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Poche Chiacchiere: Nothombofilia #1

Nothombofilia #1

Mi tappai le orecchie con palpebre immaginarie
Credo che dipenda dal mio lato Eugénie Grandet: le mie illusioni sono per me tutto l’oro del mondo. Epiphane è un uomo di una bruttezza inenarrabile e confrontabile per parossismo e in opposizione solo con l’ineguagliabile bellezza di Ethel. È intelligente e colto, ha gusti raffinati e cerca un lavoro. Se non fosse così brutto lo avrebbe pure già trovato ma se lo avesse trovato non avrebbe incontrato Ethel che non lo guarda con disgusto e nemmeno con disapprovazione e potrebbe giacché Epiphane, l’uomo che somiglia a un orecchio, deturpa il panorama. La storia sarebbe solita e già sentita (anche nei cartoni animati), il mostro orribile che dice di provare solo sentimenti spirituali e che è quasi un mistico si innamora perdutamente, per controsenso e normalità, di una donna bellissima e gentile, la donna bellissima e gentile incontra un uomo bello e rozzo e pittore che non porta mai biancheria e, impavida e sorda agli indizi lasciati come briciole dall’amore di Epiphane, si lascia sedurre. La gentilezza è pretesto di conoscenza ma non viene prima. Ascoltate bene l’uomo orecchio di Nothomb e la versione di Nothomb in cui la storia che pure è avvincente e corre via rapida è il modo per parlare della dittatura feroce delle apparenze e per scardinare i luoghi comuni sulla bellezza sull’amicizia e sui sentimenti buoni e presentabili. La voluttà unica e suprema dell’amore risiede nella certezza di fare il male. È falso che ciò che non appare necessariamente è. Non c’è gioia in Attentato ma ironia e cultura e bella scrittura divertente e lama, e riflessione su quello che si ama seguendo i propri occhi fatui e quello che si ama perché la bellezza salva il mondo se e solo se comincia a salvare il sé. Altrimenti diventa struggimento nostalgico per un altrove irraggiungibile e arruola terroristi. In questo libro la bellezza ne arruola almeno uno. Per Epiphane che è, giustappunto un mistico, la bellezza è una fede che in quanto tale vuole martiri. Epiphane è un Mosè intransigente ma sedotto per un lungo anno di grazia dalle corna d’oro dell’idolo pagano. Idolo e adoratore si mischiano. Attentato è un romanzo uscito in Italia nel 1999 e riedito nel 2004 da Voland, volevo cominciare il nuovo anno dimentica dei penultimi lavori di Nothomb che sono inani ripetizioni dei concetti delle strutture e delle ossessioni che l’hanno resa (quasi) imperdibile. E visto che sei mia, faccio di te quello che voglio. Vengo a bere il sangue tiepido del tuo ventre, rivelando così che davanti, alle vergini, i tori cessano di essere vegetariani.
A. Nothomb, Attentato, Voland (2004), pp. 128, € 12,00

Camera singola
Per accettare, aveva atteso che la dovessimo ringraziare. Mia madre andò ad abbracciare Christa, che arricciò il naso per il piacere. Mio padre era raggiante. Io ero orfana. In Antichrista c’è una storia che Nothomb ha già raccontato molte volte. Blanche è una ragazza timida che vive una adolescenza androgina e si rifugia nei libri, che non parla di cibo e delimita la sua solitudine in contrapposizione evidente con la giovinezza florida allegra e apparentemente scanzonata di Christa, la quale è capace, per costruzione e avvenenza, solo di attenzioni saprofitiche. Blanche mette in condivisione con lei la stanza da letto che costituisce, in una casa abitata da genitori che sono perfetti, borghesi, esigenti e oratori, l’unica bolla di libertà pura che i sedici anni le consentono, soccombe, si rianima, cerca di costruire con quei genitori, alloppiati dalla giovialità dell’invasore e dalla bellezza, un fronte comune alla palese invadenza. Alla tortura della presenza che Christa impone a loro così sobri e distaccati, così poco nucleo a beneficio della libertà roteante dell’elettrone. I percorsi dei sentimenti degli uomini non sono lineari. E certe volte, indipendentemente dalla natura della curva, rimangono oscuri. Nothomb lo sa ma in queste centodiciassette pagine sembra abusare della sua conoscenza del genere. E stanca. Torna a frastornarci con le sue ossessioni. Con la solita scrittura sferzante, le consuete osservazioni acide sulla famiglia e sulla dabbenaggine ipocrita che sfuma intorno alle persone come un’ombra a mezzogiorno. Ma Antichrista non è Metafisica dei tubi o Igiene dell’assassino, non è neppure Sabotaggio d’amore. Non avrei ma pensato che Nothomb che può vantare una scrittura concentrata come passata di pomodoro in tubetto potesse scialacquare in ripetizioni avvitate, pur se eseguite con virtuosa maestria e carpiate, tutto il mordente ironico e meditato che le sue storie di bambini semidei, uomini invecchiati male, scrittori arcigni e colpevoli di peccati innominabili, convivenze forzate di temperamenti opposti, propugnavano con vigoria forza nove sul bagnasciuga del senso comune. E del comune modo di inanellare le parole. Incolore purtroppo. Eppure. Naturalmente- commentai pensando che se il ridicolo fosse stato in grado di uccidere, l’intrusa sarebbe già scomparsa da un pezzo.
A. Nothomb, Antichrista, Voland (2004), pp.117, € 13,00

Inserito il 24/08/2007 da Chiara Valerio | ci sono 2 commenti

A voi la parola

ciao!
ho scritto di te qui:
http://www.occhiaperti.net/index.phtml?id=5535

matteo

scritto da matteo · 10 settembre 2007, 09:59 · #

Ti posso linkare?
;-)

scritto da Marco · 13 settembre 2007, 10:56 · #

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