta, e crea infinite via di fuga. Potrei fare qualsiasi cosa. Volare oltre il parapetto, seguire i misteriosi bisbigli oltre il cerchio di luce del lampione, lasciare che il buio inghiottisca anche me. Cosa posso fare per resistere al nulla che mi minaccia? Debbo credere che c‘è un motivo per cui sono qui. Il muro è un muro, e i salici alberi, e tutto si disgregherà comunque, ma molto più lentamente. E comunque non stanotte, se riesco a raggiungere la porta illuminata, provare qualche accordo, scrivere una canzone.Qualcosa che aiuti qualcun altro a resistere, anche quando il destino avrà detto basta , e almeno per me tutto sarà nulla.

--------- NDG: Hold on, Leila. You know what I mean. Un abbraccio.

scritto da Leila Mascano · 22 febbraio 2009, 23:20 · #

C‘è un momento, nella sera, il crepuscolo dei poeti, quando rimane quel poco di luce che ti fa distinguere i contorni dei palazzi, attimo in cui ogni cosa perde di consistenza. Ogni cosa intorno, il vecchio panorama risaputo, sembra acquistare forme e significati nuovi, sembra di vederlo per la prima volta, con occhi nuovi anch’essi.
E’ il trionfo dell’illusione…si comprende senza ombra di dubbio che tutto è illusione, senza poter comunque andare al di là di essa. Per scoprire quali sono i nuovi significati, i SEGNI distintivi per una nuova vita. Tutto rimane sospeso nell’indeterminatezza, soltanto il calore dei cibi cucinati ti riempie di realtà vissuta. E ti lega al ricordo.

scritto da maurizio · 23 febbraio 2009, 21:40 · #

Credo che ce ne siano stati tanti capolavori dei 4 dopo la fine dei FABfour. Beware of darkness è uno di questi capolavori, potrei citarne veramente tanti.

============ Nota di G: e allora citali, no.... mica ci dispiace.

scritto da Alessandro Bruno · 4 febbraio 2010, 16:09 · #

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