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Poche Chiacchiere: Across The Universe - il film

Across The Universe - il film

Inizio con le parole della canzone, per parlare del film in circolazione (regia Julie Taymor) con la colonna sonora interamente beatlesiana.

Le parole fluttuano come
pioggia infinita in un bicchiere di carta
sdrucciolano mentre passano
scivolano via in mezzo all’Universo
Pozzanghere di dolore onde di gioia
ondeggiano attraverso la mia mente aperta
mi posseggono e mi carezzano
—————
Jai guru deva om
Niente può alterare il mio mondo
Niente può alterare il mio mondo
———-
Immagini di luce infranta
danzano innanzi a me come un milione di occhi
mi chiamano e mi chiamano
in mezzo all’Universo
—————
I pensieri vagabondano
come un vento senza riposo
all’interno di una cassatta per la posta
sbattono qua e là ciechi
cercando di farsi strada
per attraversare l’Universo
—————
Jai guru deva om
Niente può alterare il mio mondo
Niente può alterare il mio mondo
—————
Suoni-risate ombre-vita
sono uno squillo per le mie orecchie aperte
mi eccita e mi invita
Un amore senza limiti, senza morte
splende intorno a me
come un milione di soli
mi chiama e mi chiama
in mezzo all’Universo

Finalmente l’ho visto.
Prima di passare alla parte puramente musicale, un paio di considerazioni filmiche.
Avevo accuratamente evitato di leggere recensioni, per non farmi influenzare, ma avevo comunque il timore che fosse un mega-videoclip che titillasse bassamente le corde del sessantottismo e del Beatleianesimo.
Non è assolutamente così. La regia è ottima, non sfocia nel kitsch tipo “Tommy” di Ken Russell (se non in piccolissimi punti, dove tutto sommato un po’ di kitsch ci vuole).
Gli interpreti (specialmente i due protagonisti maschili) sono bravissimi e tutti hanno voci favolose.
La trama è ovviamente un po’ esile e “giovanilista” ma è-direi-negli assunti di partenza. Sembra quasi che la regista dichiari fin dall’inizio che la storia è un pretesto, cosicché uno può sentirsi sollevato dal seguire la vicenda e badare al sodo, ovvero le canzoni e la parte visiva.
In fondo, di epopee sulla parabola del flower power e del Vietnam ce n’erano state a bizzeffe, anche molto riuscite (ricordo Forrest Gump, per non scomodare i War Movies più blasonati). Per cui, accettiamo il fatto di vedere le rituali sommosse e manifestazioni, nonchè la scontata “presa di coscienza” da parte della ragazza di buona famiglia e la conseguente “delusione da violenza-che-genera-violenza”.
————————
Il resto è uno sballo da Beatlesiani intrippati (lo dico in senso positivo). La musica è curatissima, gli arrangiamenti tirano fuori angolazioni insospettate, in alcuni punti (come la canzone che dà il titolo) migliorano addirittura l’arrangiamento originario. Alcuni suoni (i rullanti) sono mutuati sul periodo psichedelico dei Beatles, anche in brani dove quei suoni non c’erano.
Questa è la seconda operazione di “rimasticamento” Beatlesiano negli ultimi due anni, dopo “Love” e il Cirque du Soleil… tutto ciò, unito alle “Anthologies” del decennio precedente, completa l’opera di mitizzazione dei Beatles, trasferiti in un Olimpo ideale del Novecento.
I Quattro sono un po’ i “convitati di pietra” di tutto il film: non compaiono direttamente, ma sono perennemente sullo sfondo, e il finale sul tetto è la citazione nella citazione…
La scelta dei brani è in qualche punto coraggiosa, ci si può permettere di ignorare del tutto l’album “Revolver”, quasi tutto “Rubber Soul”, vari superclassici come Penny Lane, Yesterday, Here comes The sun… ma il repertorio dei Fab è talmente importante che ci vorrebbero tre film per esaurirlo.
Personalmente credo che non riuscirò mai più ad ascoltare “I Want You” senza associarla alle micidiali immagini di reclutamento militare che si susseguono in un incubo visivo degno di “The Wall”... fantastico!
Bellissime anche la Come Together del vecchio Joe Cocker e i brani cantati dalla “Sadie”, una citazione vivente di Janis Joplin. Senza dimenticare il chitarrista nero, vocalmente simile al compianto Carl Anderson.
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La considerazione principale è che io ho sempre pensato a quel decennio con una colonna sonora estremamente variegata, fatta di Beatles, ma anche di Doors, Hendrix, Cream, Floyd, Stones… un po’ come nella soundtrack di Forrest Gump.
Qui si capisce che già nei soli Beatles c’era tutto. Molto spesso, è vero, in “risposta” agli altri (Helter Skelter, ad esempio, era un tentativo di replica agli Who e a Jimi Hendrix). Ma anche quando “contrattaccavano” i Fab erano capaci di riappropriarsi degli stilemi, creando qualcosa di assolutamente nuovo.
Come ha detto un mio amico, è incredibile che stiamo ancora, dopo 40 anni, a parlare dei Beatles… Chi li ama, come me, sottolinea la cosa con uno stupore compiaciuto. Chi non li sopporta (Padre, perdona loro…) non tratterrà un moto di fastidio.
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Assolutamente sconsigliato ai Rollingstoniani-talebani o agli Scaruffisti (termini tecnici che solo i seguaci dei Fab Four conoscono ;-))

Inserito il 20/12/2007 da Glauco Cartocci | ci sono 4 commenti

A voi la parola

Pochi come loro hanno rivestito di luci, ombre, colori i sogni di un’intera generazione, , che in loro si è riconosciuta, vorrei dire scoperta.Il colpo di pistola che ha ucciso John Lennon è stato lo specchio che s’incrina, una certa immagine di se stessi e del mondo che va in pezzi. Imagine…quel mondo è tornato nel sogno, eppure era parso vicino, e possibile. E anche se il sogno si è dimostrato irraggiungibile, sognare è stato bellissimo, e noi non vogliamo smettere.

scritto da leilamascano · 20 dicembre 2007, 14:08 · #

Mi ha emozionato. Mi ha divertito. Un film dove il messaggio degli anni 60 è di nuovo vivo… Pace e Amore. Ne abbiamo tanto bisogno, ora più che mai. E chi non ama i Beatles non sa cosa si perde: emozioni infinite, profonde, sempre nuove ed attuali anche dopo 40 anni! Ciao Glauco. :)

scritto da Manuela · 20 dicembre 2007, 21:03 · #

Grazie Manu… ora che ti ho “costretta” a guardare questo blog, che ne dici di buttarci l’occhio di tanto in tanto? Non solo testi dei Beatles, ma comunque emozioni che credo riconoscerai…

scritto da glauco cartocci · 21 dicembre 2007, 09:34 · #

L’immaginazione aveva preso il potere nei nostri cuori. Non sapevamo che quell’epoca sarebbe finita per sempre, non solo e non tanto perché saremmo cresciuti. L’amarezza dei nostri capelli grigi non sarebbe stata alleviata dal panorama intorno a noi.

scritto da albatro · 21 luglio 2008, 23:18 · #

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