Deprecated: Function set_magic_quotes_runtime() is deprecated in /home/robinedi/public_html/blog/textpattern/lib/txplib_db.php on line 14
Poche Chiacchiere: Argentina. Para que nunca mas.

Argentina. Para que nunca mas.

Oggi al “Violeta Parra”, abbiamo riletto gli ultimi trent’anni della Storia argentina. Ne emerge la sintesi di un Paese e di un popolo che ha vissuto tragedie e rinascite, tra mille paradossi, simboleggiando in modo drammatico ed emblematico, come spesso accade in America Latina, contraddizioni comuni del nostro tempo.

Gli anni settanta
La patria delle sterminate estancias, la meta delle grandi emigrazioni italiane dei primi novecento, la nazione di Evita e di Che Guevara, ricca della cultura dei tangos di Gardel e Piazzolla o dei libri di Borges e Cortazar, naufragava negli anni settanta in una dittatura sanguinaria ed arrogante. Un Paese che nel 1978, mentre Buenos Aires festeggiava la vittoria dei Mondiali di Calcio con i gol di Kempes, era nel pieno di una brutale dittatura militare iniziata con il golpe del 24 marzo del 1976 e che avrebbe portato i generali Agosti, Videla, Massera e Galtieri, a commettere atroci crimini contro l’umanità, come la sottrazione di minori e l’uccisione di oltre 30.000 desaparecidos, oppositori di sinistra, per lo più studenti ed intellettuali, torturati o “semplicemente” gettati in mare con i cosiddetti “vuelos de la muerte”. Ma proprio in quegli anni, esattamente trent’anni fa, a partire dal 30 aprile del 1977, un gruppo di madri e nonne, coraggiose e disperate, sfidava la dittatura, armate solo di fazzoletti e fotografie, radunandosi ogni giovedì alle tre e mezza del pomeriggio nella più importante piazza della capitale, la Plaza de Mayo, di fronte alla Casa Rosada a esigere spiegazioni e gridare il loro dolore per i figli ed i nipoti sottratti. Lo faranno sempre, da allora, tutti i giovedì, diventando uno dei simboli più forti della perseveranza e della lotta alle ingiustizie.

Gli anni ottanta e novanta
La dittatura militare naufragava esattamente cinque anni dopo, quando nel 1982, portava l’Argentina a sfidare la Gran Bretagna nella inutile Guerra per il possesso delle isole Falkland-Malvinas. Guerra che avrebbe dovuto distogliere gli argentini dalle miserie in cui era caduto il Paese facendo leva sul senso nazionalistico e che invece ne mostrò rapidamente tutti i limiti e le fragilità. Da quella ulteriore caduta, l’Argentina si risolleva con Alfonsin negli anni ottanta, tramite un lento percorso di democratizzazione, che vedeva l’istituzione della Comisiòn Nacional sobre la Desapariciòn de Personas , presieduta dallo scrittore Ernesto Sabato e i cui lavori vennero poi sintetizzati nel libro uscito nel 1984 dal titolo “Nunca Mas”(Mai più), grazie alla quale vengono portati alla luce tutti i misfatti della dittatura.
L’Argentina che rinasce, ma che viene però poi successivamente umiliata, prima dalle leggi di amnistia contro i militari (punto final e obediencia debida) e infine, negli anni novanta, da una fallimentare e corrotta politica economica, condotta senza regole, che finirà con l’affondare il Paese.

Da un intervista saggio dal titolo “Diálogo sobre la Argentina” rilasciata da Ernesto Sabato alla rivista Vuelta, nel novembre del 1999:
.
“Io non so niente di economia. Però le posso dire che economicamente stiamo vivendo un disastro, come non ce ne sono stati altri nella nostra storia. Durante i cinque anni di dittatura militare sono riusciti a smantellare il paese a vantaggio di alcune imprese multinazionali. L’Argentina produceva di tutto sino ad esportare torni in Italia e computer in Svezia, oggi importiamo pomodori da Israele. Fuori da questa vérites de fait, come direbbe Leinbitz, poco so. Senza dubbio, credo che uno degli errori caratteristici del nostro tempo, sia cercare la chiave di tutto quello che succede nell’economia, così come la salvezza fisica e spirituale dell’uomo. Non è che mi sia indifferente la morte per fame di un solo bambino. Al contrario, tutta la mia vita ho lottato contro l’ingiustizia sociale che si soffre in tutto il mondo e specialmente in questo continente latinoamericano che ha sofferto e soffre tutti gli orrori dello sfruttamento e della fame. Però con le tragiche esperienze di questo secolo, ho compreso che è pericoloso chieder solamente giustizia sociale: bisogna chiederla assieme alla libertà. In quanto al mio paese, quello che più mi preoccupa è precisamente il problema della libertà”

Il duemila
All’inizio del nuovo millennio, come risultato delle spregiudicate politiche neoliberiste portate avanti dalla gestione Menem-Cavallo (che di fatto avevano in pochi anni svenduto ad investitori stranieri l’intera nazione), un Paese immenso, ricco di incredibili risorse naturali, rischia di andare fallito. Tra il 2001 ed il 2002, al culmine della crisi politica ed economica, in seguito alle proteste della piazza, in pochi giorni, si succedettero al governo 5 presidenti della Repubblica, da Fernando De La Rua a Eduardo Duhalde, impresentabili e oramai incapaci di dare risposte credibili agli argentini. Un Paese famoso per i suoi incontaminati pascoli patagonici o per la carne bovina che arricchisce asados e parrillas di tutto il mondo, registrava in quei giorni nelle regioni del Nord, come a Tucuman, bambini morti per fame. Per la prima volta, anche le classi medie, che in seguito al corralito non possono neanche più andare in banca a ritirare i loro soldi, venivano travolte dalla disoccupazione e scendevano in piazza. Molti tentarono di emigrare all’estero raggiungendo lontani parenti con lunghissime file alle porte delle ambasciate di quei Paesi, come l’Italia, che anni addietro avevano esportato proprio in Argentina, emigranti e speranza. Nascevano nuovi termini che facevano il giro del mondo come piqueteros, cartoneros o cacerolazos. Ampi strati della popolazione disperata reagì dando luogo a forme di iniziative e solidarietà che sembravano dimenticate, come l’occupazione e l’autogestione di fabbriche dimesse o la forma di commercio tramite il baratto (treque), e dopo mesi di lotte, assemblee pubbliche, manifestazioni e scontri di piazza, al grido di “que se vayan todos, que no quede ni uno solo” (che se ne vadano tutti, che non ne rimanga nemmeno uno), riuscirono ad ottenere un significativo cambio nella gestione del potere.

Oggi
Nel 2003, con l’elezione di Nestor Kirchner, l’Argentina ritrova coraggio e dignità, iniziando un lungo e difficile percorso verso la ripresa economica e sociale che continua tuttora. Ne sono prova la recente abrogazione da parte del Parlamento proprio di quelle odiose leggi di punto final e obediencia debida, che permetteranno di procedere al processo e alla detenzione dei militari golpisti. Tutto questo quando finalmente, proprio di recente, nel marzo di quest’anno, la II Corte d’Assise del Tribunale di Roma, condannava all’ergastolo cinque ufficiali argentini, per la morte e le torture perpetrate a danni di tre cittadini italiani, nella caserma della Marina dell’“ESMA”, la Escuela Superior de Mecanica de La Armada, uno degli oltre trecento centri di detenzione e tortura all’epoca della dittatura.

Pochi giorni fa, un gruppo di donne tra gli ottanta ed i novanta anni, hanno ricordato, in quella piazza di Buenos Aires che le ha viste protagoniste, i trent’anni della loro attività, con una manifestazione-concerto al termine della quale, la loro presidente Hebe de Bonafini ha detto: “E’ con quei figli che noi siamo nate una seconda volta, stiamo seminando un nuovo cammino, che non termina di essere rivoluzionario, costruendo e marciando assieme a chi ha bisogno di noi” e ha poi aggiunto “Cari figli, il vostro sangue non fu inutile, fiorisce in ogni quartiere, in ogni luogo dove uomini e donne alzano il loro pugno per un lavoro ed una vita degna”.

Io non so se è vero, però è certo che le Madres de Plaza de Mayo, sono ancora lì, a trent’anni di distanza, a lottare come hanno fatto in tutti questi anni, per vigilare e continuare i sogni infranti dei loro figli, spina nel fianco di ogni potente arrogante, simbolo di una coscienza che non si può più ignorare o cancellare, o semplicemente para que nunca mas!.

Paolo Mattana, 4 maggio 2007

******************************

Qualche titolo, tra storia, cinema e letteratura per chi volesse saperne di più.

Libri

“In Sudamerica”, Italo Moretti (Sperling & Kupfer, 2000), “I figli di Plaza de Mayo”, Italo Moretti (Sperling & Kupfer, 2002) e “L’Argentina non vuole più piangere” Italo Moretti (Sperling & Kupfer, 2006) La cronaca e la storia degli anni delle dittature ed il recente passato , raccontata dal grande giornalista italiano, testimone diretto di quella stagione, che all’inizio di un capitolo scrive: “I desaparecidos varcavano la soglia di un antro sulla quale erano scolpite le stesse parole che Dante lesse alle porte dell’Inferno : Lasciate ogni speranza, voi che entrate”

“I ventanni di Luz”, Elsa Osorio (Guanda, 2002)
La storia dei figli appena nati, tolti alle giovani madri uccise dalla tortura e dati segretamente in affidamento a militari e carcerieri, raccontata tramite la vicenda di Luz, figlia di una giovane studentessa comunista condannata a morte perché sovversiva, che riesce una volta adulta a riscoprire il suo passato.

“Quintetto di Buenos Aires”, Manuel Vasquez Montalban (Feltrinelli, 1999)
A mio giudizio il più bel romanzo del grande scrittore spagnolo recentemente scomparso, dove il suo investigatore Pepe Carvalho, tra personaggi inventati e reali e strabordanti citazioni letterarie, si avventura in una capitale Argentina dalle tinte fosche e malinconiche, che ancora deve fare i conti con il suo triste recente passato.

“Le irregolari”, Massimo Carlotto (Edizioni e/o, 1998)
Un diario romanzato che si addentra con grande rigore storico negli anni della dittatura, ripercorrendo sia gli incubi provocati dalla Giunta Militare, che la coraggiosa lotta delle Madri di Plaza de Mayo.

“Il passo della Tigre”, Rolo Diez (Marco Troppa Editore, 2003)
Un bellissimo romanzo noir, dove Aguirre, un ex combattente di sinistra degli anni settanta, ora ispettore della polizia, ci porta attraverso un indagine serrata alla scoperta dell’Argentina di Menem della fine degli anni ottanta.

”Piqueteros. La rivolta argentina contro il neoliberismo”, Colectivo Situaciones (Deriveapprodi, 2003)
Cronaca della rivolta dei “disoccupati organizzati” di Buenos Aires contro le politiche neoliberiste dell’inizio del 2000.

“L’Argentina è il paese dei paradossi”, Maria Seoane (Feltrinelli, 2004)
Una sapiente carrellata storica dell’Argentina dall’inizio del secolo scorso ai giorni nostri, scritta dalla bravissima editorialista del Clarin.

Film

“La notte delle matite spezzate”. di Héctor Olivera (1986). Siamo in Argentina negli anni settanta. La giunta militare sale al potere e la repressione si scarica in una notte su un gruppo di studenti che vengono incarcerati.

“Garage Olimpo”. di Marco Bechis (1999). Sotto la dittatura, Maria viene catturata dai militari e rinchiusa in un garage di Buenos Aires dove viene interrogata e torturata.

”Hijos”. di Marco Bechis, (2001). Durante la dittatura militare due gemelli, maschio e femmina, figli di una prigioniera politica, vengono separati alla nascita ed il maschio ceduto ad una famiglia benestante.

“Memoria del Saqueo” di Fernando Solanas (2003). Un documentario della crisi economica Argentina del 2001.

“La dignidad de los nadies” di Fernando Solanas (2005). Storie e testimoni commoventi della resistenza sociale in Argentina, di fronte alla disoccupazione e alla fame prodotte dal modello della Globalizzazione.

Inserito il 04/05/2007 da Paolo Mattana | c'è 1 commento

A voi la parola

Riporto, sintetizzandolo, un gustoso aneddoto, raccontato da Gian Paolo Ormezzano, che mescola calcio, dittatura e suggestioni personali.
Buenos Aires 1978, sorteggio della Coppa del mondo. Ormezzano, insieme all’allenatore della Nazionale Bearzot, organizza una cena con l’eccelso Omar Sivor accompagnato per l’occasione dalla vecchia gloria del River Nestor Rossi. La cena è allegra, si ride, si snocciolano ricordi sportivi e si parla, anche, di politica. “Io vivo qui e non mi sembra che qui ci sia quella dittatura che voi raccontate all’estero”, obietta Sivori. Terminata la cena, i quattro decidono di andare a mangiare un gelato e, dopo molto girovagare alla ricerca di un posto per parcheggiare, trovano una strada libera e vi lasciano l’auto. Trascorrono pochi secondi ed i quattro, appena scesi dalla macchina, vengono accerchiati da un gruppo testuale di Ormezzano di tipi duri, quasi torvi, armati di mitra. Controlli, perquisizioni e domande sul perché avessero parcheggiato proprio lì.
“Perché la via era vuota. Io ho giocato in Nazionale, mi conoscono tutti. Questo è Bearzot il tecnico dell’Italia, questo è un giornalista italiano, ha la tessera, e questo è Nestor Rossi, domandate ai vostri padri chi sia!”, la concitata risposta uno spaventato Sivori. Arriva un altro gruppo di tipi torvi, armati anch’essi, e si ripete il rosario delle richiesta di documenti, che tutti, tranne Ormezzano, avevano dimenticato nelle giacche al ristorante, delle perquisizioni con mani sul cofano e delle discussioni concitate.
D’un tratto, il capo dei tipi torvi ordina: “Via di qui, subito!”. I quattro eseguono e, in auto, Sivori e Bearzot chiedono a Ormezzano di non scrivere nulla dell’accaduto; l’indomani c‘è, infatti, il sorteggio mondiale.
Ormezzano, il giorno dopo, racconta l’episodio ad un giornalista argentino che così commenta:
“Avete parcheggiato sotto la casa di Galtieri, il numero due del governo(sic) Videla, siete stati dei pazzi, hanno pensato ad un’autobomba, vi è soltanto andata bene, potevano uccidervi subito e gettarvi nel fiume”.
(tratto da DiarioDelMese, 31 maggio 2002)

Ringrazio per lo spazio concessomi e saluto.

P.S. Ho visto tempo fa Diario del saccheggio; visione funestata da una domanda che continuamente faceva capolino nei miei pensieri “Ma come è possibile che sia potuto accadere?”. Indimenticabile la testimonianza del medico.

scritto da barbenoire · 20 maggio 2007, 12:48 · #

Aiuto Textile

Per non essere filtrati dal software antispam, evitare di scrivere tutto maiuscolo.
I commenti offensivi o pubblicitari non saranno pubblicati.