Se i principi restano gli stessi – Liberté, Égalitè, Fraternité – le regole non cambiano. E non sarà l’immagine di un figurino con la testa fluttuante su una mano – omaggio graditissimo di Giorgio Camuffo – affiancato a una colonna aulica degna di un Maestro del design –, che ci allontanerà da Poche chiacchiere per sfarfallare altrove il panorama inquadrato dal ©annocchiale virtualmente rovesciato dall’autore con un’epigrafe iniziale: Non fu la morte che lo colse, bensì la vita facendogliela in barba.
Dunque, cari amici, da oggi si riparte affermando che se il gioco ingrossa, l’aldilà non vince.

Perché QL2? Perché ancora oggi la gente, o meglio certa gente, una sgradevole minoranza, quando vede due lesbiche per strada dice: “Ehi, guarda quelle due!”, come se fosse strano.
Robin crede che anche la letteratura possa e debba contribuire a costruire uno scenario diverso. Ecco allora che una narrativa finora di nicchia viene aperta a tutti, perché è di tutti e non solo di qualcuno.
Libri gialli, fantasy, di viaggio, d’avventura, di fantascienza, di fantapolitica, romanzi storici o satirici, libri di favole per nuove famiglie e nuovi bambini; che, tutti insieme, possano trasmettere l’immagine di una società meno ottusa dove tutti siamo normali e straordinari, e mai diversi.
Per saperne di più clicca qui
]]>E’ mondo non rifratto, altro, sua espressione,
preludio di nascita, sentire non oscuro,
germe, gene, forma-vita, embrione in sua memoria,
galassia-granuloma su turchino e azzurro,
seme di millennio suo iridico cammino,
d’atomo itinerario, verità e sogno,
incanto metamorfico in unica pintura
pullula da colore realtà nascosta,
acqua e notte, fluoro oltremarino, karta-segno,
forma d’effettuale viaggio d’astrazione pura,
frangia di cosmo, immagine, luce misteriosa,
ora è colore-forma sola dimensione,
vegetale vita e pelle d’anima contesa,
reticolo di sensi apparizioni ardenze,
bava di mondi ambigua, presenze numinose,
messaggi d’orme astrali e terra di deserto,
gialla terra solforosa, siena e bianco, incerta,
monocromi sondaggi, verdi, neri, squarci,
fasce-porte spalancate su spaziali interni
plurisensi, ranciate annunciazioni,tracce,
lacci su toni d’indaco e viola, fermi
densi rossi doloranti, o chiari come i rossi
di fabbriche e comizi da cui ci siamo mossi,
fuoco cangiante, moto, libertà variale,
del tempo in divenire combusta evocazione,
alto linguaggio antico, probità attuale.
Non è rispecchiamento ma creazione.
Rosa Pierno
Attraverso una iniziale contrapposizione tra realtà e mondo interiore è subito procurata da Mario Quattrucci la feritoia da cui sgorgherà la sua negazione con la derivazione allegorica: “germe, gene, forma-vita” che si coagula, sanguigno flusso, nuovamente alla realtà, ad esteriore mondo, in una riattivata circolazione.
Segue a ruota, l’aggancio tra cellula e galassia, tra microcosmo e macrocosmo a completare le relazioni fra le diverse scale circuitazionali, di cui sarà garante “unica pintura”: quella pittura di Turcato, di cui Quattrucci sta contemplando in presa diretta le opere. Una sorta di atmosfera turchina invade e disperde i confini, le soglie tra il pensato e il percepito, la verità e il sogno.
Un preciso taglio critico non è esente da questi versi che vogliono rendere conto anche delle ragioni della propria preferenza, della propria adesione alle opere di Turcato: intento davvero originale rispetto alla canonica ecfrasi. Nei versi “ora è colore-forma sola dimensione, / vegetale vita e pelle d’anima contesa” sono in un colpo solo strette insieme sia l’esclusione della dimensione temporale, sia l’imitazione in quanto rappresentazione di oggetti reali, ove però il legame conduce immediato a un trasmutazione: e ciò che è esterno è ricondotto alla sua elaborazione interiore.
D’altronde anche la mancata totale sovrapponibilità tra deserto e pigmento con cui lo si rappresenta dichiara il varco tra i due sistemi (oggetto e strumento) come più importante dei sistemi stessi.
La poesia chiude con un fantasmagorico inno alle plurivalenze, alle create ambiguità, alle forme in divenire per cui un rosso vale per dolorante e per comignoli e dove il tempo sulla superficie del quadro è soltanto evocato, ma onnipresente a radunare e infittire sulla tela un passato che coincide con la cultura tutta.
]]>
Avremmo potuto cambiare lo strumento, il cannocchiale, appunto, che non a caso è a rovescio e si indirizza in ogni dove, come ormai sapete. Ma non l’abbiamo fatto perché il panorama che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente ci spinge nuovamente ad allargarlo, ad approfondire il “senso” dell’immaginazione per condividerlo e anticipare ad altri ciò che a volte non appare chiaro nemmeno a noi, al primo istante.
“Chi cerca trova solo se immagina di essere lui stesso il fuggitivo” – non è che un modo proverbiale per incalzare la curiosità a indagare i misteri delle “cose belle” che sembrano svanire dai libri d’avventura, dagli schermi dove le abbiamo viste emozionandoci fin da bambini, o dagli oggetti che ci sono cari – un giradischi, ad esempio.
Ogni tentativo per conoscere se stessi, stando assieme – anche se quando arriveremo in fondo alla “nostra” strada non avremmo in mano nulla –, resta un buon motivo per provarci ancora.
Quanto a Marlowe, e a una coppia che se ne va a braccetto in un quadro di J. Vettriano, se siamo qui lo dobbiamo anche a lui, e al suo compare.
Poche chiacchiere, allora, e partiamo per una nuova avventura tutti assieme, commentando e dialogando in assoluta libertà.
]]>
di Sergio Calderale
]]>]]>La mia casa, il mio ruolo
I miei amici, il mio uomo
La mia devozione a Dio
Tutto mi appare sempre più indefinito
—————
Nulla è mai stato chiaro
Nulla è penetrato dentro
Nulla si percepiva come reale
E non ci sono mai entrata davvero, con entrambi i piedi
Nulla mi è appartenuto
Nulla era “sì”
E casa era da nessuna parte
Ora sono pronta a non rimanere più nel Limbo
—————
Il mio gusto
Le persone che considero “miei pari”
La mia identità, la mia affiliazione
Tutto mi appare sempre più indefinito
—————
Nulla è mai stato chiaro
Nulla è penetrato dentro
Nulla si percepiva come reale
E non ci sono mai entrata davvero, con entrambi i piedi
Nulla mi è appartenuto
Nulla era “sì”
E casa era da nessuna parte
Ora sono pronta a non rimanere più nel Limbo
—————
Siedo, con una cornice ben definita
Con i miei libri, e i miei cani accuciati qui in terra
Gli amici accanto a me
Il mio passato, tutto in un mucchio.
Ho gettato via molte delle mie cose
mantenendo soltanto quello che ho bisogno di plasmare
che abbia una consistenza, che mi rappresenti davvero.
Il tatuaggio sulla mia pelle
Il mio maestro qui, dentro il cuore
E che la mia abitazione sia davvero la mia dimora
dove possa sentirmi un elemento fra gli altri
percependo la mia identità
Ho un proposito chiaro
radicarmi nella terra
dove possa sentirmi infine un elemento fra gli altri
allineato con il resto
affidarmi una volta per tutte
a un luogo familiare
Ora sono pronta a non rimanere più nel Limbo
Applicherò quello che ho imparato
a qualcosa di solido
lo giuro a me stessa
Perché sono pronta a non rimanere più nel Limbo.